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LA TERAPIA OMEOPATICA PER LE CEFALEE PRIMARIE

A cura di Marta Chiappetta

La cefalea (comunemente definita come “mal di testa”) è un sintomo molto comune ma dalle manifestazioni soggettive. Essa può essere il sintomo di affezioni come le infezioni, i disturbi del cranio, dei seni paranasali, affezioni oculari, nevralgie, malattie dell’orecchio, disturbi vascolari ecc.: in questo caso si parla di cefalee secondarie. Quando invece la cefalea deriva da disturbi funzionali difficilmente identificabili si configura come una vera e propria malattia ed è il caso delle cefalee primarie (o essenziali). Un’ampia serie di fattori, in parte ancora sconosciuti, concorrono a scatenare il dolore al capo: conoscere le cause profonde del sintomo è l’unico modo per contrastare la patologia, riscontrando ad esempio la presenza di uno stress psichico o emotivo.

Il prototipo delle cefalee primarie è rappresentato dall’emicrania nella sua forma classica (con aura) e in quella comune. Le crisi emicraniche si manifestano con dolore intenso che interessa metà testa (ma può anche essere diffuso); durano dalle 4 alle 72 ore e sono molto invalidanti. Il mal di testa può variare d’intensità e può essere pulsante, lacerante, penetrante, martellante. In genere inizia su un lato e poi si estende in varie localizzazioni (sede temporale, frontale, oculare, occipitale). Il dolore si accentua con il movimento, gli sforzi, la tensione, il vomito, la tosse. Il paziente cerca sollievo restando immobile al buio con la testa sollevata; è prostrato, debole, sonnolento, depresso. Il sintomo è accompagnato da fotofobia (intolleranza alla luce) e fonofobia (intolleranza ai rumori), nausea, vomito, inappetenza. Il vomito nel paziente emicranico ha due diversi effetti: o peggiora il sintomo o lo fa cessare.

L’emicrania con aura si presenta con dei sintomi specifici che precedono o accompagnano la crisi dolorosa. L’aura dura circa 30 minuti ed è caratterizzata da turbe visive percepite dal paziente come forme colorate o macchie nere (scotomi) circondate da un bordo brillante che invadono il campo visivo; la visione è sfocata e le immagini deformate. Si associano anche disturbi sensitivi come formicolio agli arti e al viso, debolezza degli arti. Sono frequenti anche disturbi del linguaggio. Spesso un sonno profondo e prolungato porta alla risoluzione completa della crisi.

Le altre due forme che rientrano nelle cefalee primarie sono la cefalea muscolo-tensiva e la cefalea a grappolo.
La cefalea tensiva è la forma di mal di testa più comune; più frequente nel sesso femminile, si manifesta con sintomi che derivano da una contrazione eccessiva dei muscoli del collo e del viso. Il dolore è avvertito come una morsa, un peso su tutta la testa; il dolore si irradia alla nuca e alla regione cervicale. Le crisi possono essere sporadiche, frequenti, recidivanti, croniche.

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La cefalea a grappolo prende il suo nome dalla tipologia dell’attacco: le crisi si ripetono in successione con tempi ravvicinati anche più volte al giorno spesso alla stessa ora e possono durare dai 30 ai 180 minuti. Il dolore è lancinante interessa metà del cranio, l’occhio e la palpebra del lato colpito. Alla crisi dolorosa si associano altri sintomi come sudorazione del viso, naso chiuso e uno stato di forte agitazione che previene l’attacco. La cefalea a grappolo colpisce prevalentemente gli uomini e i fattori scatenanti più comuni sono l’alcol e lo stress intenso.

