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MASSAGGIO BERBERO
Ancora oggi, come in origine, il Massaggio Berbero è essenzialmente un rituale
di purificazione, che si inserisce all’interno dei riti termali tipici dell’hammam. I segreti e le virtù di questa pratica sono stati custoditi nel tempo e sono
stati tramandati di madre in figlia donando oggi a questa pratica una sua collocazione
ben precisa che trova largo spazio in molti centri estetici, centri benessere,
hammam e beauty farm.
Si comincia entrando nell’hammam; il silenzio alternato al suono ipnotico dell’Oud anche detto liuto arabo, il calore del vapore che fa subito cambiare il respiro, la luce di piccole candele qua e la, segnalano l’ingresso in un mondo e in una cultura lontana e affascinante.
Solo adesso si è pronti per il massaggio che dura circa un’ora e si applica a due o a quattro mani. Quello a quattro mani è una danza dolce sulla pelle, è un pianoforte suonato a dieci dita, sono due operatori che si muovono come un’onda sincrona sul corpo della persona. Richiede una particolare abilità, che presuppone grande armonia, preparazione, allenamento e sintonia da parte dei massaggiatori. Il tutto, si svolge nel silenzio e nel calore delle gocce di olio di Argan che viene massaggiato caldo. Si comincia dai piedi per poi procedere verso l’alto, prima supini e poi proni sul lettino. Il tocco è costante e sembra che sia una sola persona e a volte una sola mano a donare quella sensazione che scioglie i muscoli ed elettrizza la pelle. Un’ora di contatti piacevolissimi, di mani che scorrono e si inseguono, di leggere pressioni, di mobilizzazioni lente e forti, dolci e vigorose. Al massaggio vero e proprio si alternano e si integrano anche gli impacchi caldi che vanno a decongestionare le zone più sensibili. Può succedere che chi lo riceve possa, molto spesso, addormentarsi o comunque abbandonarsi ad un rilassamento profondo. Alla fine del massaggio si lascia la persona per un po’ sdraiata e tenuta al caldo da una coperta. Una volta in piedi si viene accompagnati in una “zona relax” dove è possibile degustare frutta secca, dolcetti arabi, tisane e thé verde adagiati su comodi tappeti e cuscini orientali. Qui continua ancora il massaggio ma solo attraverso il ricordo delle sensazioni piacevoli che il corpo ha provato; resta ancora per qualche momento il calore delle mani sul corpo che continuano a disegnare linee; rimane il profumo e la consistenza dell’olio di Argan che avvolge e abbraccia.
La fama dell’olio di Argan è dovuta a Zoubida Charrouf, docente del Laboratorio di Chimica Vegetale e di Sintesi Organica e Bio-Organica alla Facoltà di Scienze dell’Università Mohammed V di Rabat. Il suo impegno è stato notevole affinché fosse possibile fare conoscere e apprezzare questo prodotto sia nel suo paese che fuori. Nel 1995 elaborò e presentò alle autorità locali un progetto finalizzato allo sviluppo e alla promozione dell’olio di Argan, alla salvaguardia della foresta e al miglioramento della condizione della donna rurale marocchina. Fondò una cooperativa a Tamanar (tra Essaouira ed Agadir), “Amal” che in arabo significa speranza. La cooperativa si avvale di altre due illustri professioniste: Khadija Ghalimi (con studi commerciali e di marketing) e Amina Idalkadi (con specializzazione in informatica e corsi di marketing e gestione aziendale in Israele), oggi rispettivamente direttrice e presidente della cooperativa. che produce olio di Argan, considerato una vera delizia gastronomica, estraendolo dalle armelline contenute nel nocciolo del frutto dell’albero. La caparbietà di Zoubida Charrouf la portò a riuscire ad avere il sostegno nella sua opera da parte dell’Ambasciata e del Consolato della Gran Bretagna e il “Comité d’entraide internazionale” che finanziarono l’acquisto delle attrezzature necessarie. La prima sede della cooperativa fu a Tamanar e le altre due a Tizdi e Mesti. La peculiarità delle cooperative è la sua gestione costituita di sole donne marocchine; le pioniere erano 16, guidate da Khadija Ghalimi e Amina Idalkadi sino ad oggi che sono 47 e 120 donne sono quelle, invece, che operano a domicilio. La foresta dell’Argan (circa venti milioni di alberi) è pesantemente minacciata dal processo di desertificazione, dall’estrema siccità e dallo sfruttamento intensivo del patrimonio boschivo; il governo sta cercando di risolvere questa drammatica situazione con programmi di rimboschimento e di protezione del patrimonio forestale. La coltivazione dell’Argan ha portato maggiori flussi di denaro alle famiglie povere del Marocco e ha reso più sensibili queste famiglie al problema della protezione degli alberi di argan. L’UNESCO ha riconosciuto ultimamente l’Argan, ossia l’Argania spinosa, come “albero della vita”. Si ringrazia per la preziosa collaborazione, e per il materiale fotografico Viviana Carfì responsabile del Centro Moresko Hammam Café di Milano, www.moresko.it MASSAGGIO BERBEROArticoli correlati
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