GLIVEC: IL FARMACO A BERSAGLIO
GLIVEC |
A cura di Rossana Berardi,
Ricercatrice c/o Clinica di Oncologia Medica
Università Politecnica delle Marche,
Ancona | Il Glivec è il primo agente antineoplastico che appartiene ad una categoria di
nuovi farmaci spesso detti “a bersaglio (target) ” o “biologici ” o ancora “intelligenti ”.
Caratteristiche peculiari e vantaggiose di questi nuovi farmaci sono:
- l’azione selettiva su particolari substrati delle cellule tumorali,
- la modesta insorgenza di effetti indesiderati anche nel caso di impiego prolungato nel tempo,
- la possibilità di essere somministrati, in alcuni casi (come nel caso del Glivec),
per via orale mantenendo il paziente in ambito ambulatoriale,
- la possibilità di utilizzo in associazione con terapie tradizionali.
In particolare il Glivec (il cui nome non commerciale è imatinib o STI 571 dove
STI sta per Signal Transduction Inhibition, ossia inibizione della trasduzione
del segnale), è una piccola molecola in grado inibire l’attività sia della tirosin
chinasi associata al recettore c-Kit (espresso dai tumori stromali dell’apparato
gastroenterico inoperabili o GIST) sia della tirosin chinasi che viene attivata
quando si verifica la traslocazione cromosomica del gene Bcr-Abl che è all’origine
della leucemia mieloide cronica. Potente e intelligente, proprio per la strategia
mirata che usa per colpire selettivamente le cellule tumorali, il Glivec ha rappresentato
una nuova speranza nella lotta contro alcune malattie per cui non esistevano altrimenti
possibilità terapeutiche.
Risale al marzo 2000 la prima volta in cui il Glivec è stato usato sui GIST con
risultati tanto straordinari che il caso finì su una delle più autorevoli riviste
internazionali di medicina, il New England Journal of Medicine : una donna finlandese trattata con la nuova molecola era guarita in poche settimane.
Il Glivec venne approvato nel 2001 negli USA dalla FDA (Food and Drug Administration),
con una procedura di registrazione accelerata, che si concluse in poche settimane.
L’iter registrativo accelerato, che rappresentò un record di velocità nel panorama
delle terapie oncologiche, fu accettato perché il Glivec venne riconosciuto come
farmaco salvavita, capostipite di una nuova era.
L'impiego del Glivec è diventato in questi anni un modello di riferimento, quasi
una bandiera nella lotta contro il cancro e le leucemie. A poco più di cinque
anni di distanza, le evidenze disponibili hanno, infatti, confermato l’importante
attività e la buona tollerabilità di questo farmaco nella stragrande maggioranza
dei pazienti trattati.
Uno studio clinico che ha fornito dati di fondamentale importanza riguardo all’impiego
del farmaco Glivec è lo STUDIO IRIS (International Randomized study of Interferon and STI571). Si tratta di uno
studio prospettico multicentrico (cui hanno partecipato 177 centri in 16 diversi
Paesi) di fase 3 in pazienti con LMC in fase cronica di nuova diagnosi. I pazienti
venivano randomizzati ad assumere STI 571 400 mg/die (553 pazienti) o interferone
in associazione a citarabina (553 pazienti). Lo studio prevedeva che i pazienti
in caso di mancata risposta o di perdita di risposta, aumentato numero di globuli
bianchi o intolleranza ai farmaci potessero cambiare il trattamento.
