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LA TERAPIA OMEOPATICA PER CONTRASTARE SOVRAPPESO E OBESITÀ 1/2

A cura di Marta Chiappetta

Il dimagrimento è una diminuzione temporanea o stabile del peso corporeo che può essere fisiologica se si mangia meno, provocata da una patologia, oppure indotta volontariamente dal soggetto stesso per risolvere un aumento di peso problematico che si traduce in due importanti fenomeni: il sovrappeso e l’obesità.
Il peso ideale varia da individuo ad individuo ed è determinato da diversi fattori tra i quali il sesso, l’altezza e il tipo di corporatura. Se il peso si sposta da quello ideale, oscillando tra il 10 e il 20% viene considerato sovrappeso, mentre quando supera il 20% si parla di obesità. Nella maggior parte dei casi il sovrappeso è la conseguenza di un’errata alimentazione che consiste in uno sbilanciamento tra apporto calorico e consumo energetico rispetto alla quantità troppo bassa di attività fisica. Quando, invece, si parla di obesità il problema è più complesso e prescinde dal fattore estetico. Normalmente questa condizione è la conseguenza di un’alimentazione troppo abbondante (iperalimentazione) associata ad uno stile di vita non regolare.

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In medicina esiste uno strumento utile che aiuta le persone ad avere un’indicazione sul proprio peso forma: l’IMC (indice di Massa Corporea o BMI, Body Mass Index) mettendo in rapporto le misure del peso e dell’altezza, stabilisce le diverse condizioni di sottopeso, peso normale (normopeso), sovrappeso o obesità (più o meno grave). L’obesità si presenta quando le calorie complessive introdotte con l’alimentazione eccedono il fabbisogno energetico. Quest’ultimo è determinato in parte dal metabolismo basale, ovvero dalla quantità di energia necessaria per mantenere le funzioni vitali dell’organismo a riposo, e in parte dal livello di attività fisica.

L’obesità è considerata una malattia sociale; il tasso delle persone in sovrappeso e con obesità risulta in aumento rispetto al passato, soprattutto nei Paesi più avanzati. La causa del fenomeno sono le abitudini alimentari errate e lo stile di vita sedentario e fortemente stressante condotto dalla maggior parte delle persone. Un dato preoccupante è l’aumento dell’obesità tra i bambini e gli adolescenti; all’origine del fenomeno c’è, oltre ad un’errata educazione alimentare acquisita in famiglia, un peggioramento delle problematiche emotive che hanno trasformato il cibo in un surrogato affettivo.

L’obesità è un fattore di rischio per lo sviluppo di altre importanti patologie croniche come le malattie respiratorie, Il diabete mellito di tipo 2 (non insulino-dipendente), l’ipertensione, l’ictus, i disturbi cardiovascolari e alcune forme di cancro. Essa, inoltre, è considerata una delle maggiori cause di morte precoce.
I rischi per la salute che provengono dall’obesità non sono limitati ad essa; anche un aumento di peso meno considerevole può compromettere la salute di un individuo. L’unica modalità valida ed efficace per perdere peso è introdurre con gli alimenti una quantità di energia minore rispetto a quella spesa con l’attività fisica. Quindi, una dieta ipocalorica ed equilibrata, unita ad una costante attività fisica, è l’unico sistema per ottenere un reale dimagrimento.

Quando si parla di peso corporeo, un aspetto importante e controverso è rappresentato dal ruolo dell’attività ghiandolare e delle disfunzioni ormonali; quest’ultime hanno un’influenza sul peso, ma solo in parte. La tiroide, oltre a controllare i processi metabolici, agisce anche sulla velocità con cui il corpo brucia le calorie e l’entità del loro consumo. Sicuramente la sua azione ha una grande influenza nella gestione del percorso di dimagrimento, ma non è determinante quanto l’azione svolta dalla quantità di cibo introdotta. Solo in rari casi una disfunzione ghiandolare può comportare un aumento di peso rilevante (ad esempio nell’ipotiroidismo), che però va sempre valutato alla luce delle abitudini alimentari e di vita del soggetto. Un ruolo fondamentale è svolto dall’attività fisica che, tuttavia, deve essere costante e regolare per garantire risultati concreti.
Ci sono altre cause organiche alla base del sovrappeso e dell’obesità come quelle endocrine, oppure le intolleranze alimentari, l’uso di cortisonici, antidepressivi e contraccettivi orali. Un problema molto diffuso al quale spesso viene attribuita la causa del sovrappeso è la ritenzione idrica (definita anche edema), ovvero la tendenza dell’organismo a trattenere liquidi. Il liquido extracellulare, ovvero quello presente negli spazi tra le cellule, viene normalmente drenato dalla circolazione venosa e linfatica. Se si verifica uno squilibrio nel sistema venoso e linfatico, si genera una stasi che determina il fenomeno della ritenzione idrica.
Il disturbo si presenta maggiormente nelle donne e può manifestarsi già nella fase dell’adolescenza; l’edema di solito si concentra nelle zone già predisposte all’accumulo di grassi come le cosce, i glutei e l’addome.

