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IL MASSAGGIO SHIATSU: che cos'è e a che cosa serve.

A cura del  Dott. A. Bernini

Come nasce lo shiatzu come terapia manuale

Il massaggio è sicuramente una delle forme più antiche e naturali di terapia. L'azione di stimolare la superficie cutanea con frizioni o pressioni esercita effetti immediati, come ognuno può sperimentare massaggiandosi energicamente su una contusione recente o, più delicatamente, su un'articolazione dolente. Già nell'antichità il massaggio era stato sistematizzato con la codificazione di precise tecniche per rendere la stimolazione più efficace, e, nell'ambito della scienza medica cinese, erano state applicate ad esso le stesse teorie energetiche sulle quali si fondano l'agopuntura, la dietetica e la fitoterapia.
Lo shiatsu è una forma di terapia manuale nata in Giappone all'inizio del XX° secolo ad opera di maestri che praticavano tecniche di massaggio tradizionale dette "anma" o "do-in", direttamente derivate dal massaggio tradizionale cinese o "tuina".
In Giappone la medicina cinese approdò con i monaci buddhisti attorno al 560 d.C. e venne rapidamente assimilata e sviluppata con caratteristiche proprie dal popolo giapponese sino a farne una medicina quasi a sé stante. Anche il massaggio subì lo stesso destino. Durante l'epoca Edo (XVII° secolo) nella istruzione dei medici giapponesi era compreso l'anma, perché si riteneva che la conoscenza del massaggio fosse indispensabile per capire la struttura del corpo umano e il percorso dei meridiani, nonché per trovare i punti di agopuntura. Nei secoli però si perdette la capacità di usare appieno le potenzialità di queste tecniche, che divennero appannaggio di terapisti minori, quasi sempre ciechi, sino a sfociare in un uso solo edonistico-estetico. Agli inizi del Novecento però, parallelamente al manifestarsi di un atteggiamento modernista del governo giapponese (restaurazione Meiji), fortemente ostile a tutta la tradizione medica non di stampo scientifico occidentale, ci fu una riscoperta del massaggio terapeutico. Grazie all'opera di maestri che unirono le conoscenze moderne con quelle tradizionali, si sviluppò una tecnica di terapia manuale caratterizzata dalla pressione statica su punti e su aree corporee e dalla mobilizzazione degli arti e della colonna, che prese il nome di shiatsu.

Che cos'è?

Esistono oggi diverse scuole di shiatsu nel mondo, che si differenziano per i caratteri che i vari maestri hanno loro imposto. Tuttavia si possono riconoscere in questa forma di terapia alcune caratteristiche comuni.
Nello shiatsu, il terapista (shiatsuka) entra in relazione con il paziente attraverso il contatto manuale in modo da percepire lo stato di equilibrio energetico sul quale deve lavorare. Così agendo, nel momento in cui tratta il paziente, lo shiatsuka fa già una diagnosi energetica. Il rapporto terapista (torì) e paziente (ukè) è quindi bidirezionale.
Nella pratica la seduta di shiatsu avviene in un ambiente calmo e confortevole: generalmente il paziente è disteso a terra su un tappeto imbottito (tatami) o a volte seduto su una panca bassa o sdraiato su un lettino da massaggio, mentre il terapista può restare inginocchiato o in piedi. Esistono dei trattamenti completi costituiti da una sequenza di manipolazioni codificata (katà), ma può anche essere effettuato un trattamento specifico a seconda del problema.
La manipolazione è in genere molto piacevole e rilassante e consiste di trazioni e pressioni mantenute per alcuni secondi su aree precise, intercalate da mobilizzazioni dolci delle articolazioni. Non viene mai forzata la mobilità naturale e non vengono "sciolti" con forza gli eventuali nodi di tensione (a differenza di quanto avviene in alcune tecniche di massaggio tradizionale cinese e di massaggio terapeutico occidentale), ma si opera sempre attraverso un bilanciamento graduale sino ad ottenere l'equilibrio.

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La pressione può essere esercitata con la punta delle dita, con le nocche, con la palma delle mani, con la pianta dei piedi, col gomito o col ginocchio, a seconda della posizione e dell'intensità di stimolazione ricercata. Usualmente si preferisce non operare direttamente sulla cute, perciò il paziente indossa di solito un vestito leggero o una tuta. Non vengono utilizzati quindi olii o creme, come invece avviene in altri tipi di massaggio tradizionale (es. ayurvedico). Qualche shiatsuka abbina al trattamento alcune tecniche derivate dalla medicina tradizionale cinese o giapponese, quali la moxibustione, che consiste nella stimolazione del punto di agopuntura con il riscaldamento operato bruciando dei piccoli coni di polvere di artemisia essiccata appoggiati sulla cute o avvicinando al punto la brace di un "sigaro" fatto con la stessa erba.

Quali sono le possibili applicazioni cliniche dello shiatsu?

Va detto innanzitutto che lo shiatsu è una tecnica di riequilibrio molto potente. Sottoporsi periodicamente ad un trattamento fatto da mani esperte è quindi un eccellente modo di restare in salute. Risultati molto buoni si ottengono in tutte le patologie dolorose, da quelle articolari (in particolare le lombalgie), alle cefalee.
Alcuni shiatsuka esperti possono trattare con successo anche disturbi gastroenterici, dismenorrea e disturbi del ciclo mestruale, insonnia, asma. Certe tecniche specifiche sono inoltre utilizzate per la terapia di malattie acute: forme da raffreddamento, infiammazioni, traumi acuti, ecc.
L'azione profonda del trattamento shiatsu, lo rende molto efficace in tutte le forme di stress e di tensione sia psichica che muscolare.
Personalmente ho riscontrato grandi benefici anche in forme di ansia e di depressione. Attenzione però! Un trattamento shiatsu fatto in modo serio, può modificare in modo molto profondo lo stato emozionale del paziente: non è raro avere come reazione manifestazioni emotive come il pianto o il riso!

Come riconoscere un terapista qualificato?

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In Italia esistono diverse scuole di shiatsu, associate in alcune organizzazioni di categoria. Queste associazioni hanno stabilito un curriculum formativo basato su standard riconosciuti da numerosi paesi europei e dalla Svizzera, consistente in un tirocinio teorico-pratico di almeno 600 ore accademiche in tre anni, più un anno di praticantato. Chi ha seguito questo iter formativo può sostenere un esame di qualificazione alla professione di terapista shiatsu presso una delle associazioni di categoria abilitate a garantire la qualificazione degli operatori. Occorrono dunque non meno di quattro anni di formazione per poter essere abilitati come operatori shiatsu.
Il terapista shiatsu qualificato non è necessariamente un massofisioterapista o un fisiokinesiterapista, anche se alcune scuole dalle quali provengono questi professionisti includono alcune ore di formazione sullo shiatsu. In genere si tratta di persone in possesso di una licenza media superiore, qualificate specificamente ad esercitare questa nuova professione.
Queste norme sono in fase di formalizzazione a livello di alcune regioni (Lombardia, Piemonte, Lazio, Veneto) che stanno regolamentando le numerose professioni nate nel campo delle medicine naturali.

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