Obiettivo primario dello studio era la sopravvivenza libera da eventi (in cui
per eventi si intendeva la morte per qualunque causa durante il trattamento, la
progressione verso la fase accelerata e blastica, la perdita della risposta, l’aumento
dei globuli bianchi). Un primo dato molto significativo è stato che 382 (69%)
dei 553 pazienti che assumevano imatinib hanno continuato ad assumere lo stesso
farmaco per 60 mesi (mediana del follow up) mentre solo 16 (3%) dei 553 pazienti
che assumevano interferone e citarabina hanno continuato lo stesso trattamento
per 60 mesi (mediana del follow up). I risultati ottenuti nel gruppo di pazienti
che hanno assunto imatinib (dall'inizio o dopo cross over) hanno dimostrato che
la risposta ha continuato ad aumentare significativamente nel corso dei cinque
anni dello studio. In particolare dal primo al quinto anno sono migliorate sia
la risposta ematologica (dal 96% al 98%), sia la risposta citogenetica maggiore
(dall' 85% al 92%), sia la risposta citogenetica completa (dal 69% all'87%). La
sopravvivenza complessiva a 60 mesi è stata pari all'89%, ma solo il 4.6% dei
pazienti è morto per cause correlate alla loro malatttia.
È ovvio che cinque anni sono un periodo di tempo limitato per poter prevedere
cosa ci riserverà questo farmaco nel futuro. Molti studi clinici sono ancora in
corso e i loro risultati saranno fondamentali per capire l’efficacia e gli effetti
a lungo termine del Glivec e la possibilità di potenziarne l’attività aumentandone
la posologia o utilizzandolo in associazione con altre terapie. Un problema che
è emerso recentemente è lo sviluppo di resistenze al Glivec. La stragrande maggioranza dei pazienti risponde, infatti, a questo farmaco,
ma esiste anche una piccola percentuale di pazienti che risultano resistenti o
che lo diventano dopo esser stati trattati con il Glivec generalmente perché insorge
una mutazione sulla proteina che è responsabile della malattia, che così non rappresenta
più un buon bersaglio per il farmaco. Per questo motivo sono in corso di studio
altri farmaci simili al Glivec mirati contro le forme mutate della proteina che
potranno essere utilizzati in futuro in associazione o in alternativa al Glivec,
aiutandoci a trattare almeno una parte dei casi di resistenza.
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Paziente prima del trattamento con Glivec e dopo 8 mesi di trattamento. |
Di seguito riportiamo le principali caratteristiche del Glivec (indicazioni terapeutiche,
posologia e modalità di somministrazione, controindicazioni, principali effetti
collaterali).
Indicazioni terapeutiche: imatinib è indicato per il trattamento di pazienti adulti con leucemia mieloide
cronica (LMC) con cromosoma Philadelphia (bcr-abl) positivo in fase cronica dopo
il fallimento della terapia con interferone-alfa, o in fase accelerata o in crisi
blastica. La LMC colpisce due persone su 100 mila; da 800 a 1.000 sono i nuovi
casi ogni anno in Italia. È inoltre indicato per il trattamento dei GIST (Gastro
Intestinal Stromal Tumours, tumori stromali gastro-intestinali), non operabili
e/o metastatici. I GIST sono rari tumori dell’apparato digerente, localizzati
più spesso allo stomaco (circa il 2/3 dei casi), più raramente nell’intestino
tenue (circa il 20-30%) e, ancor meno frequentemente, in altre sedi quali intestino
crasso ed esofago (approssimativamente nel 10% dei casi).
Posologia e modalitá di somministrazione: la terapia deve essere iniziata da un medico esperto nel trattamento di pazienti
con LMC o GIST. Il glivec si utilizza in monoterapia e la dose prescritta deve
essere somministrata per via orale, in un'unica somministrazione giornaliera durante
un pasto e con un abbondante bicchiere d’acqua. Per i pazienti (bambini) che non
riescono ad ingoiare le capsule, il contenuto può essere diluito in un bicchiere
di acqua non gassata o succo di mela. Il farmaco è disponibile in capsule di colore
arancione da 100 mg.
Per i pazienti con LMC in fase cronica il dosaggio raccomandato di Glivec è di
400 mg/die.
Per i pazienti in fase accelerata il dosaggio raccomandato di Glivec è di 600
mg/die.
Per i pazienti in crisi blastica il dosaggio raccomandato di Glivec è di 600
mg/die.