Chi soffre con regolarità di mal di testa, ovvero il cefalico, si muove nel mondo con un approccio essenzialmente mentale. Da questo punto di vista può apparire come un freddo razionale; in realtà la sua natura fortemente emotiva e passionale lo ha portato a sviluppare molto l’aspetto mentale utilizzandolo come un meccanismo di difesa.
A livello psicosomatico è significativo vedere come l’interpretazione psicologica del sintomo varia in base alla forma di cefalea lamentata dal paziente. Nel caso dell’emicrania, ad esempio, ci sono due momenti specifici durante l’attacco: inizialmente c’è una costrizione delle arterie che portano il sangue al cervello e questa fase corrisponde al tentativo di difendersi da conflitti inconsci o emozioni intense. Nella seconda fase c’è la dilatazione delle arterie e questo rappresenta il tentativo di elaborare mentalmente i contenuti emersi. Il sintomo è il risultato della compressione di quella parte di sé che non si conosce o non si accetta. Il soggetto emicranico è introverso, controllato, è sempre sulla difensiva. Chi soffre di questo disturbo è una persona molto attiva, perfezionista che vive in una condizione di tensione continua.
Per il paziente che soffre di cefalea muscolo-tensiva il capo rappresenta un contenitore. Quando i pensieri diventano pesanti i muscoli del collo che servono da sostegno alla testa si tendono generando il dolore. Non a caso chi soffre di questo disturbo è una persona affidabile, con “la testa sulle spalle” che ha la tendenza a farsi carico di ogni responsabilità e a sentirsi in dovere si sopportare e sostenere qualsiasi problema.
Nella cefalea a grappolo il dolore e la lacrimazione degli occhi simboleggiano due contenuti psichici importanti: la sofferenza e il pianto trattenuti e inespressi a causa di un cambiamento che non riesce a compiersi. In questa forma il paziente alterna gli attacchi a momenti di totale benessere nei quali, a livello psichico, non c’è consapevolezza ed elaborazione delle dinamiche. Il soggetto, dunque, non fa nulla per imparare a conoscersi.

Le cefalee e le emicranie sono patologie per le quali l’omeopatia è molto richiesta, sia come terapia preventiva sia come cura nella fase acuta. A differenza della terapia allopatica, quella omeopatica sarà personalizzata in base al tipo di dolore, all’intensità, alla durata e ai sintomi associati ma soprattutto verrà inquadrata la costituzione del paziente cefalico. Nella gestione della fase acuta è importante che il rimedio scelto sia corretto e che rispecchi il più possibile i sintomi prodotti dal paziente durante la crisi dolorosa.

Belladonna è uno dei rimedi utilizzati per la cefalea a grappolo e nelle emicranie che si concentrano principalmente sul lato destro. La sede del dolore è occipitale con irradiazione alla fronte e all’occhio destro. Il dolore è acuto e lancinante con pulsazione delle carotidi, viso arrossato, pupille dilatate, testa e faccia calde ma mani e piedi freddi. Belladonna si utilizza anche nelle tipiche cefalee conseguenti al colpo di calore. Il paziente è irrequieto, irascibile e violento. I sintomi peggiorano con il movimento della testa, con la luce e il rumore.

Anche Aconitum napellus agisce sulla cefalea a grappolo violenta e intollerabile con tempie pulsanti. Il dolore è accompagnato da fotofobia, parestesie diffuse e sintomi psichici come agitazione, ansia, panico. La cefalea si presenta soprattutto di notte e spesso è la conseguenza di un colpo di freddo. La testa brucia ed è pesante, il dolore è acuto e pungente. Il paziente ha le vertigini quando si alza.

Nux vomica cura la tipica cefalea che compare al mattino, spesso accompagnata da vertigini e nausea. Questo mal di testa compare di solito dopo eccessi alimentari, assunzione di alcol o mancanza di sonno. Il paziente nux fa una vita stressante, è iperattivo, nervoso, soffre di turbe digestive e stipsi. Il dolore è avvertito come una pesantezza o come un chiodo. Si concentra sulla fronte e sugli occhi. I sintomi si accentuano con la luce e i rumori, con l’attività mentale, con il movimento, con il freddo e prima delle mestruazioni. Il quadro migliora con il caldo e il riposo anche se il soggetto è incapace di stare fermo e rilassarsi.

Ignatia amara interviene quando la cefalea compare in seguito a traumi affettivi, lutti, stati emozionali, contrarietà, paura, dispiaceri, frustrazioni. Il dolore è strappante, unilaterale, descritto come un chiodo conficcato nella testa. La cefalea è scatenata spesso da odori forti. Migliora quando il paziente si sdraia sulla parte dolente, con la distrazione e con le bevande fredde. Il soggetto è depresso, mutevole, piange con facilità, sospira e sbadiglia spasmodicamente.

