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LA TERAPIA OMEOPATICA PER LA DEPRESSIONE 2/3

Le cause della depressione
Le cause della depressione sono, ancora oggi, sconosciute. Gli studi che si sono susseguiti nel corso degli anni, per inquadrare e classificare la patologia, hanno dimostrato che l’origine della depressione non risiede in una singola causa, ma nell’intreccio di più fattori: genetici (familiarità del disturbo), neurobiologici (legati allo squilibrio di alcuni neurotrasmettitori), neuroendocrini (per anomalie del sistema ormonale, in particolare dell’asse ipotalamo- ipofisi - surrene), psicologici (le esperienze e i vissuti, particolarmente quelli infantili, possono condurre ad una maggiore vulnerabilità alla malattia) ambientali (contesti di emarginazione sociale o isolamento, forti stress, specifici eventi esistenziali negativi e traumatici). La causa ambientale, soprattutto negli ultimi anni, ha acquisito un ruolo importante nell’instaurarsi della depressione maggiore e nella sua accentuazione.
Situazioni di vita come rifiuto sociale, mobbing, povertà, problemi sul lavoro, disoccupazione e isolamento sono tutti elementi che possono essere associati ad un aumento del rischio di incorrere in importanti problemi di salute mentale tra i quali, appunto, la depressione.
Altri fattori di rischio per l’insorgenza del fenomeno depressivo sono la presenza di malattie concomitanti (tumori, patologie cardiache, morbo di Alzheimer, HIV, ipotiroidismo, sclerosi multipla) o l’uso prolungato nel tempo di determinati farmaci (antipertensivi, sonniferi, anticoncezionali ecc.).
Inoltre, secondo le più attuali ricerche epidemiologiche, l’insorgenza della depressione è stata anche associata ad allergie e intolleranze alimentari, come, ad esempio, la celiachia.

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Chi è il paziente depresso?
La patologia, che coinvolge l’intero universo psichico del paziente, può esplodere all’improvviso in seguito ad eventi esistenziali o instaurarsi in modo lento e insidioso, spesso anche mascherandosi con sintomi somatici non riconducibili ad una causa organica. Le alterazioni dell’umore che caratterizzano la depressione sono profonde e persistenti, si realizzano nel vissuto emotivo del paziente e nel suo modo di affrontare la vita. Queste perturbazioni costituiscono la struttura sintomatica della malattia depressiva e permettono una classificazione a livello diagnostico della sua evoluzione clinica.
All’alterazione del tono dell’umore si associano sintomi psichici individuati nel DSM-IV: diminuzione o mancanza totale d’interesse per quasi tutte le attività (anedonia), perdita o aumento di peso, variazioni dell’appetito (disturbi dell’alimentazione), insonnia o ipersonnia, agitazione psicomotoria o, al contrario, rallentamento; inoltre sono presenti forte affaticabilità o mancanza di forza ed energia (astenia) con stanchezza marcata, sentimenti di autosvalutazione e/o di colpa eccessivi e immotivati, costante senso di vuoto, ansia persistente, dolori, crampi, mal di testa, problemi digestivi e altri disturbi somatici e neurovegetativi, difficoltà nella concentrazione, indecisione cronica, calo del desiderio sessuale, svogliatezza, fatica nel progettare il futuro, pensieri ricorrenti di morte che spesso sfociano in propositi o tentativi di suicidio.

Un aspetto importante nel decorso depressivo è che i sintomi descritti si riflettono in maniera drammatica sulla vita sociale e affettiva del paziente, con un graduale restringimento degli interessi e delle relazioni e un’assenza di partecipazione a quelle attività che prima dell’insorgenza della malattia erano fonte di piacere ed entusiasmo.
Il soggetto depresso si autosvaluta, ha un’autostima molto bassa, si sente inutile e sconfortato, si colpevolizza e rimugina continuamente. Una caratteristica chiave di questa malattia è quella di non avere una visione corretta della realtà; pur trovandosi in un contesto piacevole e circondato da affetti, la mente del depresso proietta all’esterno il problema e il dolore dal quale non riesce a separarsi.
Per chi soffre di depressione la vita diventa una fatica insostenibile e anche le attività più banali, come vestirsi o lavarsi, diventano pesanti da affrontare. Proprio in questa fase s’innesca un pericoloso meccanismo che autoalimenta lo stato depressivo: più il malato si sottrae alla sua realtà quotidiana, più si determina una disaffezione nei confronti della vita. La mancanza della cura di sé, l’isolamento, l’indifferenza e l’apatia si accompagnano ad un aspetto fisico che incarna il dolore depressivo: lo sguardo spento, gli occhi sbarrati, la rigidità dei tratti somatici, la mimica facciale luttuosa, la postura difensiva, la prostrazione e l’indebolimento fisico. Tutti elementi distintivi che, al di là della diagnosi, rendono facilmente identificabile il soggetto depresso.

