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I DISTURBI PSICOSOMATICI A CARICO DELL’APPARATO NEUROLOGICO 2/2

LE VERTIGINI
La vertigine è un’erronea sensazione che l’ambiente intorno ad una persona o la persona stessa stia ruotando, sia in senso orizzontale che verticale. Il movimento oscillatorio causa instabilità e una conseguente difficoltà a restare in posizione eretta.
Le vertigini sono un sintomo comune legato a molte patologie oppure rappresentano una reazione fisiologica che si manifesta in persone sane in relazione ad un determinato movimento (ad esempio in barca, in auto, in areo o su un’altalena) oppure in assenza di gravità, sull’orlo di strapiombi o luoghi alti.
Il sintomo può essere causato da affezioni otovestibolari (ad esempio la labirintite), neurologiche e vascolari (come l’aterosclerosi), artrosi cervicale e altre lesioni. In genere le vertigini sono accompagnate da nausea e/o tachicardia.
Ragionando in termini psicosomatici le vertigini rappresentano una spia, un simbolo di dinamiche psichiche non evidenti, ma profonde e radicate. In quest’ottica non ha importanza quale sia la causa organica specifica del sintomo poiché, a prescindere dalla loro origine, le vertigini rappresentano la traduzione corporea di una messa in discussione di qualcosa, in questo caso di due elementi chiave del disturbo: la postura eretta e la vista.
La postura eretta rappresenta l’Io dominante, ovvero la ragione e la coscienza che si impongono sulla parte istintuale e sul mondo delle passioni, la tendenza dell’essere umano verso la ragione. La forza di gravità tiene i piedi ben ancorati a terra, richiama verso il basso, il mondo materiale, le radici. Ciò che ci porta verso l’alto è, invece, la testa, l’elemento mentale e razionale. Nel soggetto che soffre di vertigini c’è un’estremizzazione di questa tendenza verso l’alto con un conseguente ferreo controllo delle pulsioni. Il soggetto si trova, così, tra due fuochi che rappresentano la razionalità e l’istinto. Il rischio di questa dinamica è l’allontanamento graduale dalla base istintuale originaria e la perdita del contatto con la parte più profonda di sé.

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Spesso accade che l’edificio razionale costruito dal paziente sfugga al suo controllo e inizi a vacillare, poiché la parte istintiva, le emozioni, le reazioni e il sentire interiore vorrebbero emergere ma si scontrano con un modo di essere che impone una forte razionalità. Il mondo statico della mente e del pensiero viene messo in crisi perché non è più in grado di tenere a freno la spinta pulsionale. Per questo motivo il soggetto non riesce a stare in piedi; la testa gira e il corpo vacilla.
La vista, l’altro elemento chiave del disturbo, si annebbia durante la sindrome vertiginosa: l’orientamento dello spazio è compromesso e non si riescono più a padroneggiare le situazioni. L’instabilità dello sguardo sul contesto circostante simboleggia il bisogno di slegarsi dai riferimenti quotidiani e di ricostituire un rinnovato equilibrio. Non è un caso se questo disturbo compare quando vengono improvvisamente meno le abitudini quotidiane per un cambiamento veloce e obbligato al quale il soggetto deve imparare ad adattarsi.
Le vertigini sono un sintomo estremamente simbolico ma spesso transitorio e occasionale; per questo non trova corrispondenza in una specifica struttura di personalità. Diverso è il caso in cui diventa un disagio cronico o che torna ciclicamente; questo avviene soprattutto nelle persone che sono eternamente combattute tra la tendenza ad ascoltare le esigenze interiori profonde e il tentativo di esercitare un controllo e una repressione su di esse. Questi soggetti sono molto vivaci mentalmente ma abitudinari e tendono ad opporre resistenza ai cambiamenti, cercando di rimanere sempre nella stessa posizione anche quando sono consapevoli che essa non è funzionale o appagante.
Ci sono delle situazioni specifiche in cui le vertigini svelano chiaramente il messaggio psichico sottostante: ciò avviene, ad esempio, nelle dinamiche irrisolte di dipendenza da figure di riferimento che, per qualche motivo, vengono a mancare. Il soggetto si sente disorientato e destabilizzato e le vertigini simboleggiano la perdita di un sostegno fondamentale, fisico e psicologico.

