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IL “RISCHIO ELETTRICO” IN UFFICIO

A cura di Renzo Zonca

Rispetto alle normali abitazioni, in un ufficio il “rischio elettrico” è nettamente maggiore, per la presenza di un più elevato numero di apparecchiature elettriche (computer, telefoni, stampanti, fotocopiatrici, fax etc.), con tutti i relativi cavi, spesso collegati alle prese elettriche in modo non proprio corretto, per non dire inadeguato e quindi a rischio sicurezza per l'utente. I rischi di “prendere una scossa” – tecnicamente “elettrocuzione” – non sono infatti trascurabili, senza contare che il surriscaldamento di prese e/o cavi elettrici potrebbe rappresentare la fonte d’innesco di un incendio.

A questo riguardo, con riferimento al 2007, in Italia si sono verificate complessivamente (sia in ambienti domestici sia di lavoro) circa 250 folgorazioni mortali, mentre il 10-15 per cento degli incendi è riconducibile a un’origine elettrica.

I fattori critici
A livello generale, per ridurre al minimo possibile il “rischio elettrico” – in ufficio come in qualsiasi altro ambiente di vita e di lavoro – occorre adottare diversi accorgimenti:
• gli impianti elettrici devono essere realizzati a “regola d’arte”, nel rispetto della normativa vigente, corredati di una specifica “certificazione di conformità”;
• gli impianti elettrici devono essere sottoposti a una regolare attività di controllo e di manutenzione, oltre alla verifica di legge (per gli ambienti di lavoro) ogni cinque anni;
• tutte le apparecchiature elettriche utilizzate devono essere dotate di “certificazione di conformità CE”;
• tutte le apparecchiature elettriche devono essere utilizzate correttamente, nel rispetto delle indicazioni del manuale di uso e manutenzione;
• occorre la massima attenzione nel predisporre tutti i collegamenti elettrici: cavi, prolunghe, spine multiple, le cosiddette “ciabatte”, adattatori di vario genere etc.

Specialmente nel caso di edifici di nuova o comunque recente pubblicazione, senza dubbio le maggiori criticità si riscontrano nella predisposizione dei collegamenti elettrici tra le prese a muro e le varie apparecchiature, molto spesso realizzati in modo a dir poco caotico. Vediamo ora nel dettaglio i vari aspetti.

Impianti a regola d’arte e regolarmente verificati
L’impianto elettrico dell’ufficio, o comunque dell’edificio, deve essere realizzato “a regola d’arte” da imprese qualificate, che devono rilasciare uno specifico “certificato di conformità” alla normativa vigente. L’impianto deve, inoltre, essere sottoposto a una verifica generale fissata dalla Legge, con periodicità quinquennale.
Tuttavia, a prescindere dal formale obbligo di Legge, è assolutamente necessario che l’impianto elettrico sia sottoposto a verifiche molto più frequenti, al fine di individuare il prima possibile qualsiasi anomalia, provvedendo quindi ai relativi interventi di riparazione/sostituzione.

Di seguito, basandoci sulle più diffuse “regole di buona tecnica”, si propone una “lista di controllo” dell’impianto elettrico, con l’avvertenza che all’interno dell’ufficio, o comunque dell’azienda, deve essere identificata in modo chiaro e univoco una persona incaricata e responsabile dell’esecuzione di questi controlli. Per alcune delle verifiche indicate, in assenza di personale interno competente, sarà necessario avvalersi di un professionista esterno:

Ogni mese:
• verificare, mediante l'apposito pulsante di prova (test) l'intervento degli interruttori differenziali (cosiddetti salvavita);

Ogni sei mesi:
• se presenti, effettuare un ciclo di scarica dell'80 per cento e di successiva ricarica delle batterie degli apparecchi autonomi d'illuminazione d'emergenza;
• eseguire la pulizia di tutti i corpi illuminanti, dei dispositivi di rilevamento incendio e antintrusione, e di altri dispositivi di allarme;
• verificare il corretto funzionamento di eventuali temporizzatori;
• controllare lo stato delle prese a muro e delle cosiddette “ciabatte”: assenza di abrasioni, sfiammate, "giochi" nelle giunzioni etc.

Ogni anno:
• eseguire un'ispezione visiva delle connessioni dei principali morsetti d'impianto: eventuali "aloni" evidenziano parti di impianto soggette a sovracorrenti o malfunzionamenti;
• verificare le principali connessioni dell'impianto di messa a terra (pozzetti, nodo collettore, nodi equipotenziali, etc.);
• verificare il corretto funzionamento dei relè a fotocellula (crepuscolari);

Ogni due anni:
• eseguire la misura della resistenza dell'impianto di messa a terra;
• eseguire le misure di isolamento sulle principali linee elettriche e sulle utenze trifasi maggiori (ascensori, impianto di condizionamento etc.);
• eseguire delle misure di conducibilità sulle principali linee.

Naturalmente, resta inteso che ogni lavoratore ha il dovere, stabilito anche dalla Legge, di segnalare al Datore di Lavoro, o comunque ai propri superiori, qualsiasi guasto, anomalia o malfunzionamento dell’impianto elettrico – come pure di qualsiasi altro impianto o apparecchiatura, senza cercare di porvi rimedio in modo autonomo e improvvisato. In particolare, porre attenzione a eventuali surriscaldamenti, scintille, “sfiammate”, sentori di bruciato, prese o collegamenti non ben fissati etc.

Le apparecchiature d’ufficio

Tutte le apparecchiature di lavoro elettriche presenti in ufficio – come in qualsiasi altro luogo di lavoro – devono essere “a norma di legge” e dotate della cosiddetta marcatura di conformità CE, ovvero una “presunzione di conformità” alla normativa vigente (di seguito, l’immagine del simbolo CE). Attenzione, però: la marcatura CE non è in alcun modo una “garanzia di sicurezza” dell’apparecchio ma, come detto, una “presunzione” di sicurezza.


