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COS'E' E SU COSA SI FONDA LA STIMA DI SE'

A cura della Dott.ssa E. Maino

La stima di sé generalmente si percepisce come un fenomeno importante che riguarda tutti da vicino, che in qualche modo influenza la vita, ma che è difficile da definire e comprendere fino in fondo. Come si potrebbe quindi definire questo aspetto della personalità e quali sono gli elementi per determinarla?

Nathaniel Branden , uno studioso che si occupa da più di quarant'anni di stima di sé, sostiene che, contrariamente ad un'opinione abbastanza diffusa, l'interesse per la stima di sé non è semplicemente una moda.

Per cercare di chiarire, partendo dall'etimologia, troviamo il verbo stimare derivante dal latino aestimare che significa valutare nella duplice accezione di: determinare il valore di e avere un'opinione su. Da questo punto di vista il concetto di stima di sé racchiude:

  • come ciascuno vede se stesso
  • come si giudica, che tipo di valore si attribuisce.

In questo senso la stima di sé si connota come un'esperienza molto soggettiva, legata più a ciò che ciascuno sente e pensa a proposito di se stesso, che non a quello che gli altri credono di lui. In effetti, se ci pensiamo bene, di tutti i giudizi che vengono pronunciati su di noi durante la vita il più importante, e a volte il più critico, è proprio il nostro. Ad esempio, una persona potrebbe sentirsi molto amata in famiglia, dal partner, dagli amici, godere di ammirazione e stima da parte dei colleghi di lavoro e ciò nonostante potrebbe anche non amarsi, o non ritenersi meritevole di tutta la considerazione e stima che gli altri le attestano. Addirittura, qualcuno potrebbe corrispondere in tutto alle aspettative degli altri e tuttavia non essere soddisfatto di sé, oppure aver conseguito traguardi notevoli e sentire che non è abbastanza o che non ha realizzato niente di quello che effettivamente voleva, oppure ancora essere giudicato dagli altri equilibrato e sicuro e sentirsi del tutto inadeguato. Come si vede, in tutti questi frangenti, più che da elementi oggettivi, o da giudizi altrui, ciò che rende insoddisfatta o perplessa la persona nei confronti di se stessa e di quanto ha fatto, è appunto il giudizio, il valore che lei stessa si dà. Secondo Branden , avere una buona considerazione di se stessi, quindi giudicarsi e pensarsi in termini favorevoli, agisce come una sorta di sistema immunitario dello spirito, che consente di affrontare in modo efficace quanto la vita ci propone e di attingere a capacità di ripresa qualora ci si confronti anche con gli inevitabili insuccessi ; viceversa, una considerazione negativa di se stessi può determinare un maggior timore nell'affrontare i problemi e le circostanze della vita e una minore capacità di recupero di fronte agli insuccessi. Pertanto, credere nel proprio valore e sentirsi intimamente sicuri, aiuta a rispondere adeguatamente a sfide e opportunità , viceversa se non crediamo in noi stessi e nelle nostre capacità e nel nostro essere degni d'amore e di stima affronteremo la vita con più difficoltà. In effetti, se ci pensiamo, quanto è più alta la stima di noi stessi, tanto più tendiamo a essere ambiziosi, non solo e non necessariamente per quanto concerne la carriera o i guadagni, ma più in generale, per tutto ciò che speriamo di ottenere dalla vita, sia nell'ambito affettivo e sentimentale sia nella sfera intellettuale, creativa, spirituale. Viceversa, più è bassa la stima di noi stessi, più i nostri obiettivi sono limitati e addirittura più difficile diventa raggiungerli. Entrambe queste posizioni tendono a rafforzarsi e a perpetuarsi: più ci stimiamo più sentiamo il bisogno di esprimere la nostra ricchezza interiore e di confrontarci con gli altri quando invece ci sottovalutiamo diventa più difficile portare avanti le proprie idee, esprimere i propri sentimenti e in ultima analisi entrare in relazione con gli altri. Ma attenzione, come già sottolineato, la stima che abbiamo di noi, non dipende dal giudizio o dall'approvazione degli altri. Infatti anche aspetti importanti che possono farci sentire meglio nei confronti di noi stessi, o metterci al riparo da un possibile giudizio negativo esterno, o ancora farci sentire maggiormente a nostro agio in situazioni particolari - ad esempio un buona cultura, il matrimonio, la maternità o la paternità, le ricchezze materiali, l'impegno filantropico, le conquiste sessuali, i lifting o altro ancora - non sono aspetti costitutivi della stima di sé. Questi aspetti possono influenzare la stima di sé ma non la determinano. In effetti, la stima di sé è un qualcosa che tocca gli aspetti più profondi e intimi della nostra persona essendo connessa sia al percepirsi come individui competenti - quindi capaci di affrontare la vita, di imparare, scegliere e prendere decisioni adeguate - sia al percepirsi come persone degne di essere amate.

