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LIFTING CERVICOMALARE
LIFTING CERVICOMALARE |
A cura del Dott. Masino Scutari
Specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva

| Per lifting cervicomalare si intende il riposizionamento dei tessuti del collo
e della faccia ceduti nell'invecchiamento. Nel corso degli anni sono state proposte
molte tecniche per migliorare i risultati del lifting della faccia e renderli
più duraturi. In funzione della situazione specifica, il chirurgo sceglie l'intervento
con la minore morbilità e con i risultati migliori e più duraturi. La scelta si
basa su un compromesso per ottimizzare la sicurezza del paziente e soddisfare
alla stesso tempo il desiderio di un aspetto migliore che duri nel tempo.
Visita preparatoria
Durante la visita preoperatoria si discute con il paziente dell'intervento, della
terapia postoperatoria, dei risultati e delle possibili complicanze. Si raccoglie
l'anamnesi e si esegue un accurato esame obiettivo. Nell'approfondire l'anamnesi
medica è importante indagare sulle condizioni psicologiche del paziente, sui farmaci
assunti e su eventuali allergie o reazioni avverse a pregressi interventi o ad
anestetici. Qualora vi siano dubbi sulle condizioni di salute del paziente, e
quindi sulla sua idoneità all'intervento chirurgico si recede dall'intervento.
Si ordinano gli esami ematochimici e strumentali. Si eseguono le fotografie preoperatorie.
Si consegna al paziente il foglio delle istruzioni che riguarda la preparazione
all'intervento e la terapia postoperatoria, e gli si legge il modulo di consenso,
che gli viene fatto firmare in questa sede e non il giorno stesso dell'intervento.
Si consiglia di fare riempire al paziente tutti gli spazi bianchi del modulo in
questione per dimostrare un suo maggior coinvolgimento e una sua migliore comprensione
del consenso dato. Se il paziente è accompagnato in questa visita, anche l' accompagnatore
dovrebbe firmare in qualità di testimone.
Anestesia locale e sedazione
Normalmente tutti i lifting della faccia vengono eseguiti in anestesia locale
con sedazione, quest'ultima somministrata da un anestesista. Durante l'intervento
sono di aiuto una strumentista e un'infermiera; un'altra infermiera è presente
per le emergenze. Sebbene vi sia un anestesista che si occupa della sedazione
endovenosa (EV), è importante che il chirurgo conosca i farmaci usati per la sedazione
e sia in grado di trattare gli eventuali problemi medici che fossero presenti
durante l'intervento. Il paziente viene istruito a non fare colazione la mattina
dell'intervento. Dopo essersi svestito ed avere indossato una veste da sala operatoria,
viene messo in posizione supina sul tavolo operatorio. L'autore somministra 1
g di cefalessina a meno che il paziente non sia allergico alle penicilline, nel
qual caso utilizza eritromicina. Si usa di routine un monitor cardiaco, il monitor
della pressione e un ossimetro. E' importante che sia presente in sala un apparecchio
per la rianimazione, compresi ossigeno e defibrillatore.
Oggi almeno
il 50% degli interventi viene effettuato nell'ambulatorio del chirurgo, ma questa
sede è equipaggiata come una sala operatoria di ospedale. Mentre il paziente viene
connesso ai vari monitor e a un coaugulatore bipolare, gli si pettinano i capelli
con una soluzione antisettica per facilitarne la separazione nella sede delle
incisioni. Di solito i capelli non vengono né tagliati né rasati né legati in
ciuffi lungo le incisioni. Nel lifting si inietta anestetico locale si creando
una crioidrodissezione che facilita la dissezione dei lembi cutanei e l'emostasi,
e riduce i fastidi postoperatori e le ecchimosi. Sebbene si utilizzino solitamente
tutti i 300 ml di soluzione per l'infiltrazione della faccia e del collo, questa
non può essere considerata una tecnica tumescente. La prima ad essere infiltrata
è l' area submentale assieme alla parte anteriore del collo, seguita dall' area
mandibolare, dove sarà effettuata una liposuzione oppure si passerà una cannula
piatta da liposuzione prima del lifting stesso. Per infiltrare queste aree si
usano all'incirca 70 ml di soluzione di lidocaina allo 0,4% dopo avere creato
un ponfo sulla sede dell'incisione sottomentoniera con la soluzione più concentrata
di lidocaina all'1%. La seconda area da infiltrare è la sede delle incisioni,
con 10-15 ml di soluzione all'1%, in sede da prima dapprima retroauricolare e
infine temporale. La terza regione da anestetizzare, con circa 120 ml di soluzione
allo 0,4% per lato, è rappresentata dalle aree retrauricolari, preauricolari e
temporali e dalla guance, nell'ordine citato. Si dovrebbe evitare di infiltrare
in profondità per non coinvolgere i nervi motori e provocare una paralisi temporanea.