Gelsemium è il rimedio delle emicranie che si manifestano con la sensazione di “cerchio intorno alla testa” preceduto da turbe visive con pupille dilatate e dolore ai globi oculari. Il sintomo doloroso parte dalla nuca e si estende al collo e alle spalle raggiungendo anche la fronte e gli occhi ed è talmente forte che il paziente, esausto, è costretto a sdraiarsi. Il soggetto è depresso, apatico, spaventato, ipersensibile. Il dolore compare spesso dopo eventi spiacevoli o momenti di paura. I sintomi peggiorano al mattino, bevendo vino e con il caldo. Migliorano con una minzione profusa.

Alcune cefalee vengono definite periodiche perché si presentano a scadenza fissa (giornaliere, settimanali, bimestrali ecc.). Un rimedio indicato per queste forme tipiche è Arsenicum album. Le cefalee di questo rimedio sono croniche, brucianti, si localizzano sulla zona sopraciliare e migliorano con l’applicazione di una benda fredda. Il paziente è fortemente ansioso, irrequieto, preoccupato per la sua salute con idee ossessive e comportamenti ritualistici. Il dolore è accompagnato da forte prostrazione e freddo intenso. Il rimedio si utilizza anche nelle forti nevralgie brucianti.

Iris versicolor si usa nelle emicranie oftalmiche con aura molto violente localizzate alla tempia destra, sopra o sotto l’occhio destro. Il dolore è accompagnato da nausea e vomito acido. La crisi emicranica esordisce con annebbiamento della vista e presenza di macchie nere nel campo visivo. Il rimedio è indicato per i sintomi periodici, settimanali. Per questo viene utilizzato nella cosiddetta “cefalea del weekend”. Questa forma è l’esempio più comune di quelle che vengono definite emicranie “recuperative” che sono caratterizzate dal venire meno delle risorse di adattamento dopo un periodo di forte affaticamento fisico o di tensione. L’attacco si presenta nel fine settimana cioè al momento del rilassamento simulando così una fase di recupero delle normali condizioni simile a quella del sonno.

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La cefalea cronica con sede occipitale è tipica di Silicea. Questa forma colpisce molto le persone esaurite dall’applicazione mentale (ad esempio gli studenti). Il paziente ha la sensazione che la testa stia esplodendo, sintomo che migliora stringendo il capo con una benda calda e restando distesi al buio con gli occhi chiusi. Il quadro peggiora con le mestruazioni, il capo scoperto e le correnti d’aria. Il soggetto è debole, demineralizzato, freddoloso, suda abbondantemente alla testa e ai piedi. Il disturbo è spesso associato a disturbi reumatici e articolari o conseguente a sinusite o ad artrosi cervicale.

La cefalea di Natrum muriatricum è conseguente a dispiaceri e delusioni affettive. Il paziente è introverso, depresso, scoraggiato, ha forti sbalzi d’umore. Le crisi sono periodiche e si presentano con un dolore descritto come dei martelli che picchiano; è accompagnato da affaticamento degli occhi e turbe visive che precedono anche l'attacco. Il dolore comincia al mattino e regredisce nel corso del pomeriggio. Il quadro peggiora con la luce, i rumori e il caldo eccessivo. Nelle donne coincide con la fase mestruale. Il paziente sta meglio restando disteso al buio e in silenzio.

La cefalea che è legata alla tensione e rigidità dei muscoli paracervicali (cefalea tensiva) con dolore al collo irradiato agli occhi con spasmi e senso di pesantezza si cura con Actaea racemosa. La sensazione tipica del rimedio è che la massa celebrale sia troppo grande. Il soggetto è freddoloso ma il sintomo migliora all’aria aperta. Le manifestazioni fisiche si alternano ad una grande loquacità.

La scelta della potenza cambia in base a molteplici fattori, soprattutto all’uso del rimedio nella fase preventiva o acuta. Nella diagnosi verrà posta molta attenzione alla causa psicologica del disturbo. Il medico curante, una volta individuati i rimedi giusti per la costituzione del paziente, sceglierà (anche alternandole) le potenze adatte e modulerà i tempi di somministrazione per intervenire in modo efficace sia nel disturbo cronico che nelle crisi acute.

Bibliografia
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