CAVITAZIONE
Gli ultrasuoni sono delle onde con frequenza tale da non poter essere percepite dall'orecchio umano; considerato che il range di percezione uditiva è compreso tra 50 Hz e i 16-20
KHz, si definiscono ultrasuoni le onde con frequenza superiore ai 16-20 KHz. La
produzione di ultrasuoni avviene sfruttando un effetto conosciuto come piezoelettrico che si produce agendo con un elettrodo su materiali come quarzo e ceramica.
Se si applica infatti un campo elettrico, ad esempio, su cristalli di quarzo,
si genera un’onda di compressione del cristallo, invertendone il senso si otterrà
un'onda di espansione, con la produzione di una serie di vibrazioni meccaniche
ad alta frequenza che sono usate in terapia medica, generalmente ad una frequenze da 0,5 a 3W/cmq.
Quando l’ultrasuono incontra nel suo cammino un tessuto perde una quota di energia
(fenomeno dell’attenuazione), a causa in maggior misura, dell’assorbimento da parte del tessuto della vibrazione,
in minor misura, della divergenza (dispersione del raggio). In generale l’assorbimento
da parte del tessuto dell’ultrasuono aumenta con l’aumentare della frequenza,
così un segnale di 1.0 MHz penetrerebbe più profondamente di un segnale di 3.0
MHz, a causa della attenuazione più bassa nel tessuto.
Queste onde sono state studiate in modo approfondito dopo il secondo grande conflitto
mondiale, in quanto si intuì, tra l’altro, la loro importanza per la salute umana.
Gli ultrasuoni, dopo la loro nascita, hanno trovato diverse applicazioni mediche
sia in campo terapeutico che diagnostico. L’energia ultrasonica è infatti impiegata
nella diagnostica cardiologica,(doppler, ecocardiografia), ed internistica (ecografia), Recentemente gli ultrasuoni, da tempo usati per valutare la cellulite, sono entrati a far parte dei presidi terapeutici della medicina e chirurgia
estetica. Gli effetti benefici, di tipo termico, trovano larga applicazione nella
terapia fisica e della riabilitazione per la cura di: spasmi muscolari, artriti,
borsiti, artrosi, radiculiti, ove si desideri un effetto antalgico. Nella periartrite
scapolo-omerale la terapia con ultrasuoni è in grado di disgregare le calcificazioni.
Un apparecchio che produce ultrasuoni è formato da un generatore di corrente
alternata (tipicamente 1 MHz e/o 3 MHz), connesso ad una testa formata da quarzo
che converte l’energia elettrica in energia meccanica (vibrazioni acustiche) che poi viene trasmessa ai tessuti. Per comprendere l’azione degli ultrasuoni
sui tessuti, si può immaginare che essi agiscono sul materiale vivente come un
forte vento che impatta su un corpo. Questo “vento”, determina sui tessuti biologici,
una variazione della struttura spaziale tridimensionale delle molecole, con variazioni
sia metaboliche che strutturali delle cellule sottoposte al trattamento.
Gli effetti sono sostanzialmente di tipo: Micromeccanico, termico, chimico e di cavitazione.
A) Effetti micromeccanici: il passaggio dell’onda ultrasonica, ossia del vento e della relativa pressione
induce movimenti, spostamenti, rotture e variazioni di forma delle particelle
vitali microscopiche. L’onda pressoria in definitiva determina: modificazioni
delle strutture proteiche, formazione di radicali liberi, variazione della permeabilità
membrane cellulari, nonché un allontanamento delle fibre collagene con riduzione
dell’adesione tra le cellule.
B) Effetti termici; Quando i raggi ultrasonici attraversano un tessuto, si verifica un parziale
assorbimento dell’ onda energetica con incremento termico.
C) Effetti chimici: le particelle di un tessuto sottoposto all’azione degli ultrasuoni sono interessate
ad una notevole accelerazione, da questo può derivare una modificazione delle
caratteristiche chimiche del tessuto.
D) Effetti di cavitazione: con formazioni di micro bolle.
