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L’ORGANIZZAZIONE DELLA SICUREZZA IN AZIENDA
E LE “FIGURE DI SISTEMA”
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A cura di Renzo Zonca

In base alla normativa vigente, la sicurezza e salute sui luoghi di lavoro deve essere il risultato concertato di più azioni svolte da una molteplicità di soggetti, lavoratori compresi, nell’ambito dell’organizzazione aziendale. In altri termini, la sicurezza sul lavoro non può essere ritenuta “un qualcosa in più” nell’organizzazione aziendale, ma deve essere, a tutti gli effetti, “parte integrante” di essa. A tal fine, nell’ambito dell’organizzazione, devono essere presenti le cosiddette “figure di sistema”, ovvero figure professionali che devono svolgere una serie di compiti precisi, con l’obiettivo ultimo di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Le “figure di sistema” di seguito elencate sono definite dal “Testo Unico della sicurezza sul lavoro” (Decreto Legislativo 81/2008):
•    Datore di lavoro;
•    Dirigente (spesso nelle piccole e medie aziende non è presente);
•    Preposto (tipicamente, il capoufficio, caporeparto, caposquadra, capomacchina, capocantiere etc.);
•    Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP);
•    Addetti del Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP);
•    Medico competente (MC);
•    Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS);
•    Lavoratori incaricati della gestione delle emergenze (evacuazione, antincendio, primo soccorso);
•    Lavoratore.

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Nei paragrafi seguenti, vengono specificate le competenze e le responsabilità dei soggetti sopraelencati, precisando che pressoché tutte le responsabilità in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro sono di carattere penale, essendo finalizzate alla prevenzione di lesioni fisiche della persona. Si precisa anche la normativa di riferimento è applicabile a qualsiasi azienda e impresa, dalle multinazionali con migliaia di dipendenti all’artigiano con un solo dipendente, passando per qualsiasi esercizio commerciale, e ovviamente comprendendo anche gli uffici di qualsiasi tipo. Anche tutto il cosiddetto terziario è soggetto a pieno titolo a questa normativa, indipendentemente dalla tipologia contrattuale dei lavoratori.

Il Datore di Lavoro
Nelle piccole e medie aziende, il Datore di Lavoro coincide, generalmente, con lo stesso titolare e proprietario, mentre nelle grandi aziende egli può essere anche un Dirigente (vedi paragrafo successivo)
Secondo la Legge, il Datore di Lavoro è “il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”. Questa definizione bene evidenzia le prerogative che caratterizzano il ruolo del Datore di Lavoro, ponendo in evidenza i poteri decisionali e, soprattutto, di spesa. Semplificando, per l'ordinamento italiano il Datore di Lavoro è colui che, in azienda, “dispone di adeguate risorse finanziarie e può spenderle in modo autonomo”, assumendo decisioni operative.
La Legge impone al Datore di Lavoro una serie di obblighi precisi, ognuno dei quali comporta, in caso di inadempienza totale o anche solo parziale, una denuncia penale e una sanzione economica.
Il datore di lavoro ha la totale e completa responsabilità di organizzare tutte le attività lavorative e tutte le relative misure di sicurezza, nessuna esclusa. E capita spesso, specialmente nelle piccole aziende, che egli non ne sia pienamente consapevole fino a quando non si verifichi un sopralluogo ispettivo degli enti di controllo.

I Dirigenti
Questa figura professionale, in genere, è presente solo nelle medie e grandi aziende: si tratta di persone alle quali il Datore di Lavoro ha formalmente delegato (il più delle volte tramite atto notarile e delibera degli organi di amministrazione dell’azienda) alcuni dei suoi poteri (o in taluni casi anche tutti). Questa cosiddetta delega di funzioni deve essere completata dai poteri di spesa che devono essere adeguati alle dimensioni e alla tipologia aziendale (il budget può essere annuale o mensile) ed effettivi (il soggetto delegato deve realmente poter ordinare acquisti e disporre pagamenti in modo del tutto autonomo e immediato, senza dover richiedere alcuna autorizzazione). Qualora una delega non prevedesse adeguati ed effettivi poteri di spesa, di fatto essa non avrebbe alcun valore sostanziale.
Queste deleghe di funzioni – se corrette e adeguate - permettono quindi di trasferire competenze – e quindi responsabilità civili e penali – dal Datore di Lavoro ai Dirigenti.

