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LA MEDICINA IPPOCRATICO-GALENICA 1/2

A cura di Anna Paola Tortora con la consulenza del dott. Paolo Ospici

“Fa che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo”.
(Ippocrate)

La medicina di tradizione ippocratico-galenica, anche detta medicina mediterranea, ha origine nell’epoca sumera per essere poi ripresa dai greci e codificata da Ippocrate di Coo, ulteriormente sviluppata da Galeno nel II secolo d.C. Le teorie di quest'ultimo si basavano sul presupposto che il mondo fosse governato da quattro elementi, in equilibrio tra di loro, e che il corpo umano, come un mondo in miniatura, fosse alla stessa stregua soggetto, nella salute e nella malattia, alle conseguenze del mutare di questo equilibrio, la cui ricerca costante è parte della vita dell’uomo. Ruolo fondamentale per il medico che segue la tradizione ippocratico-galenica, è l’alimentazione: solo un corpo sano, o il più possibile vicino allo stato di salute ottimale, sarà in grado di ricavare dall’alimento il corretto nutrimento.

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Introduzione alla medicina ippocratico-galenica applicata all’erboristeria
L’approccio alla patologia e al corpo umano più in generale della medicina ippocratico-galenica è di tipo olistico per cui un sintomo non può e non deve essere considerato e valutato come manifestazione circoscritta; questo vale soprattutto quando si parla di stati cronici. Non è pensabile curare il paziente senza considerare tutto l’organismo e con lui i suoi collegamenti interni: il corpo è un unicum e come tale va trattato.
Come accennato, lo specialista di tradizione ippocratico-galenica pone grande attenzione nei confronti dell’alimentazione e del cibo. All’interno dello stomaco termina, infatti, la cottura dei cibi; se all’altezza dell’organo che svolge questa attività si presenta una problematica che ne interdice il corretto funzionamento, il nutrimento derivante dal cibo ingerito sarà dannoso. Più semplicemente, per citare il noto erborista ed esperto di medicina mediterranea Luigi Giannelli, si può dire che chi si ammala di stomaco, prima o poi si ammala di qualunque cosa.
Laddove la cura dell'alimentazione non dovesse rivelarsi sufficiente, un ruolo determinante possono giocare i rimedi erboristici, fermo restando che se una lproblematica lo dovesse richiedere, il ricorso ad una terapia a base di farmaci di sintesi è sempre contemplato, principalmente per la cura delle situazioni acute che potrebbero non trovare giovamento mediante la fitoterapia. La medicina mediterranea applicata all’erboristeria è un approccio terapeutico che si avvale delle proprietà curative delle piante ma non si limita ad utilizzarle solo sulla base della loro composizione chimica e del principio attivo che le caratterizza.
Al tempo della nascita e dello sviluppo dell’approccio ippocratico-galenico, le uniche sostanze curative disponibili erano le piante ma nessuno dei medici ne conosceva la composizione chimica. Osservando le formulazioni preparate al tempo non è raro trovare corrispondenze errate rispetto a ciò che oggi si conosce sulle piante, il loro fitocomplesso e l’impiego che al tempo se ne faceva: alcune piante infatti sono citate come terapeutiche per la cura di disturbi senza un’apparente ragione o a volte addirittura in contraddizione rispetto a quelle che sono le conoscenze delle stesse piante e delle loro composizioni ottenute in epoca contemporanea. Non è raro reputare alcune formulazioni errate quando, tra le droghe consigliate per la cura di specifiche patologie, compaiono piante che sulla carta presentano indicazioni terapeutiche totalmente differenti se non addirittura avverse.

Secondo la tradizione ippocratico-galenica, l’organismo è governato da forze ed energie; gli organi sono connessi tra di loro, e così la loro patologia, e spesso per comprenderne gli stati è necessario andare oltre l’evidenza empirica e il sintomo. Solo in questo modo si giungerà all'individuazione della causa che provoca il disagio, ma proprio nella diagnosi risiede la difficoltà dell’approccio terapeutico di tipo ippocratico-galenico. Diagnosi è un termine che deriva dal greco e letteralmente significa “capire attraverso”: il sintomo non può e non deve essere considerato come inizio e fine della malattia. Questo genere di approccio è comune a tutte le discipline olistiche. Esse sono solite basarsi su alcuni elementi che trovano corrispondenza all’interno del corpo con organi e stati patologici.

