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FITOTERAPIA E DOLORE 2/2
Dolori muscolari, articolari e altre affezioni

A cura di Anna Paola Tortora
con la consulenza del Dott. Paolo Ospici

Dolori muscolari o articolari
Quando un dolore diventa una vera e propria persecuzione, il ricorso a farmaci antidolorifici può diventare molto frequente. In questi casi, più di tutti gli altri là dove è possibile, risulta vivamente consigliato preferire rimedi naturali; l’uso prolungato di farmaci di sintesi infatti può rivelarsi dannoso.
Contro il dolore articolare, la pianta più impiegata in erboristeria è l’artiglio del diavolo. Esso è ricco di arpagosidi che conferiscono alla droga un valido potere antidolorifico. Stesse sostanze sono contenute anche dall’eufrasia anche se in quantità molto inferiore. L’artiglio del diavolo dà ottimi risultati in tutte le forme di dolore osteoarticolare ma anche sul mal di testa quando questo è di origine cervicale. L’eufrasia invece viene utilizzata per confezionare colliri antinfiammatori per gli occhi.
L’incenso (la boswelia), una pianta antichissima conosciuta ai più principalmente per il suo ruolo nelle cerimonie religiose, è un ottimo rimedio soprattutto nel caso di dolori provocati da malattie autoimmuni come artriti reumatoidi. La varietà più utilizzata è la boswelia serrata, una droga di derivazione indiana. Attenzione però: l’incenso però non può essere utilizzato come rimedio d’emergenza, la sua assunzione deve essere inquadrata all’interno di una cura prolungata nel tempo. La droga infatti riduce l’incidenza e l’intensità degli attacchi ma la sua assunzione deve essere continuativa e regolare. Dell’incenso si utilizzano le tisane, le tinture madri e gli estratti secchi.
Contro l’artrosi una pianta eccezionale è l’equiseto, una droga che agisce indirettamente sul dolore. La pianta, infatti, possiede proprietà rimineralizzanti. Stimolando la rigenerazione del collagene, riduce la sintomatologia agendo sulla causa. L’equiseto si rivela utile soprattutto quando la degenerazione della cartilagine che riveste la capsula è ancora in uno stadio iniziale. La droga – per ottenere questo genere di azione – deve essere assunta in forma solida, sotto forma di polvere o estratto secco. La tintura madre di equiseto è invece impiegata come rimedio contro la pressione alta per le sue proprietà diuretiche.
Secondo la visione erboristica tradizionale, il dolore è lo specchio di qualcosa che il corpo cerca di espellere e l’azione delle piante deve volgere a questo piuttosto che mirare unicamente alla soppressione del sintomo. In tal senso un grande aiuto arriva da tutte le droghe che possiedono proprietà riscaldanti.

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Attenzione però, questo discorso non vale per dolori derivanti da strappi muscolari o infiammazioni simili; in questi casi al contrario, l’approccio terapeutico deve mirare al raffreddamento della parte lesa.
In entrambi i casi in ogni modo possono rivelarsi molto utili le argille (da applicare sulla zona dolorante fredde o calde a seconda del disturbo).
Per la cura di uno strappo muscolare un rimedio efficace è rappresentato da un bendaggio che mantenga fermo l’arto leso, meglio se praticato con fasciature imbevute di sostanze naturali che contribuiscano a velocizzare la cicatrizzazione e la riparazione. L’arnica in questi casi si rivela ottima. La droga è però altamente gastrolesiva, e quindi non deve essere in nessun caso assunta per via orale se non in formulazioni omeopatiche. La droga viene utilizzata dall’arte erboristica unicamente per via topica e su pelle integra; di fronte ad una lesione cutanea è fortemente raccomandato evitare l’applicazione di prodotti a base di arnica.
Un’azione più blanda rispetto all’arnica ma efficace e assolutamente innocua possiede la margherita comune (bellis perennis): essa ha principi simili alla prima, anche se la concentrazione di questi al suo interno è nettamente più bassa. La margherita comune – che possiede anche proprietà riepitelizzanti – può essere utilizzata sotto forma di tintura madre; altra soluzione è utilizzare i fiori della pianta per preparare infusi con i quali poi fare impacchi sulla parte lesa. Essa è priva di tossicità e quindi può essere utilizzata anche su pelle non integra. Di fronte quindi a una lesione muscolare in presenza di un’escoriazione cutanea, il consiglio è quello iniziare il trattamento terapeutico avvalendosi di preparati a base di margherita comune e poi, una volta guarita la ferita superficiale, proseguire la cura avvalendosi di creme contenenti arnica.

