DISORDINE AFFETTIVO STAGIONALE
È uno dei disturbi meno conosciuti, poco diagnosticato dai medici di famiglia,
ma ha tutte le caratteristiche di una vera a propria patologia. La sigla con cui
lo si indica, SAD, si riferisce a quel Disordine Affettivo Stagionale (Seasonal Affective Disorder) che ai cambi di stagione, in particolare con l’arrivo dell’autunno, scatena
ansia, irritabilità, depressione, stanchezza, mal di testa e insonnia in oltre
tre milioni di italiani, soprattutto donne fra i 20 e i 40 anni. Solo all’inizio
degli anni Ottanta del secolo scorso il SAD è stato ufficialmente riconosciuto
un disturbo del tono e dell’umore alla cui origine ci sono cause oggettive: i
cambiamenti luce-buio e l’accorciamento delle giornate possono influenzare la
produzione di neurotrasmettitori come la serotonina e di ormoni quali la melatonina,
alterando i normali ritmi biologici.
I sintomi
Alcuni criteri specifici sono indispensabili per identificare a diagnosticare
il SAD:
- Corrispondenza tra la comparsa dei sintomi e particolari periodi dell’anno;
- Attenuazione o remissione completa del disturbo in periodi dell’anno altrettanto
precisi;
- Cambiamento stagionale delle abitudini alimentari: aumento dell’appetito con
forte desiderio di carboidrati, dolci, caffeina, e conseguente aumento di peso;
- Facile irritabilità, pigrizia, malinconia, difficoltà nei rapporti interpersonali
e sul lavoro;
- Calo del desiderio sessuale;
- Insonnia o, al contrario, ipersonnia.
Mentre alcuni dei sintomi descritti compaiono anche in alcune forme di depressione tradizionale, la particolare combinazione di letargia, ansia, irritabilità e
cambiamenti delle abitudini alimentari con cui il paziente tenta di fronteggiare
i cambiamenti stagionali rappresenta un disturbo specifico e tipico del SAD.
I rimedi
Il SAD è provocato dall’incepparsi della ciclicità dei livelli degli ormoni che
governano il ciclo circadiano. Nell’organismo è la ghiandola pineale, incastonata nel cervello, a controllare l’orologio biologico del corpo e i
ritmi sonno-veglia. Questa ghiandola reagisce all’alternanza periodica di buio
e luce che l’occhio recepisce e trasmette. La pineale esercita il suo controllo
attraverso una sostanza o molecola chiamata melatonina, che produce soprattutto di notte, durante il sonno, regolando il ritmo circadiano.
Le nuove ricerche sul SAD sono concentrate proprio sulla fondamentale interazione
tra luce e melatonina. Ne è riprova il fatto che la Sindrome Affettiva Stagionale
è maggiormente diffusa nei Paesi dove la quantità annua di luce solare è minore
e dove fa più freddo, come il Canada, l’Islanda e i Paesi Scandinavi. Per questo
una delle terapie più utilizzate per curarla è l’esposizione quotidiana, per almeno
un’ora, alla luce solare o a luci particolari che riproducono esattamente quella
del sole. Anche l’alimentazione di chi soffre di SAD richiede particolari attenzioni:
limitazione nell’assunzione quotidiana di calorie, pasti piccoli e nutrienti a
base di cereali integrali, carni magre, pesce, frutta e verdura, drastica riduzione
di zuccheri raffinati e caffeina, divieto di bere alcolici sono alcune delle regole
da seguire. E un aiuto arriva dalla natura: la sindrome può essere contenuta con
il magnesio, minerale utile negli stati di ansia e iperemotività, disponibile in commercio
sotto forma di polvere o tavolette da assumere più volte al giorno. Da associare
eventualmente, dietro consiglio di un esperto, a piante dall’azione tonica ed
energizzante, come il Ginseng.
La meteoropatia
Il cambio di stagione espone a un ulteriore disturbo, quello che gli esperti
chiamano Meteoropatologia. Si è definiti meteoropatici quando, al variare delle condizioni climatiche,
si manifestano sintomi che abitualmente non si accusano. Stando ai dati dell’Istituto
di Biometeorologia del Cnr di Firenze, ne soffrirebbe un italiano su quattro,
ma anziani e bambini, oltre alle persone neurolabili, sono i più soggetti a risentire
dei mutamenti del tempo, sia dal punto di vista fisico che psicologico, poiché
il loro organismo ha più difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti esterni. Anche
se gli addetti ai lavori non sono concordi sulle cause della meteoropatia, sembra
che alla sua origine vi sia l’influenza degli eventi climatici sull’equilibrio
di due ghiandole, l’epifisi e l’ipofisi, regolatrici della produzione di melatonina, ormone fondamentale per le funzioni
vitali e per l’umore. La loro attività è regolata dalla luce del sole ma risente
anche dei cambiamenti del clima, in particolare della diminuzione della temperatura
esterna. Normalmente il meteoropatico accusa il disturbo prima che cambi il tempo,
ha poi una fase acuta corrispondente alla variazione del clima e una rapida attenuazione
con scomparsa dei sintomi coincidente con la fine della situazione atmosferica
che li ha determinati. Nella prima fase possono presentarsi stati di irritabilità
e insonnia, con l’arrivo del fenomeno climatico acuto si accusano debolezza, apatia
e depressione. Le meteoropatie più frequenti sono collegate all’insorgenza di
episodi ventosi o temporaleschi tipici di inizio autunno e accompagnati da diminuzione
della pressione atmosferica, pioggia, umidità e cielo nuvoloso. Si considerano,
invece, meteoropatici secondari coloro che, già soffrendo di precisi disturbi fisici, in occasione di particolari
fenomeni climatici subiscono un’accentuazione dei sintomi della loro malattia
come avviene per gli asmatici, gli allergici e chi ha frequenti emicranie.
Bibliografia
- Marchesi F., La Luce che cura, Tecniche Nuove.
- Rosenthal E. N., Winter Blues, Guilford Press.
- Smith A., Seasonal Affective Disorder, Thorsons.
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