COMUNICARE CON IL CUORE
INTELLIGENZA EMOTIVA |
A cura del Dott. Angelo Battista | Quando avrò imparato a conoscermi e a comunicare con intelligenza emotiva, sarò
veramente padrone dei miei pensieri, delle mie emozioni, delle mie scelte, del
mio comportamento e della mia vita.
Sarò in grado di riconoscere e accettare i miei limiti e i miei punti di forza
insieme alla mia energia vitale, che mi renderà capace di pensare rapidamente
e di agire con calma senza inutile ansia e tensioni, perché sentirò il mio corpo
leggero e rilassato e la mia mente serena, lucida e scattante.
Questa profonda consapevolezza mi darà la forza e il coraggio di credere in me
e di andare avanti, di amare la vita e di sentirmi veramente libero, in pace con
me stesso e in piena armonia con l'universo.
So che questo è possibile, può accadere già oggi… semplicemente perché lo voglio!
L'importanza di comunicare con il cuore
E' inutile negarlo in una società basata sulla conoscenza e l'informazione, caratterizzata
da forte competitività a tutti i livelli, dove ognuno corre per arrivare primo, per raggiungere
traguardi e obiettivi spesso troppo ambiziosi, i ritmi di vita e di lavoro diventano
sempre più insostenibili esponendoci a forti tensioni emotive. In questa frenetica
corsa verso il potere, il successo, la carriera, la perfetta forma fisica, il
benessere materiale ottenuto a qualsiasi costo, spesso si contano più vittime
che vincitori. Vittime dell'ansia, dello stress e della depressione, autentici fantasmi della mente che in parte l'individuo
genera da sé, in parte attraverso l'interazione con l'ambiente, dove ci sono gli
altri con i quali vive, lavora e comunica il più delle molte in maniera superficiale
e inefficace. In altre parole, siamo portati ad usare più la testa che il cuore
nel gestire la maggior parte dei rapporti interpersonali. Così facendo, però,
non ci rendiamo conto che anziché migliorare la qualità della nostra vita, la
peggioriamo inesorabilmente.
Per comprendere meglio l'argomento è necessario partire da un dato di fatto:
la maggior parte delle persone comunica prevalentemente (se non esclusivamente)
con la testa mettendo a tacere il cuore, sede dei sentimenti e delle emozioni.
Osservando infatti la mimica facciale, il linguaggio del corpo, lo stile di comunicazione e di comportamento sociale ci si rende immediatamente
conto del facile trionfo della testa sul cuore, del predominio schiacciante della
razionalità sulle emozioni, evidentemente soffocate perché ritenute scomode se
non addirittura ingombranti. D'altra parte le emozioni, secondo i piu' sono un
fatto così privato, un aspetto così intimo che non conviene assolutamente rivelarle
nelle relazioni interpersonali: farle entrare in gioco significherebbe rischiare
di perdere la partita. Ma di quale partita si tratta? Di una partita non meglio
definita, che si gioca di volta in volta con maggiore o minore impegno e determinazione
in funzione della natura e importanza degli obiettivi, ma che è sempre connotata
da una costante preoccupazione di fondo: vincere sull'altro, battere l'avversario,
dimostrare che si è migliori, più competenti, più bravi, che la propria tesi è
più corretta o più giusta rispetto a quella dell'interlocutore e via discorrendo.
Tutti concordano sull'importanza di un'efficace comunicazione come conditio sine
qua non per creare relazioni sane e reciprocamente gratificanti. Nonostante ciò,
comunicare bene diventa sempre più difficile e in alcuni casi addirittura impossibile.
Basta guardare le innumerevoli situazioni di conflitto interpersonale che finiscono
inevitabilmente nello sterile gioco a somma zero, che vede tutti perdenti, anche
se qualcuno conserva l'illusione di aver vinto a spese dell'altro.
A quanti è capitato di avere un importante argomento da discutere, magari
potenzialmente ansiogeno, che si sperava di poter trattare in maniera leale e
trasparente, e di finire invece nel tunnel di un acceso diverbio che, senza rendersene
conto, infiamma gli animi e nonostante le buone intenzioni di voler analizzare
l'argomento in maniera civile e democratica, di ritrovarsi a un certo punto uno
contro l'altro, privi di controllo emotivo, più propensi a reagire e a difendere
la propria posizione che a comunicare, più disposti a entrare in conflitto anziché
essere sinceramente disponibili al dialogo? Certamente sarà capitato a molti di
dover pagare le conseguenze più o meno gravi di un comportamento così palesemente
inadeguato, che rivela tutti i limiti delle proprie capacità comunicative.
