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LA TERAPIA COGNITIVA NELLA DEPRESSIONE |
A cura del Dott. Fulgenzio Rossi
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La terapia cognitiva (TC) è un approccio attivo, limitato nel tempo, strutturato, flessibile, orientato alla promozione di insight, umanistico, utilizzato per trattare una varietà di disturbi psichiatrici quali, ad esempio: depressione, ansietà, fobie, ossessioni. Il fine della TC è quello di risolvere i problemi individuati dal paziente attraverso un accordo tra terapeuta e cliente: è il cliente che ne definisce i limiti, è il terapeuta che sorveglia il corretto uso del metodo. Alla base della concezione teorica della TC vi è la convinzione che l'affetto ed il comportamento dell'individuo sono largamente determinati dal modo in cui questi struttura la propria visione del mondo e di sé. Le cognizioni sono basate su attitudini o assunti di base (schemi), sviluppati attraverso precedenti esperienze che si organizzano gerarchicamente in costrutti relativamente stabili e funzionali. Ne consegue che ciò che viene oggi inteso per attività cognitiva è qualcosa di molto più ampio dell'attività di pensiero razionale e cosciente come è nell'accezione del senso comune. L'attività cognitiva è l'attività automatica e pervasiva di una struttura profonda generatrice di significato.
Il resoconto sintetico del caso clinico di Maria è una valida esemplificazione di cosa avviene nel corso del trattamento cognitivo:
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La sofferenza psichica descritta in questo caso risponde al modello delle emozioni formulato dalla teoria cognitiva che ha un fondamentale valore adattativo. Fallimenti e invalidazioni sono presenti nella vita di ciascuno, non determinano necessariamente l'insorgenza di sintomi o disturbi, ma sono spesso l'occasione per lo sviluppo della complessità del Sé. Nei fenomeni psicopatologici invece la sofferenza si mantiene stabile nel tempo e si radica in un contesto di condotta coerente che sembra organizzarsi in modo da perpetuarla . E' come se il sistema permanesse in uno stato di continua transizione senza che si produca un nuovo equilibrio. Nel "paradosso nevrotico" il cambiamento della visione sintomatica di sé si accompagnerebbe a intense emozioni (ansia, disperazione, rabbia…).
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Che cosa è la depressione dal punto di vista della terapia cognitiva
La persona che sviluppa un disturbo depressivo presenta frequentemente un'organizzazione di base caratteristica attraverso la quale costruisce un'immagine di sé, un proprio stile relazionale e delle aspettative nei confronti degli altri significativi che la portano ad un percorso di vita che si struttura su sentimenti di inadeguatezza personale e solitudine. Il soggetto si percepisce, con diversi gradi di consapevolezza, come incapace di avere amore e attenzione per i propri bisogni più intimi e personali, costretto ad ottenere attenzione ed accettazione solo attraverso prestazioni socialmente apprezzabili anche a costo di doversi impegnare con fatica in compiti e ruoli estranei ai propri desideri e alle proprie inclinazioni, destinato ad ottenere indifferenza o ostilità nel caso mostrasse la propria autentica natura. Talvolta, soprattutto in relazione ad eventi di grande risonanza emotiva, percepiti come conferma del proprio destino infelice, si manifestano profonde crisi personali, che possono arrivare ad avere una rilevanza clinica.
Occorre rilevare che, sebbene l'organizzazione depressiva sia quella più frequentemente in gioco nel caso si manifesti un disturbo dell'umore, essa va distinta dalla sindrome depressiva.
L'organizzazione depressiva Definisce un modo particolare di essere del soggetto che ordina stabilmente il flusso dell'esperienza, le attribuzioni di significato e le conoscenze personali in un modo che è vissuto in maniera sintona dal soggetto, vale a dire che egli lo vive come l'unico modo possibile e corretto di spiegarsi quanto avviene nella sua esistenza. Questo porta ad un equilibrio personale e ad una modalità di adattamento alla vita sociale particolari, che una volta raggiunti, non necessariamente si associano a sentimenti di intensa sofferenza.
La sindrome depressiva Indica l'emersione, generalmente episodica, di intense emozioni legate a vissuti di colpa, vergogna o rabbia permeati da un pervasivo senso di tristezza e disperazione. Questi sentimenti negativi interferiscono pesantemente con la visione del mondo, della propria storia passata e del proprio futuro e con le capacità cognitive, operative e di relazione sociale. La crisi depressiva determina pertanto una rottura dell'equilibrio del soggetto che può evolvere verso un cambiamento che ha come esito l'assestamento su un equilibrio più funzionale (crisi utile) o verso il collasso della propria visione del mondo e del senso dell'esistenza.
