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LA FITOTERAPIA NELLA CURA
DELLE MALATTIE DELL’APPARATO DIGERENTE 1/2

A cura di Anna Paola Tortora,
con la collaborazione del Dott. Paolo Ospici

Le malattie dell’apparato digerente sono molto diffuse. Stomaco e intestino possono essere interessati da disturbi di vario genere e per il trattamento di alcuni di essi è possibile rivolgersi alle piante. Il mondo della natura si rivela in grado di combattere i sintomi ma anche di guarire alcune delle patologie di più comune diffusione, senza dover ricorrere a farmaci di sintesi e con l'utilizzo di rimedi privi di effetti collaterali.
Per comodità si divide qui l’apparato digerente in due macro aree sulle quali l’attenzione verrà concentrata singolarmente per operare un’analisi esauriente delle patologie a loro carico e della cura dei disturbi attraverso le piante e la fitoterapia. Spesso la medicina tradizionale tende a trascurare alcune delle situazioni di cui si parlerà in seguito, preferendo sopprimerne i sintomi attraverso palliativi senza giungere alla radice del problema per risolverlo alla base. È bene quindi sapere che dal punto di vista erboristico, l’apparato digerente è centrale all’interno del discorso di gestione della salute.

Stomaco

Gastrite, difficoltà di digestione, reflusso gastroesofageo e acidità possono rendere la vita affatto facile. Largo impiego ha l’arte erboristica in questi casi, se pure con un limite alla sua possibilità di intervento; nel caso infatti di patologie più importanti a carico dell’apparato in questione, come l’ernia iatale, le piante non possono molto se non influire limitando la sintomatologia.
L’approccio erboristico alla cura delle patologie dello stomaco segue una linea di intervento opposta rispetto a quella percorsa dalla medicina tradizionale. Il medico tende a inquadrare il problema dal punto di vista del sintomo mentre l’erborista cerca, nei limiti del possibile, di lavorare sulla causa che ha prodotto quell’effetto.
La gastrite, ad esempio, è causata da un eccesso di secrezione dei succhi gastrici. Nella sua cura, la medicina tradizionale cerca di limitare la presenza di acido nello stomaco; l’approccio fitoterapico paradossalmente predilige l’uso di piante che, al contrario, tendono ad aumentare la concentrazione di questi. Il motivo alla base di questa strategia terapeutica va ricercato in un modo di accostarsi al concetto di cura che proviene da lontano: secondo l’approccio galenico lo stomaco è un organo freddo; a determinare la malattia è un eccesso di freddezza (prodotta anche dall’esagerazione con cibo). Una condizione simile provoca rallentamenti alla sua funzione e l’organo si difende cercando di “scaldarsi” con l’iperproduzione di succhi gastrici allo stesso modo in cui una pelle acneica, aggredita da creme molto aggressive, reagisce producendo una maggiore quantità di sebo.

Nella cura della gastrite e di tutte le patologie collegate ad un eccesso di acidi nello stomaco, l’erboristeria predilige le droghe amare, piante che appunto hanno un effetto riscaldante ma moderato. L’azione di erbe simili contrasta l’eccessiva freddezza, causa della patologia, e riporta l’organo ad una situazione di equilibrio: la malattia viene sconfitta quindi non limitando la presenza di succhi gastrici nello stomaco ma con l’uso di droghe che mettono l’organo nella condizione di non produrli più svolgendo la stessa funzione per cui essi vengono secreti in quantità eccessiva.
L’erba amara più conosciuta nella tradizione italiana è la genziana, ma di comune utilizzo sono anche la centaurea e l’assenzio (utilizzato, per esempio, nella preparazione dei vermouth). Molto utilizzate pure piante di più recente introduzione, provenienti da altri continenti, come la china.
Il sapore di queste droghe – soprattutto quello della genziana – è sgradevole; per contrastare il sapore amaro il consiglio è unire al preparato un po' di liquirizia per rendere il gusto più sopportabile. La liquirizia, oltretutto, è anche un cicatrizzante e ha quindi un effetto positivo su eventuali ulcere o mucose infiammate.
La forma da prediligere è la tisana così composta: 50% di piante amare, 20% di liquirizia e il restante 30% di piante protettrici della mucosa gastrica. La bevanda così composta si auto-compensa. Erbe dell’ultimo tipo sono l’altea e la malva: ricche di mucillagini, leniscono l’infiammazione e proteggono le pareti dello stomaco. Le mucillagini, infatti, a contatto con l’acqua si gonfiano e vanno a costituire una sorta di gel che aderisce alle mucose gastriche. In più le droghe mucillaginose regolano il contenuto idrico nel tratto gastro-intestinale: rilasciano acqua in caso di assenza e la assorbono quando è troppa.

Ulteriore caratteristica delle droghe amare è quella di accelerare lo svuotamento gastrico, azione molto simile a quella di alcuni dei più famosi farmaci di sintesi utilizzati proprio in caso di gastrite e reflusso gastroesofageo.
Altro toccasana per lo stomaco è lo zenzero. La pianta non appartiene al gruppo delle droghe amare: masticarlo, però, aiuta a combattere le patologie dello stomaco oltre alla pesantezza tipica dopo le grandi "abbuffate".
Infine è bene portare l’attenzione su una delle cause di dolori di stomaco più diffuse: la presenza all’interno dell’organo di un batterio chiamato helicobacter pylori. Di norma, dopo la diagnosi, il paziente viene indirizzato verso una cura antibiotica. Anche in questo caso, però, è in realtà possibile ricorrere alle piante. L’iter è però più lungo: la sintomatologia di norma sparisce nel giro di 2-3 giorni ma per estirpare il batterio la cura necessita di un trattamento che si protragga dai 2 ai 6 mesi. Alla fine l’helicobacter può dirsi estirpato e si può affermare con certezza che il rischio di recidive successivamente a questa cura è molto basso. Il composto per il decotto si prepara con 40% di curcuma, 20% di cannella, 20% di liquirizia e 20% di zenzero. Ogni pianta, all’interno della formulazione, ha una sua specifica funzione: la curcuma è una pianta in grado di lavorare molto bene sull’asse fegato-intestino, in questo contesto è in grado combattere l’helicobacter .
Spostando il discorso sui gemmoderivati nella cura delle malattie dello stomaco, sono due i preparati di questo tipo che fanno da riferimento: l’alnus glutinosa e il ficus carica ai quali aggiungere anche tilia tomentosa quando iperacidità e bruciore gastrico sono di origine nervosa.
Un consiglio per chi soffre di gastrite: buona norma sarebbe eliminare il caffè, da sostituire ad esempio con noce di cola o mate. Per combattere la sensazione di pienezza dopo un pasto abbondante molto utili si rivelano enzimi estratti da ananas e papaia.

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