Se la si nota prima dell'inizio dell'intervento, la causa della paralisi è chiara,
ma a causa della diffusione dell'anestetico, l'eventuale paralisi potrebbe essere
notata solo dopo l'intervento, nel qual caso in chirurgo no sa se sia dovuta all'
anestesia o alla lesione del nervo motore. Dopo avere completato l'infiltrazione
sul lato destro, che è il primo lato ad essere operato, si somministra l'anestetico
sul lato sinistro. Per quanto l'anestesia è completata, sono trascorsi circa 15
minuti dal momento della prima infiltrazione sotto il mento e il paziente è pronto
per la lipoaspirazione in quest'area. Analogamente, per quanto la lipoaspirazione
sottomentoniera e del collo è finita, sono trascorsi 15 minuti dal momento in
cui è stato infiltrato l' anestetico dietro l' orecchio e sulle guance, l' intervento
può iniziare. Quest'ordine di somministrazione consente all'epinefrina di raggiungere
il massimo effetto emostatico in ogni regione prima che si incominci ad operare.
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| Prima |
Dopo |
Tecnica
Ci sono probabilmente tante varianti del lifting quanti i chirurghi che lo eseguono.
L'intervento base prevede l'allestimento di lembi cutanei (più o meno estesi)
e la messa in tensione dello SMAS in diverse direzioni, che si può fare sia con
la plicatura (ripiegando il tessuto su sé stesso e suturandolo) che con la sovrapposizione
(sollevando lo SMAS dalle strutture sottostanti, rimovendone l'eccesso e suturandolo
alle varie aree della faccia). Il fondamento logico per la messa in tensione dello
SMAS è che questa manovra allunga la longevità del lifting aumentando il supporto
al sottocute e, in ultima analisi, diminuendo l'effetto scorrimento (stiramento
della cute sottoposta uno stress costante).
L' aggiunta della messa in tensione dello SMAS è equivalente alla chiusura di
una ferita in strati per diminuire la tensione sulla sutura cutanea e quindi ottenere
una cicatrice esteticamente più valida
. La sovrapposizione dello SMAS mediante scollamento può aumentare il rischio
di complicanze, fra cui ematomi e lesioni nervose; la sutura dello SMAS sotto
tensione ripiegandolo su sé stesso senza scollamento (plicatura), secondo alcuni
autori è efficace quanto la prima manovra (lo scollamento). Poiché nessuna delle
due manovre può correggere le bande cervicali del platisma, occorre eseguire anche
la resezione parziale o completa del platisma del collo con la sutura laterale
e mediale dello stesso. Questa manovra migliora l'angolo cervicomentale, ma le
bande di platisma presenti in quest'area possono ripresentarsi, indipendentemente
dalla metodica utilizzata per la loro eliminazione.
Allo scopo di migliorare i risultati del lifting nella metà superiore della faccia,
è stata sviluppata una tecnica di ritidectomia condotta "sul piano profondo" che
comporta una dissezione sottocutanea e la messa in tensione del platisma della
metà inferiore della faccia con la cute soprastante in direzione superolaterale.
La dissezione dello SMAS è condotta al di sopra dei muscoli zigomatici fino al
solco nasolabiale. Questa tecnica è stata in seguito modificata nella "ritidectomia
composita", che si riferisce al posizionamento del muscolo orbicolare in eccesso
che viene rifilato; inoltre si sposta verso l'alto lo SMAS ed il cuscinetto adiposo
della guancia con la cute soprastante come un unico lembo muscolocutaneo. Anche
in questa metodica le bande di platisma vengono trattate cme descritto in precedenza.
Il lifting sottoperiostale è stato sviluppato per migliorare i precedenti approcci
stdard. Prevede uno scollamento sottoperiostale dell'arco zigomatico, seguito
al riposizionamento verso l'alto dei tessuti molli dell'intera metà superiore
della faccia. In seguito è stata sviluppata una modifica di questo approccio,
che prevede un'incisione coronale fin sopra l'orecchio da cui si esegue lo scollamento
sottoperiostale e il sollevamento della metà superiore della faccia.
La correzione della lassità del collo si effettua attraverso un'incisione retroauricolare
da cui si può raggiungere il platisma. Questa tecnica elimina l'incisione preauricolare
e dunque la cicatrice in quest'area. In seguito è stata effettuata una classificazione
delle tecniche che prevedono lo scollamento sottopriostale.
Più l'intervento è aggressivo, più è facile che insorgano complicanze, tra cui
ematomi, lesioni nervose, temporanee o permanenti,e comunque una maggiore morbilità
legata a edemi prolungati, ecchimosi e fastidi. Nessuna delle tecniche più complicate
descritte presenta la risposta finale al ringiovanimento facciale e soprattutto
non garantisce la correzione dei profondi solchi nasolabiali.
Inoltre alcuni pazienti presentano un periodo di convalescenza che può durare
mesi.L' autore preferice perciò un approccio più conservativocce eviti la complicanze
e dia risultati eccellenti.
La ritidectomia cervicofacciale, come eseguita dall'autore, può essere divisa
in 4 fasi:
- Liposuzione del grasso sottomentoniero e cervicale o utilizzo della cannula da
liposuzione per la dissezione di quest'area.
