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LA FITOTERAPIA IN UROLOGIA

A cura di Anna Paola Tortora,
con la consulenza
del Prof. Enrico Finazzi Agrò,
specialista in Urologia,
Professore Associato presso
l’Università degli Studi
di Roma “Tor Vergata

In urologia esistono diverse patologie per le quali è possibile intervenire con farmaci a base di piante. In alcuni casi l’approccio fitoterapico a disturbi e affezioni dell’apparato urogenitale è consigliato, meglio se in abbinamento alla terapia classica basata sull’uso di farmaci di sintesi. In altri casi è possibile trovare giovamento anche solo grazie ai farmaci naturali e in altri ancora, invece, la fitoterapia è esclusa come strada terapeutica. Principale, quindi, operare una distinzione tra gli ambiti nei quali le cure naturali possono essere suggerite e campi invece che ne restano esclusi: in generale la medicina naturale è particolarmente adatta in presenza di infezioni e di disturbi lievi mentre nulla può nel caso di patologie più gravi come, ad esempio, i tumori della prostata. Prima di affermare che un determinato elemento naturale sia efficace nella cura delle patologie dell’apparato urogenitale o dei sintomi da esse provocati, è necessario che studi scientifici lo dimostrino e che un eventuale giovamento non sia legato all'effetto placebo piuttosto che ad una reale azione curativa della pianta.  
 
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Un esempio è la vescica iperattiva, una patologia che si presenta con l’urgenza di urinare spesso associata a pollachiuria (alta frequenza della minzione) e nicturia (necessità di alzarsi durante il sonno notturno per recarsi al bagno). La patologia ha un aspetto psicologico e la risoluzione comprende una rieducazione della vescica oltre che, ovviamente. l’uso di farmaci. Gli studi hanno dimostrato che i pazienti curati grazie a farmaci a base di piante presentano miglioramenti nel 70% dei casi mentre i soggetti trattati con placebo trovano miglioramenti nel 50% dei casi. Nel caso della vescica iperattiva è quindi essenziale lavorare sulla percezione cerebrale dello stimolo e sulla rieducazione del paziente. 
Non sono molte le ricerche e gli studi sull’applicazione della fitoterapia all’urologia, e in alcuni casi l’efficacia delle piante viene smentita. In ogni caso, quando si è in presenza di una patologia dell’apparato urogenitale è sempre importante che sia il medico a fare una diagnosi, evitando l’autoterapia. Verificata la possibilità di curarsi con la fitoterapia e ottenuta dal medico la posologia, è sempre consigliato rivolgersi a farmaci a base di piante prodotti in commercio, per avere la garanzia che i principi attivi siano stati estratti correttamente.
Come accennato, gli ambiti di applicazione di farmaci a base di piante in urologia sono principalmente infezioni e infiammazioni.  
 
L’ipertrofia prostatica benigna è una crescita della ghiandola molto comune nell’uomo dopo i 50 anni di età e che determina, spesso, una ostruzione al deflusso delle urine. In questo caso i fitoterapici non hanno una forte evidenza: il prodotto più utilizzato è la serenoa repens anche se alcuni studi decretano che l’efficacia del medicinale è di poco superiore a quella del placebo. Esistono dati anche sul pygeum africanum che funziona sui sintomi e sulla regolarizzazione del flusso urinario, oltre ad essersi dimostrato ben tollerato dal fisico; mancano però risultati a lungo termine. Anche la segale viene usata nella cura dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna e il suo effetto è evidente principalmente sul flusso urinario. Effetti di tipo antinfiammatorio ha anche l’ortica: l’ipertrofia prostatica benigna ha infatti una componente infiammatoria cronica.  
 
La cistite è un’infiammazione legata alla presenza di un batterio all’interno della vescica che provoca forti bruciori; può presentarsi sotto forme di differente intensità e solitamente la terapia adottata per la cura prevede l’assunzione di antibiotici. Il mondo delle piante, però, riserva un’alternativa: in commercio esistono formulazioni a base di mirtillo, pianta che ha un’azione legata alla riduzione della capacità di adesione del batterio alla parete vescicale e che, se unita ad altri farmaci contenenti antibatterici naturali, può sostituire in alcuni casi la funzione dell’antibiotico (il riferimento è a prodotti ottenuti a livello industriale e non a infusi e tisane da preparare 'fai da te'). Questo vale ovviamente nel caso delle cistiti meno gravi, poiché l’uso dell’antibiotico diventa invece indispensabile nelle fasi acute. Differente è il discorso che interessa le cistiti ricorrenti e banali (non gravi) frequenti nella donna e che possono rappresentare un fastidio non indifferente ma non una patologia grave: in questo caso è possibile assumere farmaci naturali a base di mirtillo nel tentativo di prevenire la comparsa degli episodi o combattere le recidive. Sarà, però, necessario escludere l’esistenza di patologie a livello vescicale come residuo post-minzionale o frequenti candidosi o infezioni provocate dai rapporti sessuali.  
 
La prostatite è una patologia che interessa l’uomo e attualmente è il campo di maggior successo delle terapie a base di piante: in certi casi assume la forma di una pesante infezione accompagnata da febbre e dolore. La quercetina ha un effetto benefico, in quanto antinfiammatorio, per questa patologia. Inibitore dell’acido nitrico, la quercetina svolge anche un'azione antiossidante: la sua efficacia è confermata da diversi studi scientifici. Anche l’ananas ha un effetto sfiammante e ha dato effetti positivi nei quadri di prostatite così come pure la segale, che ha un effetto antinfiammatorio e riduce il fastidio provocato dalla patologia. Sempre per il loro effetto antinfiammatorio vengono utilizzate anche la serenoa repens e l'ortica.  
 
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Esistono studi sull’assunzione di licopene, un carotenoide con effetto antiossidante contenuto in grande quantità nel pomodoro, e l’incidenza di tumore della prostata: nonostante in vitro il licopene sembra avere un ruolo, dal punto di vista clinico la relazione rimane solo un’ipotesi. È ovvio comunque che una dieta ricca di grassi insaturi favorisce l’insorgenza del tumore alla prostata e che per prevenire la patologia è utile una dieta bilanciata e contenente antiossidanti. In quanto antiossidante, anche il melograno ha dimostrato di avere un’azione importante contro il tumore della prostata in vitro, ma non esistono studi che dimostrino la sua azione a livello clinico.  
 
È difficile che le piante possano rivelarsi utili nella prevenzione o nella cura della calcolosi renale. L’assunzione di citrato di potassio, però, aiuta a prevenire la riformazione dei calcoli. Il phillantus niruri è un estratto che sembrerebbe avere un’azione sullo scioglimento del calcolo: è utilizzato principalmente successivamente a terapie che frantumano il calcolo all’interno del rene del paziente come la litotritura, poiché impedisce la riaggregazione dei frammenti e favorisce così l’espulsione.

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