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LA TERAPIA OMEOPATICA PER LA RITENZIONE IDRICA 1/2

A cura di Marta Chiappetta

Quando si parla di ritenzione idrica si fa riferimento ad uno specifico quadro clinico, caratterizzato da una molteplicità di sintomi legati a cause differenti. Il disturbo, molto diffuso, colpisce sia uomini che donne ma la sua incidenza è nettamente superiore nel sesso femminile.

La ritenzione idrica è, nella sua definizione più semplice e chiara, la tendenza a trattenere i liquidi che invadono tutti i distretti dell’organismo, per poi concentrarsi principalmente in zone specifiche predisposte all’accumulo di grasso: pancia, fianchi, glutei e gambe. Quando la ritenzione si focalizza nella parte superiore del corpo, può presentarsi con un gonfiore al viso e sotto gli occhi (le cosiddette “borse”), ma anche alle braccia e alle mani. Se si manifesta nella parte centrale, le aree colpite sono quelle dell’addome, dei fianchi e dei glutei.

La zona inferiore del corpo è la più colpita a causa della forza di gravità e della posizione eretta continua che causa uno squilibrio della circolazione. In questo caso la ritenzione si estende alle gambe, alle ginocchia e alle caviglie, fino ai piedi. Nella porzione corporea centrale e quella inferiore si manifesta frequentemente un fenomeno, spesso erroneamente confuso con la ritenzione idrica: la cellulite. Quest’ultima è un’alterazione dei tessuti sottocutanei che provoca un accumulo di liquidi e tossine tra una cellula e l’altra. Tale condizione determina un inestetismo cutaneo visibile all’esterno, la cosiddetta “pelle a buccia d’arancia”.
Nella ritenzione idrica si verifica uno squilibrio tra la quantità di potassio presente all’interno delle cellule e quella di sodio, contenuta nella parte esterna; quando il sodio aumenta e viene meno questo equilibrio, l’organismo è indotto a trattenere più acqua per diluire fluidi e tossine.
L’accumulo di liquidi in eccesso nello spazio interstiziale dei tessuti genera un rigonfiamento anomalo, chiamato edema, che costituisce il sintomo principale della ritenzione idrica. L’edema è un fenomeno legato ad un cattivo funzionamento del sistema linfatico e venoso; esso provoca un ristagno di liquidi e di tossine che altera il metabolismo cellulare.

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La ritenzione idrica è considerata erroneamente causa di sovrappeso e questa sopravvalutazione dei suoi effetti ha generato, da sempre, grande confusione. In realtà, in alcuni casi, può comportare un aumento di peso (fino a 5 kg) e provocare pesantezza e dolore agli arti. Tuttavia, tale condizione non determina il sovrappeso, ma, al contrario, è quest’ultimo a causarla, poiché genera un rallentamento della diuresi (eliminazione di urina dall’organismo)
Il disturbo può essere suddiviso in diverse tipologie in base alla sua causa scatenante:
- Ritenzione idrica primaria (o circolatoria): deriva dal malfunzionamento del sistema venoso e linfatico; la scarsa tonicità delle vene legata alla ridotta capacità delle pareti, produce il ristagno nelle vene di una parte del sangue. Questo accumulo genera il trasudamento dei liquidi che passano, attraverso i capillari, dalle vene agli spazi interstiziali. Tale processo provoca il fenomeno della stasi venosa, caratterizzata da edemi, gonfiore, dolore, senso di pesantezza, crampi e discromie cutanee. La stasi venosa si concentra principalmente sugli arti inferiori e sulle caviglie.
- Ritenzione idrica secondaria: è causata da patologie specifiche, spesso gravi, che interessano reni, cuore, apparato urinario e sistema linfatico. Le malattie associate a ritenzione idrica sono l’insufficienza renale e cardiaca, l’ipertensione, le patologie della vescica e del fegato, il linfedema (anomalo accumulo di linfa causato da uno squilibrio del sistema linfatico).
- Ritenzione idrica iatrogena: si verifica in seguito all’uso massiccio e prolungato di farmaci. Le classi responsabili dello sviluppo del sintomo sono gli antinfiammatori, i cortisonici, i contraccettivi e la terapia ormonale sostitutiva, utilizzata in menopausa.
- Ritenzione idrica alimentare: è causata da un’alimentazione scorretta e da uno stile di vita poco sano, caratterizzato da scarsa o nulla attività fisica, immobilità della postura, condizioni croniche di ansia e stress. Anche se il sovrappeso spesso coesiste con la ritenzione idrica, seguire una dieta ipocalorica troppo rigida può aggravare il disturbo, invece di migliorarlo. Infatti, nei regimi alimentari ipocalorici scarseggia la quantità di proteine, che è invece necessaria per prevenire la ritenzione idrica.