Nella medicina riabilitativa, si applicano gli ultrasuoni direttamente sul tessuto
interessato, un manipolo generante gli ultrasuoni, viene posto direttamente sul
tessuto interessato, con l’interposizione di un gel, per favorire sia l’aderenza
che la trasmissione delle onde.
Il manipolo, applicato con leggera pressione, viene fatto scorrere con movimenti
di piccola ampiezza di 3-4 cm, perpendicolari gli uni agli altri, o con movimenti
circolari. In alcuni casi, il manipolo, può essere fissato con una stativo per
non permettere movimenti. Tale modalità di applicazione (a testa fissa) è responsabile
di un cospicuo aumento della temperatura locale. In campo fisiatrico, nel caso
in cui la zona da trattare fosse molto dolente o le superfici fossero irregolari
si passerà alla metodica ad immersione. La parte da trattare viene immersa in un recipiente contenente acqua (a 37
C°) insieme al manipolo, posto ad una distanza massima di 2-3 cm dalla superficie
per evitare dispersione.
La cavitazione ultrasonica in estetica
Fu interessante la proposta nella seconda metà degli anni 80, circa l'uso degli
ultrasuoni in medicina estetica ad una frequenza di 3 MHz; in tale modo si riduceva
la profondità d'azione e si colpiva la zona occupata dal grasso. Lo scopo era
quello di favorire la penetrazione di un principio attivo topico nel trattamento
della "cellulite ".
Dopo tanti anni di applicazione degli ultrasuoni, si è capito che il fenomeno della cavitazione può, in alcuni casi selezionati, favorire un taglio
parziale alle curve senza bisturi. La metodica è rivolta solo ad alcuni di quei pazienti che vogliono ridurre
i centimetri di troppo, ma non vedono di buon occhio la sala operatoria. Alcune
cellule adipose, sottoposte al “bombardamento” ultrasonico ed al relativo effetto
di cavitazione, colpite si “sgonfiano”, liberando in circolo i lipidi: il fegato
provvede, in un primo tempo, a metabolizzarli ed il rene, in un secondo tempo,
ad allontanarli dall’organismo.
L’effetto di “cavitazione” (ossia formazione di cavità gassose o micro bolle di gas, all'interno del liquido), è quel fenomeno fisico che si genera in un liquido quando esso è sottoposto
ad ultrasuono a bassa frequenza (frequenze da 20 KHz a 10 MHz). Se l’intensità
dell'ultrasuono è abbastanza alta, può causare, la formazione, la crescita, ed
una rapida esplosione delle bolle di vapore (cariche di energia) nel liquido:
la cavitazione è quindi un fenomeno consistente nella formazione di zone di vapore
(cavità o bolle) all’interno del liquido che si caricano di energia aumentano
il loro volume, infine esplodono.
Ciò avviene a causa dell'abbassamento locale di pressione ad un valore inferiore
alla tensione di vapore del liquido stesso, che subisce così un cambiamento di
fase a gas, formando cavità contenenti vapore.
La dinamica del processo è molto simile a quella dell'ebollizione. La principale
differenza tra cavitazione ed ebollizione è che nell'ebollizione, a causa dell'aumento
di temperatura, la tensione di vapore sale fino a superare la pressione del liquido,
creando quindi una bolla meccanicamente stabile, perché piena di vapore alla stessa
pressione del liquido circostante. Nella cavitazione invece è la pressione del
liquido a scendere improvvisamente, mentre la temperatura e la pressione di vapore
restano costanti. Per questo motivo la "bolla" da cavitazione resiste solo finché
non esce dalla zona di bassa pressione idrostatica: appena ritorna in una zona
del fluido in quiete, la pressione di vapore non è sufficiente a contrastare la
pressione idrostatica della bolla e la stessa, carica di energia, implode immediatamente.
La esplosione determina la cessione di un vento energetico dalla bolla al mondo
esterno sotto forma di energia termica (calore) e meccanica (onda d’urto), che possono essere estremamente intense, con distruzione delle strutture adiacenti.
