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L’ORGANOTERAPIA 3/3

Come agisce l’Organoterapia?
I risultati clinici ottenuti con l’Organoterapia hanno sollevato nel tempo molti interrogativi sulla natura dell’azione dei rimedi utilizzati, su come diluizioni infinitesimali di un estratto d’organo possano, in base al grado di concentrazione, stimolare, frenare o riequilibrare un organo malato. La risposta risiede nella ricerca immunologica moderna, la stessa che riesce a spiegare anche le basi terapeutiche dell’omeopatia del simile.
I meccanismi d’azione dei rimedi organoterapici sono due: uno immunologico, l’altro farmacologico. In ogni organismo gli antigeni (indicati con la sigla Ag) sono sostanze che inducono una risposta da parte del sistema immunitario che non le riconosce come appartenenti all’organismo. Gli anticorpi (indicati con la sigla Ab) sono proteine, dette immunoglobuline, che vengono prodotte dai linfociti T-soppressori in risposta alla presenza degli antigeni. La loro funzione è quella di distruggere l’antigene.
In presenza di determinate forme patologiche un organo danneggiato, a causa di un attacco microbico o virale, acquisisce proprietà antigeniche, ovvero si comporta come fosse un antigene; in seguito a questo fenomeno si rompe la perfetta e naturale tolleranza immunitaria, condizione di cui beneficia ogni organo sano del corpo. Da questo momento in poi l’organo inizia a produrre autoanticorpi (auto-Ab) diretti contro l’organo danneggiato che hanno come obiettivo la neutralizzazione degli antigeni. Ma i siti che sono diventati antigenici e, quindi, patogeni, sono vicini e strutturalmente simili a quelli delle zone ancora sane dell’organo; a causa di questa condizione gli autoanticorpi prodotti iniziano ad attaccare non solo le parti malate dell’organo ma anche quelle sane. L’innesco dell’autoaggressione immunitaria provoca nuove lesioni che diventano, a loro volta, antigeniche, stimolando la produzione di nuovi autoanticorpi. Il fenomeno che si determina crea una specie di “feed-back” che alimenta e mantiene attiva la malattia. Questo processo è all’origine dello sviluppo delle cosiddette malattie autoimmuni; le più note sono il lupus eritematoso sistemico (Lupus), l’artrite reumatoide e la tiroidite di Hashimoto.
La funzione di un organo, dunque, si può alterare o bloccare quando viene meno la tolleranza immunitaria in seguito alla formazione di autoanticorpi diretti contro l’organo stesso.
Il rimedio organoterapico, diluito e dinamizzato, funziona come se fosse una piccola “dose” di antigeni che blocca la formazione di autoanticorpi da parte del tessuto alterato, ristabilendo così la normale tolleranza immunitaria. Questo è uno dei due meccanismi d’azione degli organoterapici: quello immunologico. L’altro meccanismo d’azione, quello farmacologico, si basa sulla una legge fondamentale:

L’organo agisce sull’organo”

Secondo questo principio il rimedio organoterapico, somministrato in dosi infinitesimali, funziona come un mediatore; quest’ultimo, fissandosi su specifici recettori, modula l’attività dell’organo malato. Il funzionamento del meccanismo farmacologico spiega e definisce le tre attività della terapia organoterapica: inibente, regolatrice, stimolante. L’elemento chiave è la dose diluita e dinamizzata: per svolgere la loro funzione questi mediatori devono essere somministrati sempre in concentrazioni molto deboli.

Cosa cura l’Organoterapia?

La terapia organoterapica, per la natura dei suoi meccanismi d’azione, ha come campo di applicazione elettivo le patologie croniche e quelle degenerative; tuttavia gli studi clinici di Bergeret, Tétau e Reckeweg hanno dimostrato come l’Organoterapia ottenga buoni risultati anche con patologie acute.
Questo metodo terapeutico ha una particolare efficacia nelle affezioni dell’apparato respiratorio, in quelle epato-biliari, nelle patologie dell’apparato uro-genitale (sia dell’uomo che della donna) e in quelle endocrine. Basando il suo meccanismo d’azione sui processi immunologici, l’Organoterapia viene utilizzata in modo efficace anche per le deficienze immunitarie, le malattie autoimmuni, i tumori e le allergie.
L’endocrinologia costituisce il terreno d’elezione dove la sperimentazione ha potuto dimostrare al meglio la reale attività delle diluizioni infinitesimali d’organo. In particolare si sono osservati ottimi risultati nella cura delle patologie che interessano l’apparato ormonale femminile, dove spesso si sviluppano affezioni che la medicina allopatica cura con l’ormonoterapia sostitutiva. L’utilizzo dell’organoterapia, usata soprattutto come terapia di accompagnamento a un piano di cura con rimedi omeopatici, non solo si è dimostrata efficace in numerose condizioni cliniche, ma ha anche permesso a molte pazienti di evitare i gravosi effetti collaterali provocati dalle cure allopatiche.

