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LE LENTI A CONTATTO

A cura di Francesca Soccorsi

LENTI A CONTATTO

Valida alternativa agli occhiali, le lenti a contatto (LAC) correggono i difetti della vista ovvero miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia. La maggior parte delle persone le può indossare senza problemi, mentre una minoranza non le tollera bene a causa di una scarsa lacrimazione naturale o per insufficiente ossigenazione dell’occhio dovuta ai materiali di cui le lenti sono costituite. L’acquisto va sempre effettuato dopo aver consultato un oculista che valuti eventuali problemi di compatibilità e prescriva la gradazione corretta. Insieme alle lenti è bene richiedere all’ottico la Guida al corretto utilizzo delle LAC – Avvertenze, precauzioni e rischi, predisposta dal Ministero della Salute, che elenca le principali norme per utilizzarle in modo da evitare fenomeni di intolleranza o danni alla cornea.

Un po’ di storia
Già all’inizio del 1500 Leonardo Da Vinci aveva studiato la possibilità di applicare una lente all’occhio notando come, se si immerge un bulbo oculare in una sfera contenente acqua, la cornea aderisca perfettamente alla parete concava della sfera stessa. Sviluppando il concetto di Leonardo, nel 1636 Cartesio pubblicò La Diottrica, studio in cui dimostrava che un tubo riempito d’acqua, avente all’estremità una lente sovrapponibile alla cornea, annulla o riduce le anomalie refrattive dell’occhio. Ma le lenti moderne sono opera di un produttore tedesco, F. A. Müller, che nel 1887 creò una lente trasparente in vetro allo scopo di proteggere un globo oculare danneggiato. La prima lente a contatto correttiva, sempre in vetro, fu creata in contemporanea nel 1888 dal medico svizzero A. Eugen Fick e dall’ottico parigino Edouard Kalt. Si trattava di strumenti ottici molto scomodi, sia per il materiale utilizzato, impermeabile all’ossigeno, sia per la dimensione. Il primo materiale plastico, il polimetilmetacrilato, anch’esso impermeabile all’ossigeno ma molto più leggero del vetro, fu introdotto negli Stati Uniti sul finire degli anni ’40 del secolo scorso dall’ungherese Dallos e dall’americano Fleinbloom. Solo dopo il 1950, tuttavia, comparvero le prime lenti di diametro inferiore alla cornea. Nel 1960 uscirono sul mercato le lenti a contatto morbide, in hydrogel, realizzate dai ricercatori cecoslovacchi Lin e Wichterle.

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Tipologie
Le lenti a contatto si suddividono in tre tipologie a seconda del materiale con cui sono realizzate:
- Rigide: Sono costituite da un materiale poco flessibile e impermeabile all’ossigeno, il polimetilmetacrilato che, non aderendo perfettamente alla cornea, è scarsamente tollerato, soprattutto in fase di adattamento. Lo scambio tra occhio e ambiente esterno è possibile solo per mezzo dei continui movimenti che la lente effettua sulla superficie corneale. Due i vantaggi rispetto alle morbide: non sono attaccabili dagli enzimi organici e hanno una durata superiore. Dopo l’uscita sul mercato delle lenti gas-permeabili, vengono utilizzate solo per problemi specifici della cornea. In particolare funzionano bene per la correzione dell’astigmatismo, ma non sono adatte allo svolgimento di un’attività sportiva.
- Gas-permeabili: Conosciute commercialmente come “semi-rigide”, sono più flessibili delle rigide, di cui rappresentano un’evoluzione; i polimeri che le costituiscono permettono una migliore traspirazione dell’occhio e una maggiore permeabilità all’ossigeno. A differenza delle morbide permettono di limitare l’accumulo di depositi proteici, ma sono meno tollerate e richiedono tempi più lunghi di adattamento. Sono consigliate se si soffre di scarsa lacrimazione dell’occhio e nei casi in cui la curvatura della cornea non sia regolare, come nell’astigmatismo di grado elevato.
- Morbide: Possono essere a sostituzione giornaliera, settimanale, quindicinale, mensile o annuale a seconda del livello di idratazione che possiedono e dei materiali di cui sono composte. Si adattano con facilità alla fisiologia dell’occhio garantendo una corretta ossigenazione e una giusta idratazione, grazie anche al loro spessore limitato. Ma possono essere sede di deposito di materiali estranei: per questo motivo devono essere conservate in modo corretto e sostituite frequentemente. Si dividono in due sottocategorie: idrofile (ovvero che assorbono liquidi) e non idrofile. Anche se le non idrofile hanno un alto valore di permeabilità all’ossigeno, sono da preferirsi le idrofile che, contenendo grandi quantità di acqua e avendo uno spessore ridotto, sono più confortevoli. Di questa tipologia di lenti fanno parte anche le colorate e le cosmetiche. Le prime sono semplici lenti morbide che possono mutare leggermente il colore dell’iride. Le seconde sono costruite in modo più tecnologico e riescono a schiarire anche occhi molto scuri. Le cosmetiche contengono alte percentuali di colorante: quest’ultimo diminuisce la permeabilità della cornea all’ossigeno e ciò costituisce un limite per l’utilizzo. Possono essere di aiuto nel trattamento di alcuni disturbi, come quello accusato dalle persone albine, la cui iride non ha pigmento e non è in grado di proteggere dalla luce.

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Manutenzione e conservazione
Sono circa 2 milioni in Italia, due terzi dei quali donne tra i 25 e i 34 anni, i portatori di lenti a contatto, stando ai dati della Società Oftalmologica Italiana (SOI): la maggior parte di loro preferisce lenti quindicinali o mensili, ma quattro su cinque non le curano come dovrebbero, andando incontro a problemi anche invalidanti e, qualche volta, irreversibili. Mantenere efficienti le LAC pulendole, disinfettandole e conservandole in modo appropriato è diventato negli anni sempre più semplice grazie all’uscita sul mercato di “soluzioni uniche”, adatte per pulizia e disinfezione. Questi prodotti limitano l’insorgere di complicazioni, poiché riducono l’accumulo di depositi proteici e contrastano lo sviluppo di microbatteri in grado di procurare reazioni allergiche. Per le lenti rigide le più utilizzate sono le soluzioni umidificanti e umettanti: la loro composizione tensioattiva è in grado di minimizzare l’attrito fra lente e cornea. Nel caso delle morbide esistono, invece, formulazioni specifiche a base di antibatterici. Quando le istruzioni per una corretta manutenzione non sono seguite con scrupolo si incorre con frequenza nel verificarsi di complicanze tra cui infezioni, congiuntivite e ipossia (o carenza di ossigeno). Quest’ultima si verifica in particolare se si utilizzano le lenti anche di notte, comportamento assolutamente da evitare.

Bibliografia
Lupelli L., Fletcher R. H., Rossi A. L., Contattologia. Una guida clinica, ed. Medical Books
Abati S., Stefanelli M., Depositi sulle lenti a contatto e loro manutenzione, ed. Fabiano.
Stefanelli M:, Benelli U., La patologia oculare indotta da lenti a contatto, ed. Fabiano.

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