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L’EMULSIOLIPOLISI

A cura del Prof. Maurizio Fraticelli

L'emulsiolipolisi è una giovane metodica, di tipo lipolitico, che prevede la somministrazione di fosfolipidi ipotalamici e carnitina direttamente nel tessuto adiposo; nel caso in cui all’infiltrazione è seguita l’applicazione di ultrasuoni, si potrà parlare di emulsiolipolisi ultrasonica. Questo tipo di terapia nasce per il trattamento della cellulite e dell’adiposità localizzata, inestetismi che spesso non sono due entità separate, anzi la maggior parte delle volte coesistono.

Per comprendere il meccanismo di azione dell’emulsiolipolisi si deve analizzare la digestione dei grassi nell’organismo.
I lipidi normalmente assunti con la dieta sono i trigliceridi. La loro digestione, che si realizza mediante enzimi specifici, le lipasi, inizia nello stomaco, dove sono digeriti circa il 10% dei grassi, ad opera della lipasi linguale prodotta dalle ghiandole linguali. Successivamente i grassi provenienti dallo stomaco, frammisti all’acido cloridrico, giungono nel duodeno e stimolano la colecisti ed il pancreas a produrre due sostanze ormonali: la colecistochinina e la secretina, le quali a loro volta, permettono di far riversare nel duodeno la bile ed il succo pancreatico.
Nell’intestino tenue viene digerito circa il 90% dei trigliceridi ad opera della lipasi pancreatica, ed in piccola parte, trascurabile, della lipasi enterica, si formano così i monogliceridi, i di-gliceridi e gli acidi grassi liberi.
A questo punto entra in gioco la bile, sostanza prodotta dal fegato e concentrata nella colecisti, che assume importanza per la digestione dei grassi per la presenza dei sali biliari e della lecitina che sono due fosfolipidi.
Queste due sostanze favoriscono, con l’ausilio dell’attività peristaltica intestinale, l’emulsione dei grassi, cioè la frammentazione di un grosso globulo di grasso in globuli molto più piccoli; inoltre sono in grado di mantenere stabile l’emulsione (cioè la scissione della molecola grossa in molecole più piccole) mediante un’azione detta di micellizzazione.
Tale ultima azione avviene in quanto si realizza un legame tra i sali biliari e le goccioline di grasso tale che le goccioline di grasso stesse, avendo all’esterno cariche negative, si respingono scongiurando la riformazione di una sola grande goccia di grasso.

La micellizzazione del grasso, ad opera dei sali biliari e dell’attività peristaltica, è dunque importante per una serie di fattori, in quanto:

• Stabilizza l’emulsione (non permette alle varie goccioline di grasso di ricongiungersi per riformare una sola grossa goccia);
• Migliora la performance della lipasi, nel senso che favorisce la digestione dei grassi, in quanto l’attività della lipasi aumenta con l’aumentare della superficie di contatto tra la lipasi stessa ed il grasso; questo si realizza per incremento della superficie del grasso (la superficie di una sola grande goccia di grasso sarebbe molto più piccola rispetto a tante goccioline);
• Favorisce la penetrazione della lipasi nella parte interna del grasso, poiché la lipasi è idrosolubile essa non riesce ad entrare all’interno di una grossa goccia di grasso, riesce a far ciò solo se la grossa goccia di grasso è frammentata;
• Velocizza la rimozione dei prodotti di digestione dei grassi;
• Permette il trasporto dei prodotti di digestione dei trigliceridi fino alla mucosa intestinale ove i grassi sono assorbiti.

Le micelle, insomma, si comportano come una sorta di carro che trasporta i prodotti della digestione dei grassi fino all'orletto a spazzola delle cellule epiteliali della mucosa intestinale dove poi vengono assorbiti, appena liberatesi dei sali biliari.