In questo senso, come bene illustrano Christophe André e François Lelord nel loro libro L'Estime de soi , gli ingredienti che permettono a ciascuno di sentirsi persone competenti e degne d'amore, sono:

  • l'amore di sé
  • la visione di sé
  • la fiducia in se stessi.

Secondo tali autori, un dosaggio equilibrato di ciascuna di queste tre componenti è indispensabile per ottenere una buona stima di sé :

  • L'amore di sé : è ciò che ci consente di apprezzarci nonostante i nostri limiti e difetti. Questo amore incondizionato per noi stessi non dipende dalle nostre prestazioni, anche se ci consente di far fronte alle avversità e di riprenderci dopo aver mancato un obiettivo che ci eravamo prefissati. In caso di difficoltà non impedisce né la sofferenza né il dubbio, ma protegge dalla disperazione. L'amore di sé dipende in buona parte dall'amore che la nostra famiglia ci ha fatto percepire quando eravamo bambini e dal nutrimento affettivo che abbiamo ricevuto . Amare se stessi è il fondamento della stima di sé, la sua componente più profonda e più intima. Da questo punto di vista, la prima storia d'amore che dobbiamo vivere con successo è quella con noi stessi. Soltanto allora saremo pronti per una relazione, capaci di amare pienamente e accettare che un'altra persona ci ami.
  • La visione di sé : Secondo André e Lelord è il secondo pilastro della stima di sé: è lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi, vale a dire la valutazione, fondata o meno, che facciamo delle nostre qualità e dei nostri difetti. Non si tratta solo di conoscere sé stessi. L'importante in questo caso non è come siamo realmente, bensì la nostra convinzione di avere qualità o difetti, potenzialità o limiti, elementi che non è detto che gli altri percepiscano in noi così come noi li percepiamo in noi stessi. Una visione positiva di noi consente a ciascuno di sentirsi all'altezza nell'affrontare ciò che la vita riserva; viceversa una visione di noi troppo limitata o timorosa, ci espone molto di più al disorientamento e all'insicurezza.
  • La fiducia in se stessi è la terza componente della stima di sé e si applica soprattutto alle nostre azioni. Essere fiduciosi significa pensare che si è capaci di agire in maniera adeguata nelle situazioni importanti. Sebbene la fiducia in se stessi possa apparire meno importante dell'amore di sé o della visione di sé, di cui non è altro che una conseguenza, il suo ruolo è invece fondamentale in quanto la stima di sé ha bisogno di azioni per mantenersi o svilupparsi.

Queste tre componenti della stima di sé in genere sono interdipendenti: l'amore di sé ( il rispettare se stessi qualunque cosa accada) -> facilita una visione positiva di se stessi -> e quindi il credere nelle proprie capacità e il sapersi proiettare nel futuro -> che a sua volta influenza favorevolmente la fiducia in se stessi e quindi -> l'agire senza eccessivi timori di eventuali insuccessi o del giudizio altrui.