- Dissezione dei lembi sottocutanei.
- Plicatura del sistema muscoloaponeurotico.
- Asportazione dell'eccesso cutaneo e chiusura delle ferite.
Medicazione
Si applica una medicazione piuttosto stretta, che consiste nell'applicazione
di tamponi di Telfa coperti con pomata di bacitracina su tutte le linee di incisione.
Al di sopra si pongono garze da 8 o da 10 cm, che vengono aperte e messe nel senso
della lunghezza sotto il collo.
Sull'indentatura preteagale si possono ripiegare una garza ripiegata o un rotolino
dentale per prevenire l'accumulo di fluidi in questa sede. Le guance, il collo
e le aree retroauricolari sono ora bendate con alcune fascie da 8 o da 10 cm autoaderenti.
Talora si applica un bendaggio elastico che aiuta a prevenire gli ematomi.
Qualora la medicazione sembri troppo stretta nella parte inferiore del collo
anteriormente, si può fare un'incisione verticale di 2,5cm nel suo margine inferiore.
Il paziente viene poi trasferito sul letto di risveglio, che ha un cuscino piuttosto
piatto. L'intervento dal momento in cui il paziente entra in sala operatoria a
quando arriva nella stanza di risveglio, è di 2 ore e mezza / 3 ore. In quest'ultima
stanza il paziente rimarrà per 3-4 ore, durante le quali si somministra un'infusione
lenta per tenere pervia la vena. Alla fine di questo tempo, si rimuove la medicazione
e si esamina il paziente per escludere che vi sia accumulo di sangue o un franco
ematoma. Se vi è del sangue accumulato, di solito sotto forma di coauguli, viene
spremuto verso l'apertura retroauricolare, la cui fuoriesce. In presenza di un
franco sanguinamento si riaprono le ferite, si cerca il vaso che sanguina e lo
si coagula.
Viene quindi applicata una medicazione simile alla precedente, il paziente viene
rivestito e accompagnato in carrozzina alla macchina che lo riaccompagnerà a casa
o in albergo.
Sebbene le istruzioni postoperatorie date al paziente nella visita preoperatoria
spieghino come sia necessario che resti una persona insieme a lui nelle prime
24 ore, spesso il paziente tende a ignorarle, prima dell'intervento si ribadisce
più volte questo punto e si chiede esplicitamente alla persona che accompagna
il paziente di restare con lui. L'autore telefona al paziente la sera dell'intervento
per verificare le condizioni e per rispondere agli eventuali quesiti posti a lui
dall'accompagnatore. Si ricorda al paziente di osservare una dieta liquida nelle
prime 12-24 ore e di non masticare nelle 48 ore seguenti. Può invece bere o mangiare
cibi semiliquidi come yogurt o gelati nei primi 2 giorni, dopo i quali assumerà
gradualmente la sua dieta normale. Richiede al paziente di ritornare al centro
il giorno seguente.
Terapia postoperatoria
E' già stato detto delle restrizioni alimentari. La guida è proibita per i primi
5 giorni, fino a che non si asportano le suture preauricolari. Il giorno dopo
l'intervento, il paziente torna al centro e gli viene tolta la medicazione; si
osserva la situazione e si applica un bendaggio leggero (solo la fasciatura di
Kling).
Il paziente inizia la terapia antibiotica postoperatoria. Gli si chiede di togliere
la medicazione dopo 4 giorni e di fare lo shampoo più volte sotto la doccia per
rimuovere i residui di pomata alla baciatrocina e le croste. Il quinto giorno,
dopo essersi fatto nuovamente lo shampoo ritorna per l'asportazione dei punti
preauricolari. Dapprima si pulisce con alcool per eliminare ogni traccia di pomata,
poi si rimuovono i punti e si applicano Steristrips sulle incisioni pre-e retroauricolari.
Dopo 5-7 giorni (al 10°-12°giorno postoperatorio) il paziente torna di nuovo
per l'asportazione dei punti retroauricolari e temporali e per la rimozione dei
punti metallici. Riprende le sue attività dopo 10-14 giorni.
Garze calde applicate non prima di 5 giorni dopo l'intervento aiutano a ridurre
le ecchimosi.Il chirurgo deve essere disponibile per ogni domanda del paziente
e della sua famiglia e per fornire il supporto psicologico necessario.Un atteggiamento
calmo e rassicurante aiuta ad alleviare la paure e le ansie del paziente circa
la temporanea perdita di sensibilità, le ecchimosi o l'edema.
Complicanze
Le principali complicanze associate al lifting originano da lesioni nervose,
motorie e sensitive(rare) e da lesioni vascolari. Possono non essere notate immediatamente
e non essere subito evidenti se il paziente ha molte ecchimosi o addirittura un
ematoma, o comunque finchè persiste l'effetto dell'anestesia. Come asserito nell'introduzione,
il chirurgo dovrebbe conoscere a fondo l' anatomia della faccia in particolare
la sua innervazione motoria e sensitiva. Questa conoscenza è essenziale anche
per comprendere come le lesioni nervose alterino le espressioni facciali.
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