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LA TERAPIA OMEOPATICA PER LA FIBROMIALGIA 1/2

A cura di Marta Chiappetta

Il termine Fibromialgia (FM) deriva dall’unione della parola latina fibra e da quelle greche myo (muscolo) e algos (dolore) e si utilizza per indicare una sindrome caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso associato a rigidità e astenia. Il dolore cronico interessa i muscoli e le strutture connettivali fibrose (legamenti e tendini), non è sempre presente ma compare ad intervalli e colpisce prevalentemente le spalle, la colonna vertebrale, il cingolo pelvico, le braccia, i polsi e le cosce. Al dolore cronico si associano altri sintomi tipici del quadro, che possono manifestarsi anche solo in parte, ma che accompagnano sempre la sintomatologia dolorosa. La sindrome è prevalente nel sesso femminile e il suo esordio avviene tra i 20 e i 30 anni; tuttavia, questo intervallo può variare molto perché spesso i soggetti che ne soffrono aspettano diverso tempo prima di consultare gli specialisti, convivendo anche per molto tempo con i sintomi.

Per confermare la diagnosi di FM è necessario sottoporre il soggetto ad un’accurata indagine clinica attraverso specifici esami di laboratorio, soprattutto perché questa sindrome può simulare altre condizioni cliniche come la depressione, i disturbi reumatici e la sindrome da stanchezza cronica (CFS). Per confermare la presenza di FM il soggetto deve accusare dolori muscolari senza causa specifica da più di tre mesi che non rispondono ai comuni antidolorifici, senza la presenza di alterazioni evidenti di alcuna natura, né nel sangue, né a livello muscolare, articolare e neurologico; inoltre, anche gli indici di infiammazione devono risultare tutti nella norma.

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Questa sindrome è stata riconosciuta e accettata a livello internazionale con la Dichiarazione di Copenaghen del 1994 e, grazie ai numerosi studi sul tema effettuati negli ultimi dieci anni, sono state tracciate le linee guida per la diagnosi. Ciò che distingue la FM da altre patologie reumatiche dolorose è la presenza di specifici punti focali chiamati Tender points. Questi punti, tendinei o muscolari, individuati durante la visita medica, diventano dolenti alla digitopressione e la reazione al test serve a confermare o no la diagnosi di FM. I tender point coinvolti devono essere almeno 11 sui 18 individuati nella “mappatura” corporea. Il dolore provato dal paziente deriva dal fatto che i muscoli, costantemente in tensione, provocano dolore e rigidità; inoltre il continuo stato di tensione esaurisce le energie procurando stanchezza e difficoltà anche nel fare piccoli sforzi.

Sintomi e cause

Nella FM il dolore, sintomo cardine della patologia, è atipico, migrante, diffuso e si manifesta dal collo fino agli arti inferiori. Nel 90% dei casi il dolore, soprattutto mattutino, si accompagna a stanchezza e facile affaticabilità che compromettono fortemente la qualità della vita del paziente, costretto a riposi prolungati e a stati di adinamia.
La presenza dell’astenia come sintomo predominante accanto a quello del dolore cronico, ha generato una confusione diagnostica tra la fibromialgia e la sindrome da stanchezza cronica (CFS), poiché le due sindromi presentano sintomi molto simili. Tuttavia, esistono delle sostanziali differenze che sono determinanti per distinguere le due patologie.
Nella sindrome da stanchezza cronica il sintomo che prevale è la stanchezza, mentre nella fibromialgia è il dolore cronico, localizzato in punti specifici, ad affliggere il soggetto. Inoltre nella CFS è stata individuata nella maggioranza dei casi un’origine di tipo virale (spesso, infatti, l’esordio avviene in seguito ad una sindrome influenzale), mentre nella FM l’eziologia è più specificatamente connessa ad un trauma, sia fisico che psichico. Il dolore è presente anche nella CFS ma non si concentra nei tender points e non regredisce con alcune strategie terapeutiche, come ad esempio la massaggioterapia, molto efficace invece nel dolore del fibromialgico.
Queste sostanziali differenze non escludono, tuttavia, la contemporanea presenza delle due sindromi nello stesso soggetto. Inoltre le terapie messe in atto per curare sia la CFS che la FM, soprattutto nell’approccio della medicina classica, sono molto simili.

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La sindrome è caratterizzata anche da altri sintomi che spesso complicano la diagnosi. Tra questi quelli più frequenti sono:
• Insonnia, sonno non riposante, disturbi nell’addormentamento, mancanza di sonno profondo;
• Crampi e movimenti incontrollati delle gambe durante la notte (Sindrome delle gambe senza riposo);
• Parestesie, formicolii, intorpidimento;
• Cefalea nucale, temporale e sovraorbitaria:
• Dolori ai polsi, alle braccia e alle mani;
• Disturbi gastrointestinali (sindrome del colon irritabile e gastrite);
• Dolori al volto, alle mascelle e alle mandibole;
• Dismenorrea e disturbi sessuali (ad es. vaginismo);
• Alterazioni della temperatura corporea. Molto frequente è l’ipersensibilità al freddo;
• Vertigini, senso d’instabilità e di sbandamento;
• Disturbi urinari;
• Acufeni;
• Tachicardia associata a dolore nella regione sternale (costocondralgia);
• Allergie ai farmaci e stagionali, intolleranze alimentari o reazioni allergiche legate a sostanze chimiche;
• Disturbi cognitivi con confusione, difficoltà di concentrazione e perdita di memoria a breve termine. Tali manifestazioni sono definite “fibro-fog” ovvero annebbiamento fibromialgico.

