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IL LAVORO AI COMPUTER

A cura di Renzo Zonca

I computer, o i videoterminali (in sigla VDT), rappresentano il principale strumento di lavoro negli uffici. Uno strumento utilizzato spesso per ore e ore, ininterrottamente, e che inevitabilmente può provocare non trascurabili disturbi alla salute, soprattutto a carico dell’apparato muscolo-scheletrico e degli occhi, senza dimenticare l’affaticamento mentale. Raramente questi disturbi sfociano in vere e proprie patologie, quando piuttosto in sensazioni di disagio più o meno marcate.
Sulla base delle Linee guida INAIL in materia (da cui sono tratte anche alcune delle immagini), vengono qui trattate nel dettaglio tutte le problematiche connesse al lavoro ai computer, con l’obiettivo di ridurre al minimo i rischi e i disagi per la salute, ottenendo un miglioramento del “comfort lavorativo”.

I principali disturbi degli addetti ai VDT
Generalmente, gli addetti ai computer sono soggetti a tre tipologie di disturbi:
• disturbi alla vista e agli occhi;
• problemi legati alla postura;
• affaticamento fisico e mentale.
Si tratta di problemi inevitabilmente in aumento, stante la sempre maggiore diffusione dei VDT, e tenuto conto dei ritmi di lavoro sempre più sostenuti.

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I più diffusi disturbi agli occhi possono comprendere:
• bruciore;
• lacrimazione;
• secchezza;
• fastidio alla luce;
• pesantezza;
• visione annebbiata e/o sdoppiata;
• stanchezza alla lettura.

Essi sono sostanzialmente dovuti a una elevata sollecitazione degli organi della vista, causata da svariati fattori, tra i quali:
• errate condizioni di illuminazione (troppa luce, o troppo poca);
• ubicazione sbagliata del computer rispetto alle finestre e ad altre fonti di luce, con conseguenti abbagliamenti, riflessi o eccessivi contrasti di chiaro-scuro;
• condizioni microclimatiche sfavorevoli (ad esempio, aria troppo secca, presenza di correnti d’aria fastidiose, temperatura troppo bassa o troppo alta);
• caratteristiche inadeguate del software (ad esempio, cattiva visualizzazione del testo) o errata regolazione dei parametri dello schermo (contrasto, luminosità, ecc.);
• posizione statica e impegno visivo di tipo ravvicinato e protratto nel tempo;
• difetti visivi non o mal corretti, che aumentano lo sforzo visivo.

Per quanto riguarda i problemi legati alla postura, si possono evidenziare i seguenti:
• disturbi alla colonna vertebrale, dovuti ad una posizione sedentaria protratta e/o a una postura scorretta;
• disturbi muscolari in generale, dovuti all’affaticamento derivante da una posizione contratta e statica;
• disturbi alla mano e all’avambraccio, dovuti all’infiammazione dei nervi e dei tendini sovraccaricati o compressi, a causa dei movimenti ripetitivi rapidi tipici della digitazione.

Infine, l’affaticamento fisico e mentale può sostanzialmente essere ritenuto la risultante dei due fattori precedenti, aggravato da altre concause, quali:
• cattiva organizzazione del lavoro (ad esempio, operazioni monotone e ripetitive per lunghi periodi);
• condizioni microclimatiche sfavorevoli (ad esempio, aria troppo secca, presenza di correnti d’aria fastidiose, temperatura troppo bassa o troppo alta);
• eccessivo rumore ambientale.

La sorveglianza sanitaria
Per legge, tutti i lavoratori addetti ai computer, ovvero coloro che vi lavorano per almeno 20 ore settimanali, devono essere sottoposti a una visita medica d’idoneità lavorativa, a cura del Medico Competente aziendale. Tale visita medica deve essere ripetuta ogni cinque anni, con l’avvertenza che la periodicità scende a due anni per i lavoratori “over 50 anni” e per coloro che sono stati dichiarati “idonei al lavoro con prescrizioni”, ad esempio per problemi visivi o altro.

Come prevenire i disturbi nel lavoro ai VDT
Al fine di prevenire il più possibile l’insorgenza dei disturbi citati, il datore di lavoro è tenuto, come suo preciso obbligo di legge, a “mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature di lavoro adeguate al lavoro da svolgere e idonee ai fini della sicurezza”. In pratica, questa enunciazione di legge impone al datore di lavoro di fornire, nel caso specifico, VDT sicuri, funzionali, moderni e confortevoli, con tutti gli accessori (tavoli, sedie etc.) necessari per garantire sicure e agevoli condizioni di lavoro. Aggiungendo che il datore di lavoro deve anche garantire che “i luoghi di lavoro”, ovvero l’ufficio in senso lato, sia adeguato e sicuro: illuminazione, microclima, pavimentazioni etc.

Nel concreto, il posto di lavoro ai computer non può essere improvvisato, ma deve essere progettato in modo ergonomico, valutandolo nel suo insieme, ufficio e arredamenti compresi. Deve altresì essere valutata correttamente l’organizzazione del lavoro, prevedendo in primo luogo opportune pause e limitando, per quanto possibile, la ripetitività delle mansioni.

