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LA FLORITERAPIA: Introduzione e biografia del Dott. Edward Bach

A cura di Francesca Casarotto

La floriterapia o la terapia dei fiori di Bach ha avuto la sua origine nei primi decenni del novecento in Inghilterra ad opera del Dott. Edward Bach. La terapia dei fiori si basa sul presupposto che sia uno stato d’animo negativo a provocare una malattia e non viceversa e, partendo da questo presupposto, si pone come scopo fondamentale quello di ricostruire l’armonia con se stessi “guarendo” la mente in modo che il corpo ne tragga i vantaggi.

Come è noto, la medicina attuale spesso rivolge l’attenzione al sintomo e alla cura di questo senza soffermarsi adeguatamente ad analizzare cosa possa esserne stata la causa. Recenti scoperte hanno tuttavia messo in luce che in molti casi la malattia o il malessere che genera il sintomo non sono altro che l’espressione di un disagio profondo che coinvolge la persona sia a livello fisico, sia psichico ed è proprio questo disagio che dovrebbe essere analizzato e curato. L’oggetto della cura si dovrebbe perciò spostare dal sintomo della malattia alla persona. Ne sono esempi i disturbi psicosomatici e in alcuni casi i disturbi di origine autoimmune.

Un approccio di questo tipo contraddistingue le teorie del Dott. Bach, secondo cui tutte le patologie hanno origine da uno stato d’animo negativo che mina l’equilibrio e l’armonia. Il metodo migliore per guarire é quello di recuperare l’armonia persa, possibilmente non con una terapia violenta, ma con l’arma della dolcezza. Bach ha trovato questa arma "dolce" negli elementi della natura, capaci di trasmettere forza e vibrazioni. Le persone sono di varie tipologie, sono “vari mondi” come ama definire Bach, e perciò un'accurata analisi della persona è necessaria per poter trovare la cura adeguata. I rimedi floreali per Bach aiutano a ristabilire la connessione della conoscenza con il proprio sé valorizzando il proprio mondo, la propria essenza.

Biografia di Edward Bach

Edward Bach  nacque il 24 settembre del 1886 in un villaggio del Galles completamente immerso nel verde e nella natura, che tanto significherà per lo sviluppo delle sue teorie. Fin da piccolo non nascose mai il suo amore per la natura: per lui tutto aveva una vita e ogni essere sofferente, fosse questo un animale o una foglia, creava in lui uno stato di compassione. La compassione verso il male degli altri lo spinse fin da piccolo a sognare di scoprire un rimedio universale per guarire le malattie in modo semplice. Così all’età di sei anni decise che da grande sarebbe stato un medico, ma il medico delle cure semplici.

Con il passare degli anni il suo interesse per la medicina continuò a crescere e, dopo aver considerato la possibilità di abbracciare la vita religiosa, si iscrisse alla facoltà di medicina all’University College Hospital di Birmingham dove, nel 1912, si laureò a pieni voti. Iniziò la sua attività professionale come responsabile del pronto soccorso dell’Ospedale universitario ma si rese presto conto che la pratica medica era meccanica, fredda, priva di personalizzazione: i suoi colleghi si concentravano principalmente sulla malattia, sul sintomo, sulla cura per sconfiggere il male, senza avere un rapporto umano con il paziente e, se questo avveniva, i colleghi non tenevano conto delle emozioni o degli stati d’animo dei malati. Bach invece pensava che ogni paziente fosse un piccolo mondo con una sua storia e che quello che andava curato non era la malattia ma il malato. Si convinse che c’era un forte legame tra il processo di guarigione e lo stato d’animo del paziente: questa teoria lo portò a concludere che l’atteggiamento del paziente poteva avere un ruolo maggiore anche nei primi stadi della malattia o esserne addirittura la causa.

La ricerca di un nuovo metodo di cura spinse il Dott. Bach ad entrare nel laboratorio di immunologia come assistente batteriologico all’University College Hospital. Iniziò qui le sue ricerche sui batteri. Con alcuni dei batteri presenti nello stomaco dei malati cronici preparò un vaccino che poi inietto nei suoi pazienti che lentamente guarirono. Preoccupandosi di curare gli altri tralasciò la sua salute e nel giugno del 1917 una grave emorragia lo costrinse ad un intervento d’urgenza. La diagnosi fu atroce: tumore, secondo alcune fonti alla milza, con metastasi. Tempo di vita tre mesi. Il colpo per lui fu terribile e lo condusse a profonda depressione. Questo stato durò poco, egli decise di reagire: se proprio doveva andarsene voleva lasciare una segno nella storia. Ricominciò a studiare, a fare esperimenti e i tre mesi passarono velocemente, lui era in vita e la malattia era regredita. Fu proprio così che Bach comprese che ciò che lo aveva portato a trionfare sulla malattia era un grande amore, una passione e la consapevolezza di non aver ancora assolto lo scopo della sua vita.

Lo studio sui vaccini stava dando enormi risultati ma non ne era completamente soddisfatto. Leggendo il testo Organon di Hahnemann (padre dell’ Omeopatia) cominciò a sviluppare una propria teoria ipotizzando il collegamento tra le idee di Hahnemann e gli studi da lui effettuati. Seguendo il metodo omeopatico preparò alcuni vaccini che iniettò ai pazienti e in seguito li trasformò in soluzione da assumere per bocca. Questi vaccini chiamati Nosodi curarono con successo centinaia di casi di malattie croniche. Vennero di seguito classificati in sette gruppi, in base alla loro azione fermentativa sullo zucchero, ai quali poi Bach attribuì sette tipi psicologici domandandosi se a ogni malattia corrispondesse a un particolare stato d’animo. Lo studio dei Nosodi proseguì, ma lui non ne era soddisfatto in quanto molti pazienti si trovavano ad essere restii ad usare medicamenti ottenuti da sostanze che erano la causa della malattia stessa. Si dedicò allora alla ricerca di prodotti naturali riuscendo ad individuare alcune piante con proprietà molto simili ai Nosodi: ricreò i vaccini rimpiazzando i sette tipi di batteri con altrettante piante.

