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IL MASSAGGIO MIOFASCIALE

A cura di Stefania Foti

Importato dagli Stati Uniti d’America, il massaggio miofasciale prende il nome dal suffisso “mio” che deriva da muscolo e “fasciale” da fascia. Si tratta di una tecnica di terapia manuale che non lavora sui muscoli, ma tra i muscoli (cioè sulla fascia che li riveste); essa trae le sue origini dall’osteopatia di Andrew Taylor Still, la terapia che si basa sul contatto manuale per la diagnosi ed il trattamento, la prima che ha messo in risalto l’importanza della fascia intesa come tessuto connettivo che riveste l'organismo a livello sottocutaneo. Pur richiedendo da parte dell’operatore grande precisione e buona conoscenza dell’anatomia, il massaggio miofasciale è di facile esecuzione e può essere modulato in base alle necessità del destinatario.

Come lavora
I muscoli del corpo sono disposti in fasce ordinate avvolte da guaine di tessuto connettivale che formano una rete estesa chiamata sistema miofasciale. Il metodo utilizzato per questo massaggio neuromuscolare lavora proprio su questo ampio tessuto elastico agendo al contempo sul fronte muscolare e nervoso. La pressione esercitata dal massaggiatore è forte ed energica, indirizzata alle fasce muscolari interessate, rendendo i muscoli più elastici e vivaci e riattivandone le funzioni. Il massaggio svolge quindi una azione mirata sul liquido interstiziale, il lubrificante dei muscoli e per questo incrementa la fluidità del movimento. Agisce quindi liberando da tensioni, ristagni e stasi la parte di tessuto connettivo (fascia) che riveste il muscolo facendo sì che il muscolo scorra liberamente nella sua guaina di contenzione. L’utilità di questa azione è magnificata soprattutto nel gesto sportivo; il “motore” muscolare, essendo ben oliato, darà il massimo in termini di performance sportiva ed eviterà traumi muscolari. Ecco perché il massaggio miofasciale è particolarmente indicato per gli atleti.

@@@MPu@@@Non solo per gli sportivi…
Con i dovuti accorgimenti, il massaggio miofasciale è una tecnica valida per chiunque, particolarmente efficace nel trattamento delle rigidità e nel caso di contratture a carico della muscolatura, anche di tipo cronico. I benefici consistono quindi nel miglioramento della postura e nella risoluzione dei dolori muscolo articolari.

La seduta tipo

In un'atmosfera calda e avvolgente, resa tale anche da luci soffuse e musica di sottofondo, il paziente deve riuscire a rilassarsi completamente, cercando di allontanare i pensieri della vita quotidiana. Prima di allora, però, il massaggiatore avrà chiesto al paziente di fornire qualsiasi informazione utile sui disturbi che lo affliggono. Il massaggiatore continuerà quindi a mantenere un contatto verbale con il paziente per l'intera durata del massaggio, illustrandogli le varie manovre che esegue e chiedendogli di cambiate posizione ogni volta ciò si renda necessario.
La seduta ha inizio con il paziente sdraiato in posizione supina, con il massaggiatore che esplora il corpo con manovre, cercando di individuare i punti di tensione. La palpazione dello stato connettivale permette di capire chiaramente se sotto lo stato dermico esistono tensioni muscolari. Operando sullo strato connettivale in tensione per via riflessa, il massaggiatore ottiene quindi la distensione dello stato muscolare. Dalla posizione supina passa poi a quella prona.

Fin dalla seduta successiva, che può avvenire anche a distanza di 3/4 giorni, le manovre diventano più energiche e le pressioni più profonde, nel rispetto delle caratteristiche fisiche del paziente. Una seduta dopo l'altra, il corpo risulterà sempre più sciolto e di conseguenza penetrabile. Le prime sedute non avranno una durata maggiore di 40 minuti, per non sottoporre il fisico ad eccessivo stress; una volta che il paziente si sarà abituato al trattamento, esso potrà anche raggiungere la durata di 90 minuti.