Molti soggetti affetti da FM manifestano fenomeni ansiosi o depressivi, spesso associati ad attacchi di panico. Lo stato depressivo, soprattutto, si verifica nella FM come nel caso di tutte le malattie che comportano un dolore cronico.
Le cause della FM sono multifattoriali e risiedono nei traumi, nelle condizioni di stress psico-fisico, nell’esposizione al freddo e all’umidità, nelle posture viziate e nella predisposizione familiare.
Sull’origine psicosomatica della FM ci sono molte teorie controverse poiché spesso l’individuazione dell’aspetto psichico tra le cause scatenanti ha portato ad un’erronea interpretazione della sintomatologia riportata dal paziente. Tutti i soggetti che soffrono di fibromialgia hanno sperimentato nel tempo un lungo percorso di visite, esami e ripetuti controlli per avere delle risposte sulla causa della loro sofferenza. L’assenza di risultati evidenti negli esami di laboratorio genera uno stato di paura e frustrazione del soggetto che spesso non viene creduto, né dai medici, né dai familiari. Il dubitare dell’esistenza della fibromialgia che dovrebbe essere trattata e curata come una qualunque altra patologia, aumenta l’isolamento, genera sensi di colpa e sentimenti di rabbia che hanno come conseguenza l’aumento del dolore cronico.

La FM non è mortale, non causa deformità e, soprattutto, non è progressiva né invalidante
. Alla base della strategia terapeutica adottata per questa malattia c’è l’informazione e la conoscenza su di essa che aiuta il paziente ad adattarsi migliorando la prognosi.
Anche l’utilizzo della rete, la diffusione delle informazioni, le pubblicazioni e i gruppi di supporto rappresentano un grande sostegno per i malati che si confrontano tra loro, escono dall’isolamento e diventano più attivi nelle strategie di reazione.
Comprendere l’aspetto psichico è molto importante perché fa parte delle cause di innesco del disturbo. Lo stress continuato e persistente o quello traumatico che deriva da lutti, separazioni, eventi negativi e la presenza di un contesto ansiogeno (familiare e lavorativo) può scatenare la sindrome in soggetti predisposti. Questi ultimi sono caratterizzati da ipersensibilità, forte senso del dovere, cattiva gestione delle emozioni e grande dipendenza affettiva che li porta a chiedere continue conferme all’esterno.
La costante tendenza a reprimere le emozioni provoca un’implosione di energie negative che si trasforma nel corpo in una gabbia invisibile che blocca i muscoli, inibendo l’azione e caricando di attrito e dolore i movimenti.

Il trattamento omeopatico della FM

Nella visione omeopatica il dolore del fibromialgico è una risposta difensiva dell’organismo e della mente che cercano di adattarsi allo stato di stress.
Quando si analizzano i sintomi, il quadro offerto dalla medicina alternativa si concentra su alcuni aspetti che vengono indagati per individuare con precisione le cause della malattia.
Nell’approccio omeopatico il ruolo dello stress è determinante, come dimostrano le teorie della PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia): un elevato e prolungato livello di stress provoca un eccesso di produzione del cortisolo. Tale condizione genera un blocco del sistema immunitario che procura molti disturbi, tra cui il calo delle difese immunitarie, infezioni ricorrenti e sindromi dolorose.
Per ripristinare la funzione psico-neuro-endocrina-immunitaria del soggetto vengono utilizzati rimedi omeopatici e omotossicologici.
Oltre agli aspetti psichici, nella diagnosi viene data grande rilevanza a due elementi: l’eventuale presenza di un’intolleranza al glutine e il funzionamento della tiroide. Nel primo caso possono verificarsi sintomi funzionali non solo a carico dello stomaco e del colon, ma anche asma, cefalee e vaginiti, insonnia, astenia e dolori cronici, quadro che corrisponde a quello della FM. Nell’indagine clinica è fondamentale controllare i valori della tiroide, poiché i sintomi di cui soffre il fibromialgico si confondono con quelli di una condizione chiamata ipotiroidismo che procura stanchezza cronica, estrema freddolosità e dolori muscolari diffusi. Negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato una stretta somiglianza tra le due condizioni cliniche (che vengono spesso confuse) e un netto miglioramento dei sintomi dopo il trattamento dell’ipotiroidismo. In questi casi la terapia alternativa utilizza gli organoterapici per ripristinare l’equilibrio della tiroide ed agire contemporaneamente sulla sintomatologia.

In molti soggetti la FM procura dei sintomi talmente severi da compromettere la qualità della vita. In questi, come negli altri casi, il migliore approccio terapeutico è quello multimodale che si basa principalmente sull’educazione del paziente, anche attraverso l’informazione sulla patologia e sul programma terapeutico, sulle modificazione dello stile di vita, soprattutto con l’inserimento di una moderata e continuativa attività fisica, e un supporto psicologico (o psichiatrico) abbinato alle cure farmacologiche.
L’omeopatia, in associazione con il cambiamento dello stile di vita e la gestione di eventuali disturbi o condizioni correlate alla FM, è molto efficace nella risoluzione dei sintomi. Inoltre l’approccio omeopatico è utile per ridurre al minimo le terapie farmacologiche che procurano molti effetti collaterali nei pazienti.
Come per tutte le altre patologie, l’omeopatia non lavora solo sui sintomi ma sulla costituzione del soggetto in cui coesistono tutti gli elementi della persona, dalla struttura fisica, alla sensibilità fino all’aspetto psichico ed emozionale.
I rimedi vanno valutati dal medico curante che, dopo aver ascoltato con attenzione i sintomi riportati dal paziente, stabilirà le potenze e le posologie più indicate.

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