INSONNIA
Tra i disturbi del sonno, il fenomeno più comune è l’insonnia, ovvero la diminuzione della durata del sonno notturno e del suo effetto riposante. L’insonnia è un problema molto comune e rappresenta un sintomo, un’espressione di una vasta gamma di disturbi, psichici e fisici; in quest’ottica si comprende quanto sia importante risalire all’origine del disagio per ottenere una sua risoluzione.
Le cause più comuni sono determinati disturbi fisici (ad esempio la sindrome dell’apnea notturna, problemi respiratori, crampi alle gambe, difficoltà digestive), fattori ambientali (luce, rumori), scarsa igiene del sonno legata ad abitudini di vita poco sane, uso scorretto di farmaci (ansiolitici o barbiturici). Inoltre l’insonnia è spesso sintomo di una malattia psichiatrica: i soggetti che soffrono di ansia o depressione hanno difficoltà ad addormentarsi o si svegliano precocemente al mattino, così come avviene nel caso di patologie come la demenza, la schizofrenia, l’ipertiroidismo, la sindrome d’astinenza da eroina, farmaci ipnotici, antidepressivi e tranquillanti.
Le ore di sonno necessarie ad ogni individuo variano da persona a persona, anche se in linea generale non si può scendere sotto le due o tre ore per notte.
Il disturbo può manifestarsi con modalità diverse: l’insonnia è definita occasionale quando è costituita da episodi isolati che durano pochi giorni, di solito associati ad eventi stressanti (preoccupazioni, eccessi di lavoro, viaggi, ricoveri ospedalieri); transitoria (o a breve termine) quando dura al massimo tre settimane e si manifesta in seguito a malattie, stress familiari, lutti; cronica (o a lungo termine) quando si protrae per più di un mese e necessita di un trattamento terapeutico poiché spesso costituisce il sintomo di un disagio sottostante più profondo o di una malattia.
Un’altra modalità di classificazione dell’insonnia è l’osservazione della fase del sonno in cui essa si verifica: si parla di insonnia iniziale quando si ha difficoltà ad addormentarsi, con un notevole ritardo nell’addormentamento; centrale quando interrompe il sonno con continui risvegli generando una sensazione negativa di mancato riposo; terminale quando il soggetto si sveglia troppo precocemente e non riesce più a riaddormentarsi.
Quando si analizza un sintomo così vasto come l’insonnia da un punto di vista psicosomatico, bisogna sempre considerarlo come se fosse una spia di qualcosa che non sta funzionando nel modo giusto, di un disagio che chiede di essere accolto e ascoltato. Questo allarme sintomatico vuole in realtà “aprirci gli occhi” su tutto ciò che nella vita è in contrasto con il nostro benessere. Per questo motivo, “tappare” il sintomo con sonniferi e tranquillanti non aiuta a comprendere il messaggio nascosto nel sintomo e a svelarne il suo significato profondo.
Nonostante la diversità delle cause, le personalità che soffrono d’insonnia hanno molti tratti in comune, sia psichici che comportamentali. Nella loro quotidianità non esprimono a sufficienza la propria natura e sono sempre in preda ad un’iperattività, fisica e mentale. Importanti chiavi del sintomo sono la tendenza all’ipercontrollo emotivo, al pensiero ossessivo e all’ansia, spesso ben mascherata.
Chi soffre d’insonnia non si permette di lasciar andare gli eventi vissuti nella giornata, di perdere momentaneamente il controllo sulla realtà: addormentarsi equivale ad “assentarsi” da ciò che sta accadendo. Non a caso molti insonni tendono ad andare a dormire accompagnati da elementi che rappresentano un aggancio con il mondo circostante, come ad esempio una luce accesa, la radio, la televisione.
Molte persone temono inconsciamente la notte perché, lontani dalla fuga dell’azione, i pensieri vengono a galla e con essi i problemi irrisolti e le paure più profonde. Dormire si trasforma, così, in un momento che genera ansia e non permette di staccare la mente e abbandonarsi al riposo. Alla base di questa difficoltà c’è un modo di vivere che ha rimosso e schiacciato l’emergere di molti aspetti dell’anima e della propria dimensione interiore.
