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LA FITOTERAPIA PER GLI OCCHI

A cura di Anna Paola Tortora con la consulenza del Dott. Marco Sarandrea

L’azione degli agenti atmosferici, i piccoli corpi estranei che viaggiano nell’aria, l’uso di lenti a contatto e molte altre situazioni possono mettere a repentaglio la salute degli occhi e portare alla comparsa di disturbi più o meno lievi. Per la cura delle malattie oftalmiche, soprattutto quelle di lieve entità, le piante rappresentano una valida alternativa alla medicina tradizionale. In natura tuttavia esistono principi attivi in grado di agire nel profondo e che per le loro proprietà vengono impiegati nella cura di patologie più serie, in alcuni casi da sole, in altri in abbinamento e come coadiuvante delle terapie classiche.

Una delle problematiche più comuni dell’occhio è l'arrossamento che può essere determinato da molti fattori: il clima (un colpo di vento o una esposizione al sole eccessiva) ma anche da allergie o dall’uso continuativo di lenti a contatto. Il classico rimedio della farmacopea tradizionale consiste nell’uso di colliri, nei casi in cui l’infezione è particolarmente estesa anche di creme a base di antibiotici. Ma l’arrossamento e le irritazioni degli occhi possono essere curati con le piante, per mezzo di prodotti già pronti e disponibili in commercio benché con alcune droghe è possibile confezionare anche in casa propria una quantità di rimedi, non necessariamente più rapidi nella risoluzione della problematica ma sicuramente privi di agenti chimici e di sintesi a differenza dei farmaci tradizionali. I primi colliri, ad esempio, nacquero proprio dall’utilizzo di piante che oggi sappiamo possiedono proprietà lenitiva e antinfiammatoria.

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La medicina antica si basava sul simbolismo. In virtù dell’aspetto di una pianta e della sua somiglianza con alcune parti del corpo, si pensava che essa potesse essere utilizzata per la cura dei disturbi che le affliggevano. Così il fiore dell’eufrasia somiglia all’iride di un occhio e il fiore della cicoria, che è celeste, sembra l’interno della pupilla: quest’ultimo oggi viene utilizzato per confezionare un’acqua da utilizzare per i lavaggi oculari. Utili per la salute degli occhi sono le sostanze estratte dal mirtillo e piante ad alto contenuto vitaminico. In particolar modo a giovare è la vitamina A, una sostanza che mantiene in buona salute il nervo ottico e in grado di aumentare la facoltà visiva.

Allo scopo di sfiammare e lenire, sono indicate tutte le piante che contengono mucillagini. Queste particolari molecole sono in grado di trattenere liquidi e di rilasciarli quando vengono in contatto con tessuti che ne sono carenti. Nel caso dell’occhio queste droghe aiutano a combattere il problema procurando al tempo stesso un immediato sollievo. Queste piante sono impiegate per confezionare decotti e infusi, producono sostanze liquide leggermente gelatinose. Ricca di mucillagini è la malva, una droga utilizzata anche per la cura di altre patologie come l’irritazione intestinale e la stitichezza. Per preparare in casa una soluzione acquosa a base di malva è sufficiente lasciare in infusione le foglie e i fiori della pianta nell’acqua per un tempo limitato (un infuso troppo prolungato rischierebbe di rendere la sostanza troppo mucillaginosa e non adatta all’uso oftalmico). I prodotti a base di malva possono essere utilizzati sia per tamponare l’occhio dall’esterno ma anche come colliri o addirittura direttamente a contatto con gli occhi per effettuare dei lavaggi oculari. Subito dopo l’applicazione l’occhio apparirà sfiammato e il bruciore e il prurito leniti.

Un’altra pianta che ben si presta allo scopo è la camomilla. Utilizzare i filtri della camomilla dopo l’infusione direttamente sull’occhio chiuso come terapia contro gli occhi stanchi e arrossati è uno dei rimedi popolari più diffusi e conosciuti. Volendo, avendo cura di non appoggiare la bustina sulla pupilla, l’impacco può essere fatto anche sull’occhio aperto. Con l’infuso ottenuto dai fiori della camomilla è possibile operare anche lavaggi oculari.

Per lenire l’infiammazione è importante pulire l’occhio e per farlo è possibile avvalersi di distillazioni acquose a base di varie piante. Per ottenere il distillato dell’infuso di una droga è sufficiente passare nel distillatore il prodotto ottenuto dalla macerazione delle parti della pianta nell’acqua. In questo modo si otterrà una soluzione che conterrà al suo interno solo la parte attiva della droga.

L’acqua distillata di eufrasia è indicata per la sua azione antibatterica ed è adatta per la cura delle blefariti. Il fiordaliso (la centaurea cyanus) svolge un’azione lenitiva come l’eufrasia ma in più ha anche proprietà disinfettanti. Molto usata è anche l’acqua distillata di malva per le proprietà già citate possedute dalla pianta .

