Viene qui analizzato il valore adattivo ed il manifestarsi di due emozioni tra loro connesse che sono l'emozione fondamentale del disgusto e quella complessa del disprezzo.
Il valore adattivo delle emozioni In misura maggiore o minore, tutti noi proviamo emozioni e sperimentiamo quanto
i nostri pensieri e comportamenti siano da esse influenzati. Del resto le emozioni
svolgono una funzione molto importante per l'individuo e hanno un valore evolutivo
per la specie in quanto sono in grado di trasmettere rapidamente un contenuto
semplice ma di grande valore adattivo.
Allo stesso modo anche le emozioni complesse, quali ad esempio l'imbarazzo, la vergogna, il senso di colpa, l'invidia, la gelosia, il disprezzo, hanno un loro valore adattivo. Infatti tali emozioni, essendo strettamente connesse al modo di percepire se stessi e il proprio modo di relazionarsi con l'ambiente esterno, consentono all'individuo di modulare al meglio le sue relazioni sociali. Da questo punto di vista appare interessante descrivere e confrontare, a partire da una prospettiva evolutiva ed adattiva, due emozioni che, sebbene abbiano ricevuto meno attenzione di altre, sono comunque importanti da un punto di vista funzionale e cioè: l'emozione fondamentale del disgusto e l'emozione ad essa vicina, ma più complessa quale il disprezzo.
A differenza della maggior parte delle emozioni, il disgusto ha per stimolo scatenante
non un essere vivente, ma un qualcosa di inanimato rappresentato essenzialmente
dal cibo. Il disgusto è considerato un'emozione fondamentale, è riconosciuto universalmente
nelle sue manifestazioni e secondo l'interpretazione corrente ha la funzione di
proteggere dal rischio di entrare in contatto e specialmente di ingerire sostanze
potenzialmente dannose.
Come si manifestano Il disgusto è riconosciuto e si manifesta in modo universale tramite un'espressione facciale molto caratteristica e poco controllabile che consiste principalmente nell'arricciare le narici e nell'allargare la bocca come per spingere fuori il suo contenuto. L'emozione del disgusto, quando è particolarmente intensa, è accompagnata da nausea e vomito. Generalmente di fronte ad un oggetto che provoca disgusto tutto il corpo si contrae e cerca di allontanarsi dall'oggetto in questione. Inoltre spesso, in concomitanza a questi comportamenti, si emettono vocalizzazioni che sono riconoscibili come segnali di ribrezzo. Esistono alcune somiglianze nel modo di manifestare fisicamente disprezzo e disgusto: infatti l'espressione facciale del disprezzo si differenzia dall'espressione del disgusto solo per la minore intensità e, qualora il disprezzo verso una persona sia molto forte, esso può manifestarsi come ripugnanza o nausea esprimendosi in maniera molto simile al disgusto per un odore ripugnante (D'Urso e Trentin, 1992). Una caratteristica peculiare dell'emozione del disprezzo, rispetto al disgusto e ad altre emozioni, è invece definita dal ruolo importante svolto dalle reazioni verbali: in particolare queste ultime comprendono la battuta ironico/sarcastica, lo scherno, la derisione e nei casi estremi l'insulto (Garotti, 1982). A cosa sono legati il disgusto ed il disprezzo Rozin e Fallon (1987), gli psicologi che più recentemente hanno studiato l'emozione del disgusto, ritengono che l'oggetto che scatena questa emozione sia quasi sempre di origine animale; può essere un animale vivo e integro (come ad esempio uno scarafaggio), la parte di un essere vivente (come un arto amputato) o pezzi di origine animale (come il sangue o le budella). Inoltre, nonostante si sia rilevato che gli oggetti che ispirano disgusto variano da cultura a cultura più che da individuo ad individuo ne esistono alcuni, come le feci, l'urina il muco, che unificano tutti gli abitanti della terra in una repulsione unanime. L'emozione del disprezzo, al contrario, viene espressa prevalentemente nelle
situazioni di interazione sociale. In particolare, secondo Garotti (1982), il disprezzo verso un altro individuo è provocato soprattutto da comportamenti trasgressivi
di norme morali, dal tradimento della fiducia, dalla trasgressione di convenzioni
sociali, da comportamenti aggressivi e violenti, da atteggiamenti immotivati di
superioriorità, da insincerità e falsità.
Conclusioni Da quanto sin qui riportato emerge come anche le emozioni del disgusto e del disprezzo, emozioni alle quali la letteratura ha concesso una minor attenzione rispetto ad altre, siano estremamente funzionali al benessere dell'individuo e alla preservazione della specie. Infatti, da un lato tra le funzioni più antiche dell'emozione del disgusto c'è quella di impedire che l'organismo entri in contatto, ingererendoli, inalandoli o toccandoli, con alimenti o sostanze potenzialmente dannosi per l'organismo; dall'altro l'emozione più complessa e più evoluta del disprezzo consente all'individuo di modulare, rendendole più funzionali, le proprie relazioni sociali e di confrontarsi, anche nell'immediatezza del vissuto emotivo, con valori e norme di comportamento socialmente condivise. Articoli correlati
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