Per curare la depressione è fondamentale, insieme all’inquadramento diagnostico, considerare tutte le cause coinvolte per instaurare un’adeguata terapia che segua il paziente in questo delicato percorso. Nell’individuazione dei fattori scatenanti assumono un ruolo fondamentale gli aspetti psicologici e la personalità del depresso. Le cure messe in atto dalla medicina allopatica considerano questi fattori al pari delle altre cause; per rispondere alla richiesta di risoluzione della patologia, dopo una precisa diagnosi, medici e specialisti della salute mentale scelgono il miglior trattamento possibile per alleviare le sofferenze del paziente.
La terapia che da sempre ha dato maggiori risultati è l’associazione tra psicofarmaci e sostegno psicoterapeutico. Questo approccio combinato permette, da un lato, di ristabilire il riequilibrio dei neurotrasmettitori celebrali e, dall’altro, di aiutare il paziente a sviscerare le cause inconsce che sono alla base del suo stato depressivo attraverso l’ascolto e l’interpretazione del messaggio nascosto nei sintomi fisici e negli eventi traumatici, portandolo a risperimentare la vita sociale e le relazioni affettive. Tuttavia le terapie farmacologiche della depressione pongono degli interrogativi importanti. Il farmaco che agisce sui neurotrasmettitori ha come obiettivo quello di ottenere il controllo della malattia depressiva attraverso l’utilizzo di sostanze che spesso creano un secondo stato morboso con numerosi effetti collaterali, alcuni particolarmente debilitanti.
Ma l’aspetto più importante è la classificazione che viene fatta per stabilire la strategia terapeutica più adeguata. Questa metodologia prevede l’utilizzo dello stesso protocollo per pazienti molto diversi tra loro per personalità, predisposizione, pensieri, abitudini, vissuti personali. Quali sono realmente i meccanismi che causano il malfunzionamento dei neurotrasmettitori? Che cosa è successo nella vita del paziente prima del manifestarsi della malattia? Il medesimo farmaco, una volta somministrato, può agire nello stesso modo su individui diversi?

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L’approccio omeopatico alla depressione utilizza dei principi che rispondono a questi interrogativi e che sovvertono i criteri della terapia convenzionale. L’obiettivo finale resta sempre quello di alleviare i sintomi e ottenere la guarigione del paziente ma, a fianco ad esso, l’omeopatia punta ad indagare le cause che risiedono in tutti gli aspetti che compongono la costituzione del paziente e a sradicare la predisposizione psicofisica che rappresenta l’impronta della patologia depressiva.
Nella visione omeopatica viene superata la dicotomia tra l’origine organica della patologia e le sue cause psichiche. Il rimedio che viene scelto, dopo un’accurata diagnosi dei sintomi e della storia clinica del paziente, considera il soggetto come un'unica entità, dove la mente e il corpo si seguono reciprocamente.
La depressione in omeopatia non è una patologia a sé stante e questo spiega perché sia così difficile individuare i rimedi che singolarmente agiscono sulle sue manifestazioni. I sintomi depressivi, così come quelli ansiosi, si inseriscono in una “tipizzazione” del paziente che viene inquadrato nel suoi aspetti e tratti di personalità che, intrecciati agli accadimenti della vita e ai suoi vissuti, conducono il medico omeopata all’individuazione delle manifestazioni più evidenti che corrispondono al quadro depressivo
L’omeopatia, inoltre, non segue la distinzione classica delle diverse forme: i sintomi propri della patologia si possono presentare anche in quei soggetti che non rispondono necessariamente ai criteri delineati nel manuali diagnostici. La categorizzazione viene fatta attraverso l’ascolto profondo e accurato del paziente che guiderà la scelta del rimedio più adeguato a quel determinato tipo psicologico.
Mai come nel caso di un disturbo psichico tanto importante e profondo come la depressione, hanno una grande importanza tutti i segnali somatici manifestati dal paziente: spesso proprio queste espressioni sono la maschera di un dolore profondo che non riesce ad emergere alla coscienza e che imprigiona il soggetto in un pericoloso meccanismo di sofferenza, fisica e mentale.
Il rimedio farmacologico classico ha la tendenza a “tappare” la voce di quel disagio profondo che al depresso appare come un buco nero senza fine. Questo, tuttavia, non significa che i farmaci allopatici non siano d’aiuto o che si debbano sospendere durante la terapia omeopatica. Tutte le soluzioni che vengono sperimentate devono concorrere al raggiungimento del benessere del paziente; spesso, soprattutto in una prima fase, si reputa necessario associare entrambi i tipi di terapia, quella omeopatica e quella convenzionale. L’integrazione delle due cure che lavorano in sinergia portano ad un miglioramento progressivo del tono dell’umore del paziente che si riflette in poco tempo sui suoi sintomi. A quel punto, stabilito con un’attenta valutazione l’effettivo miglioramento, si possono scalare lentamente i dosaggi dei farmaci allopatici raggiungendo un netto beneficio per il paziente.

Normalmente, pur tenendo conto della predisposizione, uno stato depressivo profondo può essere temporaneo e/o legato a fattori stressanti oppure ben radicato nell’assetto psico-fisico del paziente; questa differenza determina non solo una diversa scelta di potenza e posologia del rimedio ma anche un’inevitabile variazione nei tempi di guarigione, che possono oscillare da pochi giorni a diversi mesi.

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