La risposta al perché questo accada sembra essere che non siamo emotivamente
intelligenti, manchiamo di quella forma sofisticata, ma indispensabile di intelligenza
umana di livello superiore, che è appunto l'intelligenza emotiva e così il nostro modo di comunicare risulta inefficace e inappropriato, qualche
volta anche socialmente scorretto e comunque disfunzionale rispetto agli obiettivi
in gioco. E' proprio l'intelligenza emotiva a fare la differenza tra chi utilizza
in modo competente gli strumenti della comunicazione ottenendo buoni risultati
in termini di approvazione sociale e consenso e chi, invece, non avendo familiarità
con tali strumenti, o ignorandoli del tutto, compromette irrimediabilmente gli
esiti comunicativi, riportando la peggio in ogni situazione.
E' sempre l'intelligenza emotiva a consentirci di poter affermare senza ansia,
con calma e assertività il nostro punto di vista nel pieno rispetto di quello
altrui, e senza perdere il controllo della situazione. Quando si è emotivamente
intelligenti, si è in grado di comunicare con il cuore e non si sente il bisogno
di umiliare, offendere, squalificare l'altro, non si pretende di primeggiare e
vincere a tutti i costi alla ricerca di un potere che abbia effetto ansiolitico
e che permetta di mantenere sotto controllo la propria ansia e insicurezza. Tutto
avviene ed evolve in maniera naturale e gli equilibri relazionali sono salvi.
Quando, invece, ci si lascia guidare solo dalla testa e dalla razionalità, mettendo
da parte il cuore e le sue ragioni, si finisce quasi sempre per ritrovarsi in
una disputa senza fine in cui ognuno è ancorato rigidamente alle proprie posizioni
e, senza saperlo, si gettano le basi per un finale prevedibile e abbastanza scontato,
che nella migliore delle ipotesi sarà una situazione reciprocamente insoddisfacente
del tipo muro contro muro. Se invece si avesse maggiore consapevolezza di sé e
del proprio stile di comunicazione (ma la consapevolezza è un elemento fondamentale
dell'intelligenza emotiva), si eviterebbero tanti errori nel rapportarsi agli
altri.
Perché tutto questo accade? Troppo spesso comunichiamo senza applicare i principi
dell'intelligenza sociale ed emotiva, ovvero passiamo troppo tempo a discutere,
a criticare, a giudicare comunicando con la testa, senza dare il giusto spazio
al proprio cuore. Non dobbiamo dimenticare che la testa è la sede privilegiata
delle paure, delle ansie, delle insicurezze riguardo a se stessi, alle proprie
capacità professionali, al proprio valore. Quando si è in ansia, sale la tensione
emotiva, si è più rigidi ed emotivamente vulnerabili, il comportamento appare
disorganizzato e la comunicazione diventa meno fluida e lineare, più difficile da gestire perché concentrata sull'esigenza
di controllo e potere personale di cui si ha un forte bisogno per non sentirsi
minacciati.
E' importante rendersi conto che quando si comunica solo con la testa razionalizzando
sempre tutto, si arriva al confronto o alla discussione con un Sé fragile, conflittuale,
carico di ansia e paure e generalmente questo non porta ad alcuna conclusione
positiva, che potrà essere tale solo se entrambi i soggetti comunicanti sentiranno
di aver vinto e non perso. In caso contrario, in quel particolare contesto comunicativo
si troveranno a confrontarsi due persone in ansia, bloccate dalla paura, che si
sentiranno reciprocamente minacciate e insicure e quindi più propense a stare
sulla difensiva e a vedere l'altro come un nemico da affrontare e battere a tutti
i costi, anziché un partner comunicativo con cui dialogare. In questi casi, quella
che nasce come una semplice discussione o confronto, può finire - per effetto
della dissonanza cognitiva - in una situazione di aspro conflitto che generalmente
diventa guerra psicologica ad oltranza.
Quando si comunica in uno stato di paura o di ansia, si tende ad affrontare la
situazione con un approccio mentale del tipo vincere/perdere. Io devo vincere,
tu devi perdere; io ho ragione, tu torto, io devo parlare, tu devi tacere, ecc..
Alla base di un tale atteggiamento ci sono sempre convinzioni di fondo riguardo
alla propria posizione esistenziale, aspetto decisivo della propria personalità,
che identifica il modo di porsi nei confronti degli altri e della vita. E un eccesso
di razionalità misto ad ansia può spingere l'individuo a pensare Io sono Ok, Tu
non sei Oke ad agire di conseguenza, rapportandosi agli altri in maniera sbagliata.
