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INTRODUZIONE ALLA KINESIOLOGIA

A cura di Anna Paola Tortora con la consulenza del Dott. Ottavio De Clemente e della Dott.ssa Angela Savino

La Kinesiologia è una disciplina che si interessa del sistema muscolare del corpo e che indaga la relazione tra quest’ultimo e l’organismo nel suo insieme, utilizzandolo come tramite per conoscere lo stato di salute di una persona e poi intervenire su di esso. Vi è un aspetto lessicale ma anche sostanziale legato al termine Kinesiologia per cui vanno distinte la Chinesiologia (anche detta Cinesiologia) dalla Kinesiologia. La Kinesiologia, a sua volta, viene classificata tra Kinesiologia applicata e quella ad oggi identificata con il termine di Kinesiologia tradizionale.
 
La Chinesiologia
La Chinesiologia (o Cinesiologia) è lo studio del movimento e il professionista della materia è il fisioterapista o il laureato in Scienze Motorie. Il paziente che si reca dal chinesiologo lamenta solitamente la presenza di una problematica osteo-articolare. Una volta individuata la natura del problema da un punto di vista strutturale, lo specialista interviene sul paziente attraverso la riproduzione di specifici movimenti, che possono essere effettuati in modalità assistita (indotti quindi dal terapista) o autonoma dal paziente; lavorando sul muscolo (o sui muscoli), lo specialista è in grado di ottenere effetti terapeutici più o meno come avviene in una seduta di fisioterapia classica. La Chinesiologia trova applicazione nella cura di patologie osteo-articolari ma anche come tecnica finalizzata al miglioramento di una prestazione sportiva.

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La Kinesiologia applicata
La Kinesiologia applicata è una tecnica più complessa, che si discosta dalla fisiologia classica del movimento, che è invece alla base della Chinesiologia. Messa a punto dal chiropratico statunitense George Joseph Goodheart Jr a metà degli anni '60, la Kinesiologia applicata è una tecnica che indaga lo stato di salute dell’organismo mediante l’interrogazione del muscolo, il quale è in grado di fornire "risposte" se sottoposto a specifici stimoli. Il muscolo, in Kinesiologia, è quindi il tramite tra il corpo del paziente e lo specialista, in grado di fornire informazioni non solo in merito allo stato di salute ma anche a quello dell’intero organismo. Dal momento che nel corpo i muscoli sono sempre simmetrici, risulta importante il confronto tra le risposte che si ottengono dopo aver sottoposto entrambi i tessuti muscolari alla medesima sollecitazione e nella stessa condizione.

La Kinesiologia parte dal presupposto che ogni evento traumatico dal punto di vista strutturale (ma anche emotivo) venga "memorizzato" nel sistema fasciale che avvolge il muscolo, fino alle miofibrille muscolari. Un evento stressante altera il tono muscolare di base, coinvolgendo l’intera catena cinematica dei muscoli coinvolti e come conseguenza si ottiene un eccesso di acidificazione dei vari strati dei tessuti muscolari. Questo meccanismo coinvolge successivamente tutto l’organismo.

Uno stress, che sia esso biochimico, emozionale, strutturale o alimentare, indebolisce la fibra muscolare che, "interrogata", esprime il suo disagio. Attraverso la valutazione della forza del muscolo il kinesiologo è in grado di diagnosticare problematiche del muscolo stesso o disagi più profondi dell’organismo, dal momento che le patologie o le infiammazioni che affliggono il corpo non rimangono circoscritte alla zona dove si manifestano ma si ripercuotono sull’interno organismo. Ciò avviene, secondo la Kinesiologia e per la concezione dell'organismo come unicuum, per contiguità, a partire dalle zone del corpo più vicine al punto dell’organismo dove ha inizio l’episodio infiammatorio per espandersi anche altrove. Patologie dell’intestino, ad esempio, possono avere risonanze a livello posturale sulla colonna vertebrale. Per riuscire ad interpretare la risposta del corpo e dei muscoli alla sollecitazione cui essi vengono sottoposti dal kinesiologo quindi, egli si avvale di mappe e protocolli (di cui si parlerà più specificatamente in seguito) e – una volta ascoltato il disagio del paziente – formula una diagnosi che non può prescindere dall’approccio olistico alla cura del corpo e all’individuazione della problematica di salute responsabile del sintomo.