Preposto
Nel mondo del lavoro, la figura del Preposto è sempre esistita, sotto varie definizioni: capocantiere, capoufficio, capomacchina, responsabile di reparto o di punto vendita, caposquadra, etc. In sintesi il Preposto è un lavoratore che svolge un ruolo di guida e direzione nei confronti di altri lavoratori, di fatto a lui sottoposti.
Dal punto di vista giuridico, invece, la figura del Preposto è relativamente recente, assumendo negli ultimi anni una grande importanza nell’ambito dell’organizzazione aziendale della sicurezza, in particolare per le prescrizioni del Testo Unico (Decreto Legislativo 81/2008). Prescrizioni che pongono in carico al Preposto un notevole carico di responsabilità, anche di carattere penale. Secondo la Legge, il Preposto è una persona dotata di specifiche “competenze professionali” che ha ricevuto, dal Datore di Lavoro o dal Dirigente, ben precisi “poteri gerarchici e di funzione” nei confronti di altri lavoratori. In genere, si tratta dei lavoratori più esperti e con maggiore esperienza, incaricati di guidare e coordinare il lavoro, fornendo indicazioni e dando disposizioni agli altri lavoratori.
La Legge specifica con esattezza anche i compiti del Preposto. In estrema sintesi e limitando agli aspetti di maggiore importanza, egli deve:
•  “sovrintendere e vigilare” sull’attività svolta dagli altri lavoratori: rispetto degli obblighi di legge, degli ordini e dei regolamenti dell’azienda, delle corrette procedure e modalità di lavoro, corretto uso delle macchine e delle attrezzature di lavoro, etc.
•  “segnalare tempestivamente al datore di lavoro” ogni “condizione di pericolo” che si viene a creare in azienda: guasti a macchine o attrezzature, misure di sicurezza non sufficienti etc.
Il Preposto deve quindi non solo dire agli altri operai “cosa fare”, ma deve anche verificare che “lo facciano bene”, e “in sicurezza”, senza rischiare di farsi male, o di fare male ad altri. Inoltre, il Preposto deve sempre verificare che in azienda, per quanto di sua competenza, sia tutto in ordine e, soprattutto, “sicuro”. Qualora il Preposto si dovesse accorgere di una situazione di pericolo egli dovrà prendere, immediatamente e in modo autonomo, tutti i necessari provvedimenti per eliminare quel pericolo, eventualmente anche sospendendo l’attività lavorativa. Se non lo facesse, la responsabilità di eventuali infortuni sarebbe sua, in tutto o in parte, e anche in questo caso si incorrerebbe in responsabilità penali: qualora un lavoratore dovesse subire un infortunio per una negligenza o per un comportamento non corretto del Preposto – ovviamente accertato dalle indagini svolte dagli Organi di Controllo – il Preposto dovrebbe pagare una sanzione economica (da 200 a 300 euro, a seconda dei casi) e sarebbe denunciato alla Procura della Repubblica per lesioni colpose.
Il Preposto viene nominato dal Datore di Lavoro (o dal Dirigente), sulla base delle sue competenze professionali e deve obbligatoriamente partecipare a un corso formativo di almeno otto ore, per renderlo pienamente consapevole del suo ruolo e delle responsabilità connesse. Tale nomina deve essere formalizzata per iscritto, con esplicita firma di accettazione e deve essere comunicata, sempre in forma scritta, a tutti i lavoratori dell’azienda.

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Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Nelle piccole e medie aziende, il più delle volte questa figura è un consulente esterno oppure il servizio in questione viene svolto direttamente dallo stesso Datore di Lavoro, purché in possesso di determinati requisiti. Si tratta della figura centrale attorno alla quale ruota tutta l’organizzazione aziendale in materia di sicurezza e salute. Secondo la Legge, il RSPP è una persona designata dal Datore di Lavoro, “in possesso delle capacità e dei requisiti professionali necessari, per coordinare tutte le attività di prevenzione e protezione dei rischi lavorativi”.
In pratica, il RSPP ha la responsabilità di organizzare e attuare tutte le attività necessarie a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori: corrette procedure e modalità di lavoro, scelta di macchine e attrezzature sicure, organizzazione degli uffici e dei reparti produttivi, formazione e addestramento, e molto altro ancora. Il RSPP deve quindi dialogare quotidianamente con tutti i lavoratori, per essere sempre al corrente di qualsiasi problema legato alla sicurezza e poterlo così risolvere.
Specialmente nelle medie e piccole aziende il RSPP rimane, in molti casi, una figura professionale “virtuale” e dunque assente nei fatti, seppure presente sui vari documenti aziendali. Una circostanza riconducibile non necessariamente alla superficialità nell’affrontare la tematica della sicurezza da parte dei responsabili delle piccole e medie aziende ma dalla filosofia stessa del Decreto 81/2008, pensato soprattutto per imprese e aziende di grandi dimensioni e penalizzante per tutti gli altri.
Viceversa, nelle grandi aziende o comunque nelle aziende ben organizzate, il RSPP è in grado di incidere in modo significativo sull’organizzazione aziendale, migliorando concretamente i livelli di sicurezza e di salute.

Addetti del Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP)

Queste figure professionali sono presenti generalmente nelle grandi aziende e, di fatto, di tratta di persone che supportano il RSPP nello svolgimento delle proprie funzioni. Possono essere anche presenti nelle piccole e medie aziende qualora il RSPP sia un consulente esterno.

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