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LE CAUSE PSICOSOMATICHE DELL'INFERTILITÀ

A cura di Marta Chiappetta

Il concetto di fecondità possiede delle connotazioni psichiche molto forti che fanno parte dell’identità di uomini e donne a prescindere dall’attivazione delle capacità riproduttive. La possibilità di essere fertili deriva da un meccanismo complesso che presuppone un’influenza reciproca di corpo e mente.

Nel corso degli ultimi anni si è registrata una drastica riduzione del numero delle nascite per cause legate a fattori economico-sociali, innovazioni legislative e nuovi modelli culturali. Nella società Occidentale il problema dell’infertilità è stato da sempre oggetto di numerose ricerche. I risultati statistici del Ministero della Salute riferiti al 2016 riportano che una coppia su 5 ha difficoltà a procreare: questo dato è raddoppiato rispetto al 1996. Mentre nel passato le cause tendevano a essere maggiormente attribuite alla donna, le indagini attuali fanno emergere una distribuzione che vede l’uomo e la donna responsabili al 40%, mentre il 20% dell’infertilità si riferisce alla coppia, ovvero dove il problema risiede in entrambi i partner. La molteplicità di cause che caratterizza l’infertilità richiede un’indagine clinica ad ampio spettro che coinvolga tutti e due i partner e comprenda la valutazione di una combinazione dell’infertilità causata da entrambi.

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Esistono dei parametri fondamentali per la diagnosi di infertilità che vengono valutati nelle sedi e nei modi opportuni. Essi sono l’età dei partner, la frequenza e la durata dei rapporti e l’eventuale presenza di disturbi sessuali come vaginismo e impotenza. L’età è un dato fondamentale: l’apice della fertilità nella donna si registra tra i 20 e i 25 anni, resta stabile a 30 anni, subisce un primo calo a 35 anni e il secondo, più drastico, dopo i 40. Sopra i 44-45 anni le probabilità di concepimento sono molto basse. La fertilità dell’uomo è molto diversa: decresce nel tempo ma tende a rimanere più stabile, quindi un uomo può procreare anche in età molto avanzata (80 anni).

Le principali patologie organiche che causano l’infertilità della donna sono l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico, la miomatosi uterina e alcune malattie sessualmente trasmissibili che possono a loro volta determinare gravidanze extrauterine, sterilità e aborti pre-termine. Nell’uomo le cause più note sono il varicocele, i disturbi dell’erezione e il criptorchidismo (mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nello scroto). Altre cause importanti sono i disturbi dell’alimentazione, che rappresentano circa il 12% delle cause di infertilità, il fumo, che interferisce con la quantità e la qualità degli spermatozoi, anticipa la menopausa e aumenta il rischio di aborto e di gravidanze extrauterine; l’abuso di alcool che genera disfunzioni come l’ipogonadismo nell’uomo e la diminuzione degli ormoni sessuali nelle donne. Altre cause accertate sono i fattori ambientali, l’inquinamento, varie condizioni mediche come il diabete, le malattie renali e problemi immunologici, le terapie oncologiche (radioterapia e chemioterapia), l’assunzione di alcuni farmaci e lo stress.
Nel 90% dei casi si parla di cause organiche, mentre nel restante 10% non si riesce a individuare un’origine che risiede nel corpo, in una patologia o in una disfunzione. Questa percentuale si riferisce all’infertilità idiopatica, ovvero quella legata a cause ignote.
In realtà la sterilità idiopatica corrisponde a quella psicogena, non vincolata a nessuna problematica organica ma influenzata e prodotta da conflitti di natura psichica.

