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FITOTERAPIA E TERZA ETÀ

A cura di Anna Paola Tortora

La vecchiaia ha i suoi momenti belli” (Albert Einstein)

Un individuo è considerato anziano dal momento in cui il suo corpo entra nella fase dell’invecchiamento, ovvero quando i processi distruttivi superano per numero quelli costruttivi. Da questo momento, una diminuzione del numero delle cellule e di alcune delle capacità funzionali dell’organismo portano alla comparsa di disturbi e patologie di vario tipo ed entità.
Il mantenimento di una buona forma fisica aiuta a limitare o a ritardare ulteriormente le malattie legate all’invecchiamento, così come una alimentazione corretta. Tuttavia, anche l’uso di erbe medicinali può essere un valido aiuto.

Le patologie geriatriche spesso richiedono un approccio multidisciplinare: nell’anziano infatti difficilmente si assiste alla comparsa di una sola problematica. Più comunemente si genera la compromissione di più facoltà e, di conseguenza, la cura di uno stato di salute danneggiato a più livelli comporta l’assunzione di molteplici farmaci. L’aggressione farmacologica, però, è da evitare, più che mai durante la terza età; il metabolismo del soggetto anziano, infatti, è più lento e maggiore è il tempo impiegato a smaltire i residui nocivi del farmaco di sintesi. Ecco perché l’approccio fitoterapico in età avanzata è indicato come metodo di cura alternativo o d’appoggio. Ove la fitoterapia non vuole sostituirsi alla medicina tradizionale quanto piuttosto proporsi come valida terapia di supporto alla medicina di sintesi della quale spesso è in grado di aumentare l’efficacia e consolidare i risultati, nello stesso tempo limitando gli effetti collaterali della terapia farmaco-chimica. Oltre a ciò va premesso che molte piante contengono – oltre ai principi attivi che le caratterizzano – anche sostanze capaci di influenzare il sistema immunitario aiutando così sia la prevenzione che l’evoluzione di alcune malattie.

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Arteriosclerosi e aterosclerosi sono due patologie comuni nelle persone anziane le cui conseguenze possono essere molte e gravi. Nel caso di un paziente affetto da arteriosclerosi è fondamentale mantenere o ridare elasticità al tessuto arterioso. L’aterosclerosi invece è causata dall’accumulo di grasso (colesterolo) nelle arterie o da problemi di coagulazione: per questo il paziente è esposto ad un forte rischio di formazione di trombi. In questo caso è consigliata l’assunzione di piante anticoagulanti come il melino e il melioloto: 15 gocce di tintura madre in poca acqua due volte al dì possono essere un buon metodo per prevenire le spiacevoli conseguenze dell’aterosclerosi, fungendo da potenziamento dei farmaci tradizionali.
Sempre contro la formazione di trombi è possibile assumere piante con proprietà antiaggreganti come la regina dei prati e l’aglio. Con la regina dei prati si prepara un infuso versando mezzo litro d’acqua calda sulle sommità fiorite e le foglie della pianta: dopo aver lasciato riposare per 15 minuti e filtrato il tutto, sarà sufficiente bere il preparato nel corso della giornata.
L’aglio si assume invece in capsule da 0,35 grammi l’una, 1 a colazione e 1 a cena, oppure anche sotto forma di decotto indicato per proteggere le arterie. Si prepara facendo bollire per 5 minuti in una tazza di latte due spicchi di aglio sbucciati e schiacciati.
Proprietà antiischemiche e antitrombotiche sono possedute anche dalla tintura madre di ginko: 30 gocce, 2 volte al giorno.
Un consiglio sempre valido resta alimentarsi correttamente: consumare olio di mais, germi di grano, di girasole, soia e papavero crudi e abolire i grassi animali sono comportamenti che diminuiscono la probabilità della comparsa di arteriosclerosi e accumulo di grassi nel sangue. È consigliato infine consumare molto aglio (antiaggregante appunto), cipolla, crescione, carciofi e melanzane; per i condimenti è indicato il succo di limone da adottare anche come bevanda nell’arco della giornata.

