IL LIFTING FACCIALE E IL LIPOFILLING CON LE CELLULE STAMINALI |
A cura di Maura Peripoli |
LIPOFILLING
Le cellule staminali, sempre più diffusamente, stanno entrando seppure in modo
ancora sperimentale, nella chirurgia plastica e ricostruttiva. Recentemente si
è scoperto che, grazie a particolari metodiche, è possibile utilizzare le cellule
per ricavarne tessuti vari, tipo pelle o ossa con fini estetici e curativi, soprattutto
per quanto riguarda le ferite più gravi. Per queste, in particolare, gli specialisti
attingono dai fattori di crescita del gel piastrinico del sangue e in questo modo
riescono a “migliorare” le ulcere diabetiche e le ferite che hanno tempi lunghi
di cicatrizzazione. Infatti l’applicazione di questi fattori di crescita permette
di “coprire” quasi tutte le lesioni della pelle. I vantaggi dell’utilizzo di cellule
staminali in questi casi, sono piuttosto numerosi: primo tra tutti il fatto che
il paziente potrà essere medicato anche una sola volta a settimana e non necessariamente
tutti i giorni, con la conseguenza che i tempi di guarigione vengono così notevolmente
ridotti. Tutto ciò naturalmente anche a vantaggio della spesa sanitaria. Inoltre,
in alcuni casi, questa metodica ha il merito di evitare l’intervento chirurgico
o di renderlo meno invasivo. Attualmente in Italia i centri che utilizzano le
cellule staminali sono solo tre, ma si tratta di un numero in progressiva crescita.
Primo lifting facciale in Italia,con le staminali
A Roma è stato effettuato con successo un intervento di chirurgia plastica (primo
ed unico nel suo genere) con le cellule staminali: il lifting del viso, utilizzando
una tecnica assolutamente inedita in Europa. Questa nuova e inedita metodica è
stata messa in pratica da Roberto Scalco, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva
e presidente dell'associazione “Chirurgia estetica avanzata”. Si tratta del primo
lifting mai realizzato in Europa, l'unico di cui si ha notizia precedente è quello
effettuato a Tel Aviv. Lo specialista e la sua equipe, hanno quindi utilizzato
staminali del grasso prelevate dalle stesse pazienti e trattate con il sistema
Celution che è una macchina in grado di selezionare minuziosamente la colonia
di staminali “progenitrici” delle cellule adipose. Dopo aver “trattato” la quantità
adeguata al trattamento, le cellule sono state inserite sul viso e sulle cicatrici,
con lo scopo di “spianare” il volto. Il risultato? Quello di un intervento mininvasivo
e oltretutto molto veloce. Le pazienti operate stanno benissimo - hanno assicurato
i medici - e non presentano sul viso, particolari gonfiori. Il risultato dell’operazione
si è dimostrato subito soddisfacente, potrebbe rappresentare il futuro della chirurgia
estetica e aprire nuovi scenari sull’impiego di questa nuova tecnologia dove non
ci saranno più antiestetici tagli o cicatrici. "Stiamo entrando nell'era della
chirurgia plastica ed estetica naturale", ha affermato lo specialista e l'Italia
in questo settore non ha nulla da invidiare agli altri Paesi. La tecnologia utilizzata
è estremamente promettente e riserverà ancora molte sorprese positive.
Lipofilling con le staminali
Molti dei chirurghi estetici affermano che le staminali non rappresentano più
il futuro della chirurgia estetica, ma il presente. A evidenziare questo aspetto
è Alessandro Gennai, chirurgo plastico socio dell'European Academy of Facial Plastic Surgery (Eafps),
che da circa un anno ha modificato la tecnica utilizzata per preservare le cellule
staminali negli interventi di lipofilling. Il chirurgo ha già eseguito numerosi
interventi, con risultati ottimi e senza effetti collaterali, per questo motivo
la convinzione è che il lipofilling sia la soluzione migliore per chi vuole eliminare
qualche ruga di troppo, specialmente in vista dell'estate. La seduta dura circa
30 minuti, non ha particolari controindicazioni, viene eseguita in anestesia locale
e presuppone due o al massimo tre giorni di convalescenza. Ma in cosa consiste
questa tecnica? “Nel prelevare tessuto adiposo da una parte del corpo con una
cannula molto sottile, prepararlo per evitare la rottura degli adipociti garantire
la conservazione delle cellule staminali e successivamente iniettarlo nel tessuto
del viso per restituirgli volume e tono”. Le staminali rigenerano la pelle e la
rendono più “fresca”, soprattutto se stressata dal sole, dal fumo e dalle “cattive
abitudini” di vita. In quest’ultimo anno poi, è stata anche ridefinita “la tecnica
di trapianto nel volto per preservare questo tipo di cellule particolarmente delicate:
si evitano quindi manipolazioni, cercando di traumatizzarne il minor numero possibile
e mantenerle vive". Alcuni recenti studi hanno dimostrato che “le staminali normalmente
presenti nel tessuto adiposo rendono il lipofilling più efficace, migliorando
l'attecchimento del tessuto adiposo e la qualità della pelle del viso, che appare
più liscia e luminosa e quindi più giovane”. Tuttavia per ottenere un risultato
più completo e duraturo, il lipofilling può essere abbinato al lifting endoscopico, che riposizionando i tessuti profondi, permette di ottenere un effetto più
naturale e senza cicatrici. Gennai è uno dei pochi chirurghi in Italia a praticare
da quasi questa tecnica, che ha appreso direttamente dal suo inventore, Nicanor
Isse, da quasi venti anni.
