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LA TERAPIA OMEOPATICA PER LA PSORIASI 1/2

A cura di Marta Chiappetta

La psoriasi è una patologia cronica e recidivante della pelle; la sua causa è di natura infiammatoria e non infettiva, quindi non è contagiosa. Questa dermopatia è molto frequente e colpisce, in particolare, le persone nella fascia d’età che va dai 10 ai 40 anni, con un picco d’incidenza tra i 15 e i 35 anni.
Il termine psoriasi si deve al medico Ippocrate che definì le lesioni caratteristiche della patologia con il termine psora, parola che deriva dal greco e significa “condizione di prurito”. Nell’origine della malattia, su cui ancora oggi non c’è chiarezza, sono coinvolti molti fattori: autoimmunitari, genetici, ambientali ed emotivi. La psoriasi colpisce dal 2 al 4% della popolazione (di norma di razza bianca), circa un milione e mezzo solo in Italia.

Per comprendere il processo della malattia psoriasica, è utile inquadrare la struttura della pelle e il suo meccanismo di rinnovamento, ovvero il luogo dove si verifica lo squilibrio. Nella pelle sono presenti due strati fondamentali: uno più profondo chiamato derma, costituito da vene, capillari, nervi, ghiandole, che partecipa alla formazione di nuove cellule; un altro, più superficiale, chiamato epidermide, duro, meno delicato, che ha la funzione di proteggere le strutture più sensibili del derma. Quando il derma produce nuove cellule, esse migrano verso l’esterno per formare i diversi strati dell’epidermide; il loro “viaggio” dura circa due settimane e, successivamente, ne occorreranno altre due per permettere alle cellule dell’epidermide di morire e staccarsi. Quindi, nel normale processo di rinnovamento, la pelle si rigenera circa una volta al mese. Nella psoriasi questo fenomeno è accelerato: il derma cerca di produrre nuove cellule ad un ritmo velocissimo, circa ogni tre giorni: le cellule che migrano verso l’esterno non hanno il tempo di maturare e di rendere effettive tutte le loro funzioni. In questo modo le normali attività della pelle sono danneggiate e rendono il paziente soggetto a pericoli, interni ed esterni. L’area superficiale della pelle si arrossa, diventa infiammata e sensibile, visibilmente sollevata e squamosa.

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Il sintomo principale della malattia è una manifestazione caratterizzata da secchezza della cute accompagnata da placche delimitate e di forma variabile, arrossate e in rilievo, con squame di colore argenteo che si staccano facilmente, oppure fessurate o pustolose. Spesso, ma non sempre, l’eruzione è associata a prurito. Le zone d’elezione della patologia sono le estremità, le giunzioni degli arti, il cuoio capelluto, la schiena, i genitali, le unghie e le mucose.

La psoriasi è suddivisa in diverse tipologie in base al tipo di manifestazione cutanea.
La forma comune, o “a placche” è la più frequente (circa 80% dei casi). Questa tipologia si presenta con la pelle ricoperta di placche “incollate” e in rilievo, come se si potessero staccare. Le lesioni sono circoscritte e di colore più scuro.
Nella forma guttata appaiono delle piccole pustole su aree del corpo più o meno ampie. Questa tipologia solitamente rappresenta la fase d’insorgenza della psoriasi che si presenta tra gli otto e i sedici anni. Spesso l’eruzione è preceduta da un’infezione da streptococco.
La psoriasi flessurale o inversa si sviluppa nelle pieghe naturali della pelle, come ad esempio quelle del seno e dei glutei, o in sedi specifiche come le ascelle, il pube, l’area genitale, lo scroto. Queste zone sono normalmente molto lubrificate, per questo la pelle si infiamma ma non si desquama. Curare le lesioni in queste sedi risulta particolarmente difficile perché non sono esposte al sole (che ha un effetto benefico) e le creme utilizzate per la terapia possono provocare irritazioni.
La forma generalizzata (o eritrodermica) si estende sulla maggior parte della superficie del corpo, che diventa rosso (eritro = rosso) e coperto di squame pruriginose.
Nella tipologia pustolosa, nelle lesioni, simili a foruncoli, si forma del pus causato da un’infiltrazione di globuli bianchi. Solitamente si concentra sui palmi delle mani e sotto la pianta dei piedi. In casi rari può generalizzarsi e associarsi a sintomi quali febbre e debilitazione generale.
La forma più devastante di psoriasi è quella esfoliante: in questa tipologia è coinvolta tutta la pelle, che si infiamma e si desquama. Può essere il risultato di altre eruzioni che si propagano, come ad esempio, la fase avanzata di una forma guttata acuta. La psoriasi esfoliante è grave e in genere porta alla morte nel giro di due o tre anni.
Una patologia molto importante che in determinati pazienti segue e si associa alla manifestazione cutanea, è l’artrite psoriasica; essa si manifesta con un’erosione delle giunture, molto spesso grave. L’infiammazione, che ha un decorso simile all’artrite reumatoide, si concentra soprattutto sulle dita e sugli arti. L’artrite può colpire a tutte le età e si manifesta con un’infiammazione con sintomi che oscillano da dolori di minore entità alla completa inabilità. A parte le mani e gli arti, le zone più frequentemente colpite sono le caviglie, le spalle, i polsi, le ginocchia.

