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IL GINKGO BILOBA

A cura di Francesca Soccorsi

GINKGO BILOBA

Il Ginkgo Biloba - nome scientifico Salisburia adiantifolia o Pterophyllus salisburiensis - appartiene alla famiglia delle Ginkgoaceae. È un albero molto resistente: alcuni esemplari sono sopravvissuti anche alle radiazioni di Hiroshima. La sua origine risale a oltre 250 milioni di anni fa. Il nome del genere Ginkgo deriverebbe dal cinese yin (argento) e xìng (frutto), ovvero frutto d’argento. Il nome della specie (Biloba) arriva, invece, dal latino bis e lobus, con riferimento alla divisione in due lobi delle foglie. Il Ginkgo raggiunge un’altezza di 30-40 metri, con chioma larga fino a 9 metri, piramidale nelle giovani piante e ovale negli esemplari più vecchi. La corteccia è liscia e di color argento nelle piante giovani, diventa di colore grigio-brunastro fino al marrone scuro e di tessitura fessurata negli esemplari maturi. È un albero dioico: porta, cioè, strutture fertili maschili e femminili separate su piante diverse.

A cosa serve
Gia nel 2800 a.C. i cinesi adoperavano il Ginkgo Biloba contro mal di denti, infezioni, indigestione, asma e geloni, mentre i medici ayurvedici lo consideravano un elisir di lunga vita. Pare che l’albero abbia fatto la sua comparsa in Europa intorno al 1730. Ancora oggi viene utilizzato, in Oriente e nel mondo occidentale, per curare diversi disturbi. Le proprietà terapeutiche sembrano essere dovute all’attività antiossidante e antagonista del PAF, il cosiddetto “Fattore attivante le piastrine” (Platelet Activating Factor), oltre che dei flavonoidi e dei lattoni tripertenici (gingkolidi e bilobalidi). Le dosi di estratto secco di foglie utilizzate in terapia oscillano tra 112 e 200 mg al giorno, di solito suddivise in tre somministrazioni.
Diverse prove cliniche hanno dimostrato l’efficacia delle foglie di Ginkgo per:
* migliorare la circolazione e, di conseguenza, grazie all’aumentato afflusso di sangue al cervello, la concentrazione, la memoria a breve termine, l’abilità cognitiva, anche nell’anziano;
* proteggere arterie, vene e capillari;
* diminuire la viscosità del sangue contrastando le vasculopatie periferiche;
* curare alcune disfunzioni sessuali maschili;
* combattere i radicali liberi e rallentare i processi di invecchiamento;
* assistere nella distribuzione di ossigeno e glucosio al cervello;
* attenuare il ronzio auricolare cronico;
* ridurre il colesterolo;
* alleviare l’emicrania.

Precauzioni d’uso
In Italia non esistono medicinali etici o di automedicazione a base di Ginkgo registrati presso il Ministero della Salute, che di essi ha solo ricevuto notifica. In commercio, tuttavia, sono reperibili numerosi preparati in capsule o fialoidi. La loro assunzione presume una conoscenza attenta di possibili affetti collaterali e interazioni.
Il Ginkgo Biloba sembra essere relativamente sicuro con pochi documentati effetti collaterali, quali moderati disturbi gastrointestinali e cefalea. Tuttavia sono state riportate alcune rare segnalazioni di emorragie spontanee in soggetti in trattamento. Tra le sue proprietà, infatti, vi è quella di fluidificare il sangue riducendo il rischio trombotico. Ma per questo stesso motivo ne è sconsigliato l’uso quando si assumono antiaggreganti e anticoagulanti, dal momento che ne potrebbe potenziare l’azione. L’uso simultaneo di acido acetilsalicilico è controindicato anche perché si potrebbe determinare un aumento del rischio di danno gastrico. In proposito la «Direzione Generale Sanità Pubblica Veterinaria, Alimenti e Nutrizione» del Ministero della Salute, in una sua circolare avente per oggetto l’impiego di Gingko Biloba nel settore alimentare, ha richiesto l’inserimento in etichetta di un’avvertenza relativa ai rischi dell’assunzione concomitante di farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici, sconsigliandone anche l’uso in caso di gravidanza e allattamento.
Teoricamente, poi, il Ginkgo Biloba può alterare l’efficacia clinica dell’insulina. Nei pazienti diabetici l’uso del Ginkgo deve, pertanto, essere associato a un controllo frequente della glicemia.

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Ginkgo e Alzheimer
Che il Ginkgo Biloba migliori la circolazione e, di conseguenza, la concentrazione, la memoria a breve termine e l’abilità cognitiva pare assodato. Ma ricerche molto recenti hanno messo in dubbio l’ipotesi che terpeni, polifenoli e flavonoidi contenuti nella pianta abbiano un’azione a lungo termine sulle funzioni cerebrovascolari tale da suggerirne l’uso per prevenire e rallentare, tra le altre, la malattia di Alzheimer. In particolare, l’autorevole rivista JAMA, edita dall’Associazione medica americana, ha pubblicato i risultati di uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, condotto in sei centri medici accademici degli Stati Uniti tra il 2000 e il 2008. Lo studio, che ha arruolato 3.069 anziani di età compresa tra i 72 e i 96 anni, seguiti con un follow-up medio di 6,1 anni, ha mostrato come, rispetto al placebo, l’uso del Ginkgo Biloba alla dose di 120 mg due volte al giorno non mostri una riduzione del declino cognitivo negli anziani senza alterazioni cognitive o con deficit cognitivo lieve. E quindi non serve a prevenire l’Alzheimer: degli oltre 500 pazienti ai quali è stata diagnosticata una forma di Alzheimer a sei anni dall’inizio della sperimentazione, 277 avevano seguito la terapia con il Ginkgo.

Bibliografia
Pasero R., Farmacia al naturale, pubbl. su Sapere & Salute, anno 4, maggio 1999, n. 20, pagg. 26-29.
Snitz B., O’Meara E., Carlson M., Arnold A., Ives D., Rapp S., Saxton J., Lopez O., Dunn L., Sink K., DeKosky S., Ginkgo Evaluation of Memory (GEM) Study Investigators. Ginkgo Biloba for preventing cognitive decline in older adults: a randomized trial, JAMA, Dicembre 2009.
Suozzi R.M., Le piante medicinali, Newton&Compton.

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