Su molti apparecchi può essere presente anche il simbolo di omologazione IMQ – Istituto Marchio di Qualità (figura seguente), solitamente più significativo e importante ai fini della sicurezza, poiché apposto da un ente terzo indipendente.

Da un punto di vista elettrico, le apparecchiature si possono suddividere in tre classi:
classe I:  apparecchi la cui protezione elettrica è affidata non solo all’isolamento principale, ma anche al “collegamento a terra” delle parti accessibili conduttrici (ad esempio, gli involucri metallici). In questi apparecchi, la spina di collegamento presenta tre poli (o spinotti), di cui quello centrale per la “messa a terra”. Esistono anche le spine di tipo tedesco (cosiddette Shuko, generalmente rotonde) che presentano due spinotti e il contatto per il collegamento a terra sul lato della spina;
classe II: apparecchi la cui protezione elettrica è affidata a un isolamento rinforzato, o “doppio”, e sono privi di un “collegamento a terra” (a lato il relativo simbolo). In questi apparecchi, la spina di collegamento presenta due poli (o spinotti);

classe III: apparecchi la cui protezione elettrica è insita nel fatto di essere alimentati in modo sicuro da un sistema a bassissima tensione, e quindi non pericoloso.

Come già accennato, tutti gli apparecchi d’ufficio devono essere utilizzati nel pieno rispetto delle indicazioni del manuale di uso e manutenzione, che deve sempre essere letto e conservato nelle immediate vicinanze dell’apparecchio per eventuali consultazioni, ad esempio in caso di guasti o anomalie. Parimenti, ogni anomalia deve essere prontamente segnalata al Datore di Lavoro, o comunque ai propri superiori, evitando improvvisate riparazioni che potrebbero non solo danneggiare maggiormente l’apparecchio ma anche comportare rischi personali, in particolare legati a una possibile “scossa elettrica”.

Alcuni consigli pratici
Di seguito, si propongono alcuni consigli utili e pratici, al fine di ridurre al minimo il “rischio elettrico” nei luoghi di lavoro:


Attenzione alla “moltiplicazione delle spine”
Evitare di collegare due – se non di più - spine e adattatori in successione, per il concreto rischio di surriscaldamenti, che potrebbero portare in casi estremi a un principio d’incendio. Se possibile, collegare ogni apparecchio a una singola presa, oppure utilizzare apposite “ciabatte”, verificando che siano in grado di sopportare la potenza totale degli apparecchi collegati. La medesima verifica deve essere fatta per spine multiple, ad esempio con due o tre ingressi. Per quanto possibile, non utilizzare prolunghe, se non per brevi periodi di tempo.


Attenzione ai “fili – trappola”
I cavi di collegamento non devono trasformarsi in pericolose “trappole” in cui inciampare, magari sul pavimento, oppure sporgenti dalle scrivanie o dai mobili porta-PC. Utilizzare apposite “canaline” proteggi-cavi, oppure legarli e “guidarli” in modo ordinato.
Sempre lontano dall’acqua
Per quanto sia ovvio, in prossimità di lavandini – o comunque dove potrebbe trovarsi acqua – non devono essere posizionate prese elettriche e apparecchi elettrici.
Non vicini a fonti di calore
Accanto a marcate fonti di calore, quali i termosifoni e stufe di vario genere, non posizionare cavi elettrici, prese e apparecchi elettrici. Il forte calore danneggia molto velocemente i rivestimenti isolanti.
Togliere le spine con cautela
Nel togliere le spine elettriche dalle rispettive prese, non tirarle per il cavo, per evitare di danneggiare la spina stessa o la presa a muro.
Attenzione alla “potenza” delle spine
Nell’utilizzo di adattatori, fare attenzione a quelli con una “potenza” di 10 Ampere (spinotti piccoli e ravvicinati) che permettono l’inserimento di spine da 16 Ampere (in sigla A): si corre il rischio di provocare pericolosi surriscaldamenti. Viceversa, non sussistono ovviamente problemi inserendo una spina da 10 A in un adattatore da 16 A.

Alcuni “segnali d’allarme”
Sempre all’insegna della massima concretezza, di seguito si elencano alcuni “segnali d’allarme” che possono indicare la presenza di un’anomalia dell’impianto elettrico, da segnalare a chi di competenza:
• sensazione di formicolio toccando un apparecchio elettrico o una parte dell’impianto che non dovrebbe essere in tensione;
• apparecchi elettrici o parti dell’impianto che risultano al tatto più caldi del normale;
• frequenti interventi dei dispositivi di protezione (salvavita);
• effetto flicker (“sfarfallamento”) o oscuramento delle luci;
• rumori e odori insoliti;
• segni di bruciature sulle spine, prese di corrente o su qualsiasi altra parte dell’impianto elettrico e delle apparecchiature;
• mancanza improvvisa di energia elettrica.

Cosa provoca la corrente elettrica nel corpo umano?
Infine, un accenno alle conseguenze – a volte devastanti e mortali - del passaggio della corrente elettrica attraverso il corpo umano:
• tetanizzazione: i muscoli rimangono contratti fino a quando il passaggio di corrente elettrica non cessa. La persona può sembrare “attaccata” alla parte in tensione, in quanto incapace di eseguire movimenti propri;
• oltre un certo limite, può subentrare un arresto respiratorio;
• la corrente elettrica può alterare il corretto funzionamento del cuore, fino a provocare una fibrillazione ventricolare;
• il passaggio della corrente elettrica nel corpo umano provoca un forte riscaldamento, e quindi ustioni più o meno gravi.

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