In realtà, il problema è che se affrontiamo la questione in questa ottica, squalificando
l'interlocutore e attribuendogli inconsciamente il ruolo di perdente, non ne verremo
mai fuori e non potremo avviare, costruire e mantenere una relazione reciprocamente
gratificante, che potrà durare nel tempo solo se sostenuta da solide basi come
il rispetto reciproco, la tolleranza, l'orientamento al dialogo e l'accettazione
dell'altro come partner comunicativo. Perciò, è bene considerare che quando comunichiamo
con la testa provando ansia da prestazione e da risultato, senza renderci conto
di essere guidati dalla paura, allora ci stiamo avviando verso la sconfitta e
il gioco a somma zero, micidiale trappola emotiva dalla quale sarà poi difficile
se non impossibile uscire.
Stando così le cose qual è l'alternativa? L'alternativa consiste nel riuscire
a comunicare dal cuore e con il cuore per arrivare al cuore dell'altro, dando
il necessario spazio ai sentimenti e alle emozioni. Questo significa aprirsi sinceramente
alla cultura del dialogo, dell'uguaglianza e della parità dei diritti. Entrare
in una dimensione comunicativa e relazionale vera, autentica, profondamente gratificante,
alla base della quale ci sono sentimenti importanti come la fiducia, la tolleranza,
l'empatia, l'amore e il rispetto per l'altro. Tutto questo è intelligenza emotiva!
Ed è quello che serve per creare sintonia comunicativa, cultura del dialogo, simmetria
relazionale, convergenza sugli obiettivi e, in ultima analisi, un risultato finale
reciprocamente soddisfacente, che consente ad entrambi di vincere e di sentirsi
Ok. A pensarci bene non ci sono alternative!
Si potrebbe obiettare che in teoria il discorso non fa una piega, tutto fila
liscio come l'olio, ma nella pratica la faccenda è molto più complicata. E' vero,
non è affatto semplice comunicare con il cuore. Bisogna prenderne atto, costa
più fatica e poi la verità è che non siamo abituati a farlo e ci vuole allenamento!
E nessuno ci ha educati a comunicare con il cuore e insegnato ad acquisire questa
fondamentale competenza di vita, indispensabile per comunicare bene in qualsiasi
contesto e ambiente. E la maggior parte di noi non ha purtroppo avuto buoni maestri
né in famiglia né tanto meno a scuola, ed è per questo che oggi risulta difficile
operare una inversione di tendenza che richiede coraggio, flessibilità, capacità
di mettersi in gioco oltre a uno sforzo notevole di ristrutturazione cognitiva
e di cambiamento del proprio stile di comunicazione e di comportamento sociale,
indispensabile per riuscire a riconoscere, gestire ed esprimere adeguatamente
i propri pensieri, stati d'animo ed emozioni.
La maggior parte delle persone non è disposta a compiere questo sforzo, pur sapendo
che si tratta di un salto di qualità che può migliorare la qualità della vita,
perché pensa di non esserne in grado (ammesso che ne abbia consapevolezza), tanto
è cristallizzato l'automatismo di certe routine difensive che creano un modo di
comunicare che, per quanto risulti oggettivamente inadeguato e disfunzionale,
è pur sempre parte integrante del proprio modo di essere. E cambiare si sa non
è per niente facile!
Tutte queste considerazioni ci aiutano a comprendere e soprattutto possono spingerci
ad applicare correttamente nella vita sociale professionale di tutti i giorni
i suggerimenti che seguono, indispensabili per imparare a comunicare con il cuore.
Essi costituiscono la premessa fondamentale di un percorso in autoapprendimento
sul tema dell'intelligenza emotiva nel quale ognuno potrà trovare, se motivato
a farlo, le risposte a un suo bisogno interiore di cambiamento e miglioramento
o di semplice riconciliazione con se stesso. Acquisire consapevolezza di questo
percorso significa già essere a buon punto sulla strada lunga e a volte in salita
del cuore. Il resto viene da sé con la pratica sapendo che il viaggio intrapreso
è un viaggio interminabile, ma allo stesso tempo è un'esperienza entusiasmante,
un'autentica sfida con se stessi che vale la pena di affrontare perché forse rappresenta
l'unica strada conosciuta dal cuore per arrivare a star bene con se stessi e con
gli altri.
Sette passi per imparare a comunicare con il cuore
- Convincersi che comunicare con il cuore è possibile oltre che psicologicamente
gratificante. Basta volerlo e cominciare subito a farlo con la consapevolezza
che solo la pratica rende perfetti. Lo sforzo iniziale che può rendere difficile
la partenza, sarà largamente compensato in seguito dalla gioia derivante dall'essere
riusciti a diventare emotivamente più intelligenti.