Se i processi sopra descritti di emulsione e micellizzazione dei grassi dovessero essere impediti, l’attività di digestione dei grassi stessi, da parte delle lipasi, risulterebbe notevolmente ridotta, (causa la non formazione della frammentazione stabile del grasso), in tali casi si possono perdere con le feci fino al 40% del materiale lipidico assunto con la dieta e si potrebbero instaurare fenomeni di carenza nutrizionale, soprattutto di tipo vitaminico: A, D, E, K.
Tutto questo è importante per comprendere come la metodica della emulsiolipolisi, favorendo la frammentazione dei grassi, può contribuire alla riduzione delle adiposità localizzata e degli antiestetici cuscinetti di cellulite.

In riferimento al tessuto adiposo bianco, le cellule adipose (cellule uniloculari) che compongono i pannicoli di grasso dei pazienti obesi od in sovrappeso, sono per una buona parte formate da una sola goccia di grasso (LV), con un nucleo (N) sospinto in periferia e poco citoplasma (M); in cui sono immersi i vari organuli delle cellule tra cui la lipasi dell’adipocica (lipasi intadipocitaria).

In questa cellula la lipasi sarà poco attiva, in quanto avrà a disposizione poca superficie del grasso (una sola grossa goccia di grasso) ed essendo come già detto idrosolubile non potrà penetrare all’interno del grasso ma agirà solo sulla superficie della molecola adiposa.
Per far aumentare l’attività della lipasi intradipocitaria e quindi la lipolisi, più che aumentare il numero delle molecole di lipasi, è indispensabile aumentare la superficie del grasso affinché la attività della lipasi stessa sia massima.
In parole povere, si deve creare nel tessuto adiposo in eccesso un effetto sali biliari-simile con farmaci in grado di determinare tale effetto.
I fosfolipidi ipotalamici, come dimostrato da diversi studi in vitro, hanno la capacità di emulsionare prima e poi micellizzare i trigliceridi intradipocitari, insomma hanno la capacità di realizzare un effetto sali biliari-simile, favorendo l’attività della lipasi intradipocitaria sia per incremento della superficie del grasso stesso, sia perché essa non sarà più confinata in un po’ di citosol ma potrà diffondere nel citoplasma tra le gocce di grasso.
Dopo tale fase, segue la ossidazione, cioè la demolizione dei grassi, con liberazione di energia, che avviene nei mitocondri, per cui le molecole di grasso ad opera di un trasportatore, la proteina carnitina, si dirigono nei mitocondri.

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TECNICA

La tecnica dell’emulsiolipolisi prevede l’infiltrazione nel tessuto adiposo e/o cellulitico, con piccoli aghi di pochi millimetri di lunghezza, di alcune sostanze quali: carnitina, fosfolipidi ipotalamici, soluzione fisiologica e la lidocaina.

Primo tempo
Si infiltra il cocktail nel tessuto adiposo, in maniera tale che si possa verificare l’emulsione dei trigliceridi intradipocitari, ed una successiva micellizzazione dei trigliceridi intradipocitari emulsionati (ossia formazione di svariate goccioline di grasso stabili). La lidocaina è necessario che sia presente nella soluzione, allo scopo di ridurre i fastidi, (lieve dolore e bruciore), causati dalla somministrazione della soluzione stessa.
La soluzione fisiologica permette una adeguata idratazione del tessuto adiposo che per definizione è povero di acqua.
La carnitina favorisce la ossidazione e soprattutto il trasporto dei grassi nei mitocondri.
È opportuno diffondere a tutto il tessuto adiposo interessato il cocktail, per ottenere un effetto emulsionante-micellizante il più omogeneo possibile.

Secondo tempo
Consiste in una movimentazione dei tessuti dell'area infiltrata. Questa azione riproduce l’azione della peristalsi intestinale durante la digestione dei grassi e favorisce la emulsione e micellizzazione dei grassi stessi.

