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IL QI GONG

A cura di Anna Paola Tortora con la consulenza della Dott.ssa Rosa Brotzu

Il Qi Gong , al pari di altre pratiche assimilabili alla cosiddetta "MEDICINA ALTERNATIVA ”, è una tecnica che non ha fondamenti scientifici e che non può essere utilizzata in sostituzione delle pratiche mediche ufficiali. Tuttavia la sua natura non “invasiva” la rende praticabile senza controindicazioni da chi crede che le terapie “alternative” possano agire positivamente sull’individuo dal punto di vista sia fisico che psichico.

Senza andare fuori si possono conoscere le vie del mondo perché quando si conosce se stessi attraverso la pratica della coltivazione interiore si scopre qualcosa di molto più eccitante rispetto a ciò che si trova all’esterno perché si è nel cuore di se stessi. La vita è la via che riporta a se stessi. Molti guardano verso l’esterno cercando l’amore, la ricchezza, perché non la trovano in se stessi. La scoperta di se stessi attraverso il Qi Gong significa tornare a casa e questo sarà il centro, ovunque sia il centro in voi”.
(Jeffrey Yuen, Monaco Taoista)

Il Qi Gong è una disciplina antichissima di tradizione prettamente orale, nata in Cina e di cui si hanno notizie sin dal IV secolo (a.C.). È una pratica che associa la meditazione a lenti movimenti del corpo. Lo scopo del Qi Gong è conoscere se stessi, arrivare alla consapevolezza del proprio corpo, della sua struttura e delle energie che in esso scorrono e che lo governano. Il fine di questa pratica è preservare la salute psicofisica dell’individuo, quando sano, ed agire su di esso quando è afflitto da problematiche di vario genere.

I principi alla base del Qi Gong, e gli aspetti su cui la disciplina lavora, sono tre: la postura, il respiro e la consapevolezza. L’attenzione alla postura avviene attraverso l’azione, fisica e mentale, su alcuni punti definiti i “cinque pilastri”, catene muscolari che si trovano all’interno del corpo: lo sternocleidomastoideo, il diaframma, i muscoli paravertebrali, lo psoas e i muscoli addominali. Fondamentale è il respiro, attraverso cui si può entrare in contatto con il macrocosmo. La consapevolezza che è definita ‘Yi’, invece dà “l’intenzione” alla pratica del Qi Gong, ovvero lo scopo che si intende raggiungere attraverso la disciplina e l’allenamento.
Diventare consapevoli significa acquisire la capacità di essere consci della propria corporeità, del suo mutare, della sua evoluzione e delle energie che all’interno di essa scorrono per intervenire su di esse.

Come per l’Agopuntura, anche le teorie alla base del Qi Gong postulano l’esistenza di correnti energetiche che fluiscono attraverso canali ad esse dedicati (i meridiani). Il corpo è governato da queste forze: la malattia e il disagio sono frutto di uno squilibrio di queste energie. Equilibrio significa salute e lo scopo del Qi Gong e della sua pratica è colmare lo sbilanciamento energetico, riuscendo a coordinare e armonizzare le proprie energie.
La diversità sostanziale tra il Qi Gong e l’Agopuntura, è che mentre nel secondo caso ad agire sul corpo è il medico agopuntore, nel caso del Qi Gong è il soggetto ad agire su se stesso. Una volta completato il proprio percorso di formazione, guidati da un maestro esperto, è possibile diventare padroni del proprio corpo e agire su di esso e sulle correnti energetiche presenti al suo interno da soli. Per questo il Qi Gong è una pratica meditativa intima e individuale.

I due principali rami di applicazione del Qi Gong sono uno medico-curativo e l’altro di preparazione alle arti marziali. I suoi principi basilari hanno origine nella medicina cinese; negli anni, poi, una sua variante meglio conosciuta con il nome di Tai Chi ha preso piede anche nelle arti marziali. In alcuni casi il Qi Gong è utilizzato anche dagli attori per entrare in contatto con il proprio corpo e giungere ad una maggiore concentrazione e consapevolezza di sé e tenere sotto controllo l’emotività.

