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FITOTERAPIA E VETERINARIA

A cura di Anna Paola Tortora con la consulenza del Dott. Francesco Grandinetti

L'impiego dei prodotti erboristici nella cura degli animali è una pratica che negli ultimi anni ha preso sempre più piede, parallelamente alla diffusione della fitoterapia. La tendenza, infatti, a optare per rimedi naturali anche nella cura dei "pet" proviene da coloro che utilizzano già la fitoterapia nel trattamento dei propri disturbi.

Prima di trattare degli impieghi delle piante nella cura delle malattie in veterinaria, è utile una premessa: gli animali dipendono in tutto e per tutto dai loro padroni. Sta all'essere umano garantire loro la migliore qualità di vita possibile, prestando attenzione alla loro salute e alle loro esigenze. È fondamentale curare l'alimentazione e l'ambiente dove vive il pet che deve essere igienico, pulito e adatto a favorire la serenità dell'animale.

Come per l'essere umano, anche in veterinaria i campi d'applicazione dei rimedi erboristici sono svariati come anche numerosi sono i risultati positivi che possono essere ottenuti.
Ma che differenza c'è nell'azione del rimedio erboristico nell'uomo e nell'animale, come nasce l'idea di estendere l'impiego dell'arte erboristica anche alla veterinaria e quali sono le principali patologie che possono essere trattate con la fitoterapia?

L'azione del fitocomplesso nell'animale
Sostanzialmente l'azione dei prodotti naturali nell'uomo e nell'animale non è differente, i principi attivi agiscono a grandi linee nella stessa maniera. Ad essere diversa è la modalità di assorbimento del fitocomplesso tra gli animali carnivori ed erbivori e in particolar modo negli erbivori poligastici (come bovini e ovini). Questi animali sono infatti provvisti di più stomaci e le fasi della lavorazione del cibo prima di una sua digestione definitiva quindi, sono varie. È necessario tenerne conto quando si stabiliscono le dosi dei rimedi erboristici. I dosaggi sono ponderali, vengono quindi stabiliti in base al peso dell'animale.

L'istinto dell'autosomministrazione

L'idea di applicare l'erboristeria anche ad un ramo come quello della veterinaria risulta meno insolito di quanto non possa sembrare. Osservando con attenzione il comportamento degli animali in natura, si nota come essi siano in grado di autosomministrarsi e impiegare le piante medicinali, sia come terapia che come profilassi. È il caso, ad esempio, dello scimpanzè che va alla ricerca di piante ad azione antiparassitaria o di alcuni uccelli che per lo stesso motivo costruiscono il proprio nido con le foglie di tabacco.
Ma da dove nasce la capacità di automedicarsi attingendo dal mondo della natura? Questa tendenza sembrerebbe essere innata, caratterizza fortemente gli animali e probabilmente un tempo era propria anche dell'essere umano. Nonostante siano stati condotti studi scientifici per comprendere le radici di questi comportamenti, ad oggi possono essere formulate soltanto delle ipotesi.
Qualunque sia la causa, rimane il fatto che gli animali dimostrano di conoscere e distinguere le piante e le loro proprietà. Altri esempi: i cani usano mangiare la malva, scavando anche la terra per arrivare alle radici, per le sue proprietà benefiche sull'apparato digerente. La nepta cataria invece viene assunta dai gatti per le sue proprietà sedative, calmanti e digestive. Essa funge da antispasmodico e aiuta l'animale ad eliminare i gas intestinali e ad espellere il bolo di pelo dallo stomaco e il suo impiego è così comune nel felino al punto di essersi meritata il soprannome di "erba gatta".