Terzo tempo
Ottimizza la emulsione e micellizzazione dei trigliceridi intradipocitari con una conseguente maggiore attivazione della lipasi intradipocitaria. Consiste nell'applicazione di ultrasuoni in corrispondenza dell'area infiltrata.
Dopo una disinfezione della zona infiltrata, si distribuisce sull'area stessa un gel conduttore, si applica, quindi, la sonda ad emissione di ultrasuoni sulla cute, per un tempo medio di venti minuti e comunque dipendente dal numero di infiltrazioni che si sono effettuate.
La sonda deve essere mossa lentamente sul gel conduttore e in modo da coprire tutta la zona infiltrata, passando e ripassando più volte. Il movimento continuo della sonda è importante, perché in tal modo si limitano gli inconvenienti che potrebbero verificarsi ad opera degli alti livelli di temperature che potrebbero realizzarsi localmente.
L’ipertermia, infatti, potrebbe causare localmente per esempio processi infiammatori, inoltre si potrebbe inattivare la lipasi intradipocitaria (è una proteina) limitando in modo importante il metabolismo lipolitico distrettuale.
Terminato il tempo programmato, si asporta il gel conduttore utilizzato e si disinfettano le parti trattate. Si procede allo stesso modo sulla parte contro laterale.
La frequenza delle sedute di emulsiolipolisi ultrasonica varia, essendo più ravvicinate, settimanali, nel primo e secondo mese, poi successivamente le sedute saranno meno frequenti sino ad avere un ritmo mensile.

Le controndicazioni
La emulsiolipolisi ultrasonica è controindicata in presenza di mezzi di sintesi metallici e di protesi articolari metalliche.
Infatti il pericolo è che i mezzi di sintesi metallici e le protesi articolari metalliche, per il loro maggiore assorbimento rispetto ai tessuti circostanti, possano andare incontro a surriscaldamento.
L’incremento termico potrebbe comportare un'alterazione degli stessi, in quanto il calore favorisce la deformazione. Inoltre il surriscaldamento potrebbe determinare danni a carico dei tessuti molli circostanti innescando processi infiammatori. Infine, i mezzi di sintesi metallica e le protesi articolari metalliche, potrebbero risentire delle vibrazioni degli ultrasuoni, perdendo il loro assetto.
L’emulsiolipolisi ultrasonica è controindicata, inoltre, nelle flogosi acute, neoplasie, lesioni cutanee, in prossimità del midollo spinale, in corrispondenza della zona cardiaca (per interferenze con la conduzione cardiaca), in gravidanza, nei portatori di pace-maker, nei casi di steatosi epatica, di malattie acute e croniche del fegato, di aumenti oltre il limite del colesterolo e dei trigliceridi.
Un tempo tra le controindicazioni veniva annoverata l’osteoporosi. Oggi le cose sarebbero diverse, infatti sembrerebbe che l’effetto piezoelettrico degli ultrasuoni esplichi un azione osteogenetica, ossia favorente la crescita dell’osso.

Bibliografia

- Ceccarelli M., Varlaro V., “Idrolipoclasia ultrasonica”, Ed. Trimograf, 1996, Spezzano Albanese (Cs).
- Lehninger A., “Principi di biochimica”, 1992, Ed. Zanichelli, Bologna.
- Varlaro V. “Idrolipoclasia Ultrasonica” – Medicina estetica: metodologie diagnostiche, preventive e correttive, 1998 Ed. Salus Internazionale, Roma.
- Varlaro V. Bartoletti C. A. “Adiposità localizzata: un trattamento lipolitico per via mesoterapia con aminofillina ed L-carnitina”. La medicina estetica, anno 19, n.2 aprile-giugno 1995. Ed. Salus Internazionale, Roma.
- Varlaro V. Bartoletti C. A. “ Razionale di un nuovo trattamento lipolitico per via sottocutanea (intradiposa): emulsiolipolisi”. La medicina estetica, anno 30, n.2 aprile-giugno 2006. Ed. Salus Internazionale, Roma.

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