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DISTURBI PSICOSOMATICI DELL'APPARATO OSTEOARTICOLARE 1/2

A cura di Marta Chiappetta

L’apparato osteoarticolare è una struttura complessa che permette all’organismo di sostenersi e muoversi e le sue componenti rimandano ad una precisa simbologia. Le ossa, grazie alla loro caratteristica di semi-indistruttibilità, rappresentano la continuità e la materialità poiché nella loro sede è stata assorbita la luce primitiva per creare la forma. Le ossa rappresentano inoltre la solidità, in quanto struttura portante, e la rigidità del dovere, della legge e delle norme che non possono e non devono essere trasgredite.
Anche il linguaggio comune ha assorbito questa simbologia: si sente dire spesso che una persona priva di volontà è “senza spina dorsale” o che il soggetto che vive nel rispetto di regole molto ferree (ad esempio un militare) abbia una postura rigida. Ancora, procedere nella vita con la “schiena dritta” rimanda ad un modo di essere integro e non arrendevole di fronte alle pressioni e alle convenzioni. Le ossa, inoltre, hanno un ruolo difensivo, di protezione degli organi interni. Simbolicamente, è come se costituissero uno scudo contro gli attacchi del mondo.
Le articolazioni sono delle strutture che mettono in relazione tra loro le ossa e sono fondamentali perché rappresentano un mezzo per muoverci nello spazio, per afferrare le cose, per spostarci da un punto all’altro. La mano è l’espressione più importante del ruolo delle articolazioni: uno strumento di relazione, lavoro, contatto con il mondo esterno.

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I disturbi a carico di articolazioni, ossa e muscoli fanno riferimento ad una grande quantità di patologie molto differenti tra loro che coinvolgono tutto l’apparato locomotore e i tessuti connettivi (il sostegno dell’organismo, provocando effetti che compromettono le capacità di azione, movimento, aggressione e fuga). La maggior parte di queste patologie (più di 100) sono raggruppate sotto il nome di malattie reumatiche. Queste ultime si differenziano tra loro per molti aspetti, ma in linea generale si possono classificare in cinque macro-categorie:
• Reumatismi di natura degenerativa (artrosi);
• Reumatismi di natura infiammatoria (artriti);
• Reumatismi dismetabolici, legati a disfunzioni dei processi metabolici (osteoporosi, gotta);
• Reumatismi di origine infettiva, causati da infezioni batteriche o virali;
• Reumatismi extrarticolari e periarticolari (tendiniti e borsiti):

LOMBALGIA

Descrizione
La lombalgia, chiamata più comunemente “mal di schiena”, è un disturbo che colpisce la regione lombare, ovvero la parte bassa della schiena, sopra i glutei; circa il 90% della popolazione ha sofferto almeno una volta nella vita di lombalgia. In realtà la lombalgia si riferisce al sintomo del dolore che viene avvertito e non ad una condizione specifica. Le cause del mal di schiena sono molteplici, anche se nella maggior parte dei casi il sintomo ha un’origine meccanica, ovvero è scatenato da un uso anomalo o eccessivo delle strutture della colonna, da un trauma oppure da alterazioni patologiche di esse. Cause molto frequenti di lombalgia sono, ad esempio, contratture o stiramenti dei muscoli, fratture vertebrali, alterazioni della struttura, artrosi delle vertebre lombari, ernia del disco. Una bassa percentuale di disturbi alla schiena è legata a tumori, reumatismi di origine infiammatoria o cause non connesse con la schiena come disturbi renali, gastrointestinali o pelvici. Normalmente la lombalgia è di natura acuta e si risolve in breve tempo, con o senza trattamenti specifici. Tuttavia, spesso la sintomatologia diventa di natura cronica e si protrae per lunghi periodi.
Moltissime persone accusano forti dolori alla schiena, spesso invalidanti, che, tuttavia, non trovano riscontro nelle indagini cliniche effettuate per inquadrare il problema a livello organico (Risonanza Magnetica, TAC, radiografie). Un’importante ricerca svolta dalla S.I.R.E.R. (Società Internazionale di Ricerca e Studi del Rachide) e messa in luce dal Prof. Nachemson Alf L., direttore del Dipartimento di Ortopedia dell’università svedese di Goteborg, ha confermato una teoria che molti Autori avevano già in parte sviluppato. Secondo tale ricerca, nell’80% dei casi analizzati i dolori che coinvolgono la schiena non sono legati a problematiche ortopediche o strutturali della colonna. In risposta a queste osservazioni, l’indagine si sposta sul piano psicosomatico, così come avviene per altre condizioni importanti come il colon irritabile o alcuni tipi di ulcere. Nel caso della lombalgia, le fasce muscolari che circondano la colonna, in assenza di sforzo indotto, si contraggono, si irrigidiscono o si bloccano in seguito ad uno stato di tensione emozionale.
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I dolori sono, dunque, la traduzione psicosomatica di ansia, depressione, stress continuati e disagi psicologici di varie entità.