La medicina ippocratico-galenica, le sue origini e la teoria degli elementi
La medicina ippocratica si basava sulla fisica di Empedocle, arricchita e rielaborata da Aristotele. Il mondo è descritto come composto da quattro elementi, che a loro volta derivano da quattro qualità della materia: il caldo, il freddo, il secco e l’umido. Unendo queste proprietà in coppie di due unità, il risultato sono quattro elementi: un elemento caldo/secco (il fuoco), un elemento caldo/umido (l’aria), uno freddo/umido (rappresentato dall’acqua), un elemento freddo/secco (la terra). Gli elementi compongono il mondo e quindi la materia e di conseguenza anche il corpo umano.
Ogni elemento ha aspetti che sono fisiologici, anatomici e psicologici. Ogni giorno, come in un ciclo, le quattro condizioni (elementi) si alternano; le ore del mattino sono caldo/secche, le ore del pomeriggio sono quelle freddo/secche, si passa poi al freddo/umido per arrivare all’ultimo segmento che si estende dalla mezzanotte fino all’alba caratterizzato dall’elemento caldo/umido. Il caldo/secco (fuoco) esprime tutto ciò che va verso l’alto, secondo legge di natura. Il suo opposto (l’acqua) fa esattamente il contrario; allo stesso modo l’aria, espande mentre il suo speculare, contrae.
Il ciclo delle 24 ore della giornata trova corrispondenza nell’alternanza delle stagioni e delle fasi lunari. Questi stessi elementi, la cui correlazione con l’organismo verrà spiegata in seguito, si ritrovano all’interno del corpo umano. Impossibile – secondo tale concezione – slegare l’essere umano dal mondo in cui vive e trattarlo come estraneo e non condizionato da quest’ultimo e dalle forze che lo governano. Le energie sono in relazione tra di loro e devono tendere all’equilibrio. Lo stato di salute è determinato dalla condizione in cui i quattro elementi di cui si parla sopra sono in bilanciamento tra di loro, anche se il bilanciamento non potrà mai essere perfetto.
Nel corpo umano, ogni organo governa un elemento e in alcuni casi, indirettamente, anche più di uno. Il fegato (organo caldo/secco) ad esempio domina direttamente il fuoco. L’aria, che è un elemento caldo/umido e rappresenta il soffio vitale, l’energia e l’ossigeno, si forma nei polmoni attraverso l’atto della respirazione e con il contributo del calore prodotto dal fegato. La milza, invece, è un organo freddo/secco e governa la terra.
La malattia dell’organo è riconducibile ad eccessi o difetti delle condizioni che lo caratterizzano. Ad esempio: lo stomaco nella visione ippocratico-galenica è caratterizzato come un organo freddo/umido e il suo elemento è l’acqua. Un eccesso di freddezza determina la sua patologia; solo mediante l’utilizzo di sostanze in grado di creare calore, l’organo può ritornare ad una condizione di buona salute.

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Le stesse piante possono essere catalogate ed impiegate, indipendente dal fitocomplesso che ne determina l’azione e la loro composizione chimica, secondo questa visione. Altea e malva ad esempio sono piante dal profilo chimico praticamente identico: secondo la visione galenica però sono differenti tra di loro, l’altea infatti è una pianta tiepida mentre la malva è equilibrata. A seconda della situazione si rivelerà dunque più indicata una o l’altra. Generalmente l’azione dell’altea è più rapida di quella della malva, proprio per questa sua caratteristica di calore latente: nella cura della gastrite (eccesso di freddo) sicuramente è più indicata la prima, per la terapia contro la colite (stato infiammatorio dipendente da un eccesso di calore) si rivela migliore la seconda.
Nel corpo, gli elementi si traducono in umori attraverso un processo definito “ciclo delle trasformazioni” dai medici ippocratici, rinominato in epoca rinascimentale “ciclo delle cozioni”. Gli umori devono essere interpretati come qualcosa di dinamico; ogni umore ha un preciso significato, fisiologico, anatomico, psicologico e metafisico. Un esempio su tutti: il fuoco caratterizza un carattere irascibile e collerico; non è un caso che l’organo che governa questo elemento sia il fegato, notoriamente considerato la parte del corpo collegata a questo sentimento negativo. Sono anche le espressioni idiomatiche a suggerire questo parallelismo, quando nel linguaggio di uso comune si è soliti associare l’eccesso di bile a situazioni di ira estrema. Il rene, a sua volta, è l’organo che secondo i dettami della medicina galenica svolge la funzione di assorbire l’eccesso di calore epatico (che rappresenta, come detto sopra, la malattia dell’organo). Un’infiammazione delle vie urinarie, può essere ad esempio determinata da un eccesso di fuoco del fegato. La gramigna è spesso prescritta nelle formulazioni ippocratico-galeniche come pianta in grado di combattere questo disturbo; la ragione risiede nel fatto che essa raffredda l’asse fegato/reni riducendo il calore del fegato, alimentando il drenaggio del calore epatico, agendo dunque sul rene ma andando a risolvere la problematica che origina il disagio alla base.
Gli organi non sono in relazione solo con stati d’animo negativi: al fegato sono collegati, ad esempio, coraggio e temerarietà (quasi imprudenza si potrebbe dire); allo stesso tempo il rene, organo in grado di spegnere e sedare l’azione eccessiva del fegato, come descritto sopra, rappresenta la paura, che può tradursi quindi in prudenza che limita gli eccessi derivanti dal fegato.

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La medicina ippocratico-galenica La medicina ippocratico-galenica e la medicina tradizionale cinese

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