La psoriasi e le sue cause, sono fenomeni molto complessi e, ancora oggi, dibattute. Le ricerche più recenti individuano come causa primaria della malattia l’eccessiva riproduzione e crescita delle cellule della pelle. Una seconda ipotesi attribuisce l’origine della malattia al coinvolgimento di un meccanismo immunitario che determina l’iperproduzione delle cellule. I linfociti T, globuli bianchi che, in condizioni normali, attaccano una sostanza che considerano come estranea, nella psoriasi si attivano e si spostano verso il derma, innescando il rilascio di citochine (proteine che trasmettono messaggi in grado di attivare determinate funzioni). Queste proteine causano sia l’infiammazione che la rapida riproduzione delle cellule della pelle, meccanismo responsabile del processo patologico. L’ipotesi immunologica è sostenuta e confermata dall’azione risolutiva sulle placche psoriasiche dei farmaci immunosoppressori. Tuttavia, non è ancora stato chiarito quali siano i fattori che innescano l’attivazione dei linfociti T.
Un’altra conferma proviene da una percentuale significativa di pazienti psoriasici nei quali è stata riscontrata una produzione di anticorpi verso la gliadina del frumento a cui si associa una reazione di attivazione dei linfociti T. In questa porzione di pazienti si osserva un notevole miglioramento in seguito ad una dieta priva di glutine.
La psoriasi è cronica e può avere periodi di miglioramento o peggioramento senza un apparente motivo. Essere geneticamente predisposti alla malattia non significa svilupparla automaticamente; in molti casi, la psoriasi compare in seguito a determinati “fattori ambientali” che ne inducono l’insorgenza in persone predisposte.
Secondo i dati dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), in un quarto dei casi la malattia inizia in seguito ad una lesione della pelle di varia entità (ustioni, traumi, ferite chirurgiche, scottature solari). Altre possibili cause d’insorgenza o di episodi di aggravamento sono: stress emotivi e fisici, cambiamenti climatici, infezioni - in particolare quelle da streptococco che colpiscono gola e faringe, soprattutto nei pazienti pediatrici - la candida albicans; l’infezione da virus dell'immunodeficienza umana (HIV); l’assunzione di alcuni farmaci come gli ACE- inibitori, i beta-bloccanti, i FANS e i salicilati, i sali di litio, gli antimalarici; cambiamenti ormonali (gravidanza, menopausa, pubertà), metabolici (aumenti ponderali), reazioni allergiche, modifiche delle abitudini alimentari e dello stile di vita (abuso di alcolici, diete iperproteiche, fumo).
L’approccio terapeutico alla malattia deve tenere conto di un aspetto fondamentale: la manifestazione cutanea ed esteriore della malattia nasconde un focolaio presente all’interno del corpo e questa considerazione non vale, ovviamente, solo per la psoriasi.
Nel caso specifico di questa malattia, molti studi si sono concentrati proprio sullo sforzo “anomalo” che il corpo compie per eliminare le sostanze tossiche. Ciò che emerge all’esterno, il dato visibile, è la manifestazione di quello che accade nel corpo. Secondo gli studi di Edgar Cayce l’origine primaria della malattia risiede nel tratto intestinale. Le pareti dell’intestino, in alcuni tratti e per una serie di fattori, diventano sottili e porose.  Quando si verifica questo fenomeno, determinate sostanze tossiche che normalmente passano attraverso l’intestino per essere eliminate, filtrano attraverso queste pareti e raggiungono il sistema linfatico e il sangue. A questo punto entra in gioco il sistema naturale di purificazione dell’organismo, costituito da reni e fegato, che tentano di smaltire le tossine che si sono accumulate nel sangue. Il lavoro dei due organi continua finché non si verifica un sovraccarico. Quando il fegato non riesce ad espellere tutte le tossine, entra in gioco la pelle che cerca di “compensare” l’eliminazione.
La permeabilità intestinale, che si manifesta con assottigliamento e porosità delle pareti, determina l’innesco del meccanismo di accumulo di tossine e contribuisce in maniera determinante allo sviluppo della psoriasi. Tale condizione delle pareti intestinali è legata ad una serie di fattori: scarso o non corretto processo di eliminazione, uso di antibiotici, di bevande come alcol e caffeina che irritano fortemente l’intestino; cibi e bibite contaminati da parassiti, alimenti fermentati e raffinati che contengono sostanze chimiche; le deficienze enzimatiche; i corticosteroidi, una dieta troppo ricca di carboidrati raffinati (barrette, biscotti, dolci, torte, pane bianco), la somministrazione di ormoni (pillola anticoncezionale), muffe e micotossine presenti nella frutta.