Aspetti psicosomatici della lombalgia
Quando il soggetto è sereno e calmo, le fasce muscolari si rilassano e la schiena assume la “postura” del riposo; al contrario, in situazioni acute di stress (un pericolo improvviso, un litigio ecc.) i muscoli si tendono e la schiena si raddrizza in posizione di difesa. Questo fenomeno è fisiologico ed ha un’origine evoluzionistica: raddrizzando la schiena, il corpo aumenta in altezza e la figura assume un aspetto maggiormente “temibile”, atto ad affrontare pericoli e avversari. Ma quando lo stato di stress si prolunga e si cronicizza, sia per conflitti emotivi che per problematiche di tipo psicologico (ansia, depressione, nevrosi), la muscolatura si irrigidisce in eccesso, scatenando il dolore.
Questo meccanismo determina un’importante svolta in campo ortopedico, sia a livello diagnostico che terapeutico: quando gli esami clinici risultano negativi e la schiena è sana, la problematica risiede nelle dinamiche mentali e psicologiche che si traducono nel sintomo. Di conseguenza, le terapie devono essere mirate alla causa individuata e non alla sintomatologia in sé, mentre i farmaci antinfiammatori o decontratturanti vanno utilizzati solo nei casi in cui è necessaria una ripresa veloce e momentanea.
Oggi i medici più formati sui recenti orientamenti prescrivono, oltre alle cure farmacologiche (se necessarie) altre terapie come yoga, agopuntura o stretching o programmi di rieducazione posturale.
Il soggetto che soffre di lombalgia utilizza il sintomo del dolore come fosse la voce di una parte di sé che non ce la fa più a sopportare o a sostenere qualcosa, a caricare tutto sulle spalle. La colonna vertebrale sostiene i pesi fisici ed emotivi e il carico può avere diversi significati, in primis quello di un forte senso del dovere: la persona che soffre di lombalgia è estremamente altruista, portata al sacrificio, abusa delle proprie risorse ed energie e sopporta grandi responsabilità per eccesso di zelo.
In generale, il disagio espresso è connesso a diverse condizioni come un lavoro troppo difficile, una situazione legata ad aspetti familiari o affettivi alla quale non ci si sottrae per senso del dovere, incapacità di dire no, scarsa conoscenza dei propri limiti o per un forte senso d’insicurezza, anche di natura materiale.
Una chiave importante del disturbo è anche la ribellione: nei soggetti che soffrono di mal di schiena, il sintomo è spesso scatenato da un senso di impotenza nei confronti di situazioni di vita o difficoltà che inducono a piegarsi quando invece si vorrebbe rimanere “tutto di un pezzo”. Un altro simbolismo importante racchiuso nel quadro sintomatologico è una difficoltà ad esprimere con spontaneità la propria contrarietà o aggressività, atteggiamento che determina un adattamento alle richieste dell’ambiente circostante. Il conflitto, però, resta latente poiché il bisogno viene messo a tacere per molteplici motivazioni (tendenza a compiacere, paura del conflitto o di perdere il controllo); l’aggressività bloccata viene trattenuta e cristallizzata nei muscoli. La lombalgia, dunque, utilizza il dolore per imporre al soggetto di fermarsi e di rendere manifesto un conflitto non elaborato a livello conscio che spesso è centrato sul rispetto e la complicità con se stesso.

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Disturbi psicosomatici dell'apparato osteoarticolare Psicosomatica, cervicalgia e artrite reumatoide

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