INTRODUZIONE ALLA FITOTERAPIA | A cura di Anna Paola Tortora |
“Se dio ha creato la malattia, ne ha anche creato il rimedio”. (Muhammad, Il Profeta)
La Fitoterapia (dal greco “phyton”, pianta, e “therapeia”, cura) è un tipo di cura basata sull’utilizzo delle piante e dei loro principi
attivi in patologie che interessano il corpo e la mente.
Il termine Fitoterapia fa riferimento ad un tipo di approccio terapeutico antico
quanto la malattia stessa. Della Fitoterapia, e più in generale del ricorso alle
proprietà benefiche delle piante, si ritrovano tracce nelle tavolette d’argilla
eredità degli antichi popoli abitanti della Mesopotamia come anche nei papiri
degli Egizi. L’uso delle piante a scopo terapeutico nella cura di patologie di
svariata natura è citato anche nell’Antico e nel Nuovo Testamento dove indicazioni
più vaghe si alternano a descrizioni più precise. Riferimenti all’uso delle erbe
nella cura di malattie esistono in moltissimi testi antichi, sia latini che greci
e anche all’interno della tradizione islamica che ha arricchito la terapia di
importanti contributi. In Europa la creazione di vere e proprie scuole di medicina
è da ritenersi merito del cristianesimo e dei monaci che – traducendo e trascrivendo
i libri antichi – hanno tramandato l’utilizzo delle erbe e delle piante nella
cura delle più svariate patologie.
| Pubblicità |
|
|
Padre della moderna medicina fitoterapica è da considerare Henri Leclerc con il suo lavoro di revisione e classificazione
delle erbe e delle piante. Insieme alla scoperta di nuove proprietà precedentemente
trascurate o non conosciute, il medico francese definì e applicò metodi di coltura,
conservazione delle piante e preparazione dei composti dando vita ad una vera
e propria medicina basata sull’uso di queste nella cura delle malattie.
Nonostante questo la Fitoterapia non deve essere considerata un rimedio di tipo
miracoloso: essa deve – dove necessario – essere abbinata a terapie mediche classiche.
Rilevante è il ricorso a terapie fitoterapiche in pazienti costretti ad assumere
per ragioni di salute molti farmaci, oppure malati cronici o con forti allergie.
Terminologia
Per “droga” si intende la parte della pianta che possiede una determinata azione farmacologica.
Essa può trovarsi, a seconda della specie, in parti differenti (corteccia, radice,
foglia, fiore…) ed è in esse che risiede la maggior concentrazione di principi
attivi in grado di portare benefici terapeutici.
Per “principio attivo” si intende quindi la sostanza contenuta nella pianta in grado di interferire
sul metabolismo umano producendo un effetto farmacologico. Solo a partire dal
XIX secolo è stato possibile isolare in forma pura le molecole responsabili degli
effetti benefici delle piante e tutt’oggi è possibile trovare il loro impiego
nelle più svariate terapie. Sono numerosi però i dati che dimostrano che ad avere
più efficacia farmacologica sia la “droga” in toto e non il semplice “principio
attivo” estratto.
La pianta costituisce un’unità terapeutica e per questo motivo in Fitoterapia
moderna si è arrivati a parlare di “fitocomplesso”: con questo termine si intende un estratto o un derivato di una pianta medicinale
che riproduca in modo più fedele possibile, senza particolari selezioni, la composizione
della pianta. Se in passato infatti era usuale operare una distinzione tra principi
attivi e inattivi, l’attuale fitoterapia riconosce la pianta come un’unità biochimica
complessa maggiormente efficace se assunta conservando la sua integrità strutturale
piuttosto che solo grazie ai suoi principi attivi isolati. Nonostante questo concetto
di natura generale rimanga valido, in alcuni casi invece da preferire è il semplice
principio attivo.
Quando raccogliere le piante e come usarle
La scelta del momento della raccolta è legata al ciclo naturale delle stagioni.
Il periodo migliore per cogliere le piante varia a seconda della specie e dei
tempi di maturazione delle parti da raccogliere. In generale è meglio preferire
le giornate calde e asciutte poiché la pioggia e l’umidità, esponendo la pianta
a fermentazione o addirittura marcitura, rischiano di compromettere se non dissolvere
ogni suo valore terapeutico. Preferire le zone non frequentate: essendo assolutamente
vietato lavare le piante destinate ad essiccazione una volta tolte dal terreno
(fatta eccezione per le radici che invece devono essere scrupolosamente pulite
da ogni residuo di terra), cogliere piante e fiori cresciuti, ad esempio, in campi
isolati protegge dal rischio di trovare sulla pianta stessa polvere, residui di
smog o di concimi chimici.