L’alimentazione è un fattore molto importante nella gestione e nella cura della psoriasi e la prescrizione di un corretto regime alimentare è una base necessaria per tutte le strategie terapeutiche. Tuttavia, ad oggi, nessun dato scientifico dimostra un rapporto di causa-effetto tra i cibi assunti e la psoriasi. Risulta evidente, invece, che un’alimentazione scorretta induce significativi peggioramenti del quadro clinico. Un corretto regime alimentare prevede la limitazione di tutti gli alimenti ad alto contenuto di proteine e grassi animali come: insaccati, margarina, sale, zucchero, uova, formaggi stagionati, fritti, latte e derivati, caffè, cioccolata, alcolici e superalcolici. È consigliabile anche bere molta acqua per contrastare la secchezza della pelle.
In generale, i pazienti psoriasici devono evitare o limitare tutti quegli alimenti che generano uno stato infiammatorio. L’osservanza di una dieta specifica agisce sia sulla riduzione dei sintomi come prurito ed entità delle lesioni, sia sul controllo delle malattie metaboliche (diabete, disturbi vascolari, squilibrio ponderale) spesso presenti in molte persone affette da psoriasi.
Oltre al trattamento dietetico-nutrizionale, la medicina convenzionale utilizza diversi approcci terapeutici per combattere la psoriasi e i suoi sintomi invalidanti. A livello topico, oltre a generiche sostanze idratanti, l’allopatia utilizza salicilati ed altri cheratolitici (sostanze che ammorbidiscono lo strato corneo della pelle), catrami (aiutano a diminuire il numero di cellule dell’epidermide e riducono prurito e irritazione); cortisonici (non per uso pediatrico); vitamina D3 e suoi derivati; retinoidi (derivati della vitamina A). Quando l’applicazione di creme non è sufficiente, si passa al trattamento sistemico, attentamente monitorato dal medico. I farmaci maggiormente utilizzati sono gli immunosoppressori, gli antistaminici, i derivati della vitamina A (acido retinoico – utilizzato per la psoriasi pustolosa e in quella eritrodermica). Un’altra strategia molto utilizzata è quella della fototerapia, tecnica curativa basata sull’uso della luce.
Nell’analisi della psoriasi è molto difficile distinguere i fattori eziologici dagli effetti psicologici che la stessa malattia genera, perché spesso sono strettamente interconnessi pur nella vasta varietà di manifestazioni. Chi è affetto da psoriasi vive un profondo stato di malessere, di disagio sociale, psichico e fisico. È considerata una tra le malattie che incide maggiormente sulla qualità della vita dei pazienti. Molti aspetti della psoriasi diventano bloccanti, soprattutto dal punto di vista affettivo e relazionale perché il paziente non riesce a convivere facilmente con i segni che la malattia lascia sul corpo e vive in un perenne stato di “vergogna” e di timore dello scambio, consapevole che la maggior parte delle persone, ignare del tipo di patologia in atto, temono di essere contagiate. Per questo motivo quasi tutti i pazienti psoriasici vanno incontro a vissuti emotivi come senso d’isolamento, stato depressivo, bassa autostima, disturbi del sonno. Spesso, soprattutto nelle forme più gravi, gli specialisti consigliano di affiancare alle cure un percorso di psicoterapia per aiutare il paziente a gestire la malattia.