Fin dagli anni ‘30, la ricerca sulla sterilità psicosomatica ha prodotto numerose risposte, confluite in tre grandi filoni di studio: i fattori psicologici che causano l’infertilità, l’impatto emotivo dell’infertilità stessa e le strategie di adattamento messe in atto dalla coppia. L’analisi dei fattori psico-emotivi nell’eziologia dell’infertilità è ancora aperta e molte domande restano attualmente senza risposta. Tuttavia, pur riscontrando una percentuale elevata di cause organiche, quella dell’infertilità psicogena è cresciuta molto: gli studi più recenti dimostrano che i fattori emozionali e i problemi psicosociali hanno un ruolo in circa la metà dei casi. La maggior parte degli studi sono da sempre orientati più sull’analisi della personalità della donna infertile rispetto a quella dell’uomo, sul quale ci sono pochissime ricerche. Quello che invece è emerso con grande evidenza è la complessità dell’atto del concepimento che si lega al desiderio, all’amore, a influenze e pressioni sociali, alla visione della coppia e della vita, ai vissuti rispetto ai ruoli genitoriali e alle aspettative legate al futuro. Questi aspetti che diventano oggetto di analisi, spesso vengono presi in considerazione a posteriori, ovvero quando le coppie, avendo escluso le cause organiche, ricorrono alla psicoterapia o quando avviene un fenomeno molto frequente, ovvero una gravidanza in seguito ad un’adozione.

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Quando una coppia non riesce a procreare è necessario individuare quali sono gli ostacoli di carattere psicologico che vengono trattati, all’interno delle cure mediche, più come conseguenze che come cause scatenanti. Tutti gli studi più recenti sulla psicosomatica concordano sul ruolo che lo stress emozionale ha nello sviluppo di patologie organiche; nel caso dell’infertilità, lo stress agisce direttamente sull’ovulazione e sulla spermatogenesi. Un fenomeno emblematico è l’esistenza di una patologia, nota ad endocrinologi e ginecologi, definita amenorrea ipotalamica, comunemente conosciuta come “amenorrea da stress” per richiamarne la causa, ovvero una sindrome provocata da una scarsa produzione delle gonadotropine a livello ipotalamico.
Questo dimostra come la componente psico-emozionale agisca concretamente e con meccanismi differenti su due importanti sistemi, quello neurovegetativo e quello neuroendocrino e di conseguenza anche sugli organi, creando oligospermia, disfunzioni croniche e acute, incidendo sul ciclo mestruale, sulla funzionalità ovulatoria e sull’impianto dell’ovulo. La testimonianza del fatto che l’aspetto psichico sia determinante emerge anche in quei casi in cui, pur risolta la componente organica (ad esempio tramite intervento chirurgico), la sterilità continua ad esistere.

Nel fenomeno psicosomatico le emozioni non accolte si scaricano sul corpo, attraverso i centri del cervello emotivo. In questa prospettiva, ogni conflitto o paura che restano inconsci possono influenzare negativamente la fertilità. Proprio nel cervello emotivo, la parte sottostante alla sostanza grigia della corteccia cerebrale, risiede la "centralina" dell’apparato riproduttivo, regolata dall’asse ipotalamo-ipofisario. I centri biologici del cervello emotivo entrano continuamente in risonanza con le situazioni di vita, il dolore, lo stress, i lutti, gli stimoli e i traumi che disturbano il flusso regolare di informazioni che arrivano alle ghiandole riproduttive: ovaie e testicoli.
Un punto focale è anche il legame esistente tra i centri nervosi dell’apparato riproduttivo e le aree del pensiero: la predisposizione mentale nei confronti del concepimento ne influenza il funzionamento.
La fertilità, in virtù di queste corrispondenze psico-emotive, è soggetta all’azione di molteplici fattori come lo sviluppo corporeo, gli stati di depressione, l’attività fisica e mentale, l’insonnia, lo stress, la luce, il fuso orario e l’ambiente esterno.
L’apparato riproduttivo è molto sensibile a tutto quello che avviene nella corteccia cerebrale: quest’ultima può addirittura inviare dei segnali che inibiscono la sua azione, fino a sopprimere la funzione riproduttiva. Qualunque disagio emotivo mediato dalla corteccia cerebrale, dunque, ha un’azione diretta sulla fertilità.

