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PSICOSOMATICA E DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA) 1/3

A cura di Marta Chiappetta

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) rappresentano un insieme di sindromi patologiche molto diffuse nell’era attuale e in fasce sempre più estese della popolazione. L’edizione del DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali) del 17 maggio 2013, redatto dall’American Psychiatric Association, suddivide e classifica queste patologie in base ai diversi quadri sintomatologici: anoressia nervosa (AN), bulimia nervosa (BN), Binge Eating Disorders (BED), disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ortoressia, anoressia inversa), disturbo della ruminazione, pica, altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non specificati. Rispetto alla classificazione precedente del DSM-4, ogni capitolo è stato rivisto e integrato per dimostrare come, in seguito ai risultati emersi dallo studio e dall’analisi di questi disturbi, i disordini possano variare o essere interdipendenti secondo le diverse caratteristiche dei sintomi o degli aspetti di vulnerabilità preesistenti nel soggetto.

Sono due le principali patologie dove il quadro sintomatologico emerge con più chiarezza, e nei quali è maggiormente visibile il simbolismo psicofisico contenuto nei sintomi: l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. Nonostante la grande precisione dei criteri proposti dal DSM-5, non è semplice arrivare ad una diagnosi differenziale dei due disturbi. Molti studiosi hanno riscontrato che la maggior parte delle pazienti affette da DCA, nel loro percorso sembrano sportarsi da un quadro sintomatico di tipo anoressico ad un quadro bulimico e viceversa, a seconda della variabilità di determinati fattori (insorgenza o remissione dell’amenorrea, abbuffate o condotte di eliminazione).

Anoressia e bulimia sono disturbi che colpiscono principalmente il sesso femminile (85%-90% dei casi) tra i 12 e i 25 anni o nella prima età adulta. Anche il sesso maschile non ne è immune: circa il 15% ne è colpito ed è alta la percentuale di uomini che si rivolgono ai centri specialistici per la cura dei disturbi alimentari. In questi casi, la patologia è diagnosticata con molto ritardo rispetto alle donne, nelle quali il tempo di latenza è di circa 4 anni. I maschi, invece, approdano in terapia dopo circa sette anni dall’esordio della patologia. Tuttavia, i maschi sono molto più protetti dai disturbi alimentari rispetto alle femmine, e questo avviene perché l’ideale maschile proposto dai mass media non è quello della magrezza, ma quello di un fisico atletico dotato di una massa muscolare ben definita.

La nuova classificazione del DSM-5, tiene conto dell’attuale diffusione di nuove forme patologiche, intrecciate anche ai cambiamenti psico-sociali. Ma l’aspetto più importante che emerge dalla nuova riorganizzazione dei criteri di classificazione, è lo stretto legame, sostenuto da numerosi studi, tra i vissuti ansiosi e depressivi causati da uno sviluppo inadeguato del senso della propria identità e l’utilizzo del comportamento alimentare come mezzo di controllo dell’ansia e di compensazione dello stato depressivo. Per questi motivi, i disturbi alimentari rientrano nell’organizzazione cognitiva dell’assetto psicosomatico, poiché sono caratterizzati da sintomi specifici con cui i soggetti che soffrono di DCA cercano di esprimere un disagio e una sofferenza profonda, la cui origine non risiede nel corpo, ma nel loro mondo interno.

