Chi o che cosa controlla la vita di ciascuno? Si può dire che ciascuno sia artefice
del proprio destino o è più veritiero sostenere che la vita di ciascuno sia in
mano al fato, al caso o a persone potenti che decidono della sorte di ognuno?
Si tratta di un’annosa questione su cui da sempre gli uomini si interrogano giungendo
a posizioni controverse.In effetti fin dai tempi di Aristotele e Platone, i filosofi
sostengono che un senso di controllo personale è vitale nell’esistenza umana.
Più recentemente psicologi di molte scuole, tra l’altro con orientamenti teorici
diversi, – ad esempio psicologi sociali come Fritz Heider, psicologi dello sviluppo
come Robert Withe, teorici dell’apprendimento come Albert Bandura, psicoanalisti
come Alfred Adler e Otto Fenichel – hanno affermato che il concetto di sé non può maturare senza un senso di controllo personale.
Viceversa, altri studiosi, ad esempio Skinner, hanno sostenuto la tesi secondo
cui libertà e volontà individuale sono solo delle illusioni in quanto il comportamento
di ognuno è controllato dalle risposte positive o negative che l’ambiente fornisce
in relazione al comportamento stesso. In questo senso ben poco spazio è lasciato
al libero arbitrio.
Locus of control
In termini psicologici ci si riferisce alle credenze di una persona circa il
controllo degli eventi della propria vita utilizzando il concetto di locus of control , espressione che è traducibile in "luogo del controllo".
In particolare, coloro che credono di poter agire un controllo sugli eventi della
propria vita e che sentono che con i loro sforzi, impegno, capacità possono determinare
quanto accade loro, sono definite persone con un locus of control interno , viceversa persone che percepiscono di non aver alcun controllo sulla propria
situazione di vita e che credono che gli eventi siano determinati da forze esterne
come la fortuna, la sorte, l’influenza di altre persone significative e potenti
sono definite persone con un locus of control esterno .
In realtà non esiste una distinzione così netta tra gli individui . In effetti, seppur sia presente in ciascuno una tendenza per un locus of control
interno o esterno, sono molto rari i casi in cui queste due tendenze sono espresse
in modo estremo; in questo senso, non sempre le persone con una tendenza per un
locus of control esterno sottostimano le loro possibilità di controllare gli eventi
della vita e non sempre persone con una tendenza per un locus of control interno
pensano di poter controllare tutti gli eventi che accadono loro: molto dipende anche dalle circostanze, dalle aspettative e dall’evento che l’individuo
deve affrontare. Ad ogni modo, pensare di poter controllare gli eventi o ritenere che non si
possa esercitare alcun tipo di controllo portano a mettere in atto atteggiamenti
e comportamenti diversi e più o meno funzionali al benessere dell’individuo.Nel
primo caso, l’atteggiamento del singolo di fronte agli eventi della vita sarà poco arrendevole e molto determinato nel cercare di raggiungere obiettivi
e mete che egli percepisce cadere sotto il suo controllo; l'individuo si sentirà
maggiormente responsabile delle sue azioni e avrà maggiori possibilità di successo.
Nel secondo caso, l'atteggiamento sarà più passivo rispetto agli accadimenti dell'esistenza
e l'individuo sarà presumibilmente più orientato ad accettare gli eventi anche
quando potrebbe intervenire efficacemente nel modificarli. Non solo, ma da un
punto di vista delle relazioni interpersonali , alcuni autori sostengono che sia maggiormente adattivo possedere un locus
of control interno piuttosto che esterno. Infatti si è visto come la percezione
di essere prevalentemente controllati da persone potenti si accompagni spesso
ad un sentimento di sfiducia negli altri, mentre, al contrario, un comportamento
di attenzione e soccorso nei confronti degli altri sembra sia caratteristico degli
individui con un locus of control interno.
Per quanto riguarda il
benessere psicofisico e le reazioni allo stress, si è visto che laddove è presente la percezione di controllo, o di potenziale
controllo degli eventi, è più facile far fronte allo stress in modo adeguato e
adottare uno stile di pensiero che influenza non solo il buon funzionamento dell’organismo,
ma anche l’adozione di comportamenti preventivi rispetto alle principali cause
di malattia. In questo senso
non sempre ci si ammala per una questione di pura fatalità.
Anche se molti studi mettono in luce come credere di poter controllare gli eventi
della propria vita sia funzionale ad un migliore adattamento del soggetto al proprio
ambiente, non si deve trascurare il fatto che
anche un orientamento opposto, in alcune circostanze, possa avere una qualche
utilità. Pensiamo ad esempio alle situazioni di
insuccesso inaspettato : in questi casi, la capacità di attribuire le colpe a fonti esterne, e non
esclusivamente a se stessi, può essere un mezzo che,
a breve termine, permette di attenuare l'impatto con l'esperienza negativa .In ogni caso è importante sottolineare che questo tipo di difesa è funzionale
se presa a piccole dosi: infatti, se venisse utilizzata costantemente, potrebbe
condurre ad una sorta di abitudine, in virtù della quale il soggetto potrebbe
rimanere in una situazione di passività, piuttosto che mettere in atto soluzioni
comportamentali in grado di modificare la situazione negativa che si trova ad
affrontare.Pensiamo a quelle
situazioni in cui l’individuo non può oggettivamente intervenire per mutare e
migliorare il corso degli eventi : in questi casi accettare la situazione così come si presenta e farsene una
ragione, pensando anche che sia colpa del destino o di persone potenti, è funzionale
al benessere dell’individuo: infatti, in questo modo la persona smette di arrovellarsi
cercando di cambiare una situazione che non può essere modificata, e può impiegare
le sue energie per attrezzarsi nell’affrontarla nei migliore dei modi.
E' importante ribadire:
- non esistono soggetti che hanno esclusivamente un locus of control esterno e
soggetti che hanno esclusivamente un locus of control interno.
- un sistema di credenze equilibrato ed adattivo, cioè funzionale al benessere
dell’individuo, deve poter comprendere, oltre agli aspetti più adattivi dell’internalità,
anche aspetti propri di un orientamento più esterno.