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IL MASSAGGIO ANDINO “QHAQOY”

A cura di Andrea Carlucci

Il Massaggio Andino Qhaqoy, al pari di altre pratiche assimilabili alla cosiddetta "MEDICINA ALTERNATIVA ”, è una tecnica che non ha fondamenti scientifici e che non può essere utilizzata in sostituzione delle pratiche mediche ufficiali. Tuttavia la sua natura non “invasiva” la rende praticabile senza controindicazioni da chi crede che le terapie “alternative” possano agire positivamente sull’individuo dal punto di vista sia fisico che psichico.

La medicina Andina
la cultura andina si sviluppò intorno al lago Titicaca e si espanse poi in una vasta area del Sud America, raggiungendo il suo massimo splendore nel periodo del Tawantinsuyo.
Essa si caratterizza per una visione del mondo essenzialmente legata alla natura e ai suoi processi, tanto che la divinità principale è la Pachamama, la dea Natura, appunto.
La medicina andina aveva come scopo precipuo quello di aiutare le persone a vivere in armonia e in salute, oppure, quando il ciclo della vita era concluso, aiutava a “viaggiare” verso un’altra dimensione, in pace e senza sofferenze. Essa aveva comunque un carattere fondamentalmente preventivo e molta importanza veniva data alla corretta informazione sull’alimentazione e su un atteggiamento mentale positivo.
Colui che è considerato il padre della medicina peruviana è Wiracocha Imaymana, la cui importanza per alcune popolazioni è pari a quella che ricopre Ippocrate per la medicina occidentale.
Secondo l’antica arte di guarigione andina l’uomo veniva considerato in senso olistico: non solamente da un punto di vista fisico ma anche istintuale, emozionale, spirituale e del pensiero. Essa studiava il rapporto tra Uomo e Natura Esterna e tra l’Uomo e la sua Natura Interna.
I medici, anche denominati Hampi Kamayoq, studiavano l’influenza delle manifestazioni della Natura Esterna come il sole, la luna, l’energia tellurica sull’uomo. Conoscevano l’influenza che la terra, l’aria e l’acqua hanno nei processi di guarigione o di malattia.
Si interessarono e approfondirono le proprie conoscenze anche intorno a quell’energia chiamata “Kallpa” che equivale all’energia elettromagnetica che avvolge ogni essere vivente e tutta la natura.
Essi usavano per le loro guarigioni, oltre all’osservazione del malato, anche la premonizione, la chiaroveggenza, la telepatia e si servivano delle loro conoscenze di biochimica, di biofisica, di erboristeria, di mineralogia, di zoologia e di cromoterapia per preparare le cure e aiutare il paziente a ristabilire il proprio equilibrio.

Il massaggio Qhaqoy

Fu l’antico popolo Inca a dare origine all’antichissima arte terapeutica del Qhaqoy che consente un percorso di conoscenza interiore in grado di far riscoprire “l’Uomo Sacro” secondo la spiritualità Inca.
Nella medicina tradizionale andina, il Qhaqoy è una vera e propria pratica curativa che consiste in un massaggio attraverso il quale si va a ripristinare la circolazione armonica del “Ti” ( l’energia solare, caratteristica dell’uomo) e del “Ki” (energia lunare caratteristica della donna) in tutto l’organismo
Gli indiani sudamericani Quechuas e Aymaras del Perù e della Bolivia che utilizzavano questo massaggio, agivano secondo un concetto ben preciso di salute e di benessere che era quello del giusto equilibrio tra l’uomo e la natura. Quando non si gode di buona salute, secondo i Curanderos (Sciamani), significa che si è innescato un processo di disequilibrio tra le forze della natura e quelle umane.
Il Qhaqoy conduce ad uno stato di rilassamento profondo e permette di ristabilire uno stato ottimale di salute psicofisica.
Il suo scopo è armonizzare l’individuo che si trova ad avere un eccesso o una dispersione di energia dovuta all’accumulo di tensioni emotive continue (come l’ansia, il dolore, la rabbia, lo stress, la paura, le preoccupazioni) attraverso azioni che riequilibrano l’organismo in generale. Consente a ciascuno di portar fuori ogni conflittualità emotiva e tensione per elaborarla, risolverla e consentire un cammino di autoguarigione e di crescita.
Il Massaggio Qhaqoy si fonda sulla conoscenza della tripartizione dell’uomo (fisica, mentale-emozionale, spirituale) e sugli “influssi cosmici”. Fra questi, quello principale per i popoli sudamericani è quello della Costellazione della Croce del Sud, considerato il caposaldo della cosmologia andina e il principale riferimento del pensiero filosofico, scientifico e religioso.
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Come si esegue il massaggio
Durante le prime sedute viene fatto eseguire al paziente un auto-massaggio guidato, facendogli mantenere gli occhi chiusi per esaltare ogni sensazione tattile e aumentare il grado di consapevolezza di sé attraverso la scoperta delle mani, delle braccia, del viso e anche attraverso l’ascolto del ritmo del proprio respiro.
Mantenendo gli occhi chiusi ci si predispone infatti ad una maggiore sensibilità degli organi vitali e si va a stimolare la capacità di visualizzazione e di immaginazione delle rappresentazioni dei propri pensieri, delle proprie azioni e sensazioni provenienti dal corpo stesso.
Si prosegue quindi con una osservazione e valutazione del polso, della pelle, degli occhi e della lingua dalle quali il terapeuta o Curandero è in grado di riscontrare eventuali disequilibri e capire quali organi sono maggiormente coinvolti. Da qui, egli, decide se praticare il massaggio su tutto il corpo o solo su alcune zone.
Dopo questa fase di presa di coscienza, si procede al massaggio vero e proprio con una durata che può arrivare fino a due ore e che prevede l’utilizzo di oli essenziali, erbe medicinali e pietre riscaldate.

Il massaggio Andino non ha controindicazioni, è adatto a tutti e viene effettuato con durata e modalità diverse a seconda del grado di disagio fisico-emotivo e al grado di consapevolezza di chi vi si sottopone.
Nel massaggio vengono utilizzate ben sette manualità diverse in grado di aumentare la sensibilità al tatto e al contatto corporeo.
Il massaggiatore e il paziente si pongono in uno stato di “ascolto” reciproco, attivato attraverso le sensazioni della pelle. Attraverso il contatto del corpo con le mani, quindi, il terapeuta trasmette la sua “energia” e durante il trattamento il paziente potrà scoppiare in un pianto o una risata liberatoria o abbandonarsi ad un sonno profondo.
Spesso la pratica del massaggio andino viene accompagnata dall’uso del Thalay: la persona viene fatta sdraiare su una coperta di lana che viene dolcemente dondolata da quattro persone che la sostengono agli angoli così da creare un piacevole effetto di culla.
Anche per consentire una efficace rielaborazione delle proprie emozioni vissute durante il massaggio è consigliabile non effettuare sedute troppo ravvicinate nel tempo.

Il massaggio “Qhaqoy” viene oggi riconosciuto come l’antico patrimonio culturale e terapeutico delle popolazioni andine e rientra tra le metodiche di più facile utilizzo e di immediata disponibilità cui viene attribuita, da chi lo esercita, grande efficacia nella stimolazione dei processi di guarigione.

Bibliografia:
- Hernàn Huarache Mamani, La Donna della luce, 2007, ed. Piemme
- Hernàn Huarache Mamani, La Profezia della Curandera, 2001, ed . Piemme
- Hernàn Huarache Mamani, Negli occhi dello sciamano, 1998, ed. Piemme

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