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LA FITOTERAPIA E LE VERTIGINI

A cura di Anna Paola Tortora

La vertigine si manifesta attraverso l'illusione di oscillazione o rotazione del proprio corpo e dell’ambiente circostante, provocando spesso la perdita dell'equilibrio.
È possibile distinguere due differenti tipologie di percezione di vertigine: la prima porta la persona ad avvertire una rotazione dell’ambiente circostante e in questo caso si parla di senso di vertigine oggettiva (generalmente è di origine periferica). Quando invece il senso di perdita di equilibrio coinvolge il soggetto – che ha quindi la sensazione di essere esso stesso a subire una rotazione all’interno del contesto spaziale che lo circonda – allora si parla di vertigine soggettiva e l’origine della sensazione è centrale.

Solitamente le vertigini non sono indice di patologie gravi o importanti, anche se la correlazione non è da escludere. È in ogni modo più frequente che il senso di vertigine sia causato da infiammazioni più o meno gravi dei canali semicircolari delle orecchie; sono invece più rari i casi in cui un’indagine clinica approfondita rivela la presenza di patologie come il tumore del tronco encefalico o di sclerosi multipla.
Tra le cause, quindi, oltre alle infiammazioni acute del labirinto o del nervo vestibolare vi possono essere problematiche di origine vascolare, otite media, aterosclerosi e in alcuni casi malattia di Mèniére, una forma più grave di patologia dell’apparato uditivo caratterizzata da attacchi di vertigine molto violente cui si accompagnano forte vomito, instabilità e acufene, e in alcuni casi, sordità.

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Indipendentemente dalla patologia responsabile del senso di vertigine, è importante sottolineare che alla sensazione di disequilibrio sono spesso associati altri effetti collaterali come attacchi di nausea, vomito, pallore, sudorazione e nistagmo, ovvero movimenti oscillatori degli occhi molto rapidi in un senso o nell’altro.

Diagnosticare la vertigine non è semplice, essendo una sensazione e non un sintomo riscontrabile attraverso analisi o macchinari come tac o ecografie. Per questo esiste un test, la prova di Romberg, che consente al medico di rendersi conto della gravità della vertigine e intervenire.
Solitamente è necessario intervenire sul sintomo ma concentrarsi, in seguito, nel comprendere la causa della sensazione, sia per contrastare la vertigine in maniera efficace ma anche per risolvere il problema alla base e impedirne la ricomparsa. A seconda della patologia che causa la vertigine è possibile intervenire con le piante per cercare di limitare il più possibile questo sgradevolissimo sintomo.
Circa il 25% dei casi di vertigine sembra essere rappresentato dalla cupololitiasi, un disturbo meccanico dell’orecchio interno che dà a chi ne soffre una forte sensazione di vertigine oggettiva. Un trauma cranico o un accidente vascolare potrebbero essere la causa del distacco di minuscole formazioni di ossalato e carbonato di calcio (otoliti) che – muovendosi quindi all’interno del condotto uditivo – provocano la sensazione di disequilibrio.
Le piante possono aiutare a combattere il sintomo della patologia: particolarmente efficace è una miscela composta da biancospino (crataegus oxyacantha) e tarassaco (taraxacum officinale): le sospensioni integrali di queste due piante secche sono unite a creare un composto da assumere nella dose di 5 ml in acqua quattro volte al dì, prima dei tre pasti principali e l’ultima prima di andare a dormire. Molto utile l’associazione a questo rimedio naturale un trattamento fisioterapico che favorisca la disgregazione degli otoliti responsabili della vertigine. Il biancospino ha proprietà cardiotoniche, ipotensive, antispasmodiche e vasodilatatrici; è inoltre molto utile per attenuare i ronzii alle orecchie. Le foglie del tarassaco invece svolgono un’azione depurativa.