Disturbo collegato con i primi due e molto diffuso tra gli anziani è l’ipertensione arteriosa, ovvero l’aumento della pressione sanguigna all’interno delle arterie. Dopo aver escluso la responsabilità di cattive abitudini come fumo e alimentazione scorretta, è necessario ricercare la causa di questa patologia per poterla combattere. Sono molte le piante in grado di tenere sotto controllo il disturbo: preventivamente e come appoggio alle eventuali terapie di sintesi, efficaci contro l’ipertensione si rivelano l’olivo, l’aglio e il vischio.
L’aglio presenta infatti proprietà antitrombotiche, anticolesterolo e preventive dell’arteriosclerosi; può essere consumato sotto forma di tintura madre (dalle 25 alle 30 gocce 2-3 volte al dì) e come sciroppo contro l’ipertensione facendo bollire per 30 minuti 20 grammi d’aglio e 40 grammi d’acqua ai quali aggiungere, dopo aver passato e spremuto il tutto, una pari quantità di zucchero. L’olivo può essere assunto sotto forma di tintura madre (sempre dalle 25 alle 30 gocce 2-3 volte al giorno) oppure è possibile preparare un infuso utilizzando le foglie della pianta. Il vischio, infine, presenta proprietà ipotensive e diuretiche e per questo si rivela indicato per combattere l’ipertensione arteriosa: per la tintura madre di vischio bianco è consigliato assumere 30/40 gocce 2-3 volte al giorno; è possibile anche preparare un infuso con 10 grammi di fusti e foglie secche da mettere in un litro d’acqua a macerare per poi filtrare il tutto.

In presenza di colesterolo alto sono varie le piante che possono essere d’aiuto. Va precisato, però, che come le altre patologie di cui sopra, anche, l’ipercolesterolemia richiede un attento controllo da parte del medico il quale dovrà indicare al paziente la terapia più adatta per lui.
Una tazzina di decotto a base di carciofo prima dei principali pasti per due mesi, unita al trattamento medico, può essere utile per contrastare l’eccesso di colesterolo: la bevanda si prepara portando ad ebollizione e facendo bollire per 10 minuti 20 grammi di foglie di carciofo in un litro l’acqua. Dato il sapore amaro delle preparazioni al decotto e all’infuso è preferibile però la tintura madre: dalle 30 alle 60 gocce tre volte al giorno sono consigliate in caso di ipercolesterolemia. Il carciofo, infatti, ha proprietà diuretiche e attiva un buon funzionamento del fegato favorendo l’escrezione del colesterolo attraverso la bile. Aiuta ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue anche l’infuso di betulla: mettere in infusione per 10 minuti 25 grammi di foglie secche della pianta in un litro di acqua bollente, lasciare freddare e consumare tre volte al giorno.

Contro l’artrite reumatoide – una patologia cronica e frequente negli anziani caratterizzata da un’intensa infiammazione della membrana sinoviale – la fitoterapia offre la possibilità di affiancare ai classici farmaci prodotti derivanti dalla natura: massaggi locali con olio di camomilla oppure – sempre per uso esterno – impacchi di tintura madre di arnica diluita al 20% in acqua tiepida possono offrire sollievo. L’arnica ha infatti proprietà antisettiche, antinfiammatorie e analgesiche mentre la camomilla, utilizzata esternamente, si rivela efficace nel combattere i dolori articolari. Per contrastare questi ultimi è possibile ricorrere anche ad impacchi di serpillo che si preparano mettendo in infusione per 5 minuti 50 grammi di sommità fiorite secche della pianta in un litro di acqua bollente. L’artiglio del diavolo ha proprietà antinfiammatorie ed è una delle migliori acquisizioni della fitoterapia; particolarmente indicata in caso di dolori reumatici, è una bevanda preparata con le radici della pianta: far bollire in un litro d’acqua per 10 minuti 20-25 grammi di radici di artiglio del diavolo, lasciar macerare per una notte e filtrare e bere a piccole dosi quattro volte nell’arco della giornata lontano dai pasti. Infine, in caso di dolore acuto, dalle 50 alle 75 gocce mattino e sera di macerato glicerinato (un gemmoderivato) di vite vergine possono alleviare il fastidio.