Le manovre nel dettaglio
Il massaggio miofasciale inizia partendo dalla zona della cervicale e procedendo sulle scapole e sui paravertebrali fino a raggiungere la zona lombosacrale. Il metodo di massaggio neuromuscolare miofasciale si serve di manovre comuni quali pressioni forti ed energiche decontratturanti, effettuate con i pollici e dita tese su tutta la parte da trattare, che si alternano a scivolamenti lenti ma intensi e di tecniche specifiche che agiscono proprio sulla fascia connettivale e sulla muscolatura. Per gli scivolamenti, ad esempio, l’operatore appoggia le mani a lato della colonna vertebrale, appena sotto il collo, e fa scivolare le mani scendendo ai lati della colonna vertebrale fino a raggiungere le natiche. Scivolando le mani verso il basso, gli avambracci del terapista entrano in aderenza con la schiena. Quando le mani si trovano poco sotto la linea dei fianchi, il movimento si apre verso l’esterno. La mano passa da chiusa ad aperta e, senza interrompere il movimento, l’operatore risale sfiorando la schiena e sempre esercitando pressione spinge le spalle verso il basso terminando il movimento lungo tutte le braccia.
Le manovre più specifiche del massaggio miofasciale agiscono attraverso la delineilizzazione che consiste nell'effettuare pressioni verticali che costeggiano tutto il perimetro muscolare e lo scollamento nel quale il terapista esegue un’azione trasversale per spostare lateralmente il muscolo. Pressioni sui muscoli paravertebrali sono pure parte di questa tecnica. Si comincia dalla zona sacrale ove le mani sono appoggiate con i pollici ad una distanza di circa 2 centimetri dalla colonna vertebrale e poi vengono praticate delle pressioni perpendicolari tra gli spazi vertebrali utilizzando i polpastrelli dei pollici. La pressione viene mantenuta per almeno 4 secondi, cercando di coordinarla con il respiro del ricevente. Solo durante l’espirazione, si compiono le pressioni che saranno ripetute fino alla base del collo. Altra tecnica utilizzata è l’impastamento: le mani a forma di 'L' sono appoggiate sulla zona da trattare, poi si afferra e si spreme la massa carnosa con i pollici che si muovono verso gli indici. Passaggio dopo passaggio ci si muove dal basso verso l’alto. Questa tecnica rilassa e distende i muscoli.

La respirazione
Il legame tra terapista e ricevente è talmente importante che, come detto sopra, prevede la sincronizzazione della respirazione tra i due. Quando si inspira, la tensione muscolare aumenta sensibilmente, in particolare nella zona del tronco; quando invece si espira, si decontraggono i muscoli e legamenti che diventano morbidi e cedevoli. Per questo il terapista deve chiedere al contraente di assumere un ritmo respiratorio lento e regolare, contando fino a 5 durante l’inspirazione e l’espirazione. Il terapista esercita pressione mentre si espira e rilascia mentre si inspira.

Effetti dopo la seduta
In seguito all’azione profonda sul corpo prodotta dal massaggio miofasciale, ci sono soggetti che provano un benessere immediato consistente in una aumentata libertà di movimento e una sensazione di leggerezza e altri che, invece, accusano una stanchezza profonda; per questi ultimi i benefici sono solo rimandati. La tecnica è in grado di migliorare nel tempo sia la postura, sia la fluidità dei movimenti e di conseguenza la qualità della vita quotidiana e sportiva. Si consiglia un ciclo di almeno 10 sedute.

Controindicazioni
Non devono assolutamente essere trattate tutte quelle zone dove sono presenti infiammazioni importanti, ove ci sono situazioni vascolari compromesse e ove ci sono edemi.

Si ringrazia per la consulenza Roberto Pellegrini, massofisioterapista.

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