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ALESSITIMIA ED EMPATIA

A cura della Dott.ssa E. Maino

Parole ed emozioni

Molti dei primi esponenti della medicina psicosomatica ritenevano che i conflitti emotivi inconsci giocassero un ruolo molto importante come cause dei disturbi o delle malattie psicosomatiche. Alcuni di essi, in base ad osservazioni cliniche e ai colloqui avuti con i loro pazienti, ipotizzarono che fosse un disturbo nella capacità di esprimere le emozioni a predisporre le persone alle malattie psicosomatiche classiche.

Paul MacLean (1949, 1954, 1977), ad esempio, notò che molti pazienti psicosomatici mostravano un'evidente incapacità intellettuale a verbalizzare le proprie emozioni e ipotizzò che le emozioni disturbanti invece di essere collegate al neocortex (il cervello verbale) e trovare espressione nell'uso simbolico delle parole, avessero un'espressione immediata nelle vie autonome e venissero tradotte in una specie di linguaggio organico.
Allo stesso modo Jurgen Ruesch (1948) osservò sia un analogo disturbo dell'espressione verbale e simbolica nei pazienti psicosomatici sia un'insieme di caratteristiche comportamentali e psicologiche che facevano pensare ad una personalità infantile.
Tali caratteristiche erano ad esempio l'arresto e il deterioramento dell'apprendimento sociale, una tendenza a usare l'azione fisica diretta o canali corporei di espressione, dipendenza e passività, modi infantili di pensare, il ricorso all'imitazione, una coscienza morale estremamente rigida, aspirazioni elevate e irrealistiche ed un grado eccessivo di conformismo sociale. Marty e de M'Uzan (1963) coniarono il termine di pensée opératoire (pensiero operatorio) per descrivere un tipo di pensiero incapace di produrre fantasie, senza immaginazione, estremamente utilitaristico, preoccupato dei minimi particolari degli eventi esterni e molto aderente alla realtà, e ipotizzarono che questo tipo di pensiero fosse tipico di una specifica personalità psicosomatica.

A questo proposito Sifneos coniò il termine alessitimia per indicare:

un disturbo specifico nelle funzioni affettive e simboliche che spesso rende sterile e incolore lo stile comunicativo dei pazienti psicosomatici

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Attualmente l'alessitimia, dopo un primo periodo di notevoli controversie, non è considerata la sola, ma una delle molteplici possibili situazioni generali di insorgenza o uno dei fattori di rischio che sembrano accrescere la suscettibilità alla malattia.
Infatti occorre precisare che non tutti i pazienti psicosomatici esibiscono chiari elementi alessitimici e non tutti i medici psicosomatici hanno accettato il concetto di alessitimia. Inoltre quest'ultima non è considerata un fenomeno del tipo tutto o nulla e ogni persona sembra avere la capacità di accedere ad uno stile di comunicazione relativamente asimbolico, tanto che le caratteristiche alessitimiche sono state riscontrate anche in pazienti con disturbi da uso di sostanze e disturbi da stress post-traumatico, in pazienti con gravi disturbi affettivi o depressioni mascherate che spesso si presentano ai medici accusando disturbi fisici. Inoltre l'alessitimia è stata descritta come un fenomeno secondario nei pazienti in dialisi e in quelli che hanno subito un trapianto, oltre a quelli in pericolo di vita che si trovano nei reparti di terapia intensiva.
In genere gli individui alessitimici oltre ad avere un pensiero simbolico nettamente ridotto o assente mostrano anche una sorprendente difficoltà a riconoscere e descrivere i loro sentimenti e a discriminare tra stati emotivi e sensazioni corporee .

Capita ad esempio che tali persone abbiano esplosioni di collera o di pianto incontrollato, ma quando vengono interrogate sui motivi di queste manifestazioni sono incapaci di descrivere quello che provano. Inoltre anche la rigidità nei movimenti e la mancanza di movimenti espressivi del volto di queste persone tradiscono un funzionamento emotivo ridotto. In genere le persone alessitimiche sembrano ben adattate da un punto di vista sociale nonostante manchi loro non solo la capacità entrare in contatto con la propria realtà psichica e con i propri vissuti interiori ma anche la fondamentale capacità di sintonizzarsi sui sentimenti e vissuti altrui, elementi che rendono il loro buon adattamento sociale solo apparente. Inoltre queste persone tendono a stabilire relazioni interpersonali fortemente dipendenti oppure preferiscono stare da soli ed evitare gli altri.

Come si sviluppa l'alessitimia?

Probabilmente non esiste un'unica spiegazione sulle cause di un fenomeno tanto complesso. Infatti oltre che da fattori genetici, neurofisiologici e intrapsichici, gli stili di comunicazione sono influenzati da fattori socioculturali, dall'intelligenza e dai modelli familiari di conversazione.