Storia del Qi Gong
Nella Cina antica convivevano tre filosofie: Taoismo, Confucianesimo e Buddismo. Il primo è sempre stato più affine alle arti mediche umanistiche, il secondo più all’etica e alla morale (e quindi al controllo della società). L’ultimo è subentrato successivamente grazie al contatto con l’India. I principi base del Qi Gong sono quelli del Taoismo, e prima ancora del Naturalismo. La parola Qi Gong nasce solo nel XX secolo. Il nome classico della disciplina, della quale si hanno testimonianze antichissime, era Dao Yin. La storia del Qi Gong di fatto coincide con quella della medicina cinese. Nel 1971 durante alcuni scavi archeologici sono stati ritrovati dei rotoli di seta che descrivevano degli esercizi riconducibili a 2mila anni prima di Cristo. Si parla del Qi Gong anche nel primo capitolo del So Wen, un testo che risale anch’esso a circa 2mila anni prima di Cristo, considerato la "bibbia" dei medici agopuntori.
I primi esercizi di Qi Gong venivano eseguiti dagli sciamani durante la civiltà Wo (IV secolo a. C.), essi praticavano il Qi Gong come una danza rituale ed erano in grado di coordinare i movimenti del corpo e il respiro attraverso la postura, stabilendo un collegamento con l’universo (la natura) per acquisire una forza sana necessaria ad esorcizzare le energie patologiche. Uno degli aspetti fondamentali della medicina secondo la visione cinese è proprio l’aspetto spirituale, non considerato invece come tale dalla medicina occidentale.

I termini del Qi Gong
La medicina cinese ritiene che nel mondo esistano due forze, lo Yin e lo Yang, opposte e complementari tra di loro, una associata all’ombra (la prima) e l’altra alla luce (la seconda). Il rapporto tra di loro e la reciproca compenetrazione di queste due energie, che si rispecchia poi nel rapporto terra/cielo, rappresenta la possibilità di vita per l’uomo. Esso rispecchia i voleri del cielo e della terra.
Il termine “Qi” significa energia e relazione; il Qi permette di entrare in contatto con il mondo, con se stessi e con gli altri. “Gong” invece ha il significato di lavoro e disciplina. Quindi il “Qi Gong” è la maestria nel curare le relazioni e i movimenti energetici del proprio corpo anche in relazione all’ambiente circostante.
La meditazione, secondo i principi del Qi Gong, permette di attivare tutte le potenzialità che un individuo ha e si pratica, ad esempio, cercando di mantenere la propria concentrazione per un lungo periodo su una parte del proprio corpo, o sul respiro. Con il tempo si può diventare anche in grado di produrre delle visualizzazioni sulle quali intervenire.

La pratica del Qi Gong

Il Qi Gong annovera numerosi stili. A partire da alcuni esercizi base, che sono stati ereditati dai maestri (sciamani), nel corso dei secoli sono poi nate differenti correnti. Varie scuole hanno personalizzato la disciplina ma tutti i rami del Qi Gong possiedono un denominatore comune: il lavoro sulla postura, il respiro e la consapevolezza. Il Qi Gong è molto diverso da tutte le altre pratiche fisiche poiché al suo interno un ruolo determinante è rappresentato dall’aspetto meditativo e immaginativo.
I principali stili di Qi Gong sono attualmente quattro e si differenziano proprio per l’utilizzo della pratica e il fine ultimo che si intende raggiungere. Alcune pratiche sono state ideate a scopo preventivo e riequilibrativo, altre a scopo curativo. Il “Dao Yin” mira ad apprendere come muovere il Qi (energia) all’interno del corpo ed avere padronanza delle forze che lo governano al livello di viscere, organi e meridiani; il “Wu Shu”, è comunemente impiegato come preparatorio per le arti marziali; il “Nei Dan” punta ad una trasformazione individuale attraverso l’azione sui “Dan Tien”, che sono punti specifici individuati all’interno del corpo; il “Tu Na” serve infine per espellere il Qi patogeno e pulire il corpo liberandolo dalla malattia.
La disciplina può essere praticata ovunque. Per farlo, e per raggiungere la concentrazione necessaria, è importante saper arrivare ad una condizione che nella medicina cinese è definita “di pace interiore”. In alcuni casi per pervenire a questo risultato possono essere utili la musica o alcuni incensi che attivano, attraverso le note e gli odori, determinati meccanismi che agevolano la concentrazione e la meditazione. Il raggiungimento della pace non è un traguardo ma rappresenta la chiave di inizio, uno stato che fornisce la possibilità di entrare in contatto intimo con se stessi, una condizione all’interno della quale poi si può lavorare. Una volta raggiunta la padronanza della tecnica e acquisita la maestria necessaria, il contesto esterno diventa irrilevante.