Di seguito, nel dettaglio, tutti i fattori e gli aspetti che contribuiscono a formare una “postazione di lavoro”, evidenziandone le principali criticità.

Il monitor
Il monitor (o schermo) deve essere facilmente orientabile e inclinabile, e preferibilmente regolabile anche in altezza. I monitor piatti, ormai di uso generale, hanno eliminato ogni esposizione a raggi X, riducendo notevolmente anche l’emissione di campi elettromagnetici ed elettrostatici. In pratica, gli unici problemi e disturbi imputabili ai monitor derivano da un uso e da un posizionamento non corretti.
Il corretto utilizzo del monitor inizia con un’adeguata regolazione della luminosità: lo sfondo di un documento bianco non deve risultare brillante, ma apparire come un normale foglio di carta bianca. Parimenti, occorre impostare una corretta dimensione dei caratteri, tale da facilitare la lettura. Un semplice test in tal senso può essere eseguito digitando due caratteri maiuscoli adiacenti (ad esempio, MM oppure UU): le lettere devono risultare facilmente distinguibili e nitide.
Altrettanto importante risulta la distanza del monitor dal viso, variabile in funzione delle dimensioni dello schermo: 50-60 centimetri per schermi da 15 pollici, 60-70 per schermi da 16 pollici, fino ad arrivare a 70-90 centimetri per schermi da 17 pollici. Nel caso di schermi ancora più grandi, aumentare ulteriormente la distanza.
L’altezza del monitor rispetto al piano di lavoro, e quindi rispetto al viso dell’operatore, è un altro aspetto di grande importanza. Lo sguardo dell’operatore deve seguire una linea leggermente inclinata verso il basso (circa 35°), in modo che, volgendo lo sguardo in senso orizzontale, i suoi occhi possano fissare il bordo superiore dello schermo che deve, inoltre, essere leggermente inclinato, per evitare problemi di riflessi. Uno schermo in una posizione troppo alta o troppo bassa può provocare un notevole affaticamento dei muscoli della nuca, delle spalle e della parte superiore della schiena.

La tastiera e il mouse
Il piano di lavoro deve disporre di sufficiente spazio sia per la tastiera sia per il mouse, con la possibilità di appoggiare gli avambracci. La tastiera deve essere indipendente, spostabile liberamente, di basso spessore, inclinabile, stabile durante l’uso e dotata di tasti con superficie infossata e caratteri leggibili (il colore deve essere opaco, chiaro, ma non bianco). Eventualmente, possono risultare utili i poggiapolsi, sia per la tastiera, sia per il mouse, per ridurre l’affaticamento delle articolazioni dei polsi. Se possibile, scegliere il mouse in base alle proprie preferenze: più o meno piccolo, ergonomico etc.

I documenti e il leggio portadocumenti
Spesso ci si dimentica che il foglio su cui si legge il testo da digitare rappresenta il fattore più importante di sollecitazione per gli occhi e i muscoli del collo. Pertanto, nei lavori di copiatura è consigliabile utilizzare un leggio portadocumenti accanto al monitor, circa alla medesima distanza.

Il piano di lavoro
Oltre ad avere dimensioni adeguate e sufficienti, e naturalmente sufficientemente robusto e stabile, il piano di lavoro deve essere poco riflettente e di colore chiaro, ma non bianco, con altezza da terra compresa tra 70 e 80 centimetri. Sotto il tavolo l’operatore deve poter muovere liberamente le gambe, e particolare attenzione deve essere posta ai cavi elettrici, che devono essere protetti e segregati in apposite canaline, e assolutamente non “a vista”, col concreto e grave pericolo di inciampare.

La sedia

Una buona sedia consente di mantenere una posizione seduta comoda e di ridurre l’affaticamento della muscolatura dorsale, nonché il carico sui dischi intervertebrali. Inoltre, deve permettere di cambiare posizione facilmente e deve fornire un buon supporto alla colonna vertebrale. Nel concreto, bisogna usare l’intero sedile e poggiare bene la schiena allo schienale, in modo che la regione lombare sia ben sostenuta.
L’altezza della sedia deve essere regolato in rapporto al piano di lavoro, in modo che le spalle siano rilassate e gli avambracci siano in posizione orizzontale.
Le sedie devono essere girevoli (per evitare le torsioni del busto) e a cinque razze con sedile regolabile in altezza (da 42 a 55 centimetri). Lo schienale, anch’esso regolabile, deve avere un’altezza di circa 50 centimetri al di sopra del sedile.
Per evitare problemi di circolazione, è bene che fra il bordo del sedile e la parte posteriore del ginocchio ci sia uno spazio libero di circa 4 centimetri. Per la medesima ragione, è inoltre opportuno allungare spesso le gambe e cambiare la loro posizione durante di lavoro, evitando di accavallarle.
Una volta seduti, i piedi devono poggiare comodamente sul pavimento. Se necessario, è possibile ricorrere a poggiapiedi, preferibilmente di ampie dimensioni.
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