I disturbi depressivi non vanno visti unicamente come vengono descritti dalle classificazioni cliniche più in voga, caratterizzati da una condizione di costante depressione del tono dell'umore, di perdita degli interessi, di rallentamento psicomotorio e di isolamento sociale. Vanno piuttosto intesi come un modo regolare di attribuire un senso negativo agli eventi della vita, basato su una peculiare visione di sé e del mondo, costituitasi a partire dalle proprie esperienze più significative a cominciare dai rapporti di attaccamento vissuti nell'infanzia.
Il trattamento
Nel corso della TERAPIA COGNITIVA il paziente depresso viene gradualmente guidato a riconoscere quella che Beck definisce la triade cognitiva della depressione: con questo concetto si vuol indicare la visione negativa che i soggetti mostrano delle loro caratteristiche, degli eventi di cui sono partecipi e delle aspettative negative verso il futuro. Il percorso terapeutico si svolge attraverso le seguenti fasi:
Le tecniche terapeutiche sono progettate per identificare, verificare e correggere le concettualizzazioni distorte e le credenze disfunzionali (schemi) che stanno sotto le cognizioni. Il paziente apprende a dominare problemi e situazioni che egli precedentemente considerava insuperabili, rivalutando e correggendo il suo pensiero. Il terapeuta cognitivo aiuta il paziente a pensare e ad agire più realisticamente e adattativamente, riducendo così i suoi problemi psicologici ed i suoi sintomi. Questo approccio consiste nell'insegnare al paziente a:
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La terapia consiste, generalmente, in 15-25 sedute a cadenza settimanale. I pazienti depressi in modo grave o moderato, richiedono due sedute alla settimana per 4 o 5 settimane, e poi una seduta alla settimana per 10-15 settimane. In opposizione alla terapia psicoanalitica, il contenuto della terapia cognitiva è focalizzato sui problemi "qui ed ora". Poca attenzione è data alle esperienze dell'infanzia, se non nella misura in cui servono a chiarire le situazioni presenti. Non vengono effettuate interpretazioni dei fattori inconsci. Il terapeuta cognitivo collabora attivamente con il paziente nell'esplorare le sue esperienze psicologiche, nel predisporre schede di attività e nell'assegnare compiti a casa. La TC si differenzia dalla terapia comportamentale per il fatto che dà molta enfasi alle esperienze interne del paziente, come i pensieri, i sentimenti, i desideri, i sogni quotidiani e le attitudini. La strategia generale della TC può, inoltre, essere differenziata dalle altre scuole di terapia per l'enfasi sulla ricerca empirica dei pensieri automatici del paziente, delle inferenze, delle conclusioni e degli assunti di base. La TC formula ipotesi concernenti le idee e le credenze disfunzionali del paziente su di sé, riguardo alle sue esperienze e al suo futuro, e tenta poi di verificare la validità di queste ipotesi in modo sistematico. Essa è orientata alla promozione di insight nella misura in cui promuove un riconoscimento delle distorsioni cognitive in relazione a determinati stati d'animo e situazioni, una consapevolezza dei processi cognitivi che sostengono il mantenimento delle distorsioni cognitive, una individuazione degli schemi cognitivi di base. Tale insight è rivolto a favorire le capacità di padroneggiare e fronteggiare adeguatamente sia le situazioni interpersonali, sia i fattori intrapsichici che giocano un ruolo importante nell'instaurarsi della sofferenza e del disagio mentale.
La relazione terapeutica
Come in tutte le terapie, la relazione terapeuta-paziente è importante poiché
fornisce il mezzo per la progressione del processo di cura. Il terapeuta funziona
come una guida, per permettere al paziente di acquisire la comprensione che gli
consentirà di essere maggiormente in grado di affrontare i suoi problemi (scoperta
guidata), e funge anche come catalizzatore riguardo alla promozione del tipo di
extra-terapia correttiva delle esperienze, che aumenterà le capacità adattative
del paziente. Il terapeuta cognitivo, come in altri approcci, manifesta un genuino
calore e una accettazione non giudicante dei vissuti e delle convinzioni del paziente.
In contrasto con la terapia rogersiana e con quella psicoanalitica però, il terapeuta
gioca un ruolo attivo nell'aiutare a puntualizzare i problemi, a focalizzare aree
importanti e a proporre e riesaminare tecniche comportamentali e cognitive specifiche.