Altre cause scatenanti sono:
-  L’ipotiroidismo: in questa patologia tiroidea è presente un rallentamento del metabolismo, con conseguente aumento ponderale non giustificato dall’alimentazione e tendenza a trattenere i liquidi.
-  Le intolleranze alimentari: introducendo gli alimenti che provocano intolleranze si determina un danno alle cellule che producono tossine e richiamano acqua per diluire quest’ultime e gli allergeni, causando gonfiore nei tessuti.
Gravidanza e allattamento: durante il periodo di gestazione la ritenzione idrica è causata, oltre che dai cambiamenti ormonali, dalla compressione delle vene sull’addome generata dal peso del bambino; per questo motivo, la circolazione sanguigna è ancora più rallentata e crea dei ristagni di liquidi e gonfiori, concentrati soprattutto su piedi e caviglie. Nella fase di allattamento, invece, la ritenzione idrica si manifesta perché la prolattina, ormone prodotto dall’ipofisi per stimolare la produzione di latte, tende a far trattenere i liquidi corporei.
Periodo ovulatorio e premestruale: nella fase ovulatoria e in quella che precede le mestruazioni, si verifica una ritenzione idrica accentuata e un lieve aumento di peso. Questa variazione deriva da uno squilibrio nella concentrazione degli ormoni che si verificano durante il ciclo.
Menopausa: come avviene nel ciclo mestruale, in questa condizione la ritenzione idrica è legata a fattori ormonali.
-  La ritenzione idrica può manifestarsi sotto forma di gonfiori anche in seguito ad interventi chirurgici:
Molti altri fattori che rientrano nello stile di vita del soggetto, come un eccessivo consumo di alcolici e di caffè, la masticazione veloce, la cattiva respirazione in ambienti inquinati, possono determinare o peggiorare la ritenzione idrica.
Anche i cambiamenti climatici hanno un’azione sul sintomo: un sostanziale aggravamento della ritenzione, infatti, si verifica in primavera e in estate, quando sopraggiunge il caldo. Il calore dilata i capillari periferici, la circolazione rallenta e il sangue fa più fatica a risalire verso il cuore: per questo le gambe si gonfiano e il soggetto avverte un senso di pesantezza.

Ritenzione idrica e alimentazione

Nella gestione e cura della ritenzione idrica, la dieta, intesa come un sano regime alimentare, assume un ruolo fondamentale. La prima cosa che viene consigliata a chi soffre di questo disturbo, è di ridurre il sale e i cibi contenenti sodio. Il sodio trattiene l’acqua nei tessuti e impedisce lo smaltimento dei liquidi, quindi è necessario eliminare o ridurre tutti quei cibi che ne contengono in grande quantità come gli insaccati, i prodotti pronti e quelli industriali come i dadi, la margarina, i sottaceti, le olive in salamoia, la pizza, il pane molto salato, i formaggi.
Per eliminare i liquidi in eccesso, oltre ad agire sulle cause quando risiedono in determinate patologie, è fondamentale seguire una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura, moderare il consumo di zuccheri e farinacei raffinati, svolgere una regolare attività fisica e bere almeno due litri d’acqua oligominerale al giorno. Inoltre, per combattere il disturbo è utile bere infusi o succhi naturali: essendo isotonici, diluiscono il sodio nel sangue e aiutano ad eliminare i liquidi con le urine.
Il sodio ha un suo antagonista, fondamentale per regolare i liquidi e per stimolare la diuresi: il potassio. Assumere questo minerale aiuta l’eliminazione del sodio e controlla la comparsa della ritenzione idrica. Il potassio è contenuto in molti alimenti tra i quali: carni bianche (pollo e tacchino), merluzzo, sgombro, sardine, noci, mandorle e nocciole, banane, kiwi, anguria, melone, patate, spinaci, piselli, fagioli, finocchi.

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Lettura psicosomatica della ritenzione idrica

Dietro al sintomo della ritenzione idrica c’è un meccanismo che prima di essere organico, ha una sua origine nel mentale. Il “trattenere” a livello psicologico emozioni, pensieri negativi, la tendenza a fare determinate cose, si traduce in una reazione fisica che modifica la frequenza cardiaca e respiratoria, rallenta la circolazione, crea infiammazione nei vasi sanguigni, fino a coinvolgere il sistema di drenaggio del corpo.
Un altro aspetto molto importante da considerare nell’approccio alla ritenzione idrica (come in tutte le patologie) è il ruolo dello stress. Gli stati di forte tensione e ansia agiscono sull’apparato immunitario e su quello endocrino, a causa dell’aumento della produzione di cortisolo, ormone prodotto dalle ghiandole surrenali. Comunemente chiamato “l’ormone dello stress”, il cortisolo aumenta la ritenzione idrica e indebolisce le difese immunitarie.
Il simbolismo racchiuso nel disturbo aiuta a comprendere quanto sia importante indagare sul vissuto emotivo del soggetto nel quale la ritenzione idrica non è solo l’espressione di un fastidioso inestetismo, ma la traccia organica di emozioni negative, problemi relazionali, stati d’ansia acuti, sensazione di essere in trappola e di non poter cambiare alcuni aspetti dell’esistenza. Modificare lo stile di vita non significa solo alimentarsi in modo sano, consumare regolarmente acqua e fare movimento, è imparare a gestire gli stati emotivi, elaborare i propri vissuti e abbassare il più possibile la soglia dello stress quotidiano.
La psicoterapeuta francese Christine Sarah Carstensen, attraverso la sua esperienza clinica, ha individuato determinati aspetti psicologici che concorrono nella genesi della ritenzione idrica, così come nella difficoltà a raggiungere il dimagrimento. Secondo tale teoria, determinati shock emotivi che fanno parte del lontano vissuto individuale, vengono “riattivati” attraverso un altro fenomeno o evento che viene percepito con lo stesso sentire, anche se apparentemente diverso. La psicoterapeuta ha individuato alcune chiavi, nove precisamente, che corrispondono ad eventi traumatici; questi ultimi, riproponendosi, generano il malessere che si traduce in desiderio compulsivo di cibo, cattive abitudini alimentari e stili di vita errati che causano, a loro volta, aumento di peso e ritenzione idrica. Per poter evitare questa riattivazione e le sue conseguenze, il soggetto deve lavorare su di sé per “svelare” il trauma originario e far si che esso non si riproponga. Tra le nove chiavi individuate dalla Carstensen, alcune corrispondono a condizioni ed eventi molto frequenti nella vita di ogni individuo: l’abbandono (non solo affettivo, ma anche in senso esteso, come la rinuncia ad un progetto professionale o di vita), la paura, il timore della mancanza, l’insicurezza e il rifiuto di sé, il senso di vuoto.

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