Definizione e proprietà delle cellule staminali
Cosa si intende propriamente per cellule staminali? Sono cellule multipotenti
che hanno la capacità fondamentale di autoreplicarsi e di differenziarsi nelle
cellule progenitrici di tutte le cellule del sangue. Esse si trovano nel midollo
osseo e in piccola quantità nel sangue periferico, ma anche nel sangue del cordone
ombelicale fetale e nei vasi placentari. Tuttavia le più numerose sono quelle
nel cordone ombelicale ed hanno anche una capacità maggiore delle altre ad autoreplicarsi
rispetto ad esempio alle staminali del midollo osseo. Come vengono conservate?
Alla nascita viene prelevato il sangue del cordone con le cellule staminali, successivamente
viene concentrato, congelato a – 196° in azoto liquido e conservato per un tempo
illimitato, senza che le cellule staminali perdano le loro proprietà biologiche,
sia per usi personali (trapianto autologo) che per altri usi (es. trapianto allogenico ossia donarlo ad un ricevente al di fuori della famiglia). Fino a 20 anni fa
circa, si riteneva che le cellule staminali fossero in grado di formare solo le
cellule del sangue. In seguito gli scienziati, dopo aver effettuato ricerche sperimentali
sugli animali, confermate da successive ricerche sull’uomo, hanno dimostrato che
le cellule staminali del midollo, del sangue e del cordone ombelicale sono pluripotenti,
cioè in grado di differenziarsi in tutte le cellule che compongono l'organismo
(es. cellule nervose, muscolari, epatiche ect.). Questa singolare caratteristica
unita alla facilità di prelevamento e di conservazione, ha fatto sì che attualmente
nel mondo, esistano numerosi banche per la conservazione delle cellule staminali.
Oggi, la probabilità che un campione di sangue del cordone ombelicale (conservato
per 20 anni e considerando le malattie che attualmente possono essere trattate
con un trapianto di sangue del cordone) possa essere utilizzato, è stata stimata
in 1/2700. Ed è altrettanto importante sapere che il campione di sangue cordonale
oltre a poter essere utilizzato dal donatore con una istocompatibiltà totale (100%),
può essere utilizzato da un fratello o sorella,dalla madre, dal padre e da altri
familiari con istocompaibilità progressivamente decrescente.
Legislazione in materia di staminali
In Italia, l’attuale legge non consente l’istituzione di banche private per la
conservazione di cellule staminali cordonali per uso proprio (uso autologo). Tuttavia il Ministero della Salute, ogni anno dal 2002 con propria Ordinanza
ministeriale (l’ultima al momento porta la data del 4 maggio 2007, pubblicata
su G.U. del 9 maggio 2006), riconosce ai cittadini italiani il “diritto di esportare
e conservare le cellule staminali cordonali in una banca privata Laboratorio situata
all’estero”. Infine, L’Ordinanza firmata dal Ministro della Salute il 4 maggio
2007 e inviata all'esame della Corte dei Conti, conferma che l'attività di conservazione
del cordone ombelicale è effettuata esclusivamente dalle banche di strutture pubbliche
e assimilate. La conservazione del cordone a seguito di donazioni, senza oneri
a carico delle donatrici, è prevista dalla nuova ordinanza nei seguenti casi:
“per uso allogenico, a scopo solidaristico per uso dedicato, al proprio neonato
o a consaguineo affetto da patologia in atto al momento della raccolta del cordone,
per la quale può essere utile un eventuale trapianto di cellule cordonali, per
uso dedicato, nel caso di famiglie ad alto rischio di avere figli affetti da malattie
geneticamente determinate per le quali risulti appropriato il trapianto". L'ordinanza
affronta inoltre per la prima volta la possibilità per le donne di conservare
il proprio cordone per uso autologo, anche in quei casi in cui il neonato non sia affetto o sia a rischio di contrarre
patologie per le quali è già oggi provata l'utilità del trapianto.
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