Nella pratica ci deve essere sempre un obiettivo, è scorretto infatti esercitare il Qi Gong senza un proposito: “l’attivazione dello Shen”, così la definiscono i maestri, è l’intenzione che guida la pratica. È evidente quindi che soprattutto nelle fasi iniziali del proprio percorso è necessario che a guidare il soggetto sia un maestro esperto, che impartisca al praticante le giuste conoscenze su come lavorare sul proprio corpo e sulle energie che lo governano; al contrario c’è il rischio di agire sulle forze nel modo sbagliato determinando la creazione di ulteriori disequilibri. L’insegnante inoltre è fondamentale, soprattutto nella fase iniziale, per aiutare il soggetto a dominare gli stati emotivi derivanti dalla pratica che a volte può portare a galla aspetti di sé sconosciuti, che possono spaventare o spiazzare.
Una volta appresi i principi che sottostanno a ogni esercizio, il praticante potrà adattare quest’ultimo alle proprie esigenze, assumendo autonomia e non avendo più bisogno della guida del maestro.
Tutte le forme di Qi Gong si basano su quattro concetti fondamentali, corrispondenti a quattro momenti che si susseguono nella pratica: l’accumulo del Qi, il suo movimento, la sua raffinazione attraverso l’eliminazione di tutte le scorie e tutto ciò che è patogeno, e il suo utilizzo a scopo di guarigione. È proprio qui che entra in gioco l’intenzione che permette di modulare i deficit e gli eccessi energetici nel corpo a scopo terapeutico.
Molto importante per arrivare a padroneggiare la disciplina è la costanza nell’esercizio. Praticare con regolarità anche solo un esercizio è preferibile all’imparare molti tipi di Qi Gong ed esercitarsi una tantum.

I benefici del Qi Gong
Il Qi Gong non tratta direttamente la malattia ma si occupa della persona e fornisce ad essa degli strumenti.
Sono varie le patologie che possono trovare giovamento dalla pratica del Qi Gong. Esso può essere impiegato per preparare il fisico alle differenti stagioni, per contrastare ad esempio le diarree estive e la pressione bassa, le allergie primaverili o le debolezze del sistema immunitario che penalizzano in inverno. La disciplina è utile anche come preparazione alle “stagioni della vita”, come l’adolescenza o la menopausa.
Il Qi Gong non è propriamente un’abilità tecnica, più che altro è una disciplina mentale. In principio viene la meditazione, i movimenti non sono altro che un risultato di questo primo importante lavoro, “perché il corpo va dove la mente lo porta”. Esso quindi può essere praticato da chiunque, anche da persone malate o che non hanno una grande mobilità. Il Qi Gong nella persona sana crea un terreno fertile per seguitare a vivere in salute e previene i disagi fisici, nel soggetto affetto da patologia, mira a ristabilire l’equilibrio e a contrastare la malattia.
I riequilibri principali che si possono ottenere grazie al Qi Gong riguardano tutto il sistema psico-neuro-immuno-endocrino, dalle patologie tiroidee alle problematiche derivanti da un mal funzionamento del sistema immunitario fino ad arrivare alle patologie autoimmuni. Risultati importanti in questo senso, si possono avere nella fattispecie nella cura del diabete ai primi stadi e della menopausa in quanto esse sono condizioni causate da uno squilibrio ormonale.

Il Qi Gong si è dimostrato anche molto utile in caso di patologie neurologiche. Un feedback importante si ha nel caso dei malati di sclerosi multipla, una patologia autoimmunitaria causata da un deterioramento del sistema nervoso: è lo stesso organismo che per un’anomalia attacca se stesso attraverso i propri anticorpi. Il tessuto nervoso, a differenza di altri (come quello epatico) non si rigenera, il danno quindi non può essere riparato e fondamentale è quindi lo stadio in cui si trova la patologia nel momento in cui la si affronta. Attraverso il Qi Gong in una fase iniziale della malattia è possibile riequilibrare le energie interne della persona, eliminando gli anticorpi patogeni e ritardando molto gli effetti negativi della sindrome che in alcuni casi può arrestarsi e smettere di evolvere. Ottimi risultati tuttavia possono essere ottenuti anche in caso di stadi più avanzati: si è visto come in pazienti già compromessi successivamente alla pratica del Qi Gong, la degenerazione cellulare si sia arrestata o sia fortemente rallentata. In più si è verificato in alcuni casi un recupero di alcune funzioni precedentemente perse, seppur in modo limitato, grazie al meccanismo di compenso messo in atto dal cervello e dal sistema neurologico. Il Qi Gong in questi casi ovviamente non agisce risanando le aree del cervello compromesse (ciò che sarebbe impossibile per qualsiasi medicina) ma aiuta il sistema neurologico del paziente a sfruttare al meglio quello che è rimasto di sano di sé. Per lo stesso motivo la disciplina può essere impiegata anche in pazienti che hanno subito danni neurologici successivamente ad un ictus. 

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