Antidolorifici naturali per le più svariate affezioni
Come antidolorifici naturali in generale sono utilizzate tutte le piante ricche di salicilati, la più nota è la spirea (pianta che ha dato il nome ad uno dei più noti farmaci di sintesi). Essa contiene acido salicilico, una sostanza molto poco stabile in acqua: la tisana a base di spirea, quindi, una volta preparata deve essere consumata nell’arco di pochi minuti. Se dalla spirea si mira ad ottenere un’azione antidolorifica, il preparato da prediligere rimane quello solido (il riferimento è a prodotti già confezionati). La tintura madre di spirea invece è utilizzata come diuretico uricemico. La droga ha proprietà fluidificanti del sangue, è quindi poco indicata nelle donne durante il ciclo mestruale quando esso risulta già molto abbondante.
La spirea contro il dolore può essere utilizzata in tutti i casi in cui si utilizzerebbe l’equivalente farmaco di sintesi. Il riferimento, quindi, è a stati dolorosi come il mal di testa, dolori articolari, raffreddori e via dicendo, ma con un vantaggio in più: l’azione gastroirritante della spirea è nettamente inferiore a quella dell’acido acetilsalicilico, ingrediente fondamentale di medicine di derivazione chimica.
Sempre per combattere stati dolorosi generici, degno di nota è l’unguento populeo, un rimedio di antichissima derivazione, risalente a Galeno, ottenuto mediante le gemme del pioppo (altra fonte ricca di salicilati). Oggi l’unguento viene ancora prodotto ed è un prodotto antinfiammatorio che si trova già confezionato in erboristeria.
Proprietà antinfiammatorie e immunostimolanti sono possedute dall’uncaria tomentosa, una pianta curativa originaria del Sud America. L’uncaria, come anche l’artiglio del diavolo, è un potente antidolorifico e agisce sulla sintesi dei mediatori dell’infiammazione. La boswelia invece agisce invece principalmente sulla risposta infiammatoria immunomediata, essendo un immunomodulatore diminuisce la risposta infiammatoria.
Non si può, poi, non parlare della curcuma, una pianta dalle proprietà antinfiammatorie di recente introduzione nel mercato occidentale ma con una tradizione d’uso antichissima in India. Essa agisce sul dolore svolgendo il compito di potente drenante del calore interno.
Azione lenitiva ha anche l’aloe vera. Il gel di aloe applicato come cicatrizzante su lesioni della pelle, in particolare delle mucose interne, oltre a velocizzare molto il processo di guarigione, contribuisce a togliere il dolore. A ben vedere l’aloe non ha però una specifica azione antinfiammatoria né antidolorifica ma, lavorando velocemente sulla causa, agisce rapidamente anche sul sintomo.
Contro i dolori addominali una delle piante di uso erboristico più diffuse è l’escolzia, una papaveracea di origine americana: tra le piante appartenenti alla famiglia degli oppiacei di libera vendita è la migliore. Può essere utilizzata, ad esempio, in caso di forti coliche addominali.
Infine, degno di menzione, è un rimedio antichissimo e molto noto, soprattutto tra le persone anziane: contro il mal di denti e il dolore causato dalla carie, azione antidolorifica eccezionale è posseduta dai chiodi di garofano. In caso di mal di denti è possibile appoggiare sul dente un chiodo di garofano per permettere alla droga di rilasciare sulla parte le sue componenti analgesiche. Esse interverranno sul nervo, addormentandolo e calmando il dolore. Contro il dolore gengivale invece preferire degli impacchi di malva, da fare o con un infuso ottenuto con la droga ma anche utilizzando direttamente le foglie della pianta.

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