Il grasso, a livello simbolico, rappresenta un elemento che fornisce energia e forza che si mantiene nel tempo e permette al corpo di continuare a vivere. In qualche modo, il luogo dove si concentrano i lipidi è considerato “sacro” perché legato a due aspetti fondamentali: la sopravvivenza, poiché l’adipe è una “riserva vitale”, una difesa dal freddo e dai traumi fisici, e il senso della vita. Questo secondo aspetto è molto importante in quanto i lipidi vengono utilizzati al meglio, dal punto di vista metabolico, quando il soggetto sente di vivere pienamente la sua vita, percependola come autentica, ricca di emozioni, entusiasmi ed esperienze in cui si riconosce. Quando la vita sembra invece “senza senso”, un luogo dove si recita un ruolo forzato, anche il metabolismo ne risente, i grassi non vengono smaltiti, si accumulano e si generano disfunzioni come il sovrappeso e l’obesità.
Molti individui che hanno questo problema condividono una caratteristica: un estremo bisogno di “calorie affettive” che si trasforma nel tentativo di colmare il vuoto, d’amore o esistenziale, con l’accumulo energetico e l’iperalimentazione. Ciò che il cibo evoca nel mondo emotivo è molto più importante del suo valore nutritivo, per questo uno squilibrio alimentare non è mai svincolato da un conflitto con le emozioni profonde.
L’alimento assume lo stesso ruolo della sostanza nelle dipendenze (droga, fumo, alcol) diventando anestesia e prigione allo stesso tempo. L’adipe che avvolge il corpo rappresenta uno scudo, una corazza che protegge dai traumi della vita e dagli eventi negativi. L’aspetto difensivo e auto-protettivo si traduce sul piano estetico poiché il soggetto, assumendo una forma non attraente, scoraggia eventuali approcci sentimentali, temuti e desiderati allo stesso tempo.
L’obesità e il sovrappeso sono molto frequenti oggi come patologie collettive e questo dato esprime un grande malessere del nostro tempo, ovvero che molte persone conducono delle vite senza appartenenza profonda, meccaniche e “compresse” nelle quali le energie e la vitalità interiori rimangono intrappolate nel corpo. Anche la familiarità ha una valenza simbolica perché non si riferisce solo ad una predisposizione genetica ma ad un modo di nutrirsi e di vivere le emozioni, poiché in molte famiglie la quota di comunicazione affettiva passa attraverso il cibo.
Chi cerca di dimagrire vive dentro di sé un profondo ed eterno conflitto; la lotta continua per perdere peso comporta un dovere opprimente che carica il soggetto, già aggravato dai pesi della vita. La trasgressione della dieta produce una sensazione di frustrante fallimento che, unito al senso di colpa, diventa una catena d’angoscia che alimenta la sofferenza invece di scioglierla e porta a rifugiarsi nuovamente nel cibo.

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Il concetto di dieta e dimagrimento si intreccia con molti elementi che spesso non vengono considerati. L’osservazione dei bambini aiuta a chiarire questo concetto: quando giocano o sono impegnati in determinate attività dimenticano di mangiare e questo avviene perché il piacere di ciò che stanno facendo è talmente grande da “nutrirli”, molto più di come potrebbe fare un alimento.
La perdita del piacere è uno dei concetti alla base della tendenza a prendere peso e del rapporto errato con il cibo. Anche le tematiche sessuali si intrecciano con questa problematica, soprattutto nelle donne; quando il femminile viene escluso dalla vita si determina il rifugio nel cibo che non fa che soffocare e alimentare il disagio. Il senso del dovere predispone ad ingrassare poiché chi è in sovrappeso è prigioniero dell’autocontrollo, del perfezionismo, la vita diventa priva di passioni e di carica positiva, immersa nell’insoddisfazione e nel senso d’incompletezza. Chi tenta di dimagrire e non ci riesce non lo fa perché non è in grado di seguire una dieta o di impegnarsi nella lotta alla perdita di peso, ma perché ha disistima di sé, si sente sfiduciato, senza risorse, ha perso l’orientamento e assorbe solo il pensiero degli altri.
Tutti questi sentimenti orientano il cervello verso una direzione di ostilità che il corpo prende in carico, restando cristallizzato in una stasi esistenziale.

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