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RADON: UN PROBLEMA NEI LUOGHI DI LAVORO E NON SOLO

A cura di Renzo Zonca

La sempre maggiore sensibilità sociale nei confronti della tutela della salute – negli ambienti di lavoro e non solo - sta facendo emergere un rischio sanitario fino a qualche anno fa del tutto trascurato e legato al gas radon, un cancerogeno accertato di classe I, che rappresenta uno dei maggiori, se non addirittura il secondo, fattore di rischio per tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta. In particolare, è stato verificato che vi è una maggior probabilità di induzione di tumore al polmone per persone che fumano o che hanno fumato in passato, rispetto a coloro che non hanno mai fumato durante la loro vita, con un fattore moltiplicativo pari a 25.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Lombardia, per fate un esempio, il 15 per cento dei tumori polmonari è addebitale all’esposizione a gas radon indoor, ovvero in ambienti di lavoro, abitativi e di comunità.

Una problematica che deve essere affrontata anche in ogni ambiente di lavoro, nell’ambito della “Valutazione dei rischi aziendali” redatta dal Datore di Lavoro che deve tenere conto di tutti i rischi presenti, radon compreso.
In questa ottica, la Regione Lombardia ha predisposto le “Linee guida Regionali per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor”, illustranti indirizzi progettuali per la prevenzione dall’inquinamento da gas radon degli edifici di nuova costruzione e per la bonifica di quelli esistenti.

Cos’è il radon?
Il radon è un gas nobile radioattivo, incolore e inodore, derivante dal decadimento radioattivo dell’uranio, presente naturalmente nelle rocce e nei suoli quasi ovunque, con concentrazioni variabili secondo la tipologia di roccia. Per esempio, rocce come lave, tufi, pozzolane e graniti, essendo più ricche di uranio, possono presentare e rilasciare maggiori quantità di radon rispetto ad altri tipi di rocce.
Essendo il radon un gas nobile, può liberamente muoversi attraverso le porosità del materiale verso l’alto e raggiungere l’aria in superficie, dove non raggiunge mai concentrazioni significative: in altre parole, il “rischio radon” all’aperto sostanzialmente non esiste.
Viceversa, se il gas radon entra in un ambiente chiuso, quale un’abitazione o un luogo di lavoro, a causa del limitato ricambio d’aria, esso può raggiungere concentrazioni in aria anche molto rilevanti, tali da esporre chi soggiorna in quegli ambienti a significativi rischi per la salute.
Risulta quindi evidente che sono nettamente più a rischio ambienti e locali, di vita o di lavoro, posti a livello del terreno o, peggio, seminterrati o totalmente sotterranei. Viceversa, è nettamente inferiore il livello di rischio per i piani alti degli edifici.
A livello europeo, sono stati stabiliti livelli massimi di concentrazione del radon negli ambienti, differenziati per edifici nuovi o esistenti, e per ambienti di vita o di lavoro, peraltro in fase di revisione.

La mappatura del radon in Lombardia
A seguito di svariate campagne di misurazioni e rilevazioni, è stata redatta una “Mappa dell’andamento medio della concentrazione di radon indoor al piano in Lombardia" (l'immagine seguente è tratta dalle citate Linee guida regionali; i valori sono espressi in Bq/m3).


Si può rilevare come i valori di concentrazione più bassi si trovino nella parte meridionale della regione, costituita da litologie come morene e depositi fini; valori medio-alti si osservano invece nella fascia di transizione tra la Pianura Padana e la parte di montagna, caratterizzata da depositi alluvionali molto permeabili che, proprio, per questa caratteristica permettono maggiori fuoriuscite di radon dal suolo. Occorre tuttavia sottolineare che la concentrazione di radon indoor, oltre che dalle caratteristiche geomorfologiche del sottosuolo, è strettamente dipendente dalle caratteristiche costruttive, dai materiali utilizzati, dalle modalità di aerazione e ventilazione, nonché dalle abitudini di utilizzo della singola unità immobiliare.

L’attività di un radioisotopo, la cui unità di misura è il Bq (Becquerel), è una grandezza che rappresenta il numero di decadimenti che, in media, avvengono in un dato intervallo di tempo (1Bq equivale ad 1 decadimento al secondo).
La concentrazione di un radioisotopo, la cui unità di misura è il Bq/m3 (Bequerel su metro cubo) o il Bq/Kg (Bequerel su kilogrammo), è una grandezza che rappresenta l’attività di un certo radionuclide in un volume o peso di matrice (aria, acqua, terreno, alimento,etc...).
Fonte: Agenzia Provinciale Protezione dell’Ambiente - Trento


In presenza quindi di abitazioni e luoghi di lavoro potenzialmente a “rischio radon” (piano terra, seminterrati e interrati), conviene sicuramente far eseguire – o richiedere al Datore di Lavoro di eseguire - una misurazione della concentrazione di radon, che può essere eseguita da società specializzate con svariate metodologie, in generale con costi modesti.
Una volta accertato che alcuni locali presentano una concentrazione di radon elevata, si pone il problema di bonificare l’edificio, ovvero realizzare opportuni interventi tecnici aventi lo scopo di ridurre tale concentrazione.

Le tecniche di bonifica degli edifici dal “rischio radon”
Le citate Linee guida regionali (da cui sono tratte le immagini che seguono) propongono nel dettaglio i principali interventi tecnici volti a ridurre la concentrazione di gas radon negli ambienti interni. Si tratta di interventi da valutare con grande attenzione caso per caso, poiché ogni edificio può presentare caratteristiche costruttive anche molto differenti, specie in relazione al cosiddetto “attacco a terra”, ovvero la “porta di ingresso” del radon.

In linea generale, le tecniche di controllo dell’inquinamento indoor da gas radon possono essere schematicamente riassunte in:
barriere impermeabili (evitare l’ingresso del radon all’interno degli edifici con membrane a tenuta d’aria, come rappresentato nella figura);


depressione alla base dell’edificio (intercettare il radon prima che entri all’interno degli edifici, aspirandolo per espellerlo poi in atmosfera);
pressurizzazione alla base dell’edificio (deviare il percorso del radon creando delle sovrappressioni sotto l’edificio per allontanare il gas).



In generale, si tratta di interventi complessi, anche di un certo costo, i cui risultati in termini di riduzione dell’inquinamento indoor da gas radon potranno essere verificati solo a lavori ultimati.
Viceversa, per gli edifici di nuova costruzione, gli interventi per ridurre in modo drastico la presenza di gas radon negli ambienti sono pressoché a costo zero, rispetto al costo complessivo dell’edificio. In pratica, per fare un esempio tipico, la posa di una semplice membrana impermeabile sulla soletta di fondazione (in tutto simile a una membrana isolante contro l’umidità) associata magari a un vespaio areato, è generalmente in grado di risolvere il “problema radon”.

Infine una raccomandazione banale ma di grande utilità: nel caso di luoghi di lavoro situati al pian terreno, o peggio seminterrati – e quindi potenzialmente a “rischio radon” - cercare di aumentare il ricambio d’aria semplicemente aprendo maggiormente le finestre. Un accorgimento che permette, da solo, di abbattere notevolmente la concentrazione di gas radon indoor.

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