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Gli studi attuali stabiliscono l’esistenza di una serie di caratteristiche cognitive e di tratti della personalità che, unite ad un contesto socio-culturale che enfatizza la magrezza come valore da perseguire per ottenere la desiderabilità sociale, conducono il soggetto a sviluppare uno dei quadri tipici dei DCA. Nell’analisi delle condotte alimentari, il cibo assume un ruolo completamente diverso dalla sua funzione reale, ovvero quella di fornire energia al nostro organismo. Chi soffre di questi disturbi pensa continuamente al cibo, elemento carico di simbolismi, che condiziona tutta la vita del soggetto. Nell’anoressia, ad esempio, l’alimento assume valore di “potere”: il digiuno dimostra indipendenza, autosufficienza, capacità di autocontrollo ma anche la concreta rappresentazione di una sofferenza interiore non espressa. Nella bulimia, invece, il cibo ha una funzione “consolatoria” e serve a compensare problematiche profonde sul piano relazionale ed emozionale.
Queste due patologie hanno molti aspetti in comune; in entrambi i casi, i soggetti pongono un’eccessiva attenzione alla forma fisica e al peso e hanno delle credenze disfunzionali sul metabolismo e sulle regole dell’alimentazione.
Un aspetto chiave di chi soffre di questi disturbi, è la percezione distorta della fame, del senso di sazietà e del corpo stesso. Nel caso dell’anoressia, il corpo viene visto più grande di quello che è realmente e il senso di fame non viene riconosciuto dal soggetto; nella bulimia, al contrario, è il senso di sazietà a non essere percepito.
Un elemento fondamentale, utile per delineare la personalità dei soggetti affetti dai DCA, è la totale mancanza di consapevolezza dei danni che possono derivare dalla denutrizione o, al contrario, dall’eccessiva alimentazione. Il quadro psicologico dei soggetti anoressici e bulimici è dominato da una grande difficoltà nell’entrare in contatto con i propri stati d’animo più profondi. Spesso i pazienti, infatti, non sanno esprimere le proprie emozioni, la cui valutazione viene “delegata” all’esterno (madre, partner,..) così come non sanno identificare le sensazioni corporee.

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Lo stato emotivo dominante in queste personalità è una bassa autostima e uno scarso concetto di sé, associati ad un totale senso di inadeguatezza e di autocritica continua. Questo meccanismo mentale comporta una sfiducia nella capacità di mettersi in contatto con l’aspetto psichico. La conseguenza di questa convinzione disfunzionale è la tendenza a un eccessivo perfezionismo, tratto tipico del disturbo anoressico. L’autosvalutazione estrema porta i pazienti a tentare di raggiungere la perfezione attraverso la performance, con la quale viene misurato il proprio valore. L’autostima è strettamente connessa alla costruzione di un’identità personale condizionata dalla forma e dal peso corporeo. Essere magre significa essere belle, perfette e, quindi, avere un’identità che ha un valore. Sul piano relazionale, queste personalità hanno bisogno di continue conferme da parte degli altri perché soffrono di un’insicurezza di fondo rispetto alla loro immagine e a ciò che pensano o provano. Inoltre, il “senso del limite” non si riferisce solo al rapporto errato con il cibo e con le sensazioni di fame/sazietà, ma anche al confine che delimita la propria identità. Chi soffre di DCA è fortemente dipendente dal giudizio esterno, da cui non riesce a separarsi; quando esso è negativo in merito al proprio corpo, si innesca un pericoloso meccanismo che porta alla scelta di una dieta ferrea. Il concetto di valore come persona scompare e viene sostituito dal senso di vuoto interiore, che è in realtà un pieno che non è stato mai accolto e riconosciuto.

Un altro aspetto centrale, per entrambe le patologie, è il rapporto con la sessualità. La magrezza dell’anoressica rimanda a un’immagine desessualizzata, poiché tutte le parti del corpo legate all’erotismo e alla femminilità (seno, sedere, fianchi) vengono rese invisibili dalla ristrettezza alimentare. Non è un caso che le diete molto ferree portino a disfunzioni del ciclo mestruale e, in casi più gravi, alla sua sospensione (amenorrea); anche questo elemento rimanda a una sessualità bloccata. In entrambi i quadri patologici c’è un diminuito interesse per la sessualità; tuttavia, se nelle anoressiche viene annullato tutto ciò che concerne la sessualità e la femminilità, nelle bulimiche questi due aspetti generano vergogna. I rapporti intimi (non solo quelli sessuali) vengono evitati a causa del rapporto estremamente negativo con il proprio corpo.
Nemmeno i più moderni metodi di analisi hanno potuto riscontrare in queste malattie un’origine organica; anoressia e bulimia sono malattie con cause psichiche dove non si riscontra un agente patogeno o una degenerazione di tessuti cellulari. Le due sindromi, pur avendo grosse analogie, in realtà sono due patologie distinte e definite, che spesso si intrecciano.

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Psicosomatica e Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) Psicosomatica e Disturbi del Comportamento Alimentare: l'anoressia nervosa Psicosomatica e Disturbi del Comportamento Alimentare: la bulimia nervosa

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