Il progetto di diventare genitori non si basa su un fenomeno istintuale come avviene nel mondo animale, ma implica una spinta psichica e mentale, una disponibilità verso l’altro, la capacità di mettersi in gioco. La fertilità nasce prima nella dimensione emotiva, lì dove risiedono aspettative, desideri ma soprattutto vissuti. Questi ultimi possono non essere favorevoli ed è proprio qui che il progetto del concepimento viene minato a livello inconsapevole.
Il fattore psichico ha un ruolo in entrambi i partner ma per quel che concerne l’aspetto maschile le ricerche sono molto scarse rispetto agli studi sulla sterilità psicogena femminile. Nel maschio i dati a disposizione riguardano principalmente il ruolo dello stress cronico, strettamente legato alla velocità estrema della vita moderna dalla quale l’uomo si sente dominato e trascinato, allontanandosi dall’investimento e dalla responsabilità di diventare padre. Tradotto in termini psicosomatici, gli spermatozoi diventano “pigri”, mancano di forza e di velocità.
Alcuni studi condotti all’inizio degli anni ’80 hanno evidenziato che uno stile di vita caratterizzato da estroversione, autoassertività, risposta attiva agli stimoli esterni e iperadattamento sociale comporti una valorizzazione dell’affermazione e della realizzazione individuale a discapito della funzione riproduttiva. Nei campioni analizzati, il tasso di fertilità risultava maggiore nei soggetti passivi e nevrotici.
Anche gli stress quotidiani hanno un’azione diretta sull’apparato riproduttivo maschile, inducendo delle variazioni negative sullo sperma che durano finché persiste lo stato di stress. Quest’ultimo è spesso indotto anche da traumi o da situazioni gravi come ad esempio vissuti legati ad esperienze di guerra o internamento. Tuttavia, la fertilità si riduce anche in seguito ad eventi non catastrofici ma significativi per il soggetto.
Le ricerche sugli aspetti psichici che caratterizzano l’infertilità femminile sono più numerose e approfondite.
Nell’infertilità femminile sono tre gli aspetti chiave individuati su cui verte l’analisi psicosomatica:

- ansia e paure
- conflitti inconsci
- disturbi alimentari

Le ansie si riferiscono principalmente ad aspettative di allerta: la donna vive una sorta di “tempo interiore” sempre sbilanciato verso il futuro. Le ansie riguardano sia la maternità, sia altri aspetti che rappresentano il prodotto del vissuto individuale e delle influenze culturali e familiari. Molte ansie derivano dai conflitti inconsci, ovvero le cause primarie dell’infertilità psicogena. Nelle donne estremamente razionali, il conflitto profondo viene spesso negato o rimosso. Tutte le emozioni che non arrivano alla coscienza e che non vengono elaborate si scaricano sul corpo, attraverso i centri situati nel cervello emotivo. Pur volendo fortemente un figlio, a livello inconscio una parte molto profonda si oppone al concepimento per un timore, interiore e irrazionale, delle conseguenze della maternità. Dalle ricerche su questi elementi cardine è emerso che all’interno della donna si contrappongono due istanze che sembrano avere due desideri opposti. La parte che teme il concepimento è arcaica, ovvero legata ad esperienze passate che determinano l’innesco dei meccanismi di difesa. I principali conflitti riguardano il timore del parto, di essere una cattiva madre o di perdere la propria autonomia: essi generano delle reazioni irrazionali volte alla sopravvivenza.
La paura del parto è una paura legata alla sopravvivenza fisica: essa deriva da esperienze familiari durante le quali la bambina ha sviluppato la paura di morire per il parto. Questo determina la “decisione” inconscia di non arrivarci mai.
La paura di essere una cattiva madre è legata alla sopravvivenza affettiva: essa deriva da esperienze infantili nelle quali la bambina è stata giudicata in modo negativo quando esprimeva sentimenti sani e naturali, come la rabbia. La donna cresce con la paura di mostrare tali sentimenti negativi nella relazione madre-figlio, e questo genera sensi di colpa e disprezzo rivolti contro se stessa.
La paura di perdere l’indipendenza è un conflitto legato alla lesione d’identità: molte donne che hanno faticato tanto per rendersi indipendenti dalla famiglia d’origine, temono di ritornare, dopo la maternità, ad una condizione di dipendenza.

