LA TERAPIA OMEOPATICA PER LA CERVICALGIA |
A cura di Marta Chiappetta |
La cervicale è un segmento della colonna vertebrale composto dalle prime sette vertebre (numerate dalla C1 alla C7) a partire dall’alto.
Queste vertebre hanno la funzione di sostegno del capo; la struttura meccanica
della cervicale è composta da legamenti che tengono insieme i segmenti vertebrali
ed è avvolta da muscoli che permettono il movimento in armonia con la colonna
vertebrale.
I muscoli principali sono i trapezi per il sostegno della testa e gli sternocleidomastoidei
per la rotazione.
L’apparato muscolare serve anche a fare leva per alcuni movimenti delle spalle
e delle braccia, ecco perché spesso nei sintomi della cervicalgia sono coinvolti.
Il termine cervicale indica la zona colpita dal disturbo ma è usato nel linguaggio
comune per definire il dolore che colpisce il collo. In realtà il nome corretto
del disturbo è cervicalgia, cioè dolore cervicale.
Statisticamente la cervicalgia colpisce l’80% delle persone. Il sintomo si presenta
prevalentemente nel sesso femminile. Le cause possono essere diverse. In generale
il dolore insorge quando la struttura della cervicale viene sottoposta ad uno
stress meccanico non corretto o esagerato.
La causa più comune sono tutti i traumatismi come quelli dovuti allo sport oppure nel caso del cosiddetto colpo di frusta (brusco evento traumatico che
coinvolge il rachide cervicale). Altre cause importanti sono la postura errata
prolungata nel tempo (come accade durante l’attività lavorativa), le infezioni,
le correnti d’aria, il clima freddo-umido, tensioni psichiche, artrosi.
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La psiche ha un ruolo fondamentale nella comparsa della cervicalgia. Il fatto
che la cervicale sostiene il capo indica già il suo significato simbolico: essa
rappresenta infatti il sostegno di ciò che contiene la mente quindi i pensieri,
le preoccupazioni, le paure, gli impegni, le responsabilità.
La rigidità nucale che la cervicalgia comporta esprime al meglio la rigidità psichica del paziente
che ne soffre; è indicativa di un persona con una forte razionalità che impone
un controllo sulla parte emozionale e istintuale.
Chi soffre di questo disturbo è vittima di un meccanismo inconscio che impedisce
di “mollare la presa mentale”. Sono persone fortemente emotive che però non riescono
ad esternare il dolore, a piangere, ad esprimere le emozioni. Spesso la causa
è posturale e questo conferma la tendenza a prediligere l’attività mentale statica
rispetto al movimento, al cambiamento ai quali non riescono ad adattarsi facilmente.
Quando il disturbo degenera in artrosi è un segno di quanto quel tipo di approccio
si sia prolungato nel tempo, tanto da aver intaccato la struttura ossea. Il sintomo,
però, esprime anche un’esigenza importante; simboleggia la volontà di movimento,
di modificare quella che è stata per troppo tempo una “postura esistenziale”
L’omeopatia offre numerosi rimedi per la cervicalgia e l’analisi del sintomo e delle sue cause è molto importante per centrare il rimedio giusto.
Quando il disturbo compare in seguito ad un evento di natura traumatica (ad esempio nel colpo di frusta o nei traumi dell’attività fisica) che comporta una contrattura muscolare persistente, soprattutto sul muscolo trapezio; in questo caso il rimedio d’elezione è quello indicato per tutti i traumi, Arnica montana, definito come l’antinfiammatorio omeopatico. Arnica lamenta una sensazione di contusione, indolenzimento generale, stanchezza muscolare. I sintomi peggiorano al minimo contatto e muovendosi, mentre migliorano con il riposo e la pressione locale.
Hypericum perforatum ha un’azione elettiva in caso di traumi delle terminazioni nervose. Caratteristica del rimedio è un peggioramento quando si sollevano le braccia e con il movimento (cervico-brachialgia). I dolori sono acuti e lancinanti e spesso derivano da traumi contusivi della colonna. I sintomi peggiorano con il freddo e l’umidità e al minimo tocco sulla zona colpita. Migliorano sdraiandosi sull’addome.
Bryonia si utilizza quando il sintomo degenera in artrosi cervicale. È il caso del tipico dolore cervicale accompagnato da forti vertigini che peggiorano con il movimento. I dolori sono pungenti, strappanti, a fitte, descritti come una punta che penetra. Spesso sorgono a distanza di tempo rispetto alla causa patogena (ad esempio un brusco passaggio dal caldo a freddo). Una chiave di Bryonia è l’immobilità: i sintomi dolorosi peggiorano con il movimento e migliorano con l’assoluta immobilità e con la pressione sulla zona colpita.
Actaea racemosa (cimicifuga) è utile nel caso di dolori e tensioni alla nuca, derivati soprattutto da cattiva postura (posizione seduta al computer, macchina da cucire, pianoforte ecc.). La cervicalgia di actaea consiste in una forte rigidità con spasmi dolorosi dei muscoli, dolori nevralgici e intensi,fitte al trapezio. Il dolore si concentra alla nuca e peggiora tirando indietro la testa e con il freddo umido. Nelle donne spesso l’associazione tra il torcicollo e i disturbi mestruali causa nausea e conati di vomito.
Il dolore nucale è presente anche in Gelsemium; questo ottimo rimedio è indicato quando il paziente ha uno stato di indolenzimento generale con sensazione di costrizione accompagnato da debolezza muscolare e delle ginocchia, cefalea occipitale che si irradia al collo e alle spalle, forti nevralgie.
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Caratteristiche simili a Dulcamara si ritrovano anche in un altro rimedio, Rhus Toxicodendron. Anche la cervicalgia di Rhus è scatenata dal freddo–umido e spesso i dolori sono di tipo reumatico. Rhus è indicato per quello che viene comunemente chiamato torcicollo. È presente una forte rigidità del muscolo trapezio del collo con un’irradiazione al’occipite. I dolori migliorano con il calore e la pressione forte mente peggiorano con il freddo. Una caratteristica chiave è il miglioramento dei sintomi se il paziente si muove. La sintomatologia peggiora con l’immobilità.
Nella fase acuta sono indicate le diluizioni più basse (dalla 5 alla 30 CH) ma in altri casi, quando c’è una problematica che si ripete sempre per una causa ben definita si utilizzano potenze più alte (dalla 30 CH in poi). Sarà il medico curante a stabilire la posologia e la potenza più adatta per il paziente.
Bibliografia:
- Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, Dizionario pratico di omeopatia per la famiglia Vol.2: La patologie, Edizioni Riza, Milano, 2007
- Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, Dizionario pratico di omeopatia per la famiglia Vol.3: I rimedi, Edizioni Riza, Milano, 2007
- J.M. Mardon, Omeopatia, Antonio Vallardi Editore, Milano, 2003
- Demarque D., Jouanny J., Poitevin B., Saint- Jean V., Farmacologia e materia medica omeopatica, Tecniche Nuove, Milano, 1999
- Dujany R., Manuale pratico di omeopatia familiare e d’urgenza, Red Edizioni, Milano, 2004