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Nel settembre del 1928 Bach decise di tornare in Galles dove scoprì i suoi primi due rimedi: Impatien e Mimulus. Questi crescevano lungo le rive di un ruscello di montagna dove l’aria pura delle altitudini era satura dell’energia vitale dell’acqua e delle rocce. Preparò entrambe le piante seguendo il metodo erboristico omeopatico per usarle al posto dei Nosodi. Le prescrisse analizzando inizialmente il temperamento dei pazienti: somministrò Mimulus, un fiore dall’apparenza timida e spaventata, a un paziente che soffriva di tante piccole paure e Impatiens, un fiore scattante e nervoso che proiettava i suoi semi a metri di distanza, a un paziente dai modi duri e sbrigativi. Successivamente scoprì Clematis e lo sostituì ad un altro dei suoi Nosodi prescrivendolo ai pazienti sognatori e svagati. I risultati positivi incoraggiarono il dottore che decise di dedicarsi completamente alla ricerca di altri fiori che avessero la stessa efficacia terapeutica di quelli che aveva già trovato. Ed è così che a 43 anni, nel 1930, iniziò per lui una nuova vita: si stabilì definitivamente nel suo Galles e iniziò a fare lunghe passeggiate nei prati alla ricerca dei fiori che potessero essergli utili. Analizzò le piante sedendosi vicino, studiando il colore, la forma, il sapore, il terreno dove crescevano. Certo la fitoterapia era conosciuta già da anni ma Bach era convinto che i fiori fossero molto più efficaci poiché contenevano tutta l’energia della pianta alla quale appartenevano. Alla fine del 1930 Bach aveva scoperto 9 fiori. Il sistema di preparazione però non era più quello omeopatico: Bach si avvalse della forza del sole per trasferire la vibrazione del fiore nell’acqua in cui erano poste le corolle. Raccolse un buon quantitativo di fiori e li mise in una bacinella di vetro non colorato pieno di acqua di fonte di montagna. Lasciò la bacinella piena di acqua al sole mattutino per 2/3 ore in modo che l’acqua assorbisse le qualità curative dei fiori. Così avvenne. Con grande gioia aveva scoperto il “metodo solare” che riusciva perfettamente a raccogliere il potenziale terapeutico della piante. Questa scoperta lo obbligò, con sua immensa gioia a rimanere in Galles dove concluse anche la sua prima opera famosa, 'Guarisci te stesso' che pubblicò nel 1930 non con poca fatica visto che nessun editore volle inizialmente prendere in considerazione. Tra il 1931-32 scoprì altri tre rimedi e nello stesso tempo identificò i 12 stati d’animo negativi fondamentali che bisognava riequilibrare. Aveva così a disposizione i 12 rimedi base per la cura dei mali e li chiamò i “Dodici Guaritori”. Questi venivano prescritti alle persone che soffrivano delle seguenti disturbi:

PROBLEMA GUARITORE PROBLEMA  GUARITORE
Paura Mimulus Invadenza Chicory
Terrore Rock Rose Debolezza Centaury
Tortura mentale Agrimony Scarsa fiducia in Sé Cerato
Indecisione Scleranthus Impazienza Impatiens
Indifferenza, noia Clematis Fanatismo Esaltazion Vervain
Scoraggiamento Gentian Orgogliosa Solitudine Water Violet

Bach iniziò non solo a curare ma anche a divulgare i suoi continui risultati positivi e le soddisfazioni dei pazienti. Nel 1932 l’ Ordine dei Medici minacciò di radiarlo dall’albo se non avesse smesso di diffondere le sue scoperte e prescrivere i suoi rimedi. Lui mantenne il controllo e rispose alla minaccia dicendo che il suo interesse fondamentale era quello di diffondere le sue scoperte per alleviare i problemi della gente sofferente dichiarandosi disposto a rinunciare al titolo di medico per fregiarsi piuttosto di quello di erborista. I risultati delle sue cure erano lusinghieri ma lui sentiva che mancava ancora qualcosa: pazienti che provavano la stessa emozione negativa a non reagivano in modo positivo allo stesso rimedio. Bach capì che certe emozioni avevano sfumature diverse e iniziò a cercare fiori che curassero tutte le variazioni di stati d’animo. Trovò altri quattro rimedi che chiamò “i quattro aiutanti” che con il passare del tempo e con le ricerche aumentarono a 19 per diventare, nel 1938, ben 35. Nella tabella di seguito sono riportati i primi quattro aiutanti:

PROBLEMA AIUTANTE
Disperazione Gorse
Irriducibile accanimento Oak
Ossessione egocentrica Heather
Eccessiva severità con se stessi Rock water

La terapia dei fiori era finalmente completa. Nel giorno del suo 50° compleanno diede la prima di una serie di conferenze intitolate “Le erbe guaritrici” per condividere i suoi rimedi con il pubblico. Il 27 novembre 1936 morì pacificamente nel sonno. Secondo i medici sarebbe dovuto morire ben 19 anni prima.

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