IL DISTACCO: QUANDO UN AMORE FINISCE 2/2
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A cura del Dott. Cesare De Monti |
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Questo approccio, per capire la crisi di coppia, è stato sviluppato dal Prof. Mario Bertini dell’Università di Roma.
L’idea che guida questa analisi è che la coppia tradizionale spesso entra in crisi e può morire a motivo della forte contrattualità , statica e consumistica, che sta al fondo di questa relazione: un disegno di norme latenti che modellano con forte direttività la relazione stessa.
Bertini fa notare che storicamente, superato il modello di tipo vittoriano dell’epoca precedente (rigidità dei ruoli e soggezione globale della donna), tra le due guerre, si è venuto affermando un modello apparentemente (e in parte obiettivamente) liberatorio , ma portante alla base, filtrata attraverso le varie ideologie post-freudiane e il consumismo capitalistico di ispirazione nord americana, una contrattualità implicita bloccante e mortificante .
E’ la cultura romantica dei fiori bianchi, dell’abito bianco di nozze, della fedeltà reciproca a tutti i costi, della felicità di stare insieme... (concomitantemente a questo mutamento di prospettiva, e apparentemente in modo contraddittorio, aumenta la conflittualità, la coppia è sempre più in crisi). E’ come se la coppia dicesse: "Dopo tanto laborioso cammino, finalmente siamo approdati a questo meraviglioso giardino recintato dove tutto si può godere. Protetti dal nostro amore e dalla consistenza del contratto . Il compito che ci sta davanti è finalmente quello di godere "consumando" insieme tutto quello che ci viene chiesto è di rispettare le regole di non uscire dal recinto e di sacrificarsi l’un l’altro , sicuri che l’amore riuscirà a far superare ogni ostacolo".
E’ un atteggiamento di base dettato dal consumismo imperante nella cultura odierna. E’ una visione statica, "di morte", ispirata all’ideologia del mercato che fa del matrimonio (invece che una fase cruciale per lo sviluppo della persona), un punto di stasi , entro cui godere e consumare dei vantaggi acquisiti.
Quali sono queste norme contrattuali implicite nella relazione tradizionale? O. Neill le indica così:
1^ norma - possesso o proprietà del partner : marito e moglie sono reciprocamente vincolati nel "tu mi appartieni" . E’ una concezione tipicamente statica del rapporto, dove le tentazioni simbiotiche riaffiorano, mortificando in vario modo la realizzazione personale.
2^ norma - denegazione del proprio sé . Al contratto insensibilmente si finisce per sacrificare la propria identità personale : "Sono pronto a sacrificarmi per te, a rinunciare a questa mia esigenza a vantaggio della nostra unione"; sembrerebbe altruismo e generosità, invece è una concezione di morte ad ispirare questa norma. Il solco che separa masochismo e altruismo è sottile, ma profondo è il baratro sotteso. Chi si dispone a coartare, a sacrificare la propria identità e il proprio bisogno di realizzazione, forse riuscirà a salvare formalmente la propria unione, ma preparerà l’atrofia dell’unione stessa. L’altro cresce non nella misura in cui l’uno si sacrifica, ma nella misura in cui si realizza nel rapporto stesso.
3^ norma - mantenimento del fronte-coppia . "Come gemelli siamesi noi dobbiamo sempre apparire come coppia". Il matrimonio in sé diventa la carta d’identità, come se uno non esistesse senza di esso.
4^ norma -comportamento rigidamente ispirato al ruolo . I compiti e le prestazioni varie sono predeterminate dagli stereotipi di mascolinità e femminilità. L’alibi del ruolo serve così a eludere il rischio di una implicazione interpersonale più profonda.
5^ norma - fedeltà assoluta . Fisicamente e psicologicamente obbligante, mediante coercizione morale, se non fisica, piuttosto che frutto di libera scelta e di maturazione.
6^ norma - esclusivismo totale . "Lo stare insieme ad ogni costo e sempre, anche se forzato, finirà per salvaguardare l’unione, qualunque cosa accada".
Questa cappa di normatività estrinseca, al servizio di un intimismo consumistico, va smascherata, perché prepara la stasi, la morte della coppia. Va affermata invece una visione del matrimonio di tipo evolutivo, come tappa di sviluppo, non come traguardo definitivo (NB: bisogna "investire" meno nel matrimonio).
Ci sono due concezioni dello sviluppo della personalità : una impostazione per così dire "accrescitiva " di sviluppo, (di significato passivo), conservatrice e sostanzialmente statica. Il bambino è concepito come un uomo in miniatura e lo sviluppo un fenomeno statico lineare di crescita di una struttura che sostanzialmente è identica a sé stessa, si muove solo nel senso di un accrescimento quantitativo.
In contrapposizione a questa posizione accrescitiva si è venuta affermando una visione dinamica dello sviluppo della personalità, intesa come un processo continuo di trasformazione e di evoluzione. L’uomo quindi non si accresce, ma evolve; la sua legge non è la statica prevedibilità, ma il cambiamento. Lungo questa linea incessante di progresso si misura il cammino agile della personalità verso la sua liberazione nel senso del passaggio da situazioni di dipendenza (eteronomia), verso forme sempre più evolute di autodeterminazione razionale e creativa (autonomia).
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Il rischio liberante della innovazione continua , sotto l’impulso della speranza, costituisce quindi una prima chiave interpretativa importante per l’analisi della coppia in crisi. A questo rischio si contrappone (nell’impostazione statica-conservatrice) il "bisogno di controllo" di sé stessi e degli altri.
L’evoluzione, la realizzazione della persona, non si attua tuttavia nel vuoto: l’uomo cambia ed evolve in un rapporto di coesione con gli altri. Il bisogno di coesione è fondante lo sviluppo a patto che avvenga nella dimensione della mutualità . La mutualità può essere concepita come una relazione un cui due membri dipendono l’uno dall’altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità (interdipendenza). Questo principio ci fa capire che non è tanto nella misura in cui uno dà o si mortifica per l’altro che l’altro cresce, ma nella misura piuttosto in cui uno si "realizza" nel rapporto con l’altro, che l’altro cresce. Il contrario della mutualità è la pretesa che l’altro cambi senza il rischio partecipativo del proprio cambiamento nel rapporto stesso. Non ha senso dire: "ho la speranza che la mia donna sarà più donativa", ma nella misura in cui rischiandomi nel rapporto, io stesso divento più donativo, in quella misura si cresce entrambi.
La garanzia quindi dello sviluppo sembra fondarsi in relazioni di reciprocità, in cui al di fuori di ogni logica prevaricatrice, la realizzazione di sé passa attraverso la realizzazione dell’altro e viceversa. Questo sono due chiavi normative ideali che possono innovare profondamente il rapporto di coppia: accettazione della vita come processo continuo di innovazione nella speranza e convinzione che la crescita autentica non avviene se non nel rispetto della mutualità . Accettazione della vita non come processo statico di accrescimento, ma come processo dinamico di innovazione nella mutualità : questa chiave di lettura ci consente di prendere coscienza di ciò che è morto nel modello tradizionale di relazione di coppia e di individuare le linee emergenti di un significativo salto evolutivo. E’ in questa luce che andranno rivisti i concetti stessi di fiducia, di sessualità, di ruolo, di uguaglianza nella coppia.
Continua. Le riparazioni sagge, valide, al trauma della separazione
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