Lavorare sull’aspetto emotivo ha anche un’altra importante funzione, quella di stanare le cause psicosomatiche all’origine di questa malattia che, ancora oggi, ha un’eziologia complessa e poco chiara.
Sono molte le patologie dermatologiche che esprimono attraverso il corpo le condizioni emotive dell’individuo. La pelle è un organo sensoriale che, da un lato protegge, e dall’altro mette in comunicazione la persona con il mondo esterno e con gli altri. Nella fase quiescente della malattia, un’area più o meno ampia del corpo si ricopre di squame grigiastre e compatte: quel punto rappresenta, simbolicamente, una zona emotivamente fragile del soggetto sulla quale si forma una “corazza” che permette di evitare lo scambio con l’esterno, percepito come pericoloso. Nonostante ciò, la lesione attraversa fasi di remissione in cui questa corazza regredisce e si riduce, lasciando un eritema acceso che provoca bruciore e prurito. A livello simbolico questa manifestazione rappresenta la pulsione del soggetto a lasciar fluire l’emozione facendosi spazio tra le tenaci difese che ha messo tra se stesso e il mondo.
Nonostante le diversità di sintomi e manifestazioni cliniche, quasi tutte le persone affette da psoriasi hanno in comune dei tratti caratteristici: pur apparendo socievoli e aperte, non mettono mai in gioco il loro sé più profondo nella relazione, caratteristica che viene avvertita spesso anche dall’altro che ha la sensazione netta di poter entrare nella profondità del soggetto psoriasico solo “fino ad un certo punto”. Il nucleo centrale di queste persone è il loro rapporto con l’emotività profonda e con la vulnerabilità. La difficoltà più grande, infatti, ancor prima di esprimere le emozioni all’esterno, è quella di mettersi in contatto con esse. Le parti emozionali vengono represse, “isolate” evitate, negate; la vulnerabilità e la fragilità non sono accettate dal soggetto e vengono nascoste allo sguardo esterno. La stessa difficoltà nel lasciare emergere l’emotività viene vissuta anche nei confronti degli aspetti psichici che arrivano dall’esterno; per questi soggetti tali contenuti sono difficili da gestire e devono essere necessariamente “filtrati” da mediazioni verbali per ridurne l’intensità e l’immediatezza.
Un’altra caratteristica di molti pazienti è quella di percepirsi fragili in determinati ambiti, soprattutto in quello affettivo. Questa sensazione, tuttavia, viene occultata da un’indipendenza forzata che in realtà porta inconsapevolmente ad una continua richiesta di supporto. La vulnerabilità emozionale è il nodo centrale su cui si concentra la patologia, aspetto che il corpo esprime attraverso l’eritema e la corazza della lesione che non viene, però, elaborata e risolta ma “spinta” in profondità. Tuttavia, l’energia inespressa preme dall’interno fino a quando, oltre alla manifestazione cutanea, il corpo sceglie altri canali che diventano ulteriori disturbi, come cefalea e colite.
L’estensione della psoriasi sulla superficie del corpo è proporzionale all’insicurezza che il soggetto sente di avere.  Per questo motivo e per tutti i simbolismi che porta con sé, reprimere i sintomi della psoriasi, soprattutto con terapie “d’urto” e veloci, non risolve il conflitto interiore: la patologia è l’unico modo che il soggetto ha trovato per restare in equilibrio nel mondo.
Molte delle ricerche che si sono svolte negli anni hanno individuato determinati eventi traumatici che sono causa dell’insorgenza della malattia, ovvero tutti quei momenti della vita in cui avvengono dei profondi cambiamenti nell’esistenza e nel vissuto affettivo e che richiedono un notevole sforzo di adattamento: lutti, le perdite improvvise, abbandoni, traumi gravi, soprattutto quelli avvenuti durante l’adolescenza che hanno bloccato lo sviluppo delle capacità emotive. I soggetti più a rischio sono figli di genitori assenti o anaffettivi, che hanno un difficile rapporto con l’emotività propria e degli altri che li ha condotti a sviluppare un profondo stato depressivo e forti sensi di colpa.
La riflessione sulle strategie terapeutiche per curare la psoriasi deve tenere necessariamente conto dell’aspetto emotivo e traumatico della patologia per comprendere ciò che i sintomi rappresentano. Le tossine che invadono il corpo non sono solo quelle organiche, ma anche quelle emozionali che non vengono elaborate ma “trattenute” dentro; l’esposizione graduale al sole, che notoriamente migliora le lesioni, rappresenta simbolicamente un abbraccio caldo e rassicurante come quello di una madre che lenisce le paure del mondo esterno.
L’ottica psicosomatica è necessaria perché la gestione del sintomo non basta per “scardinare” le cause della patologia. Le cure allopatiche classiche tengono conto del ruolo dello stress e dei traumi psico-fisici ma i farmaci e le terapie utilizzate agiscono ancora una volta sulla “soppressione”, meccanismo già presente a livello inconscio nel paziente prima dell’esordio della patologia.