L’applicazione di questo fenomeno fisico, ultrasuono dipendente, nel campo della
medicina estetica, può anche essere indicato con il termine di “dermocavitazione”, in quanto si tende a circoscrivere il tutto nell’ambito di una parte ben specifica
dell’organo cute.
In medicina estetica si comprende facilmente cosa succede se si applica la cavitazione
al liquido interstiziale del tessuto adiposo. La continua formazione ed esplosione
di micro bolle e quindi di onde d’urto, nelle adiacenze degli adipociti, favorisce
il danneggiamento degli stessi, rispetto a strutture più resistenti come connettivo
ed osso. Affinché vengano salvaguardate proprio queste strutture, il processo
deve essere controllato, nel senso che gli ultrasuoni dovranno avere bassa frequenza
e in intensità adeguata per creare cavitazione solo nel tessuto adiposo. Le micro
bolle si formano nelle tre direzioni dello spazio (cavitazione tridimensionale), così aumentano le possibilità dei danni cellulari rispetto ad una cavitazione
monodimensionale, ove le bolle si formano in una sola direzione.
In alcuni casi può essere necessario infiltrare con fisiologica o acqua bidistillata
il tessuto adiposo per rendere il distretto più idratato consentendo maggiore
formazione di cavitazione. Tutto ciò in considerazione del fatto che il tessuto
adiposo non è molto idratato. Questa tecnica prende il nome di idrolipoclasia ultrasonica.
Questi effetti sono tutti finalizzati al miglioramento estetico e funzionale
della silhouette del paziente. L’azione lipoclasica favorita dalla cavitazione
ultrasonica permette, nei pazienti che rispondono alla terapia, un progressivo rimodellamento del profilo corporeo, oltre alla riduzione della consistenza del grasso stesso.
È possibile, nei pazienti che conservano una certa elasticità cutanea, un miglioramento dell’aspetto della cute a buccia d’arancia, con attenuazione dei noduli cellulitici in fase iniziale. Si può attendere
anche una migliore ossigenazione con una conseguente riattivazione della circolazione periferica distrettuale e di drenaggio dei liquidi di ristagno.
Anche il tono e l’elasticità della pelle ne possono risentire positivamente. Dopo la seduta, a volte, è possibile la presenza
di un lieve edema della zona trattata che può durare mediamente una decina di
giorni. Il grasso che viene liberato dall’azione della metodica può essere, soprattutto
se in certe quantità, eliminato con difficoltà, risulta quindi utile da un lato
controllare la potenza della cavitazione e dall’altro favorire l’espulsione con
adeguati massaggi drenanti a cadenza ritmata. È opportuno potenziare il drenaggio
con la prescrizione di Galium Heel e di attivatori del sistema linfatico come
il Lymphomiosot. I residui adiposi ed in generale le tossine potranno essere più
facilmente allontanati dall’organismo se verranno aperti “i rubinetti” naturali,
per questo si farà assumere il Populus Compositum per favorire la diuresi, o Nux
Vomica Homaccord per permettere una migliore performance all’intestino. Il fegato
troverà un valido aiuto con il Berberis Homaccord, mentre il drenaggio cutaneo
è stimolato dalla Graphites Homaccord.
Fondamentale è il controllo della forza dell’ultrasuono, in quanto una non adeguata
somministrazione può portare anche degenerazione del tessuto adiposo con dolenzia
della parte trattata ed avvallamenti, è possibile, se le sedute sono numerose
o troppo ravvicinate lo svilupparsi di eritema cutaneo o addirittura ulcere. Una
certa attenzione dovrà essere fatta nel passare il manipolo su quelle aree dell’addome
proiezioni delle ovaie o sulle regioni renali. Ogni terapia medica deve essere
somministrata con adeguato criterio, per cui la somministrazione di ultrasuoni
con effetto di cavitazione non si deve proporre, ad esempio, a chi ha problemi
metabolici (ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia) e vascolari, o soffre di
diabete, epatopatie, nefropatie e gravidanza. Gli effetti terapeutici sono poco
visibili su cellulite di vecchia data, mentre i risultati migliori si otterrebbero
trattando aree adipose non molto estese.
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