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Il simbolismo del sintomo si chiarisce meglio con la lettura delle tre diverse tipologie d’insonnia: la difficoltà dell’addormentamento si verifica quando il soggetto non vuole mettere da parte il vissuto del giorno e interrompere la sua attività mentale. In realtà il ruolo del sonno è quello di rigenerare l’organismo nella sua interezza, ma l’insonne blocca costantemente questo processo di rinnovamento. Nei risvegli notturni frequenti, i contenuti profondi cercano di emergere alla coscienza. Con il risveglio la persona reprime e rimanda l’incontro con importanti temi della propria vita, del sentire e del vissuto quotidiano. I contenuti che questo tipo di soggetto insonne rifugge sono costituiti da ansie, conflitti irrisolti, decisioni da prendere, bisogno di cambiamenti, fantasie creative o legate alla rabbia non elaborata.
Il risveglio mattutino precoce simboleggia, invece, l’ansia di affrontare un nuovo giorno con tutti i suoi impegni, le situazioni stressanti, le preoccupazioni. In questo caso, il meccanismo dell’insonnia è invertito: non è l’inconscio che prorompe nella coscienza, ma è la coscienza che interrompe il sonno. Il soggetto tenta di tornare sveglio e vigile per riprendere il controllo sulla realtà e sul vissuto quotidiano il prima possibile.
Le personalità che soffrono d’insonnia hanno spesso caratteristiche tipiche ricorrenti e molte di esse sono predisposte a questo tipo di disturbo. L’iperattivo è colui che è perennemente in movimento durante il giorno e, se non si riempie d’impegni, ha la sensazione di buttare via il tempo. In realtà è una persona insoddisfatta della sua vita che vorrebbe rivoluzionare, ma non sa come fare. Le giornate sono vissute in balia di un’iperattività fisica e mentale dove non trova spazio l’espressione della propria natura e la passività è fortemente temuta.
Il dipendente è colui che non riesce a staccarsi dalle cose, dalle persone, dagli eventi. Solitamente tende a mantenere legami quotidiani con la famiglia d’origine, anche dopo aver raggiunto la propria indipendenza. Questa modalità psichica non permette al soggetto di “staccarsi”, né dal mondo esterno né dai tanti pensieri inutili che affollano la sua mente, favorendo l’insorgere dell’insonnia. Il razionale è terrorizzato dal nuovo, per questo sceglie di restare legato al passato. La sua razionalità è ossessiva e nasconde un forte stato ansioso. L’insonnia rappresenta la sua paura di perdere il controllo; aggressività e passionalità sono tenute rigidamente a bada e subiscono la censura del controllo mentale. Spesso questi soggetti manifestano delle problematiche in ambito sessuale perché anch’esso, come il sonno, rappresenta il momento in cui “ci si lascia andare”.
Nel rabbioso l’insonnia si manifesta con bruschi risvegli notturni, nonostante i rapidi tempi di addormentamento. Svegliarsi improvvisamente durante la notte rappresenta la difficoltà ad abbandonare il carico di ansie, rabbie e rancori che il soggetto non è riuscito a smaltire ed elaborare.

Bibliografia
− AA.VV., Dizionario di psicosomatica, Edizioni Riza, Milano, 2007.
− Panigatti R., I sintomi parlano, TEA, Milano, 2003
− Dethlefsen T., Dahlke R., Malattia e destino, Edizioni Mediterranee, Roma, 2003.
− AA.VV., Dizionario dei sintomi, Boroli Editore, Novara, 2002.
− Brigo B., Stress e malattia, Tecniche Nuove, Milano, 1995.
− Sterpellone L., Dizionario medico, Newton & Compton editori, Roma, 2004

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I disturbi psicosomatici a carico dell’apparato neurologico: mal di testa, bruxismo I disturbi psicosomatici a carico dell’apparato neurologico: vertigini, insonnia

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