L’esame kinesiologico classico viene effettuato sulla resistenza del muscolo ad una pressione esercitata in particolari circostanze; ad esempio nell’indagine delle intolleranze alimentari, si interroga generalmente il muscolo deltoide, a seguito del contatto diretto del paziente con un elemento che si sospetta non sia tollerato e quindi ritenuto tossico per la persona. Il soggetto è in piedi con il braccio alzato davanti a sé, perpendicolare al corpo e parallelo al pavimento mentre nella mano libera tiene l’alimento sospetto; lo specialista esercita una lieve pressione sul braccio alzato e il paziente deve opporre resistenza. In caso di intolleranza o allergia nei confronti dell’elemento posto a contatto con il corpo della persona che si sottopone a diagnosi, il braccio di quest’ultima – indipendentemente dalla propria resistenza muscolare – non reggerà la forza esercitata dall’operatore e tenderà a cadere giù. Il contatto del corpo con sostanze tossiche per quell’organismo, dunque, indebolisce il muscolo. Il test kinesiologico si rivela utile anche nell’indagine dell’effetto sul corpo di uno stato emotivo o di particolari condizioni che coinvolgono il paziente che si reca dallo specialista ma sono molti gli ambiti a cui il test descritto può essere applicato.

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Con la tecnica di cui si avvale la Kinesiologia si può effettuare una diagnosi "bypassando" la persona, ovvero mediante un’indagine transpersonale che consenta di ottenere dall’organismo una risposta scevra da qualsivoglia condizionamento.
Prima di effettuare il test, è necessario “resettare” la memoria del muscolo: quando un paziente arriva nello studio di un kinesiologo, egli ha già effettuato movimenti che hanno coinvolto la fibra muscolare per tutto l’arco della giornata e di cui il muscolo ha memoria. Vi sono diverse tecniche risolutive in tal senso, come il “resettaggio del punto rene 27” o il “temporal taping", per cui a seguito della loro applicazione, la “memoria” del muscolo viene azzerata e la fibra muscolare può essere interrogata: la debolezza o la forza della fascia muscolare diventano indicatori dello stato di salute del muscolo e quindi del corpo del paziente.
Il test Kinesiologico così effettuato presenta due limiti: uno è quello per cui il muscolo non cede se il paziente è intossicato o dipendente da una sostanza nociva, come ad esempio il tabacco: un tabagista, messo a contatto con la nicotina, sviluppa al contrario resistenza muscolare, facendo erroneamente pensare che la nicotina non sia per lui nociva. Il secondo limite è che, per la sua natura, il test non può essere effettuato ripetutamente nell’arco dello stesso incontro perché l’esame potrebbe portare all’esaurimento delle scorte energetiche delle miofibrille del muscolo: dopo un po’ il braccio della persona potrebbe cedere per mancanza di energia o stanchezza e non perché l’alimento o la condizione emotiva presi in esame siano di fatto per quel soggetto tossici.
Per ovviare a questi limiti lo specialista esperto può decidere di interrogare il sistema muscolare involontario; nell’esame kinesiologico vengono prese in esame le fibrille muscolari che circondano le arterie periferiche, in particolare quella del polso radiale. La tecnica si chiama VAS (Vascular Autonomic Signal) ed è una metodologia di indagine che funziona come il test del deltoide pur essendo un test diagnostico molto più preciso e libero da condizionamenti della volontà del soggetto che ad esso si sottopone. La VAS non utilizza macchinari, si basa invece sulla capacità dell’operatore di percepire con le proprie dita la variazione della contrazione della parete muscolare di un’arteria. Una volta effettuata la diagnosi, il trattamento kinesiologico prevede la stimolazione dei fusi neuromuscolari con lo scopo di ristabilire l’equilibrio del corpo

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La kinesiologia: chinesiologia e kinesiologia applicata La kinesiologia tradizionale

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