Per esempio, Leff (1973) ha trovato che nei paesi sviluppati le persone mostrano una maggiore differenziazione degli stati emotivi rispetto a coloro che vivono in paesi in via di sviluppo e che alcune lingue impongono limitazioni all'espressione delle emozioni.
Secondo McDougall (1982) l'alessitimia è una difesa straordinariamente forte contro il dolore psichico, mentre Krystal (1979, 1982-1983) invece di concettualizzare l'alessitimia come una difesa, la attribuisce ad un arresto dello sviluppo affettivo a seguito di un trauma infantile, o a una regressione nella funzione affettivo-cognitiva dopo un trauma catastrofico nella vita adulta. Sono state proposte anche alcune teorie neurofisiologiche per l'origine eziologica dell'alessitimia. Si è già vista l'ipotesi di MacLean secondo cui i sintomi fisici dei pazienti alessitimici sono dovuti al fatto che le emozioni vengono incanalate direttamente negli organi corporei attraverso le vie neuroendocrine e autonome. Nemiah (1975, 1977) ha approfondito questa posizione sostenendo che l'alessitimia è provocata da un difetto neurofisiologico che influenza la modulazione da parte del corpo striato dell'input proveniente dal sistema limbico e diretto al neocortex.
Inoltre gli studi sulla specializzazione emisferica, compreso il modo in cui il cervello integra il linguaggio affettivo e propositivo, hanno portato all'idea che l'alessitimia sia dovuta ad una disfunzione dell'emisfero destro o ad una carenza nella comunicazione interemisferica.
Tale ipotesi sembra avvalorata dall'osservazione di Hoppe (1977; Hoppe e Bogen, 1977) della comparsa di caratteristiche alessitimiche in pazienti con cervello scisso i quali riferiscono scarsità di sogni e fantasie e mostrano un deterioramento della funzione simbolica.
Inoltre, come hanno dimostrato Weintraub e Mesulam (1983), un danno precoce all'emisfero destro può interferire seriamente con l'acquisizione di capacità per le quali quell'emisfero è ritenuto specializzato. Essi sostengono infatti che come l'emisfero sinistro controlla lo sviluppo della competenza linguistica, così l'integrità dell'emisfero destro potrebbe essere essenziale all'emergere di capacità interpersonali e di quella che Hymes (1971) ha definito competenza comunicativa (p. 468).
Pertanto una carente funzionalità dell'emisfero destro potrebbe spiegare non solo la difficoltà dei pazienti alessitimici a riconoscere e descrivere le loro emozioni, ma anche la loro minore capacità empatica .

Cosa si intende per empatia?

Se l'alessitimia implica l'incapacità o l'impossibilità di percepire le proprie e le altrui emozioni, l'empatia è al contrario quell'abilità che consente alle persone di entrare in sintonia con i propri e gli altrui stati d'animo. Non a caso tale abilità si basa sull'autoconsapevolezza: quanto più si è aperti verso le proprie emozioni, tanto più abili si è nel leggere i sentimenti altrui. Questa capacità consente di capire come si sente un'altra persona ed entra in gioco in moltissime situazioni, da quelle tipiche della vita professionale a quelle della vita privata.
La capacità empatica permette di leggere e capire non solo le emozioni che le persone esprimono a parole, ma anche quelle che, più o meno consapevolmente sono espresse con il tono di voce, i gesti, l'espressione del volto e altri simili canali non verbali.

Come si sviluppa l'empatia?

E' possibile rintracciare il germe dell'empatia sin dalla prima infanzia. In effetti si è visto che dal giorno stesso della nascita i neonati sono turbati dal pianto di un altro bambino e addirittura i bambini intorno all'anno d'età imitano la sofferenza altrui, probabilmente per meglio comprendere ciò che l'altro sta provando. Titchener negli anni venti nominò questa abilità mimetismo motorio e secondo tale autore essa è il precursore dell'empatia.
Inoltre, sembra che alla base dell'empatia ci siano i processi di sintonizzazione-desintonizzazione che caratterizzano le prime fasi del rapporto madre-figlio e che consentono al bambino di sentirsi compreso. Non a caso la prolungata assenza di sintonia emozionale tra genitori e figli impone al bambino un costo enorme in termini emozionali. Quando un genitore non riesce mai a mostrare alcuna empatia con una particolare gamma di emozioni del bambino - gioia, pianto, bisogno di essere cullato - questi comincia ad evitare di esprimerle e forse anche di provarle. In questo modo presumibilmente, numerose emozioni cominciano ad essere cancellate dal repertorio delle relazioni intime soprattutto se, anche in seguito durante l'infanzia, questi sentimenti continuano ad essere copertamente o apertamente scoraggiati.
Alcuni studiosi hanno suggerito che in aggiunta ad una disfunzione organica responsabile dell'alessitimia esista uno specifico ambiente sociale-evolutivo che inibisce l'espressione emotiva, ipotesi che sembra per altro confermata dalla presenza di un numero maggiore di uomini alessitimici rispetto alle donne e da una maggiore propensione di queste ultime ad essere empatiche. Infatti, agli uomini più che alle donne si insegna ad esprimere poco le proprie emozioni e a sviluppare capacità legate più alla vita pratica, lavorativa che non alla sfera affettiva.

Secondo Goleman (1995) l'empatia e l'autocontrollo sono due competenze sociali che aiutano l'individuo a costruirsi una vita relazionale ricca ed emotivamente soddisfacente, la quale, è ormai noto, influenza positivamente anche il benessere psico-fisico della persona.

                                                             Test  ALESSITIMIA ED EMPATIA

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