Rimedi erboristici in veterinaria
La malva è una pianta preziosa, possiede molteplici possibilità di impiego ed è una droga adatta per la cura di tutte le patologie e disturbi a carico dell'apparato digerente. Contiene vitamina A, B1 e C, oltre a principi attivi come flavonoidi e polisaccaridi. Grazie alla presenza al suo interno delle mucillagini, molecole in grado di trattenere l'acqua e rilasciarla quando vengono in contatto con pareti che ne sono carenti, la pianta ha una forte azione lenitiva, idratante e antiinfiammatoria. La malva nell'animale può essere impiegata come rimedio contro l'acidità di stomaco; è inoltre un antisecretivo gastrisco e un tampone delle pareti dello stomaco. La droga è anche un blando lassativo: le mucillagini, a contatto con le feci, rilasciano l'acqua al loro interno contenuta e contribuiscono quindi a restituire ad esse idratazione. Ma la malva è una pianta versatile e può essere un valido aiuto anche in caso di dissenteria: in questo caso le mucillagini invece di rilasciare molecole di acqua, assorbono i liquidi in eccesso e li trattengono, ottenendo così, viceversa, un effetto astringente. La droga, infine, è un riepitelizzante del tratto intestinale.

Non è raro che l'animale, soprattutto in età avanzata, possa soffrire di infezioni alle gengive. Anche in questo caso un ottimo medicamento è la malva: impacchi con le foglie della pianta possono portare sollievo ai fastidi causati da infiammazioni gengivali. Altro rimedio ottimo in questi casi è il chiodo di garofano, che ha una potente azione antidolorifica.

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Altro amico dell'animale è la parietaria, una pianta molto diffusa che nell'uomo può generare l'insorgenza di problematiche come le reazioni allergiche tipiche della pollinosi. Queste erbe svolgono invece un'azione preziosa per gli animali: esse possiedono infatti proprietà depurative, drenanti, diuretiche oltre ad essere un blando uricolitico e ipouricemizzante.

Patologie infiammatorie a carico dell'apparato locomotore, come dolori articolari, reumoartropatie e tutti i disturbi a carico dei tessuti connettivi (ossa, articolazioni, muscoli, aponeurosi, tendini e legamenti) non sono rare negli animali, soprattutto in quelli anziani. Tali disturbi possono avere un'eziologia genetica, possono essere causate da agenti infettivi o comparire semplicemente con l'avanzare dell'età. In tutti questi casi un ottimo rimedio erboristico è rappresentato dall'arnica montana. Questa droga ha infatti un'azione antiflogistica, miorilassante e cicatrizzante. È particolarmente indicata per la cura di traumi, degli edemi post traumatici e dei versamenti articolari. L'arnica montana, in formulazione erboristica, non è commestibile, può essere assunta per bocca sotto forma di rimedio omeopatico. Nell'animale è impiegata quindi per via topica, sotto forma di creme (al 10%/12%), tinture madri (diluite al 10%) oppure oli (con un rapporto di 1:5). Nel caso di disturbi dell'apparato locomotore questo trattamento può dare ottimi risultati ma deve essere praticato sull'animale più volte al giorno.
Una forte azione antiinfiammatoria è posseduta anche dall'artiglio del diavolo (harpagophytum procumbens). L'erba ha anche azione analgesica e miorilassante. Per rivelarsi efficace, però, il trattamento (tintura madre o estratto secco titolato al 3%), ha bisogno di almeno 7 giorni di tempo. La droga è spesso associata a salicilati come il salix alba (tintura madre) e la spirea (tintura madre). L'artiglio del diavolo è sconsigliato nei gatti per via dell'ipersensibilità di questa specie ai salicilati naturali.

Per i disturbi locomotori, altra pianta utile è l'equiseto. La droga ha un'azione rimineralizzante del tessuto osseo grazie al suo contenuto di silicio sotto varie forme: silicati, calcio, magnesio, potassio, ferro e manganese. L'equiseto può essere somministrato in animali con problematiche a carico delle ossa.