L’Organoterapia diluita e dinamizzata è fortemente indicata per agire sulla patologia endocrino-ginecologica che deriva da uno squilibrio nella secrezione ovarica di quattro componenti ormonali: estrogeni, estriolo, estradiolo, ormone del corpo luteo. Nella prima metà del ciclo vi è secrezione del gruppo degli ormoni follicolinici, quindi si verifica l’ovulazione, avviene la formazione del corpo luteo e la successiva secrezione di progesterone. Se non c’è fecondazione, intorno al 28° giorno il corpo luteo si autodistrugge e compaiono le mestruazioni.
La secrezione di specifici ormoni da parte dell’ipofisi servirà a regolare la coppia estrogeni-progesterone. In molti organi del corpo femminile si trovano i recettori di questi due ormoni che reagiscono durante il ciclo mestruale, come nel caso dell’endometrio (mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero) ma anche della ghiandola mammaria che mantiene numerosi recettori che la rendono più sensibile alle fluttuazioni del ciclo mestruale.
Non è semplice curare i disturbi che derivano da questo squilibrio: spesso i dosaggi effettuati con le indagini cliniche non rivelano nulla di significativo e la terapia sostitutiva allopatica non sempre porta a risultati tangibili, ma solo ad un ulteriore carico di malessere legato agli effetti indesiderati dei farmaci.

L’Organoterapia interviene valutando le variazioni del ritmo dei fenomeni che avvengono nello stesso ciclo e nella stessa paziente, dove si alternano carenze di estrogeni ed eccesso di progesterone o viceversa. Questo meccanismo è alla base di molti stati patologici: sindrome premestruale con diversi disturbi correlati (come gonfiore localizzato e generalizzato), perdite intermestruali, turgore doloroso delle mammelle, dismenorrea.
Per riequilibrare la coppia ormonale estrogeni-progesterone si utilizzeranno due rimedi, ormonoterapici in questo caso, diluiti e dinamizzati: FOLLICULINE e PROGESTERONE. La scelta organoterapica (e della relativa potenza del rimedio da utilizzare) permette di risolvere efficacemente problemi di ordine endocrino e ginecologico senza dover intervenire con un’ormonoterapia allopatica che produce pesanti effetti collaterali. Come avviene, ad esempio, per la dismenorrea (mestruazione dolorosa) che attualmente molte donne curano con la pillola anticoncezionale che induce delle "false mestruazioni”.

M. Tétau, nel suo testo “Organoterapia. Nuovi studi clinici” riporta due casi clinici molto frequenti:

a) Una giovane adolescente che non ha attività sessuale e non prende anticoncezionali:
Il dolore mestruale si manifesta un giorno prima o al momento della mestruazione per poi scomparire 24 o 48 ore dopo. Il flusso è scarso. Il rimedio omeopatico che interviene efficacemente è Pulsatilla. Questo tipo di dismenorrea è sicuramente legato ad un problema di regolazione endocrina che tarda a stabilizzarsi provocando questa condizione causata da uno spasmo dell’utero. Il medico prescriverà 4 organoterapici endocrini, associati nella stessa formula, che verranno somministrati per due mesi:
TIROIDE-IPOFISI-OVAIO-SURRENE 4 CH
Una fiala tre volte a settimana

Se il risultato è positivo, la cura si può continuare a mesi alterni per un lungo periodo; se è negativo si aumenta la potenza a 7 CH.

b) Giovane donna con normale attività sessuale che non assume contraccettivi orali :
Le mestruazioni sono abbondanti, a volte emorragiche. Il ciclo è irregolare e il dolore mestruale continua per tutta la durata del flusso. Alla dismenorrea si associano aumento di peso, turgore e dolore delle mammelle. Questo è un caso in cui vi è una moltiplicazione o un’ipersensibilità dei recettori ormonali. Il quadro sintomatologico verrà trattato con FOLLICULINE ad una potenza che inibisce la produzione di estrogeni:
FOLLICULINE 9 CH
Una supposta il 7° e il 21° giorno del ciclo.
Da ripetere per il 2° mese

La potenza può essere modificata in base alla reazione della paziente. Questo trattamento regolarizza il ciclo mestruale e si assiste rapidamente alla scomparsa dei dolori mestruali e della tensione mammaria.

Bibliografia

- Tétau M., Organoterapia. Nuovi studi clinici, traduzione a cura di C. Mazza, Ipsa Editore, Palermo, 1988.
- Ragazzini M., Lezioni di omeopatia, Tecniche Nuove, Milano, 1997.
- Masci V., Omeopatia. Tradizione e attualità, Tecniche Nuove, Milano, 2003.
- Brigo B., Naturae Medicatrix, Tecniche Nuove, Milano, 1994 

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