Molte delle espressioni verbali del terapeuta sono in forma di domande, riflettendo
l'orientamento empirico di base e l'obiettivo prossimo di convertire il sistema
chiuso di convinzioni del paziente in un sistema aperto. Il terapeuta impegna
attivamente il paziente nella elaborazione della agenda per ogni seduta e nel
fornire un feedback riguardante i suggerimenti del terapeuta e il suo comportamento
durante la seduta. Mentre viene fatto un tentativo di fare mantenere un livello
ottimale di "calore" e di rapporto durante la terapia, non è preclusa la scoperta
delle reazioni negative e delle resistenze del paziente. Tali reazioni sono spesso
la parte più preziosa della terapia, e le reazioni di transfert sono quindi utili
al fine di evidenziare al paziente le distorsioni interpersonali. Similmente,
le resistenze sono affrontate nei termini di credenze disfunzionali implicite
(sottintese). Poiché la durata standard della TC della depressione è di 15 visite in un periodo di
12 settimane, vi è una considerevole pressione, sia sul paziente che sul terapeuta, ad utilizzare
a fondo il tempo prezioso. Viene quindi effettuato uno sforzo sostanziale per
indurre il paziente ad eseguire "compiti a casa", tesi a riconoscere e a rispondere
a condizioni negative, impadronendosi delle pratiche cognitive e comportamentali
apprese durante le sedute e verificando le ipotesi proposte. L'obiettivo successivo
è quello di promuovere una ristrutturazione cognitiva. Ciò comporta la modificazione
delle tendenze sistematiche del paziente nella interpretazione delle sue esperienze
di vita e nel realizzare progetti futuri. In sintesi, la TC è un'esperienza di
apprendimento in cui il terapeuta gioca un ruolo attivo nell'aiutare il paziente
a scoprire e a modificare distorsioni cognitive e assunti disfunzionali.
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Questa terapia è particolarmente indicata per i pazienti interessati più ad ottenere una comprensione e quindi un controllo sulle proprie distorsioni cognitive e sulle loro conseguenze, che ad esplorare le origini inconsce e lontane. Devono anche essere individui che hanno un desiderio e la capacità di assumere fin dall'inizio, con l'aiuto del terapeuta, un ruolo attivo nel modificare tendenze ed atteggiamenti passivizzanti e che percepiscono come base di un nuovo senso di sicurezza proprio il senso di dominio e padronanza che è legato al cambiamento proposto. Altro elemento importante da verificare è che il soggetto viva in modo positivo e non come un'aggressione, l'atteggiamento direttivo assunto esplicitamente dal terapeuta, e che in una fase successiva abbia una sufficiente capacità di identificarsi con tale atteggiamento per poter assumere in modo autonomo il ruolo precedentemente svolto dal curante.
La TC può essere consigliata come unico trattamento quando si presentano le condizioni cliniche riportate nella tabella seguente:
Indicazioni per la terapia cognitiva di soggetti depressi
La TC può far parte di un intervento combinato con altri trattamenti biologici (farmacoterapia, deprivazione di sonno …) nei soggetti con le seguenti caratteristiche:
Indicazioni per il trattamento combinato
In alcuni soggetti, che chiedono il trattamento cognitivo, possono coesistere talune condizioni che controindicano l'intervento o lo rendono poco efficace o, comunque necessitano di una attenzione particolare e di adattamenti rispetto al trattamento standard.
Controindicazioni per la terapia cognitiva
Risultati ed esito
La TC è stata inizialmente utilizzata e provata nel trattamento dei pazienti depressi unipolari presso l'ambulatorio dell'Università della Pennsylvania. Il primo studio sistematico sul trattamento della depressione ha indicato che la TC produceva la maggiore percentuale di miglioramento oltre le dodici settimane di trattamento nell'80% dei pazienti, percentuale superiore al gruppo di controllo trattato con imipramina. Questi risultati si riferiscono ad un anno di follow-up. Tre altri studi condotti nelle Università di Edimburgo, British Columbia e Pittsburg, hanno mostrato che i risultati della terapia cognitivo-comportamentale erano superiori a quelli ottenuti con i farmaci antidepressivi. Altri studi hanno mostrato che i risultati della TC erano equivalenti a quelli dei farmaci antidepressivi (Università del Minnesota, Università di Washington) e che la combinazione di entrambe era superiore a ciascuna delle due prescritte singolarmente. Altre prove cliniche controllate, riguardo al trattamento dei depressi, hanno ancora confermato l'efficacia della terapia cognitiva, paragonata ai trattamenti standard (Jonh Hopkins e Oxford University). E' stato dimostrato che certi tipi di depressione sono relativamente insensibili alla TC (depressione psicotica e melanconica). Tuttavia un recente rapporto indica che tali depressioni, quando sono resistenti ai farmaci antidepressivi e alla terapia cognitiva prescritti singolarmente, possono rispondere a queste due terapie combinate.
Siti Web
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Associazione Psicologia Cognitiva.url: www.apc.it/
British Association for Behavioural and Cognitive Psychotherapies.url: http://www.babcp.org.uk/
MindStreet.url: www.mindstreet.com/
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