Il centro della fertilità è situato nello stesso luogo “abitato” dal centro della fame, il diencefalo: uno è deputato alla sopravvivenza della specie, l’altro dell’individuo. Nei disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia, viene meno la spontaneità dell’alimentazione, c’è una difficoltà a crescere e una volontà inconscia di tornare ai bisogni perduti di bambina; nel corso della malattia subentrano delle reazioni che toccano l’apparato endocrino e riproduttivo generando disfunzioni come l’amenorrea, cicli anovulatori e gravi irregolarità. Il centro della fame e quello della fertilità sono strettamente connessi e se il primo va in tilt, coinvolge anche l’altro, come avviene nella delicata fase di passaggio dell’adolescenza, dove spesso hanno origine i disturbi alimentari.

Un altro contributo importante per comprendere i meccanismi psichici delle donne infertili è quello della psicanalista austriaca Helene Deutsch, allieva di Freud; nei suoi approfonditi studi sulla psicologia della donna e della madre, la Deutsch individuò nelle donne infertili cinque diverse tipologie di personalità che derivano dai vissuti individuali:
L’infantile: dipendente e bisognosa come una bambina, anche quando riesce a concepire, i suoi conflitti si ripercuotono sul ruolo materno.
La materna: sceglie un partner-bambino che accudisce come un figlio. La maternità viene rifiutata a livello inconscio per amore del marito che non è in grado di svolgere la funzione genitoriale.
L’indaffarata: si dedica alla carriera e ad altri interessi/passioni, ad un altro affetto, oppure si sente appagata da intense relazioni di natura sessuale. Non rifiuta la maternità ma il concepimento non avviene per evitare il conflitto.
La virile-aggressiva: ha un rifiuto della sua femminilità
L’emotiva inadeguata: non riesce a concepire un figlio perché è conscia della povertà della sua vita affettiva.

Quando si intraprende un’indagine sull’origine psichica dell’infertilità di coppia per individuare le strategie di cura, non vengono presi in esame solo gli aspetti psichici dei partner ma anche la loro relazione di coppia, la comunicazione, la gestione della sessualità, il rapporto con l’intimità, la capacità di dialogo e le ragioni del comune progetto di diventare genitori. I vissuti dei due individui singoli si intrecciano e su di essi si instaurano le dinamiche di coppia sulle quali il terapeuta indaga per comprendere e stanare l’origine del conflitto. Un aspetto importante da considerare è la pianificazione stessa della gravidanza, personalizzata per ogni coppia, ma che nasconde al suo interno dei meccanismi inconsci responsabili del mancato o del tardivo concepimento.
Il desiderio di avere un figlio viene messo davanti a tutto il resto della vita, personale e di coppia; l’attività sessuale diventa sterile e meccanica, tanto da generare disturbi come anorgasmia, impotenza e eiaculazione precoce. La vita quotidiana si scinde, si frammenta, e tutto viaggia sul desiderio segreto di avere un figlio e su questa potenzialità che i partner non possono controllare. L’ossessione del mancato raggiungimento dell’obiettivo pone la coppia in un continuo conflitto con il mondo esterno generando sensi di colpa (spesso rafforzati da amici e familiari), invidia, vergogna e persecuzione.
Ogni conflitto non elaborato diventerà un sintomo corporeo non comprensibile se non attraverso un’indagine psicosomatica. L’incapacità di concepire un bambino non risiede mai solo in una disfunzione organica, proprio in virtù dell’interdipendenza tra corpo e mente; i singoli partner dovranno imparare a leggere i “messaggi” psichici e a elaborarli, con se stessi e all’interno della relazione di coppia.

Bibliografia
- AA.VV., Dizionario di psicosomatica, Edizioni Riza, Milano, 2007.
- AA. VV., Enciclopedia della Medicina, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1995.
- Ambrosino A., La valutazione di dimensioni dello stress, risorse adattive e disagio emozionale in coppie infertili, Tesi di Dottorato di ricerca in Scienze Psicologiche e  Pedagogiche, Università degli Studi di Napoli Federico II, A.A. 2010-2011.
- Auhagen-Stephanos U., La maternità negata. La paura inconscia di un figlio desiderato, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
- Cecotti M., Procreazione medicalmente assistita, Armando Editore, Roma, 2004

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