- Interessarsi agli altri. Più ci interessiamo degli altri e di quello che sta
loro a cuore e più gli altri si interesseranno di noi. Ognuno in cuor suo vuole
sentirsi importante, apprezzato e stimato. E se è vero che il proprio mondo conta
sempre di più di quello degli altri, è anche vero che cercare di capire che cosa
interessa agli altri, quali sono i loro obiettivi, le loro speranze, le loro paure,
aiuta a comunicare meglio e a farsi degli amici, bloccando già sul nascere molti
dei possibili motivi di divergenza o fattori di conflitto interpersonale.
- Abbandonare l'idea di essere infallibili. Errare humanun est, dicevano i latini
e pensare di avere sempre ragione è pura follia! Nessuno è o potrà mai essere
detentore di verità assolute; perciò chi riesce a dubitare di sé e delle proprie
opinioni e mette in conto l'eventualità di potersi sbagliare, è più saggio di
quanto non pensi. Nella sua filosofia di vita trova spazio un principio cardine
della P.N.L. (Programmazione Neurolinguistica): la mappa non è il territorio.
E la mappa comprende le proprie convinzioni, idee, opinioni che sono le proprie
e non quelle dell'umanità intera.
- Imparare ad ascoltare. Saper ascoltare sembra facile o addirittura scontato, dopotutto è una funzione
spontanea e naturale della comunicazione, appresa sin dall'infanzia, che sembrerebbe
non richiedere alcuna abilità. Invece non è così, perché saper ascoltare è una
competenza emotiva di fondamentale importanza, ed è grazie ad essa e all'empatia,
che poi è la capacità di mettersi nei panni degli altri, sforzandosi di vedere
le cose dal loro punto di vista e di coglierne il vissuto emotivo, che si può
imparare a comunicare con il cuore. Senza una buona capacità di ascolto empatico,
è praticamente impossibile riuscire a farlo!
- Considerare le emozioni una risorsa. Imparare a riconoscere, gestire ed esprimere
i propri sentimenti e stati d'animo è una grande conquista personale, che promuove
l'equilibrio interiore e predispone all'autorealizzazione. Per questo soffocare
le proprie emozioni è l'atteggiamento più sbagliato che ci sia, mentre intraprendere,
a qualsiasi età, un percorso di alfabetizzazione emozionale è una scelta vincente
che può migliorare la qualità della propria vita affettiva, sociale e professionale.
- Dire quello che si pensa senza temere il giudizio degli altri. Se dire quello
che si pensa aiuta a sentirsi bene ed in pace con se stessi, farlo con un pizzico
di tatto e diplomazia è un obbligo sociale ancora più importante ai fini dell'approvazione
e del consenso in quanto consente di apparire agli occhi degli altri più sicuri
di sé e delle proprie convinzioni nella giusta misura. Per questo nel sostenere
le proprie idee ed opinioni, bisognerebbe accuratamente evitare qualsiasi esagerazione
o forma di arroganza, saccenza e assolutismo che potrebbero indurre l'interlocutore
ad irrigidirsi, a stare sulla difensiva e a contraddire o rifiutare del tutto
il nostro punto di vista. Siate perciò eleganti nel linguaggio e nel modo di esporre
ciò che pensate, anteponendo possibilmente al vostro pensiero espressioni tipo
io credo…, io ritengo che… . Lasciando aperta la porta del dubbio, risulterete
più convincenti.
- Sviluppare un orientamento al dialogo. Chi vuole davvero imparare a comunicare
con il cuore non ha altra scelta: deve far proprio il principio win-win (vincere-vincere)
e assumerlo come costante psicologica in tutte le dimensioni della propria esistenza,
da quella affettiva a quella sociale e professionale. In base a tale principio,
in qualsiasi contesto o situazione comunicativa si può vincere insieme (vinco
io - vinci tu) senza entrare inutilmente in conflitto con l'altro. Anzi il conflitto,
che per sua natura è parte integrante della vita di relazione, in base al suddetto
principio, viene vissuto come una buona occasione di confronto, utile alla propria
crescita, anziché come un inevitabile scontro in cui uno deve per forza vincere
e l'altro perdere.
Bibliografia:
- V. D'Amato: L'arte del dialogo - F. Angeli;
- M. D'Ambra: Le nuove tecniche di comunicazione - De Vecchi Editore;
- Daniel Goleman: Comunicare con intelligenza emotiva - Rizzoli;
- C. Maiello: L'arte di comunicare - F. Angeli;
- I. Stewart, V. Joines: L'Analisi Transazionale - Guida alla psicologia dei rapporti
umani - Garzanti.
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