Capita tuttavia che in certi individui questi aspetti siano dissociati o non sempre presenti contemporaneamente o non presenti in maniera sufficientemente stabile. Tutto questo rende vulnerabile la stima di sè.

Un altro autore, nello specifico Nathaniel Branden nel suo lavoro Six Pillars of Self-Esteem , ampliando la prospettiva precedente, ritiene che gli elementi su cui si fonda una sana autostima consistano nel vivere in modo consapevole , nel sapersi accettare , nell'assumersi le proprie responsabilità , nel farsi valere , nell'avere uno scopo nella vita e l'essere coerenti (integrità personale).

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In particolare ciò significa che, per avere una buona stima di sé, occorre innanzitutto avere una buona consapevolezza di sé - quindi essere consapevoli dei propri limiti e pregi, dei propri desideri, sentimenti, bisogni anche quando non ci piacciono, degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei successi e degli insuccessi ottenuti - e del nostro modo di agire nel mondo.
In secondo luogo avere una buona stima di sé implica la capacità di accettarsi , intesa come la capacità di essere rispettosi e solidali con se stessi, anche quando non si prova ammirazione o apprezzamento per le proprie sensazioni o decisioni. Secondo Branden, come terzo e quarto elemento della stima di sé si collocano l'assunzione di responsabilità e saper farsi valere.

Nel loro insieme tutti questi aspetti consentono di sentirsi sufficientemente capaci di avere uno scopo nella vita , una meta da raggiungere attraverso azioni coerenti che siano espressione di ciò che siamo e dei valori che ci appartengono. E i fatti, associati all'accettazione incondizionata di noi stessi, non fanno altro che ripercuotersi sul nostro senso di efficacia, sulla percezione di essere competenti e quindi in ultima analisi sulla stima che abbiamo di noi stessi.

Senza trascurare ciò che le differenzia, la posizione di André e Lelord , e quella di Branden mettono in luce anche punti di vista analoghi: uno di questi è il considerare la stima di sé come un aspetto plastico della personalità, un aspetto che può essere incrementato e che non è dato una volta per tutte.
A testimoniare la plasticità e la complessità della stima di sé ha contribuito anche il dibattito circa l'esistenza di un'unica stima di sé o molteplici stime di sé, che possono funzionare in maniera relativamente indipendente le une dalle altre, ciascuna pertinente ad un ambito particolare.
Da questo punto di vista alcuni autori rilevano come, ad esempio, sia possibile avere una buona stima di sé in ambito professionale e una scarsa considerazione di sé nell'ambito della vita sentimentale e da ciò deducono che, a seconda delle circostanze e degli interlocutori, la concezione del proprio valore personale può variare sensibilmente, pur considerando che nella maggior parte delle persone, un successo o una sconfitta in un certo ambito si ripercuote su tutti gli altri.
Viceversa, altri autori ritengono impossibile suddividere in compartimenti la stima di sé essendo dell'avviso che sia poco probabile, che si abbia una buona opinione di sé in un certo campo a esclusione degli altri. Pertanto, da questo punto di vista, la stima di sé deve essere compresa unicamente come uno sguardo d'insieme su se stessi. Se questo sguardo è benevolo e positivo, ci fa minimizzare i nostri difetti e ci consente di approfittare dei nostri pregi. Viceversa se ci stimiamo poco finiamo per essere troppo severi con noi stessi, precludendoci, a volte, la possibilità di gioire dei nostri successi.

In ogni caso, al di là delle diverse teorizzazioni che riguardano questo aspetto complesso e variegato della nostra personalità, ciò che è certo è che ciascuno di noi è unico, speciale, meritevole e degno d'affetto e, sebbene a volte possa sembrare difficile crederlo, ricordarlo può aiutare ad affrontare in modo più efficace le sfide della vita.

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