Il 30-40% dei casi di vertigine è di natura psicogena. È importante intervenire sul sintomo servendosi di piante ad azione calmante e antidepressiva. Come ad esempio la melissa, indicata per tutte le affezioni della sfera nervosa. L’olio essenziale di melissa unito a quello di lavanda, di cipresso e alla polvere di equiseto, in capsule, può essere utile nel contrastare la comparsa delle vertigini di natura psicogena. La lavanda è un calmante nervino e antispasmodico molto usato nella causa delle vertigini, delle emicranie e dei dolori nervosi di testa. Anche la guaranà e l’avena possono essere utili in tal senso come anche il papavero della California, che possiede proprietà ipnotiche oltre che sedative. Del fiore esistono varie specie, in generale il papavero è consigliato nei soggetti nervosi contro l’insonnia e i cali d’umore.
Anche l’insufficienza vertebro-basiliare può essere responsabile della comparsa di vertigini. Sbandamento, mancanza di equilibrio persistente o provocata da precisi movimenti sono alcuni dei sintomi della patologia, oltre a problemi della vista, amnesie e in alcuni casi caduta in terra ma senza perdita dei sensi. Una delle patologie responsabili dell’insufficienza può essere l’aterosclerosi delle vertebrali o del tronco basilare o anche la compressione dell’arteria vertebrale così come l’ischemia.
La natura arriva in aiuto con piante dall’effetto vasodilatatore, per contrastare quindi la compressione dell’arteria dovuta ad esempio all’accumulo di lipidi nel sangue, ipolipemizzante (ovvero che riduce i livelli di grassi nel sangue) e anticoagulante: agire sulla causa per eliminare la vertigine è quindi lo scopo delle seguenti applicazioni fitoterapiche. Si possono assumere 1-2 capsule di una miscela ottenuta con 150 mg estratti secchi di crisantello americano (chrysanthellum americanum), 100 mg di ginkgo biloba, utile contro l’invecchiamento cerebrale, e 70 mg di aglio. L’aglio è un ipotensivo, un diuretico e un fluidificante, oltre ad avere proprietà depurative del sangue; doti diuretiche ha anche il carciofo (quindi un valido alleato nell’abbassare la pressione). La sospensione integrale di pianta secca di carciofo (50 ml) e meliloto (melilotus officinalis, 100 ml) assunta mattina e sera nella dose di 5 ml a volta disciolti in un po’ d’acqua, può aiutare a ridurre la vertigine causata dall’insufficienza vertebro-basiliare. Infine dalle 40 alle 50 gocce di tintura madre di pervinca minore prima dei pasti principali, possono alleviare i sintomi della patologia. La vinca major (pervinca) contiene vincamina, un principio medicinale molto utile nella cura dell’insufficienza circolatoria cerebrale: esso infatti è un vasodilatatore delle arterie cerebrali, aumenta l’afflusso di sangue al tessuto del cervello e migliora anche il funzionamento del sistema nervoso centrale; la pervinca è molto utile anche nell’abbassare la pressione sanguigna avendo una funzione ipotensiva e trova un largo impiego nella cura di cefalea, vertigini e acufene. Recenti studi hanno inoltre dimostrato il potere della pianta di aumentare l’ossigenazione dei neuroni. Contro l’ipertensione è utilizzato l’infuso (1 g in 100 ml di acqua) o la tintura vinosa (3 g della pianta a macerare in 300 ml di vino bianco per 8 giorni).

La miscela di sospensioni integrali di pianta fresca di ribes nigrum (ribes nero), ippocastano e valeriana oppure estratto secco di belladonna aiutano contro la grande sindrome vertiginosa periferica, una patologia che colpisce l’ottavo nervo e che comporta una sensazione di vertigine intensa e rotatoria che si può prolungare per molto, anche per due giorni. Il forte disagio è accompagnato a nausea e vomito.
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Ancora, le vertigini possono derivare da problemi del tratto cervicale della colonna vertebrale derivanti, per esempio, da traumi e distorsioni. In questo caso per combattere il senso di vertigine si dovrà intervenire sull’infiammazione dei muscoli del collo assumendo piante dalle proprietà antinfiammatorie, ad esempio la saeppola canadese e il salice bianco: 300 mg della prima e 100 della seconda pianta ogni capsula per una quantità di 1-2 capsule al dì. Il salice bianco, il cui nome scientifico è salix alba, possiede proprietà antireumatiche, antispasmodiche e calmanti; utilizzato frequentemente contro i reumatismi e i dolori muscolari poiché contiene glucosidi dell’alcol salicilico. La corteccia del salice è indicata per la cura delle mucose infiammate per la sua azione astringente e aiuta a cicatrizzare le ferite. Con la corteccia dell’albero contro i dolori reumatici è possibile utilizzare decotti (2 g in 100 ml di acqua, 2-3 tazze al giorno) o infusi (30 g di salice, 30 g di rametti di vischio, 20 g di fiori di cardo santo, 20 g di coni di luppolo e 20 g di fiori di biancospino: due cucchiai di questa miscela possono essere messi in infusione in mezzo litro di acqua bollente per ottenere un infuso da bere lontano dai pasti). Sempre della corteccia del salice è possibile usare la polvere (3 o 4 g al giorno avvolti in un ostia).
Infine un accenno alla malattia di Mèniére che provoca vertigini molto forti, spesso per ore o giorni interi: le crisi si fanno sempre più frequenti nel tempo. Mentre la terapia classica prevede l’uso dei farmaci antivertiginosi classici, la fitoterapia privilegia l’utilizzo di piante diuretiche e sintomatiche da utilizzare nel momento in cui si presentano gli attacchi: anche in questo caso largo uso trova la pervinca. Altra pianta utilizzata è l’ippocastano. Nella fase acuta sono consigliati vari composti fitoterapici come la miscela di estratti secchi di pungitopo e ippocastano oppure tinture madri di pervinca e pungitopo. Infine, è possibile utilizzare una miscela di sospensioni integrali di pianta fresca di biancospino e ortica, due cucchiaini da caffè in acqua tre volte al giorno.  L’effetto delle piante nella cura delle vertigini non può essere immediato; per osservare dei miglioramenti potrà rivelarsi necessario attendere qualche settimana di trattamento.

Bibliografia
- Briscese M.L., Manuale di fitoterapia. Misteri e poteri delle piante, Editrice Pisani, 2004, Isola del Liri (Frosinone);
- Firenzuoli F., Fitoterapia in otorinolaringoiatria. Come utilizzare le piante medicinali nella cura delle malattie dell’orecchio, del naso e della gola, Tecniche Nuove, 1993, Milano.

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