ALLA RICERCA DELLA FELICITA' |
A cura della Dott.ssa E. Maino |
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Probabilmente chiunque, passando in rassegna le persone che gli sono vicine,
è in grado di identificare tra tutte un amico, un parente o un conoscente che
è considerato da tutti la persona felice per antonomasia, la persona che non perde
il buonumore anche quando deve affrontare delle situazioni difficili o fastidiose,
quella che ha sempre la battuta pronta e che sembra serena in ogni circostanza.
Ma la felicità da cosa dipende? Esistono delle caratteristiche dell'individuo che lo rendono maggiormente permeabile
a sentimenti di felicità e gioia piuttosto che a sentimenti negativi?
E' molto difficile, probabilmente impossibile, rispondere in modo sufficientemente
accurato a tali quesiti. Tuttavia le ricerche sulla felicità mettono in luce come
essere più o meno felici non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche
come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute
o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle
relative alla personalità e in particolare quelle relative all'estroversione,
alla fiducia in se stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio
futuro (D'Urso e Trentin , 1992).
Secondo Argyle e Lu (1990) la persona estroversa è più felice perché ha più rapporti sociali, fa
amicizie più facilmente, partecipa ad un maggior numero di attività pubbliche
e collettive dove trova maggiori motivi di interesse e divertimento. Inoltre una
persona felice è anche una persona che sta bene con se stessa e che ha fiducia
nelle sue capacità e percepisce una fondamentale congruenza tra ciò che è e ciò
che vorrebbe essere. In sostanza, più le persone riescono ad accettarsi per quello
che sono, con tutti i loro pregi e i loro limiti, più sono felici. Analogamente,
quanto più una persona ritiene di poter ragionevolmente controllare gli eventi
che gli accadono nella sua vita affettiva, sociale, lavorativa, più è felice,
e in particolar modo, è più felice di chi si considera in balia del caso o degli
altri.
Felicità e benessere
Gli stati d'animo positivi possono influire in modo considerevole sia sul comportamento
sia sui processi di pensiero rendendoli maggiormente adeguati e funzionali alle situazioni di vita dell'individuo.
E' poi ovvio che tutto questo si ripercuota positivamente sullo star bene dell'individuo
con se stesso e gli altri.
In effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle cose in modo molto
diverso rispetto a quando sono di cattivo umore. Ad esempio, si è trovato che
il buon umore porta a descrivere in modo positivo gli eventi sociali a percepirsi
come socialmente competenti, a provare sicurezza in se stessi e autostima (Bower , 1983). Inoltre quando si è felici si tende a valutare più positivamente la
propria persona: ci si sente pieni di energia, si considerano meno gravi i propri
difetti e si pensa meno alle proprie difficoltà. In ultimo, si è visto che più
si è felici più si curano e si allargano i propri interessi sociali e artistici,
si pone maggiore attenzione alle questioni politiche generali, ci si sente più
inclini ad accettare dei compiti nuovi e stimolanti, anche se difficili (Cunningham , 1986; 1988).
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Da questo punto di vista non c'è da stupirsi che uno stato emotivo positivo induca all'ottimismo : Mayer e Volanth (1985), infatti, hanno trovato una correlazione diretta tra grado di buonumore
e probabilità stimata di eventi positivi.
Essere felici induce anche ad essere più audaci . A questo proposito, Isen e Patrick (1983) hanno messo in luce come la gioia tendenzialmente porti a sottovalutare
la gravità dei rischi e quindi porti ad agire in modo meno prudente.
In ogni caso si è anche visto che questo accade solo se la decisione da prendere
non comporta dei rischi seri. In presenza di uno stato d'animo positivo, non solo
il mondo sembra più colorato e desiderabile e le azioni più facili, ma anche le
persone che ci circondano sembrano migliori. E' forse per questo che molti esperimenti
rilevano come le persone felici siano più disponibili, generose e altruiste e
provochino negli altri una maggior simpatia.
In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto che il buon
umore ha degli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e di memoria e
sulla creatività: in sostanza quando si è felici si apprende con più facilità,
in misura maggiore e in modo più duraturo (Ellis , Thomas e Rodriguez , 1984; Ellis , Thomas McFarland e Lane , 1985) e inoltre si è maggiormente creativi nella soluzione dei problemi.
FELICITA': istruzioni per l'uso
A questo punto, visti i vantaggi che essere felici comporta, ci si potrebbe chiedere se esistono delle strategie che ci aiutino a sentirci felici o a recuperare il buonumore quando lo si è perso. In questo senso D'Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere. Tali attività o atteggiamenti sono:
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