Frequente negli anziani, soprattutto nelle donne, è l’osteoporosi, ovvero la demineralizzazione delle ossa che assumono un aspetto poroso con conseguente riduzione della propria durezza. È impensabile che le piante possano curare questa patologia, di certo però possono essere una buona strategia si sostegno alle classiche cure sintetiche, aiutando così il paziente a mantenere un regime alimentare sano. È importante usare piante ricche di silice come l’equiseto e il galeopsis. L’equiseto possiede proprietà rimineralizzanti: una tazza di decotto ottenuto facendo bollire in un recipiente scoperto 30 grammi della pianta secca in un litro d’acqua è l’ideale in caso di fratture e demineralizzazioni dell’osso. L’osteoporosi e gli squilibri dell’incorporazione del calcio nelle ossa trovano giovamento anche dall’assunzione di tintura madre di equiseto: la posologia prevede l’assunzione di un numero variabile dalle 30 alle 60 gocce di prodotto fino a 3-6 volte al giorno. In caso di osteoporosi è infine utile anche la tisana-macerazione di galeopsis: far bollire 5 grammi della pianta insieme a 5 grammi di equiseto e la stessa quantità di eleuterococco per 5 minuti in acqua calda e poi lasciare macerare il tutto per un ora.

Nell’anziano è spesso facile riscontrare una sorta di depressione, generalmente identificata come “stanchezza” ma che prende il nome di astenia. In questo caso è consigliata l’assunzione di due capsule di ginseng da 0,30 grammi, una prima di colazione e una prima di pranzo. Il ginseng è un tonificante e ha molte proprietà utili all’anziano. Tintura madre di vinca minor, invece (30 gocce in poca acqua alle 9 del mattino e alle 17), aiuta quando i disturbi sono localizzati a livello di memoria e concentrazione.

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Gli anziani presentano maggiori rischi di altri di contrarre l’influenza. Combatterne i sintomi con l’ausilio delle piante è possibile con una bevanda dalle proprietà antisettiche, tonificanti e con un buon effetto contro gli indolenzimenti causati dalla febbre, consigliata per tutti gli anziani: creare una miscela di erbe unendo 20 grammi di sommità santoreggia con 10 grammi di radici di liquirizia e 29 grammi di foglie di malva; versare un cucchiaio della miscela in ogni tazza, aggiungere poi un chiodo di garofano e due piccoli pezzi di corteccia di cannella. Dopo aver portato ad ebollizione il tutto, unire il succo di limone e il miele di timo per dolcificare. Due o tre tazze al giorno, in particolar modo prima di andare a dormire, sono consigliate per combattere gli spiacevoli sintomi dell’influenza. E ancora, contro la febbre e per favorire la sudorazione del malato è efficace l’infuso ottenuto con i fiori secchi di borragine: per preparare la bevanda è sufficiente porbe in infusione per 10 minuti 30 grammi in un litro di acqua bollente; è possibile ottenere anche un decotto con le foglie della borragine facendone bollire 20 grammi in un litro d’acqua per venti minuti.

Infine: una permanenza forzata a letto comporta il rischio della comparsa di piaghe da decubito; esse possono comparire in ogni parte del corpo soggetta a costante sfregamento. Detergere e applicare sulla piaga della garza sterile imbevuta di tintura madre di calendula diluita al 10% in soluzione fisiologica bollita aiuta a combattere l’infezione. La calendula è utilizzata infatti come riepitelizzante (ovvero favorisce la formazione di nuovi strati di cellule e quindi di pelle) e antinfiammatorio. Proprietà antinfiammatorie ha, infine, anche l’echinacea: 20 gocce di tintura madre prima dei pasti, tre volte al giorno quindi, si rivela un ottimo trattamento contro l’infiammazione causata dalla lesione e per sfiammare la zona.

Bibliografia:
- Peroni G., Tutte le piante medicinali del dottor Peroni. Curarsi e guarire con la natura dalla tradizione alla scienza, Macchione Editore, 2006, Varese;
- Vigoni Marciani A., Malatesta M., Manuale di fitoterapia per i meno giovani, Tecniche Nuove, 1994, Milano;
- Belaiche P., Manuale pratico di fitoterapia familiare, Red Edizioni, 1989, Como.

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