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DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI SUL LAVORO 1/2
Definizioni

A cura di Renzo Zonca

Il complesso delle malattie e dei disturbi muscolo-scheletrici da sovraccarico biomeccanico (in sigla “DMS”) sono una delle più diffuse patologie lavoro-correlate, costituendo una delle principali cause di assenza per malattia in molte attività lavorative, con pesanti e negative ricadute sull’efficienza aziendale e sulle finanze pubbliche, per le conseguenti spese sanitarie e previdenziali.

Per meglio rendersi conto dell’ordine di grandezza di questo problema, secondo stime dell’Unione Europea, quasi il 25 per cento dei lavoratori soffre di mal di schiena, e una percentuale di poco inferiore (circa il 23 per cento) lamenta dolori muscolari di vario genere. Una situazione derivante, in primo luogo, da condizioni, modalità e procedure di lavoro non corrette: circa il 62 per cento dei lavoratori svolge operazioni ripetitive con le mani o le braccia per un quarto dell’orario di lavoro; il 46 per cento lavora in posizioni dolorose o stancanti; il 35 per cento trasporta o movimenta carichi pesanti.

Tuttavia, i DMS sono un rischio in gran parte evitabile, senza particolari oneri aziendali e senza stravolgere l’organizzazione lavorativa. I datori di lavoro, e gli stessi lavoratori, possono contribuire a prevenire, o comunque a ridurre, la maggior parte di questi problemi, applicando e osservando le norme vigenti in materia di salute e sicurezza, nonché le cosiddette “buone prassi” e “norme di buona tecnica”, spesso intuitive e riconducibili, semplicemente, al buon senso.

Ma “cosa sono” i DMS, e quali sono i principali fattori di rischio lavorativi?

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Quadro normative e organizzativo
Da un punto di vista normativo, la prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici sui luoghi di lavoro si basa sulle prescrizioni del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, secondo il quale:
il datore di lavoro deve eseguire la valutazione di tutti i rischi presenti in azienda, inclusi i rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi, ai movimenti ripetitivi, alla postura etc.;
• sulla base di tale valutazione, il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie (tecniche, organizzative, procedurali etc.) atte a eliminare tali rischi, o comunque a ridurli al minimo possibile, compatibilmente anche con l’evoluzione delle tecnica;
il datore di lavoro deve “informare, formare e addestrare” i lavoratori relativamente alle corrette procedure e modalità di lavoro, anche ai fini della riduzione dei rischi e della loro sicurezza;
il datore di lavoro deve “esigere”, anche con azioni di carattere disciplinare, che i lavoratori rispettino le procedure e le modalità di lavoro stabilite dall’azienda, anche e soprattutto in materia di sicurezza;
il datore di lavoro deve sottoporre i lavoratori a un’adeguata e periodica sorveglianza sanitaria, in relazione ai rischi presenti in azienda.

I principali disturbi muscolo-scheletrici
Molti dei più diffusi disturbi muscolo-scheletrici - mal di schiena, dolori al collo, dolori alle braccia etc. – derivano inevitabilmente dall’invecchiamento. In molti casi, tuttavia, essi sono causati, o aggravati, da erronei movimenti e/o posture adottati in attività sia lavorative, sia nella vita quotidiana. Tali disturbi derivano, spesso, da affaticamento muscolare, da infiammazione delle strutture tendinee o da degenerazione dei dischi della colonna vertebrale. Parimenti, anche alcune patologie dell’apparato circolatorio (ad esempio, gonfiore degli arti, vene varicose, etc.) possono derivare da erronei movimenti e/o da posture statiche e prolungate.

I disturbi più comuni – esposti nel dettaglio nei paragrafi successivi - sono riconducibili a senso di peso e/o di fastidio, intorpidimento, formicolio, rigidità e dolore a carico dei seguenti distretti:
rachide (collo e schiena);
arti superiori (spalle, braccia e mani);
arti inferiori (gambe e piedi).

Il rachide (colonna vertebrale)

Col termine “rachide” si intende la struttura portante del corpo umano, ovvero la colonna vertebrale, costituita da ossa, cioè le vertebre, e dai dischi intervertebrali, aventi lo scopo di garantire la flessibilità del rachide nei diversi movimenti, nonché di sopportare carichi anche rilevanti. E sono proprio i dischi intervertebrali a “soffrire” maggiormente, specie con l’avanzare dell’età: il disco intervertebrale tende infatti a perdere la sua capacità ammortizzante, e la schiena nel suo insieme diventa più soggetta a disturbi, soprattutto a livello lombare. Tale processo, entro certi limiti normale, può essere fortemente accentuato sia da sforzi eccessivi sia, per contro, dalla vita sedentaria. Con particolare riferimento all’attività lavorativa, questi disturbi alla schiena possono verificarsi quando:
• si sollevano pesi, curvando o torcendo la schiena;
• si rimane a lungo in una posizione fissa (in piedi o seduti);
• si svolgono attività di traino o di spinta.

Le più comuni alterazioni del rachide sono le seguenti:
becchi artrosici (artrosi), ovvero piccole protuberanze ossee che si formano sul bordo della vertebra, responsabili di dolore locale. Se tali protuberanze comprimono un nervo, determinano la comparsa di formicolii e dolori alle braccia o alle gambe, quali, ad esempio: formicolii alle mani nell’artrosi cervicale; lombo-sciatalgia, ovvero “sciatica” (infiammazione del nervo sciatico), nell’artrosi lombare;
lombalgia acuta (colpo della strega), che si manifesta con un dolore acutissimo, spesso temporaneamente immobilizzante, causato da una reazione immediata di muscoli e altre strutture della schiena a movimenti scorretti o sforzi eccessivi;
ernia del disco, che si manifesta quando la parte centrale del disco intervertebrale, detta nucleo polposo, attraversa l’anello fibroso che lo racchiude e fuoriesce dal disco, andando a comprimere il nervo. Essa è spesso conseguenza di movimentazioni manuali “sovraccaricanti”.

Un cenno particolare meritano le alterazioni delle curve della colonna vertebralescoliosi, dorso piatto, ipercifosi e iperlordosi - che in generale non derivano dall’attività lavorativa, ma viceversa la loro presenza può favorire l’insorgenza dei DMS lavoro-correlati.

I principali fattori di rischio, in ambito lavorativo, per l’insorgenza dei DMS a carico del rachide sono numerosi, e tra essi spicca la cosiddetta “movimentazione manuale dei carichi”, ovvero l’insieme delle “operazioni di sollevamento o di trasporto di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico”.

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