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La terapia omeopatica, che si basa su un approccio olistico alla persona, analizza le connessioni tra la mente e il corpo; in questo approccio non si tiene conto solo del sintomo fisico o solo delle cause psichiche scatenanti, ma viene valutato il quadro completo del paziente. L’omeopatia fa un passo in più nel percorso di cura e spesso è una terapia molto efficace anche in associazione con altre tecniche.
Il medico omeopata, che collaborerà a stretto contatto con i dermatologi, utilizzerà un metodo specifico per la prescrizione dei rimedi. La prima analisi verterà sulle modalità di esordio e di evoluzione della malattia; la seconda, fondamentale, sulla natura e la localizzazione della lesione; la terza e le successive si orienteranno sulla descrizione della malattia, con sintomi, segni concomitanti, eventuali fenomeni di aggravamento e altre eventuali patologie associate alla psoriasi. Un aspetto importante sarà la ricerca degli eventi o dei vissuti che il paziente associa alla fase d’esordio e che il medico ritiene di poter interpretare come cause scatenanti.
La terapia omeopatica per la psoriasi è piuttosto complessa, sia per la variabilità della malattia, sia per la sua cronicità. Nella strategia terapeutica vengono seguite due strade parallele attraverso due tipologie di rimedi: quello di fondo, o del terreno, che considera le caratteristiche generali del paziente e la sua costituzione; quello sintomatico, che “lavora” sulle manifestazioni sintomatiche in generale con una focalizzazione sulla lesione e sulla sua localizzazione.
Seguendo il principio della gradualità del percorso di cura e gestione della patologia, i rimedi vengono prescritti inizialmente in basse potenze per permettere al corpo di assorbire il medicamento ed evitare i fenomeni di aggravamento. In una fase successiva si passa a potenze più alte che lavorano sullo stato profondo della patologia.
Considerando l’ampio quadro psichico e i vissuti profondi e delicati che caratterizzano i pazienti psoriasici, ci sono moltissimi rimedi in grado di agire sulla patologia.
È importante sottolineare che, nella visione olistica, ogni psoriasi differisce da un’altra perché ogni soggetto è diverso; le cure, quindi, sono estremamente soggettive e nel corso del trattamento i percorsi terapeutici subiscono continue variazioni. La terapia va sempre affidata al medico curante che potrà stabilire, sulla base di un'attenta analisi del paziente e del suo quadro costituzionale, i rimedi di terreno e sintomatici più indicati.

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La terapia omeopatica per la psoriasi I principali rimedi omeopatici per la psoriasi

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