È possibile aumentare le dosi da 400 mg a 600 mg nei pazienti con malattia in
fase cronica o da 600 mg ad un massimo di 800 mg (somministrati con dosi da 400
mg due volte al giorno) nei pazienti con malattia in fase accelerata o crisi blastica
in assenza di gravi reazioni avverse al farmaco. I pazienti devono essere strettamente
monitorati a seguito dell'aumento della dose dato il potenziale aumento di incidenza
degli eventi avversi a dosaggi superiori. Il dosaggio per i pazienti pediatrici
deve essere calcolato sulla base della superficie corporea (mg/m2). A bambini
con LMC in fase cronica e in fase avanzata si raccomanda la somministrazione rispettivamente
di dosi giornaliere di 260 mg/m2 e 340 mg/m2. Per i pazienti con GIST maligni
non operabili e/o metastatici il dosaggio raccomandato di Glivec è di 400 mg/die.
È possibile incrementare la dose da 400 mg a 600 mg nei pazienti che progrediscono
con il trattamento con la dose più bassa.
Per quanto riguarda la durata del trattamento, negli studi clinici la terapia
con Glivec è continuata fino alla progressione della malattia.
Controindicazioni: Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
Effetti collaterali piú frequenti: le reazioni avverse variano da individuo a individuo, alcuni pazienti accusano
pochissimi effetti collaterali, altri, invece, devono sopportare conseguenze più
pesanti. Generalmente, gli effetti di imatinib sono lievi o moderati. Si manifestano
spesso durante il primo mese di trattamento e migliorano dopo il periodo iniziale.
- Nausea: in genere è lieve e può essere controllata con farmaci antiemetici. Il disturbo
può essere ulteriormente alleviato assumendo l’imatinib dopo i pasti.
- Diarrea: può essere controllata facilmente con gli appositi farmaci, ma è importante
informare l’oncologo curante in caso di diarrea severa o persistente. In caso
di diarrea, è importante bere molto per reintegrare i liquidi perduti.
- Crampi e dolori muscolari: si possono alleviare assumendo analgesici leggeri dietro prescrizione medica.
- Edema periorbitale e del viso: si tratta di un effetto abbastanza comune, non dannoso anche se esteticamente
talora sgradevole. Molti pazienti aumentano di peso a causa della ritenzione idrica.
L’assunzione di diuretici (farmaci che stimolano la minzione) può aiutare ad eliminare
parte dei liquidi, ma in genere il disturbo si risolve da sé.
- Aumento della lacrimazione: l’imatinib può aumentare la lacrimazione degli occhi.
- Eruzione cutanea con prurito: questo effetto può essere alleviato assumendo antistaminici o pomate specifiche
per combattere l’inaridimento della cute.
- Leucopenia, piastrinopenia, anemia: durante il trattamento con glivec può verificarsi una diminuzione del numero
di globuli bianchi (leucopenia) con conseguente possibile mggiore suscettibilità
alle infezioni. Può inoltre manifestarsi una riduzione delle piastrine (piastrinopenia)
con conseguente possibile insorgenza di ecchimosi o emorragie, oppure una diminuzione
dei globuli rossi e dell’emoglobina (anemia). Durante la terapia con Glivec è
pertanto importante monitorare regolarmente l’emocromo. In caso di rialzo della
temperatura oltre ai 38°C o in caso di insorgenza di ecchimosi o emorragie senza
apparente motivo, è fondamentale contattare l’oncologo di fiducia.
- Tossicità epatica: un importante aumento delle transaminasi o della bilirubina è risultato non
comune (< 4% dei pazienti) e generalmente è stato gestito con una riduzione
della dose o con una interruzione del trattamento (la durata media di questi episodi
è stata approssimativamente di una settimana). Il trattamento è stato sospeso
permanentemente in meno dello 0,5% dei pazienti a causa di anormalie nelle analisi
epatiche di laboratorio. Ci sono stati casi di citolisi, di epatite colestatica
e di insufficienza epatica. Durante la terapia con Glivec è pertanto importante
monitorare regolarmente anche la funzionalità epatica (transaminasi, bilirubina,
fosfatasi alcalina).
- Contraccezione: poiché gli effetti del farmaco sullo sviluppo fetale non sono noti, non è consigliabile
iniziare una gravidanza o concepire un bambino durante il trattamento.
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