SBIANCAMENTO DEI DENTI
Gli storici raccontano che gli antichi romani, sebbene con scarsi risultati,
cercassero di sbiancare i denti utilizzando prodotti naturali. Durante il Rinascimento si ricorreva a un liquido
corrosivo detto “acquaforte”, mentre a fine Ottocento venivano utilizzati composti
aggressivi tra cui l’acido ossalico. L’uso dell’acido idrocloridrico come sbiancante
della dentatura risale ai primi del Novecento, mentre il perossido di idrogeno
a diverse diluizioni compare intorno alla metà del secolo scorso per essere poi
associato, a partire dagli anni ’80, all’uso di una fonte di calore. Oggi le tecniche
sono assai meno aggressive e, a differenza delle precedenti, non presentano rischi
per denti e gengive.
Il colore dei denti
Il colore dei denti naturali è determinato geneticamente e ciascuno di noi ha
il proprio. I canini, poi, hanno in genere una tonalità più carica degli altri.
Al contrario di quanto si possa pensare, non è lo smalto a determinare la colorazione
dei denti: esso, infatti, non possiede una tinta propria ma è traslucido e dalla
sua superficie traspare il colore della dentina sottostante. Col passare del tempo
però può tingersi assorbendo pigmenti da cibi e bevande, mentre la dentina tende
a ispessirsi. Ciò fa sì che con l’invecchiamento i denti si scuriscano e perdano
la loro originaria brillantezza.
Le macchie
I denti possono presentare due tipi di macchie:
Macchie estrinseche: esterne al dente, sono causate dal depositarsi di sostanze contenenti cromogeni
e da placca e tartaro. Si rimuovono con metodi meccanici, come l’ablazione o il semplice uso di dentifrici
sbiancanti che agiscono per abrasione. Le sostanze che possono macchiare i denti
sono innumerevoli; tra le più aggressive, il catrame e la nicotina presenti nel
fumo, tè, caffè e vino rosso.
Macchie intrinseche: sono contenute all’interno dello smalto del dente. Si eliminano solo con lo
sbiancamento dentale mediante perossidi. Tra queste sono incluse le macchie dovute
ad anomalie nella mineralizzazione dello smalto determinate da cause genetiche,
all’uso di particolari farmaci come le tetracicline durante la formazione dei
denti permanenti, all’assunzione eccessiva di fluoro. Queste più che macchie vere
e proprie sono aree di smalto in cui manca l’organizzazione tipica di questo tessuto.
Per questo sono più difficili delle altre da trattare e spesso richiedono sbiancamenti
professionali prolungati nel tempo.
Agenti sbiancanti
Si stima che oggi nel mondo siano stati effettuati finora circa 30 milioni di
sbiancamenti professionali in tutta sicurezza. Gli attuali progressi dell’odontoiatria
cosmetica consentono di riportare il colore dei denti al bianco e alla luminosità
di un tempo: si può anche arrivare a ottenere un bianco tipo porcellana, totalmente
privo di sfumature. La capacità di sbiancamento di un prodotto dipende dalla concentrazione
del principio attivo e dal tempo di permanenza a contatto dei denti. Nell’ambito
dei sistemi di sbiancamento esistono soluzioni professionali, che possono essere
usate solo dal dentista, e prodotti domiciliari. Questi ultimi vengono utilizzati
in casa dal paziente e sono venduti in farmacia sotto forma di mascherine e gel.
Tutte le tecniche si basano sullo stesso meccanismo d’azione: lo sviluppo di ossigeno.
La differenza risiede nella concentrazione delle sostanze impiegate e nella loro
potenza sbiancante. Sia i sistemi professionali sia quelli domestici sono controindicati
nelle persone con gravi malattie sistemiche, nelle donne in gravidanza e allattamento,
nei pazienti con allergie specifiche o con denti gravemente danneggiati e ipersensibili.
Queste, in dettaglio, le differenze tra le diverse tecniche:
Domiciliare o “home bleaching”. Si utilizza un gel a base di perossido di carbamide a concentrazioni dal 10
al 20%. Normalmente si ottengono risultati efficaci nel giro di pochi giorni,
con una modesta e transitoria ipersensibilità. L’efficacia dei prodotti “fai da
te” è più bassa di quella sistemi professionali e il trattamento deve essere ripetuto
con maggiore frequenza.
Professionale o “
in office bleaching”. Vengono adoperati gel a base di perossido di idrogeno in concentrazioni tra
il 20 ed il 50%, solitamente attivati da un catalizzatore chimico o da una fonte
di calore. Con le tecniche professionali di sbiancamento si usano agenti sbiancanti
ad alta percentuale di principio attivo, capaci di modificare sia il colore geneticamente
determinato, sia le variazioni che lo smalto subisce col passare del tempo. I
sistemi professionali sono in grado di operare modifiche positive anche nei casi
complessi in cui la colorazione dei denti sia stata alterata dall’assunzione di
tetracicline o di fluoro in eccesso, oppure da cause congenite. La tecnica più
recente, denominata “
Beyond”, è in grado di produrre l’effetto sbiancante dopo appena 30 minuti di applicazione.
Mista. Soluzione che, nei casi più difficili, associa una o più sedute professionali
a un breve periodo di trattamento domiciliare.
I rischi
I rischi di un trattamento professionale ben eseguito sono quasi nulli: sia l’ipersensibilità
sia l’irritazione gengivale, potenziali effetti collaterali, si annullano attenendosi
scrupolosamente ai protocolli indicati e, comunque, nel caso dovessero verificarsi,
sono in genere minimi e transitori. Nessuno studio ha evidenziato effetti sulla
durezza di superficie dello smalto né alterazioni della sua struttura prismatica
superficiale e sottosuperficiale. Lo sbiancamento è sicuro, veloce ed efficace
purché effettuato sotto la supervisione di un esperto.
Bibliografia
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Goldstein R., Metodiche di sbiancamento totale dei denti, Utet
Romaldini V., Cacciatore F., Il dentista racconta. Come mantenere i denti sani fino a 150 anni, Pisani
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