Le piante possono essere utilizzate fresche o essiccate. Nel secondo caso i metodi
possono essere molti e variano a seconda della parte da essiccare. In ogni modo
il procedimento deve essere molto rapido: questo processo consente infatti di
eliminare le tracce di acqua da tutti gli elementi raccolti e la velocità assume
un ruolo fondamentale onde evitare che questi vadano incontro a marcitura. Il
metodo migliore è quello di adagiare la pianta su graticci in zone all’ombra e
in luoghi con un clima caldo e ventilato, l’ideale potrebbe essere un fienile
o un granaio. Un altro sistema può essere quello di essiccare le piante disponendole
all’interno di un forno tiepido (con una temperatura compresa tra i 20° e i 40°):
questo procedimento può essere preferibile nelle regioni piovose e umide o per
l’asciugatura di elementi carnosi.
Metodi di preparazione
I costituenti chimici delle piante sono soggetti a cambiamenti dovuti a vari
fattori quali il periodo di raccolta, conservazione, coltivazione, elementi climatici
e ovviamente genetica della pianta. La moderna fitoterapia, potendosi avvalere
della recente medicina scientifica, ha la possibilità di utilizzare anche nuove
tecnologie che consentono di estrarre dalla pianta il cuore dei principi attivi
in essa contenuti. In tal modo è possibile isolare il fitocomplesso. In passato
– quando il ricorso alla fitoterapia rappresentava una tradizione puramente popolare,
senza presupposti scientifici – i differenti metodi di estrazione dei principi
guaritori sembravano equivalenti. Oggi, grazie ai progressi della medicina e della
scienza applicata alla fitoterapia è possibile operare una distinzione tra i vari
metodi di preparazione di sostanze a base di piante, potendo stabilire anche quali
siano più efficaci.
A metodi di preparazione classici (come tisane, decotti o infusi) si accostano
prodotti fitoterapici come estratti, polveri, capsule o compresse. Molte sono
le suddivisioni riportate nei testi circa i diversi metodi di preparazione di
rimedi naturali.
Per comodità è possibile adottare una distinzione basata sui diversi preparati
che è possibile ottenere con le piante: essi in alcuni casi prevedono l’estrazione
degli elementi benefici grazie all’ausilio di differenti solventi come ad esempio
acqua, alcol, vino, olio.
| Pubblicità |
|
|
È infine importante operare una distinzione tra tutte le piante a seconda della
natura dei principi attivi in esse contenuti. Le piante forniscono moltissime
proprietà terapeutiche determinate dagli elementi chimici in esse presenti e svariati
sono gli effetti benefici che essi possono portare. I composti possono essere
divisi in metaboliti primari e metaboliti secondari. I primi comprendono tutti quegli elementi indispensabili alla vita stessa della
cellula mentre i secondi sono sostanze che non fanno parte del metabolismo essenziale
della pianta. Sono proprio questi ad essere usati a scopo medicinale e ad avere
funzione terapeutica. Sono moltissime le classificazioni presenti in letteratura,
per comodità è possibile adottare quella che divide le proprietà benefiche delle
piante in tre principali gruppi fitochimici: i derivati fenolici, quelli terpenici e gli alcaloidi.
Molti sono gli ambiti di applicazione e innumerevoli gli effetti terapeutici
al punto che risulta molto difficile giungere ad una classificazione chiara e
precisa di ognuno. Ad esempio, i fenoli sono usati come antisettici mentre i terpeni
intervengono nelle più svariate attività metaboliche; le piante ad alcaloidi agiscono
sul cuore e sulla pressione oltre che sul sistema nervoso centrale e sulla respirazione.
Gli alcaloidi sono sostanze che si conservano bene nelle piante secche. Chimicamente
sono composti di carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno. Una pianta appartenente
a questo gruppo è il papavero (papaver somniferum), un’altra il tabacco. Da sfatare il mito per cui le piante superiori possano
essere usate come antibiotici: le dosi di principi di questo genere contenute
nelle piante sembrano infatti essere insufficienti per ottenere qualsiasi effetto
benefico. Esistono infine anche erbe che contengono oli essenziali e resine; essenze,
acidi, glucidi o sostanze minerali. Queste ultime sono presenti più o meno in
tutti i vegetali.
Bibliografia
- Debuigne G., Il dizionario delle piante della salute, Perugia, Gremese Editore, 1989.
- Firenzuoli F., Fitoterapia. Guida all'uso clinico delle piante medicinali, Elsevier, Trento, 2009;
- Fabio Firenzuoli, Le insidie del naturale. Guida all’impiego sicuro e corretto delle piante medicinali, Milano, Tecniche nuove, 1996;
- Firenzuoli F., Le 100 erbe della salute, Milano, Tecniche Nuove, 2000;
- Peroni G., Tutte le piante medicinali del dottor Peroni. Curare e guarirsi con la natura,
dalla tradizione alla scienza, Varese, Macchione Editore, 2006;
- Schauenberg P., Paris F., Le piante medicinali, Roma, Newton Compton Editori, 1976.