In caso di patologie a carico dell'apparato uro-genitale, possono rivelarsi molto utili alcune piante appartenenti alla famiglia delle erbacee. L'uva ursina ha proprietà antisettica, antibatterica, astringente e diuretica; l'erba quindi è utile per curare cistiti e patologie infiammatorie causate dalla presenza di batteri. L'arctostaphylos uva-ursi (questo il nome scientifico della pianta), viene somministrato sotto forma di tintura madre o estratto secco. La droga è spesso associata con un altro antinfiammatorio per eccellenza, il ribes nigrum. Esso possiede un'azione definita "cortison like": il ribes nigrum stimola la produzione di cortisone endogeno da parte dell'organismo, rivelandosi un valido alleato contro le infiammazioni. Il ribes nigrum inoltre ha anche azione immunostimolante, diuretica e antimicotica. La pianta viene somministrata sotto forma di macerato glicerico (gemmoderivato). Appartenenti a questa particolare famiglia di preparati sono anche il fraxinus excelsior, pianta che viene impiegata per la sua azione analgesica e antiflogistica, e vaccinium macrocarpon, che agisce particolarmente sui disturbi a carico dell'apparato uro-genitale perché capace di inibire l'adesione batterica alle pareti della vescica, evitando le recidive. La pianta è meglio conosciuta come mirtillo rosso (o cranberry) ed è uno dei rimedi erboristici più consigliati nel caso di cistiti ricorrenti, anche nell'essere umano. Negli animali il mirtillo rosso viene somministrato sotto forma di estratto liofilizzato titolato 1,5% in proantocianidine.

Gli organi "deboli" dei gatti sono i reni: questi animali possono soffrire più di altri di problematiche come la calcolosi renale, una patologia che può rivelarsi molto pericolosa, addirittura fatale in certi casi. Utili sono alcune piante come l'orthosiphon, la virga aurea e la pilosella. Quest'ultima è un ottimo diuretico mentre i primi due agiscono principalmente sui fosfati. Altra pianta che trova impiego in questi casi è la cedracca (ceterach officinarum), conosciuta ai più come "erba spaccapietre".

L'ipertrofia prostatica benigna è una patologia che colpisce principalmente i cani adulti e consiste nell'aumento del volume della prostata dell'animale. È possibile trattare questa malattia attraverso l'impiego di una pianta, il pigeo (pigeum africanum) che agisce sulla ghiandola, inibendo i fattori di crescita responsabili dell'eccessivo sviluppo della prostata. Il pigeo aumenta l'elasticità delle pareti della vescica, stimola la secrezione prostatica e riduce moderatamente i livelli di testosterone nel sangue ma senza alterare l'equilibrio ormonale dell'animale (non avendo quindi né effetto estrogenico né androgenico). La droga normalmente si somministra sotto forma di polvere contenuta in capsule.

All'occorrenza, i farmaci erboristici per gli animali che normalmente vengono somministrati sotto forma di polveri o estratti secchi contenuti all'interno di capsule, possono essere mescolati al mangime dell'animale per agevolare l'assunzione da parte di quest'ultimo del medicamento.

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Sull'ipertrofia prostatica benigna hanno un'ottima azione anche i frutti maturi ed essiccati di serenoa repens: la pianta (nota come rimedio per contrastare la perdita dei capelli nell'essere umano) si rivela utile nell'animale affetto da questa patologia perché è in grado di inibire la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, poiché agisce sull'enzima implicato in questo processo, la 5alfa reduttasi. La serenoa repens svolge inoltre un'azione inibitoria del legame tra diidrotestosterone e androgeni e blocca i recettori intraprostatici per questi ultimi. La droga nell'animale viene somministrata sotto forma di estratto secco, in capsule oppure disciolta nel cibo.

Gli animali, soprattutto quando anziani, possono sviluppare forme di diabete. Ottima azione nella cura di questa patologia ha il gelso nero sotto forma di estratto secco o tintura madre estratta dal frutto fresco; utili si rivelano anche le foglie dell'olivo, somministrate come estratto fluido o sotto forma di decotto ottenuto con 20 foglie fresche in 300 ml di acqua fatta bollire finché non risulta ridotta ad un terzo del suo volume iniziale. E ancora, nell'animale affetto da diabete è possibile avvalersi dell'aiuto della galega officinalis (estratto fluido). Infine anche la gramigna e la cicoria possiedono un'azione benefica in questi casi per la loro azione diuretica: non è raro che l'animale affetto da diabete mangi queste erbe spontaneamente quando le trova in natura.

Bibliografia
- Wynn S.G., Fougere B.J., Veterinary Herbal Medicine, Mosby Elsevier, 2007
- Campanini, E., Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, 2004
- Duraffourd C., D'Hervicourt L., Lapraz J.C., Quaderni di Fitoterapia, Aporie, 1990

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