Spesso un fastidio che si avverte è determinato da una eccessiva secchezza oculare, disturbo che può affliggere chiunque ma in particolare i soggetti che fanno uso di lenti a contatto. L’occhio con scarsa lacrimazione, infsatti, tende ad asciugarsi in fretta e la lente inizia a dare fastidio. In commercio sono presenti prodotti come le lacrime finte, soluzioni che possono essere utilizzare per idratare temporaneamente l’occhio e lenire il disturbo. Per lo scopo possono essere utilizzate anche tutte le piante contenenti mucillagini: la malva e la camomilla come già anticipato ma anche la piantaggine e la camomilla romana (quest’ultima è una varietà della camomilla classica).

Quando gli occhi sono molto stanchi (affaticati per esempio dallo schermo del computer) un ottimo rimedio è rappresentato dai frutti rossi e i frutti di bosco (di nuovo il mirtillo) contenenti antociani, sostanze antiossidanti molto importanti per la salute dell’occhio. Per combattere la stanchezza soluzioni acquose a carattere rinfrescante sono molto efficaci, in primis, quelle a base di eufrasia e fiordaliso perché donano all’occhio una sensazione di freschezza. Le piante elencate fin ora sono ottimi rimedi anche contro il gonfiore degli occhi e delle palpebre derivanti da piccoli traumi ma anche da affaticamento, colpi di vento o irritazioni.
Può capitare che in seguito ad infezioni particolarmente aggressive per curare l’affezione dell’occhio sia necessario assumere sostanze con proprietà antibiotiche, per bocca o al livello topico. In commercio sono in vendita pomate e colliri antibiotici di sintesi ma anche in questo caso la natura può essere d’aiuto. Anche nel mondo vegetale esistono piante (in alcuni casi di difficile reperimento però), con proprietà specifiche in tal senso in ambito oftalmico. Alcune di esse sono cadute in disuso ma la loro azione è ottima nella risoluzione delle problematiche che affliggono l’occhio. Particolare menzione merita tra le varie il cardo dei lanaioli, una pianta di origine molto antica della quale sono impiegate le foglie.

Anche in gemmoterapia esistono sostanze utili per la cura degli occhi: l’estratto di ilex agrifolium (agrifoglio), ad esempio, viene utilizzato per le lesioni oculari, l’ipovisione o problemi che interessano il nervo ottico.

Gli occhi sono una delle parti del corpo più coinvolte in una problematica come la rinite allergica. Le allergie stagionali, soprattutto quella dovuta alla pollinosi, possono determinare la comparsa di rossori e fastidi agli occhi, lacrimazione e gonfiore ne sono le dirette conseguenze. Una reazione di questo genere però, secondo i dettami della medicina ippocratico-galenica ma anche di quella cinese, solitamente corrisponde ad un’ipofunzionalità epatica. In fitoterapia quindi la strategia consiste nell’intervenire sul fegato e non direttamente sull’occhio: l’estratto ottenuto dalle gemme del ribes nigrum (gemmoderivato) è un ottimo rimedio al quale abbinare piante dall’azione antistaminica come l’elicrisum italicum e la piantaggine (entrambi fitoterapici). In associazione è consigliato assumere anche il macerato glicerico di rosa canina. La terapia deve essere iniziata in inverno (intorno al mese di gennaio).

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Infine, degna di menzione è l’azione di alcuni elementi estratti dalle piante. In oculistica vengono impiegate delle sostanze importanti che derivano direttamente dalla natura: una delle più diffuse e utilizzate è la luteina, una sostanza di recente introduzione che agisce su patologie gravi come le maculopatie e l’ipovisione. Essa viene estratta da tutti i frutti e fiori di colore arancione, come la calendula, la curcuma e il tagete. La luteina è un nutraceutico che rinforza il nervo ottico e viene assunto per bocca. In alcuni casi questa sostanza è stata impiegata anche nella cura della cataratta e nel glaucoma. Essa può essere impiegata anche in caso di miopie. Quando si parla di nutraceutica, il riferimento è ad una disciplina che ricalca il principio ippocratico: “Sia il tuo cibo la tua medicina e la tua medicina il tuo cibo”. Alimenti normalmente utilizzati nella nutrizione possono assumere un ruolo importante nell’attività terapeutica: da quelli che generalmente vengono considerati cibi sono estrapolati elementi in grado di agire sull’organismo con un’azione curativa; è il caso ad esempio del resveratrolo, estratto dall’uva, o del licopene, ricavato dal pomodoro. Stesso discorso vale per la luteina e l’astaxantina, un altro elemento estratto dal mondo vegetale che si trova come la luteina sotto forma di integratori e utilizzato in caso di maculopatie senili e patologie gravi a carico dell’occhio.

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